Il colore della Statua della Libertà, quando fu inaugurata a New York nel 1886, era il rosso-arancio del rame, lontanissimo dal verde-azzurro che conosci dalle foto. Il monumento, progettato dallo scultore francese Frédéric-Auguste Bartholdi, ha cambiato tinta da solo, restando all'aperto nel porto per qualche decennio.
Dietro c'è una trasformazione chimica lenta: il rame a contatto con l'aria prima si è scurito, poi si è ricoperto di una patina verde. Ed è proprio quella patina a proteggere da oltre un secolo il rame della statua.
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Nel 1886 la statua era color rame
Bartholdi iniziò a progettare la statua nel 1870, per celebrare il centenario della Dichiarazione d'indipendenza americana e lo stretto legame tra Francia e Stati Uniti. Il nome completo dell'opera, donata dalla Francia, è Liberty Enlightening the World, cioè "La libertà che illumina il mondo".
Per dare forma al progetto serviva un ingegnere, e qui entra in scena Gustave Eiffel: sì, proprio quello della torre. La struttura fu completata nel 1884, mentre il piedistallo venne affidato all'architetto americano Richard Morris Hunt. La statua fu smontata in 350 pezzi, imballati in 214 casse e spediti oltre l'Atlantico: arrivarono a New York nel giugno 1885.
L'inaugurazione ufficiale arrivò il 28 ottobre 1886. Chi c'era quel giorno si trovò davanti una statua rosso-bruna, del colore del metallo appena lavorato.
Secondo il National Park Service, l'ente statunitense che gestisce il monumento, sulla statua ci sono almeno 30 tonnellate di rame. Abbastanza per coniare 435 milioni di penny, le monetine da un centesimo di dollaro.
La tecnica è quella delle lastre di rame fissate su uno scheletro di ferro. Ogni lastra è spessa circa 2,4 millimetri, più o meno come due monetine sovrapposte. Perché proprio il rame? Una delle ipotesi è che Bartholdi lo abbia scelto per la resistenza e perché costava meno di materiali più pesanti. Doveva reggere il viaggio e le intemperie, ma anche lasciarsi modellare fino a diventare la figura che oggi riconosce chiunque.
Perché il rame è diventato marrone
Il primo cambio di look è iniziato subito, appena la statua è stata esposta all'aria. Il rame reagisce con l'ossigeno e si copre di un velo di ossido chiamato cuprite.
È questo strato a far virare il metallo dal ramato lucente al bruno, e poi a un colore quasi nero. Il risultato si vedeva a occhio nudo. Circa 15 anni dopo l'installazione nel porto, la statua aveva preso una tonalità marrone decisamente più scura di quella del giorno dell'inaugurazione. Il dettaglio curioso? Bartholdi sapeva che la sua opera avrebbe cambiato colore, perché il rame all'aperto non resta mai uguale a se stesso. Si aspettava però un rosso scuro.
Le cose sono andate diversamente, e il motivo sta in quello che c'era nell'aria di New York. L'ossigeno da solo spiega il marrone, mentre per il verde servivano altri ingredienti.
Da dove arriva il verde di oggi
Nei primi anni del Novecento la statua iniziò a coprirsi di uno strato verde lungo tutta la superficie esterna. Secondo il rapporto storico del National Park Service, già nel 1901 un ufficiale dell'esercito la descriveva ricoperta di verde.
Il responsabile principale è lo zolfo. Bruciando carbone e altri combustibili, in città si libera anidride solforosa, che finisce sciolta nelle goccioline di pioggia e di nebbia. A contatto con la statua, quest'acqua fa reagire il rame con lo zolfo, creando nuovi minerali dai toni verdi e azzurri. Il più importante, quello che dà il colore, si chiama brochantite.
Ci sono voluti anni, però. A New York il processo ha richiesto quasi 25 anni, tra pioggia, salsedine e smog.
Il passaggio è documentato anche dalle immagini dell'epoca. Nei primi decenni del Novecento il colore ramato lasciò il posto al verde-azzurro, che da allora caratterizza l'aspetto della statua. Anche il mare ha fatto la sua parte. Come spiega l'associazione scientifica American Chemical Society, il cloruro portato dall'acqua salata ha contribuito alla patina, formando un minerale verde oliva chiamato atacamite.
Quel verde-azzurro si è affermato circa un secolo fa, ma la patina ha continuato a cambiare, con zone che nel tempo si sono scurite. In pratica è una pelle "newyorchese": in un'altra città, con un'altra aria, la statua avrebbe un aspetto diverso.
Il verde poi non è uniforme. Secondo uno studio pubblicato su Environmental Science & Technology, le chiazze più chiare e più scure dipendono dal vento, che decide quali parti vengono bagnate dalla pioggia: con il calo dello smog queste differenze potrebbero essere diventate più evidenti.
Per vedere lo stesso fenomeno non serve volare in America. Ad Arona, sul Lago Maggiore, il Sancarlone (il Colosso di san Carlo Borromeo) è fatto con la stessa tecnica, lamine di rame su uno scheletro di ferro, e, come mostra uno studio pubblicato su Heritage, anche lui si è coperto di brochantite verde sulle parti esposte alla pioggia.
La patina verde protegge il metallo
Viene spontaneo pensare a quel verde come a una specie di ruggine da togliere. Succede invece il contrario: la patina fa da scudo e rallenta l'ulteriore corrosione del rame. Secondo le misure del National Park Service, in quasi un secolo la pelle di rame della statua si è assottigliata di appena un decimo di millimetro.
Nel 1906 il Congresso americano stanziò 62.800 dollari per lavori al monumento; l'idea di ridipingerlo color rame era però considerata da molti un sacrilegio. C'era anche un problema pratico, e non da poco. Per tenere nascosto il verde, la vernice avrebbe dovuto essere rifatta ogni 25 anni, un lavoro lungo e costoso. Alla fine il progetto saltò. Nei lavori di restauro del 1907 la vernice finì solo sulla struttura metallica interna, e fuori la statua rimase verde.
C'è però un dettaglio che verde non è: la fiamma della torcia. Nel 1916 l'artista Gutzon Borglum la riempì di pannelli di vetro color ambra per illuminarla dall'interno, ma col tempo quei vetri si rovinarono e iniziarono a far entrare la pioggia.
Durante il restauro degli anni Ottanta la fiamma venne rifatta da zero, con una copia in rame rivestita di foglia d'oro a 24 carati. Quella originale è esposta nel museo della statua, mentre di notte l'intero monumento è illuminato dai riflettori.