
Una pinna taglia la superficie del mare e il pensiero corre immediatamente allo squalo bianco. Ma potrebbe appartenere a un mako, a uno squalo tigre, a un esemplare di squalo leuca o persino a un animale completamente diverso.
La forma della pinna dorsale può restringere il campo, soprattutto quando presenta colori o proporzioni particolari. Da sola, però, raramente permette di arrivare a un’identificazione sicura.
Molte specie possiedono infatti pinne triangolari molto simili, mentre età, prospettiva, luce, cicatrici e movimenti dell’acqua possono cambiare completamente ciò che vediamo.
Per capire quale squalo abbiamo davanti bisogna quindi osservare anche la posizione della pinna sul corpo, le dimensioni della seconda dorsale, il colore, la forma della testa, le pinne pettorali e l’habitat nel quale avviene l’avvistamento.
Indice
- A cosa serve la pinna dorsale dello squalo?
- La prima regola: dalla sola pinna non si identifica quasi mai una specie
- Quali caratteristiche bisogna osservare?
- Sand tiger shark: la prima dorsale è molto arretrata
- Bull shark: una pinna larga e triangolare
- Squalo limone: due dorsali quasi della stessa grandezza
- Squalo martello smerlato: la pinna non è il dettaglio decisivo
- Squalo longimano: pinna arrotondata con macchie bianche
- Squalo tigre: una pinna larga, ma bisogna cercare le strisce
- Mako pinna corta: triangolare, dritta e scura
- Squalo balena: la pinna è arretrata, ma sono le macchie a svelarlo
- Squalo bianco: la classica pinna triangolare non è una prova
A cosa serve la pinna dorsale dello squalo?
La pinna dorsale non viene utilizzata per spingere lo squalo in avanti. La sua funzione principale è stabilizzare il corpo durante il nuoto, evitando oscillazioni eccessive e aiutando l’animale nei cambi di direzione.
La maggior parte degli squali possiede due pinne dorsali. La prima è generalmente più grande, mentre la seconda si trova più indietro, verso la coda. Dimensioni e posizione reciproca possono diventare indizi molto più utili della semplice sagoma che emerge dall’acqua.
La prima regola: dalla sola pinna non si identifica quasi mai una specie
Una pinna alta e triangolare non appartiene necessariamente a uno squalo bianco. Forme molto simili compaiono anche nello squalo leuca, nel limone, nel tigre, nel mako e in diverse altre specie.
Le guide specializzate confrontano non soltanto la sagoma, ma anche la lunghezza dell’estremità posteriore, la consistenza della pelle, il colore, la posizione sul corpo e la presenza di macchie. Persino gli esperti possono avere difficoltà quando dispongono soltanto di una pinna separata dal resto dell’animale.
Le immagini che mostrano nove pinne completamente diverse sono quindi utili come punto di partenza, ma semplificano molto la realtà. Il bordo rovinato o una particolare tacca, per esempio, potrebbero dipendere da una ferita e non dalla specie.
Quali caratteristiche bisogna osservare?
Il primo elemento è la forma generale. Una pinna può essere alta e appuntita, bassa e inclinata all’indietro oppure larga con la punta arrotondata.
Conta poi la posizione. In alcune specie la prima dorsale si trova vicino alle pinne pettorali; in altre è molto arretrata, quasi verso le pinne pelviche. Questo dettaglio è impossibile da valutare quando dall’acqua emerge soltanto una piccola parte dell’animale.
Anche i colori possono aiutare. Alcuni squali presentano punte bianche, margini scuri o macchie riconoscibili. Bisogna però considerare l’età: le strisce dello squalo tigre, per esempio, tendono a essere più evidenti negli esemplari giovani e possono diventare meno visibili con la crescita.
Sand tiger shark: la prima dorsale è molto arretrata
Il sand tiger shark, scientificamente Carcharias taurus, viene spesso chiamato in italiano squalo toro o squalo tigre della sabbia. Non deve essere confuso con il bull shark, che appartiene a una specie completamente diversa.
La sua prima dorsale è collocata nella parte posteriore del corpo, più vicina alle pinne pelviche che a quelle pettorali. La caratteristica davvero distintiva è però il rapporto tra le pinne: prima dorsale, seconda dorsale e pinna anale hanno dimensioni abbastanza simili.
Guardando soltanto la prima dorsale fuori dall’acqua sarebbe difficile riconoscerlo. Bisognerebbe vedere almeno una parte del corpo e la posizione della seconda pinna.
Bull shark: una pinna larga e triangolare
Il bull shark, chiamato anche squalo leuca e identificato scientificamente come Carcharhinus leucas, possiede una prima dorsale grande, larga alla base e di forma triangolare, con una punta abbastanza marcata.
La seconda dorsale è invece molto più piccola. Il corpo massiccio e il muso corto e arrotondato sono elementi più affidabili per distinguerlo dalle specie simili.
