Illustrazione di Don Chisciotte a cavallo con una lancia davanti a mulini a vento
Immagine realizzata con AI

Don Chisciotte vede all'orizzonte trenta o quaranta mulini a vento, li scambia per giganti e li carica al galoppo, anche se il suo scudiero Sancio Panza prova a fermarlo. Finisce a terra, malconcio e con la lancia spezzata.

La scena è tra le più celebri de "L'ingegnoso gentiluomo Don Chisciotte della Mancia", il romanzo di Miguel de Cervantes uscito in due volumi, nel 1605 e nel 1615, e considerato il primo romanzo moderno. Secondo stime molto diffuse, ma impossibili da verificare, avrebbe venduto oltre 500 milioni di copie, ed è tra i libri più letti e tradotti della storia.

Dietro quella caduta comica c'è una lezione sulla forza degli ideali. Ed è la stessa che parla a chiunque si batta per una causa che sembra persa in partenza.

Indice

  1. I giganti che Don Chisciotte vede nei mulini
  2. Il duello finisce con la lancia spezzata
  3. Sancio Panza, lo scudiero con i piedi per terra
  4. La follia scelta per amore di Dulcinea
  5. La sconfitta che vale come una vittoria

I giganti che Don Chisciotte vede nei mulini

Per capire il duello bisogna partire da chi impugna la lancia. Il protagonista è Alonso Quijano, un hidalgo spagnolo, cioè un membro della piccola nobiltà, sulla cinquantina, "forte di corporatura, asciutto di corpo e di viso", che passa le giornate a divorare romanzi cavallereschi.

Le letture lo prendono così tanto da trascinarlo in un mondo tutto suo. Si convince di essere chiamato a diventare un cavaliere errante, con una missione precisa: difendere i deboli e riparare i torti.

Allora lucida le armi dei suoi avi, battezza il suo cavallo malandato Ronzinante e cambia nome anche a sé stesso: diventa don Chisciotte della Mancia. Il curato e il barbiere del paese provano a guarirlo bruciandogli i libri di cavalleria, ma dopo quindici giorni lui è di nuovo in viaggio.

Il problema? La Spagna in cui vive non è più quella della cavalleria, e di avventure da eroe ce ne sono pochissime. La sua ostinazione visionaria lo spinge però a leggere la realtà con altri occhi.

Ecco perché i mulini diventano giganti dalle braccia rotanti. Ed è solo l'inizio: nel corso del romanzo scambia i burattini per mori, le greggi di pecore per eserciti, un'osteria per un castello e il bacile d’ottone di un barbiere per l’elmo di Mambrino.

Illustrazioni Don Chisciotte

Il duello finisce con la lancia spezzata

Lo scontro dura poco. Don Chisciotte si lancia contro il primo mulino senza ascoltare gli avvertimenti di Sancio e, nell'impatto, la lancia va in pezzi e lui cade rovinosamente a terra.

La reazione è la parte più rivelatrice dell'episodio. Appena si rialza, il cavaliere si preoccupa dell'arma perduta e decide di costruirsene una nuova con un ramo di rovere a cui attaccare la punta di ferro.

L'idea gli viene ricordando un valente cavaliere che aveva fatto lo stesso durante la guerra contro i musulmani. È un flashback: per questo, in chiave di analisi del testo, nel brano fabula e intreccio non coincidono.

La notte i due si accampano nel bosco. Don Chisciotte resta sveglio a pensare al suo amore, mentre Sancio dorme beato.

Il mattino dopo ripartono in cerca di nuove avventure, come se nulla fosse successo. La sconfitta non li ferma.

Sancio Panza, lo scudiero con i piedi per terra

Accanto al sognatore c'è sempre lui. Sancio Panza è un contadino del paese, di buon carattere ma non troppo sveglio, che accetta di seguire Don Chisciotte in cambio di una promessa: il governo di un'isola, se mai ne conquisteranno una.

Cervantes lo descrive così mentre si mette in marcia: "Viaggiava Sancio Panza sopra il suo asino come un patriarca, colle bisacce in groppa e la borraccia all'arcione, e con un gran desiderio di diventare governatore dell'isola che il padrone gli aveva promesso".

Davanti ai mulini è proprio Sancio a dare l'allarme. Quelle che il padrone scambia per lunghe braccia di giganti, gli spiega, sono soltanto le grandi pale dei mulini a vento.

Sancio rappresenta il senso della realtà, la controparte razionale del visionario. In alcuni momenti, però, finisce anche lui per lasciarsi trascinare dalle fantasie del cavaliere.

Succede per esempio durante un funerale notturno, quando Don Chisciotte mette in fuga i partecipanti credendo di fare giustizia. Sancio ne ammira il valore e lo presenta come il Cavaliere dalla Trista Figura, un soprannome che inventa osservando il suo volto malconcio, dopo lo scontro con i pastori in cui aveva perso tre o quattro denti e molari.

La follia scelta per amore di Dulcinea

Ogni cavaliere errante ha una dama a cui dedicare le imprese, e Don Chisciotte non fa eccezione. La sceglie in Aldonza Lorenzo, una giovane contadina di un paese vicino, e la ribattezza Dulcinea del Toboso.

Lei non saprà mai di essere diventata la dama del cavaliere. Lui, però, ne fa una questione di principio: "Un cavaliere errante senza amore è come un albero spoglio di fronde e privo di frutti, è come un corpo senz'anima".

L'amore porta la sua follia a un livello successivo. Spinto dalla nostalgia, sceglie di vivere da penitente nei boschi della Sierra Morena, rendendo omaggio alla sua dama.

È qui che arriva una delle frasi più famose del romanzo: "Farò il pazzo e lo farò a tal punto che Orlando, a mio paragone, sembrerà un pazzo di seconda classe!". La follia, a questo punto, è una scelta dichiarata, fatta per la sua bella.

Il paragone con Orlando ha anche un aggancio italiano. Tra il 1569 e il 1575 Cervantes soggiornò in Italia e conobbe da vicino i poemi epico-cavallereschi rinascimentali, che entrano nel suo romanzo.

La sconfitta che vale come una vittoria

Il viaggio finisce con un duello perso. Don Chisciotte viene sconfitto dal Cavaliere della Bianca Luna, che in realtà è Sansone Carrasco, un giovane del paese deciso a farlo rinsavire.

Alla fine il protagonista rinuncia e muore come Alonso Quijano, un uomo riadattato alla realtà. Un finale che si presta a due letture opposte. Per alcuni è una tragedia: l'eroe abbandona la sua vocazione e se ne va sconfitto. Per altri è la vittoria del buon senso, perché finalmente si libera delle sue illusioni.

Il bello del libro, però, sta nel fatto che la sua sconfitta viene avvertita come una vittoria. Don Chisciotte ha dimostrato che si può vivere per un ideale, anche quando il mondo non è disposto a capirlo, e ha fatto dell'essere sé stesso un imperativo.

Ecco il significato dei mulini a vento. Sono i nemici che nessuno vede, le battaglie che fanno ridere chi guarda e che si perdono in partenza, ma che lui combatte lo stesso.

Le letture di oggi ci vedono una riflessione sull'identità, sui limiti della libertà e su come i sogni costruiscono la personalità. Nel XXI secolo, Don Chisciotte incarna il simbolo della resistenza all'insensibilità e alla rassegnazione.

La sua fortuna ha superato i confini della Spagna. Nella cultura russa il personaggio ha dato vita perfino a un verbo, donkisotstvovat', e il romanzo è stato riletto e trasformato da generazioni di scrittori.

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