Illustrazione di due porcospini rannicchiati vicini sulla neve, con gli aculei che si toccano
Immagine realizzata con AI

Il dilemma del porcospino è l'immagine con cui il filosofo tedesco Arthur Schopenhauer raccontava i rapporti umani, amore compreso. Il bisogno di calore spinge le persone ad avvicinarsi, ma la vicinanza fa sentire le "spine" dell'altro e obbliga a cercare una distanza sopportabile.

Nata in un libro di filosofia dell'Ottocento, la parabola è stata ripresa da Sigmund Freud, che l'ha portata nella psicologia. Da lì è arrivata agli esperimenti degli psicologi di oggi, oltre che ad anime, film e canzoni.

Indice

  1. Che cosa racconta la parabola dei porcospini
  2. La distanza giusta sono le buone maniere
  3. Il dilemma del porcospino in amore
  4. Per Schopenhauer la soluzione era la solitudine
  5. Da Freud alla psicologia di oggi

Che cosa racconta la parabola dei porcospini

Tutto parte da un libro del 1851, Parerga e Paralipomena: una raccolta di saggi brevi in due volumi, in cui Schopenhauer affronta gli argomenti più diversi. La parabola sta nel secondo volume, al capitolo XXXI, sezione 396.

La scena è semplice: "Alcuni porcospini, in una fredda giornata d'inverno, si strinsero vicini, vicini, per proteggersi, col calore reciproco, dal rimanere assiderati". Gli aculei però pungono, il dolore li fa separare, il freddo li riavvicina. E il ciclo ricomincia.

Schopenhauer scrive che venivano "sballottati avanti e indietro fra due mali". Da una parte il gelo, dall'altra le ferite della vicinanza.

Poi il filosofo passa agli esseri umani, senza troppi giri. A spingerci gli uni verso gli altri è il bisogno di società, che "scaturisce dal vuoto e dalla monotonia della propria interiorità". A separarci sono invece le nostre "molteplici repellenti qualità" e i "difetti insopportabili".

Insomma, cerchiamo gli altri per riempire un vuoto, poi ci allontaniamo perché ci feriamo a vicenda. Una visione poco romantica. Eppure è proprio da qui che nasce il paragone con l'amore: più due persone si avvicinano, più è probabile che si facciano male.

La distanza giusta sono le buone maniere

Alla fine i porcospini una soluzione la trovano. Dopo vari tentativi arrivano a "una moderata distanza reciproca": abbastanza vicini per scaldarsi, abbastanza lontani da non pungersi troppo.

Negli esseri umani, secondo Schopenhauer, quella distanza media coincide con la cortesia e le buone maniere.

Chi la supera viene rimesso al suo posto. In Inghilterra, osserva il filosofo, a chi non rispetta quella distanza si dice "keep your distance", cioè "mantieni le distanze".

Il prezzo però c'è, e Schopenhauer lo mette nero su bianco: "Con essa il bisogno del calore reciproco è soddisfatto in modo incompleto, in compenso però non si soffre delle spine altrui". Le buone maniere smussano gli scontri, ma tengono lontana anche l'intimità vera.

Ecco allora il cuore del dilemma. Cerchiamo un legame autentico, ma spesso riusciamo a reggere solo una vicinanza a metà: abbiamo bisogno degli altri e, nello stesso tempo, li sopportiamo.

Il dilemma del porcospino in amore

Portato nelle relazioni affettive, il dilemma descrive un'oscillazione che si vive ogni giorno. Da una parte c'è il bisogno di avere legami, dall'altra quello di conservare la propria singolarità.

La situazione ideale si riassume in poche parole: stare con qualcuno senza annullarsi. Più facile a dirsi che a farsi. Spesso la paura di essere risucchiati nella vita dell'altro spinge a fare un passo indietro, a esporsi poco, a muoversi con estrema cautela per non soffrire.

È il conflitto tra libertà e attaccamento, due bisogni che sembrano inconciliabili e che ognuno vive in misura diversa. Quando ci si avvicina troppo, senza misurare le distanze, si finisce contro le spine dell'altro. Quando ci si allontana troppo, torna il freddo.

Una via d'uscita parte da dentro. Un rapporto intimo e consapevole con se stessi viene indicato come il punto di partenza per avvicinarsi all'altro senza perdere la propria libertà personale.

La "migliore posizione" dei porcospini, in amore, si trova con l'esperienza. Serve un equilibrio continuo tra i propri bisogni e quelli dell'altro.

Per Schopenhauer la soluzione era la solitudine

Chi spera che Schopenhauer insegni come superare le spine resta deluso. Il filosofo, pessimista convinto, prende la strada opposta: invece di sopportare gli altri, meglio ritirarsi.

La chiusa della parabola lo dice chiaramente: "Colui, però, che possiede molto calore interno preferisce rinunciare alla società, per non dare né ricevere sensazioni sgradevoli". Il calore interno diventa l'alternativa alla vicinanza.

E come si alimenta? Per Schopenhauer la solitudine diventa sempre più piacevole quanto più si coltivano l'intelletto e l'apprezzamento dell'arte. Leggere, ascoltare musica, godersi il meglio della cultura umana, senza doversi scontrare con nessuno.

In un altro saggio, dedicato al bastare a se stessi, il filosofo rincara la dose. Sostiene che la socievolezza di una persona sia quasi inversamente proporzionale al suo valore intellettuale: dire che qualcuno è poco socievole, per lui, equivale quasi a dire che ha grandi capacità.

D'altronde la teoria rispecchiava la sua stessa vita. Schopenhauer visse soprattutto in isolamento, non si sposò mai, ebbe un rapporto notoriamente ostile con la madre ed era famoso per il suo pessimo carattere.

Da Freud alla psicologia di oggi

A rendere celebre la parabola è stato Sigmund Freud. La cita in una nota a piè di pagina di Psicologia delle masse e analisi dell'Io, pubblicato nel 1921, e da lì l'immagine entra nella psicologia.

Per Freud racchiudeva un'intuizione importante: proprio mentre cerchiamo intimità, spesso finiamo per allontanare gli altri. Tolta la protezione delle buone maniere, ci ritroviamo a darci fastidio. Sulla scrivania dello studio della sua casa di Londra, oggi diventata il Freud Museum, c'è un porcospino.

Il dilemma è finito anche negli esperimenti. Jon Maner e i colleghi Nathan DeWall, Roy Baumeister e Mark Schaller lo hanno richiamato studiando come le persone reagiscono all'ostracismo, cioè all'esclusione sociale. Chi era stato escluso tendeva a cercare nuovi legami.

La reazione però cambia da persona a persona. Nei partecipanti meno timorosi del giudizio negativo il rifiuto favoriva l'avvicinamento a nuovi interlocutori; in quelli più timorosi questo effetto non emergeva.

Intanto i porcospini sono usciti dai libri di filosofia. Il dilemma viene raccontato nell'anime Neon Genesis Evangelion e citato nel film Il materiale emotivo per due protagonisti attratti l'uno dall'altra ma timorosi di ferirsi.

In Italia lo hanno ripreso i Subsonica nella canzone Istrice. Titolo azzeccato: la parola tedesca usata da Schopenhauer, "Stachelschweine", indica proprio l'istrice.

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