Per Diogene di Sinope, il filosofo cinico greco vissuto nel IV secolo a.C., l'uomo più ricco era quello capace di accontentarsi di meno, perché la libertà nasce dall'avere bisogno di poche cose. È un’idea che spesso viene riassunta in una massima di solito attribuita a Socrate: ‘L’uomo più ricco è quello che si accontenta di meno, perché l’accontentarsi è la ricchezza della natura’.
Diogene non ha lasciato opere scritte arrivate fino a noi. Il suo pensiero lo conosciamo da autori venuti dopo, soprattutto da Diogene Laerzio e dalle sue "Vite dei filosofi".
Le sue idee su ricchezza e bisogni oggi si incrociano con le ricerche della psicologia contemporanea su materialismo, reddito e benessere. I risultati, però, sono più sfumati di quanto sembri.
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Chi era Diogene di Sinope
Diogene nacque a Sinope, intorno al 412 a.C., una colonia greca sulla costa del Mar Nero, nell'attuale Turchia. Il padre lavorava con il denaro, forse come banchiere. Secondo la tradizione, la famiglia finì in uno scandalo legato alla falsificazione della moneta e Diogene dovette lasciare la città.
Quell'episodio diventò il suo motto. L'espressione "alterare la moneta" passò dal senso letterale a quello filosofico: smascherare come false le convenzioni della società, a partire da lusso, potere e fama.
Arrivato ad Atene, cercò Antistene, allievo di Socrate. Si racconta che il maestro alzasse il bastone contro di lui e che Diogene, invece di scappare, gli porgesse la testa, finché Antistene non lo accolse.
Da lui prese il cuore della dottrina: la virtù basta alla felicità. Ricchezza, reputazione, status e agio diventano invece ostacoli, perché rendono l'anima dipendente da circostanze che non si possono controllare.
Diogene, che visse gran parte della sua vita tra Atene e Corinto, portò questa idea fino in fondo. Mendicava il cibo, possedeva pochissimi oggetti e, secondo le fonti antiche, dormiva in una grande giara di terracotta, il pithos usato per conservare i viveri.
Da qui nasce la famosa "botte di Diogene". Con queste provocazioni continue mostrava pubblicamente quanto poco servisse per vivere.
Cosa vuol dire accontentarsi di meno
Per Diogene il valore di ogni cosa dipendeva solo da quanto servisse a vivere, e la sua lista dell'indispensabile comprendeva pochissimo.
Bastavano un mantello, una ciotola per bere, il cibo che trovava e un riparo per la notte. Secondo la tradizione, ripiegava il mantello per usarlo anche di notte come coperta in cui dormire.
Poi anche quella lista si accorciò. Un giorno vide un bambino bere a una fontana raccogliendo l'acqua con le mani e gettò via la ciotola, ormai superflua. La tradizione gli attribuisce un commento a proposito della scena: "Un bambino mi ha battuto in semplicità". Stessa fine fece la scodella, dopo aver visto un ragazzo mangiare la minestra usando un pezzo di pane come cucchiaio.
Il punto di arrivo è l'autosufficienza. Per Diogene l'uomo si costruisce da sé le proprie catene, diventando schiavo di denaro, ambizione, mode e giudizio altrui: meno bisogni hai, meno cose possono tenerti in pugno.
L'unica cosa davvero importante era la libertà, compresa quella di parola. Libertà di pensare e dire ciò che voleva, anche davanti ai potenti, purché senza danneggiare nessuno.
Copiare la sua vita alla lettera, oggi, è impensabile. Il suo ragionamento però funziona come un test: quante delle cose che ci occupano tempo e testa, dal cellulare in giù, sono davvero essenziali?
È anche il motivo per cui il suo nome torna spesso. L'invito a possedere meno ritorna ogni volta che si parla di case piene, acquisti superflui e vita più semplice.
Alessandro Magno, la lanterna e il cane
Diogene preferiva i gesti ai trattati. La sua filosofia passava dalle chreiai, brevi aneddoti in cui il filosofo risponde in modo pungente a una domanda o a una situazione, raccolti da Diogene Laerzio nel Libro VI delle sue Vite.
Il più celebre lo mette di fronte ad Alessandro Magno, a Corinto. Il giovane re lo trovò sdraiato al sole e gli offrì qualunque cosa desiderasse: Diogene gli chiese soltanto di spostarsi, perché gli faceva ombra.
Alessandro, racconta la tradizione, invece di offendersi commentò: "Se non fossi Alessandro, vorrei essere Diogene". Due idee opposte di grandezza, una fondata sul dominio e l'altra sulla totale indipendenza.
Poi c'è la lanterna accesa in pieno giorno. Diogene girava per l'agorà di Atene e a chi gli chiedeva cosa stesse facendo rispondeva di cercare un uomo, cioè una persona davvero onesta, libera e autentica.
Il suo modello di vita era il cane. L'origine di "cinico" è nel greco kynikós, "simile a un cane": un animale che non mette da parte ricchezze inutili, non si piega davanti ai potenti e non mente per interesse.
Quando gli chiesero da dove venisse, rispose di essere "cittadino del mondo", kosmopolites. È una parola che avrebbe fatto molta strada, dagli stoici fino al dibattito moderno sui diritti umani.
Platone, si dice, lo chiamava "Socrate impazzito". Gli obiettivi erano simili a quelli di Socrate, il metodo opposto: al posto del dialogo, la provocazione.
Possedere meno rende felici? Cosa dice la psicologia
Oggi gran parte della vita quotidiana gira intorno all'acquisto di beni, dall'auto nuova alla casa da ristrutturare. Tutto questo, però, non garantisce una soddisfazione che duri, ed è proprio la dinamica che Diogene contestava.
Una metanalisi firmata da Helga Dittmar, Rod Bond, Megan Hurst e Tim Kasser ha messo insieme 753 risultati da 259 campioni indipendenti. Il risultato: un orientamento più materialista è associato a un benessere personale più basso.
Attenzione alle sfumature, però. La forza del legame cambiava a seconda di quale aspetto del materialismo e di quale dimensione del benessere venivano analizzati.
Un altro studio, pubblicato sul Journal of Consumer Psychology, ha seguito 6.551 persone per tre anni. Distinguendo le differenze tra individui dai cambiamenti vissuti dalla stessa persona, ha visto che il legame tra materialismo e soddisfazione emergeva soprattutto confrontando persone diverse.
In pratica, lo studio non ha rilevato che diventare più materialisti fosse seguito da un calo della soddisfazione per la vita. Per gli autori, i dati mettono in dubbio l'idea che l'effetto vada per forza dal materialismo verso una vita meno soddisfacente.
Poi c'è il capitolo soldi. Analizzando i dati del Gallup World Poll, Ed Diener e i suoi collaboratori hanno trovato che il reddito prediceva in modo moderatamente forte il giudizio complessivo sulla propria vita.
Molto più debole, invece, il legame con le emozioni positive e negative di tutti i giorni: un reddito più alto era associato soprattutto a un voto migliore alla propria vita, meno alle emozioni vissute nel quotidiano.
Insomma, accumulare oggetti non copre in automatico i vuoti affettivi e non assicura la serenità davanti ai colpi della sorte. La psicologia trova un legame tra materialismo e minor benessere, ma questi dati non dimostrano che possedere meno renda automaticamente più felici.