La sua pinna può ricordare quella dello squalo limone o dello squalo tigre. La guida NOAA la descrive come grigio-bruna, corta e ampia, con una superficie ruvida e un’estremità posteriore relativamente breve.
Squalo limone: due dorsali quasi della stessa grandezza
Lo squalo limone, Negaprion brevirostris, presenta una prima dorsale triangolare, larga e generalmente di colore marrone chiaro o dorato.
Il particolare più utile non riguarda però la forma della prima pinna: la seconda dorsale è quasi grande quanto la prima. È una proporzione poco comune e permette di distinguerlo da squali nei quali la seconda pinna appare decisamente più piccola.
Anche in questo caso un’unica pinna che emerge dall’acqua non sarebbe sufficiente. Servirebbe vedere almeno la seconda dorsale o il corpo robusto dell’animale.
Squalo martello smerlato: la pinna non è il dettaglio decisivo
Lo squalo martello smerlato, Sphyrna lewini, possiede una prima dorsale grande e una seconda molto più bassa.
Una pinna alta, da sola, non basta però a separarlo da diverse altre specie. Il vero tratto distintivo è la testa allargata lateralmente, con una rientranza centrale e una serie di ondulazioni che le conferiscono il caratteristico profilo “smerlato”.
In pratica, chiamarlo squalo martello osservando soltanto la dorsale sarebbe poco più di un’ipotesi. Bisognerebbe vedere il profilo della testa o almeno l’ombra del corpo sotto la superficie.
Squalo longimano: pinna arrotondata con macchie bianche
Lo squalo longimano, conosciuto anche come oceanic whitetip shark e indicato scientificamente come Carcharhinus longimanus, presenta uno degli identikit più riconoscibili.
La prima dorsale ha una punta larga e arrotondata, meno affilata rispetto a quella di molte altre specie. Negli adulti l’estremità presenta spesso macchie bianche irregolari. Anche le lunghe pinne pettorali hanno una forma simile a una pagaia e terminano generalmente con zone chiare.
Una punta bianca non costituisce comunque una prova definitiva: esiste anche lo squalo pinna bianca del reef, molto più piccolo, che mostra marcature chiare sulla dorsale e sulla coda. Habitat, dimensioni e forma complessiva restano quindi fondamentali.
Squalo tigre: una pinna larga, ma bisogna cercare le strisce
Lo squalo tigre, Galeocerdo cuvier, ha una prima dorsale larga, collocata dietro l’attacco delle pinne pettorali. La seconda è molto più piccola e tra le due corre una cresta visibile lungo il dorso.
La pinna può avere una punta meno marcata rispetto a quella dello squalo leuca, ma le differenze sono sottili e difficili da apprezzare da lontano.
Il dettaglio più utile resta il disegno del corpo: macchie e bande verticali scure ricordano il mantello di una tigre. Questi segni sono più evidenti negli esemplari giovani e possono sbiadire negli adulti.
Mako pinna corta: triangolare, dritta e scura
Il mako pinna corta, Isurus oxyrinchus, ha una prima dorsale triangolare e piuttosto eretta. Il corpo presenta una colorazione blu metallica nella parte superiore e un ventre molto più chiaro.
La sagoma della dorsale può essere confusa con quella dello squalo bianco. Secondo la guida NOAA, la pinna del mako tende a essere più verticale e di un grigio ardesia più scuro, mentre quella del bianco può appiattirsi leggermente avvicinandosi alla punta.
Le differenze sono comunque troppo piccole per un’identificazione sicura dalla spiaggia. Il muso molto appuntito, il corpo slanciato e la coda a mezzaluna forniscono indizi molto migliori.
Squalo balena: la pinna è arretrata, ma sono le macchie a svelarlo
Lo squalo balena, Rhincodon typus, ha una prima dorsale molto più grande della seconda e posizionata piuttosto indietro sul corpo.
La pinna isolata, però, non è il sistema più semplice per riconoscerlo. Le dimensioni enormi dell’animale, la testa larga e piatta e soprattutto il disegno di punti e linee chiare distribuito sul corpo rendono l’identificazione molto più immediata.
Una pinna punteggiata potrebbe essere un indizio, ma il motivo a macchie va osservato sull’intero dorso: non bisogna aspettarsi che ogni squalo balena mostri una dorsale perfettamente coperta di punti come in un’illustrazione.
Squalo bianco: la classica pinna triangolare non è una prova
Lo squalo bianco, Carcharodon carcharias, possiede la dorsale che l’immaginario collettivo associa più facilmente a uno squalo: grande, triangolare e con una punta generalmente marcata.
La guida NOAA segnala una colorazione dal grigio scuro al grigio-bruno, un’estremità posteriore breve e un bordo che può apparire irregolare. Anche queste caratteristiche, però, sono condivise almeno in parte con altre specie.
Per riconoscerlo servono altri elementi: il corpo massiccio, il muso conico, la coda a mezzaluna e il passaggio netto tra il dorso scuro e il ventre quasi bianco. Una semplice pinna triangolare all’orizzonte non basta per gridare allo squalo bianco.