Da una parte una città con quasi un albero ogni abitante, dall'altra una metropoli che finisce all'ultimo posto della classifica nazionale.
Sono Mantova e Napoli, i due estremi dell'Italia fotografata da Ecosistema Urbano 2026, il rapporto che ogni anno misura quanto i capoluoghi italiani siano capaci di affrontare le sfide ambientali.
A conquistare il primo posto è Mantova, con un indice di performance dell'81,29%, seguita da Trento e Bolzano. All'estremo opposto c'è Napoli, ultima tra i 106 capoluoghi analizzati, con un punteggio del 30,80%.
Nel mezzo, un Paese che migliora lentamente, ma continua a fare i conti con problemi strutturali: troppe automobili, aria inquinata, consumo di suolo e una quantità d'acqua ancora enorme dispersa dagli acquedotti.
La fotografia arriva dalla 33ª edizione di Ecosistema Urbano, realizzata da Legambiente e Ambiente Italia in collaborazione con Il Sole 24 Ore. L'indagine, pubblicata il 26 ottobre 2026, prende in esame dati riferiti prevalentemente al 2025 e valuta 20 indicatori ambientali, distribuiti in sei ambiti: aria, acqua, rifiuti, mobilità, ambiente urbano ed energia.
E il risultato più interessante non riguarda soltanto chi vince o chi perde. A distinguersi sono soprattutto le città di piccole e medie dimensioni, mentre le grandi metropoli faticano ancora a tenere il passo. Ma quali sono i centri più virtuosi e cosa ci racconta davvero questa classifica?
Indice
- Mantova è la città più sostenibile d'Italia: ecco la top 10 del 2026
- Napoli ultima, Roma 67ª e Milano 50ª: perché le grandi città fanno più fatica?
- Come si misura la sostenibilità di una città? I 20 indicatori di Legambiente
- Migliorano raccolta differenziata e trasporti pubblici, ma i progressi sono ancora lenti
- Smog, traffico e consumo di suolo: i problemi che le città italiane non riescono a risolvere
Mantova è la città più sostenibile d'Italia: ecco la top 10 del 2026
Dopo aver conquistato il secondo posto nel 2025, Mantova sale sul gradino più alto del podio, superando Trento, che quest'anno deve accontentarsi della seconda posizione. Il capoluogo lombardo ottiene un indice di performance ambientale dell'81,29%, staccando Trento, ferma al 76,53%, e Bolzano, terza con il 75,47%.
Sono le uniche tre città italiane a superare la soglia del 75% nell'indice complessivo. Ma cosa rende Mantova così competitiva?
Tra i suoi punti di forza ci sono gli interventi per limitare il traffico privato, la presenza di infrastrutture ciclabili e il patrimonio arboreo. In particolare, la città conta 96 alberi ogni 100 abitanti, un dato che la colloca tra i capoluoghi migliori per disponibilità di verde.
Il risultato non significa che Mantova sia priva di problemi ambientali, ma che nel confronto tra i diversi indicatori riesce a ottenere il punteggio complessivo più elevato.
Ecco le prime dieci posizioni della classifica Ecosistema Urbano 2026:
| Posizione | Città | Punteggio |
|---|---|---|
| 1 | Mantova | 81,29% |
| 2 | Trento | 76,53% |
| 3 | Bolzano | 75,47% |
| 4 | Cremona | 74,77% |
| 5 | Reggio Emilia | 72,40% |
| 6 | Bergamo | 71,45% |
| 7 | Parma | 71,03% |
| 8 | Pordenone | 70,79% |
| 9 | Cosenza | 70,62% |
| 10 | Rimini | 70,26% |
Il predominio del Nord è evidente, soprattutto tra Lombardia, Trentino-Alto Adige ed Emilia-Romagna.
Tra i risultati più interessanti spicca Cremona, che guadagna otto posizioni e raggiunge il quarto posto, mentre Cosenza passa dal sedicesimo al nono, diventando l'unica città del Mezzogiorno presente nella top ten.
A chiudere le prime dieci posizioni è Rimini, che scende di due gradini rispetto all'anno precedente, pur mantenendo un punteggio superiore al 70%.
Napoli ultima, Roma 67ª e Milano 50ª: perché le grandi città fanno più fatica?
Se la parte alta della graduatoria è dominata dai centri di dimensioni contenute, le grandi città italiane continuano a mostrare diverse difficoltà.
Bologna è la metropoli che ottiene il risultato migliore, anche se perde tre posizioni rispetto al 2025, scendendo dal nono al dodicesimo posto con un punteggio del 69,71%. La situazione è più complessa per gli altri grandi centri.
Milano si colloca al 50° posto, guadagnando sette posizioni rispetto all'edizione precedente. Il capoluogo lombardo presenta alcuni risultati positivi, come l'elevata offerta di trasporto pubblico e una dispersione della rete idrica inferiore al 15%.
A pesare sul punteggio complessivo sono però soprattutto le criticità legate alla qualità dell'aria e alla pressione del traffico automobilistico. Roma è invece 67ª, con un indice del 50,91%, in peggioramento di una posizione rispetto allo scorso anno.
Ma il risultato più negativo riguarda Napoli, che chiude la classifica al 106° posto, con appena il 30,80%: meno della metà del punteggio ottenuto da Mantova. Nelle ultime posizioni compaiono anche altre città meridionali, tra cui Crotone, Caserta, Catania, Palermo e Reggio Calabria.
Il divario mette in evidenza le difficoltà che interessano soprattutto alcune grandi aree urbane e diversi capoluoghi del Sud, dove i problemi ambientali si intrecciano con la necessità di migliorare infrastrutture e servizi.
Questo non significa, naturalmente, che abitare in una città più piccola garantisca automaticamente una migliore qualità ambientale.
La classifica misura infatti le performance dei singoli capoluoghi rispetto a un insieme di indicatori, non la bellezza della città o la qualità della vita in ogni suo aspetto. Dimensioni, caratteristiche del territorio, infrastrutture e politiche locali possono influenzare i risultati.
Come si misura la sostenibilità di una città? I 20 indicatori di Legambiente
Ma cosa significa, concretamente, essere una città sostenibile? Non basta avere molti parchi o piantare nuovi alberi. Una città deve anche garantire servizi efficienti, ridurre l'inquinamento, limitare gli sprechi e offrire alternative all'utilizzo dell'automobile.
Per questo Ecosistema Urbano non si limita a un singolo parametro. Il rapporto valuta 20 indicatori distribuiti in sei grandi ambiti ambientali.
Tra gli elementi considerati ci sono la qualità dell'aria, il consumo e la dispersione dell'acqua, la raccolta differenziata, l'offerta e l'utilizzo dei trasporti pubblici, le infrastrutture per la mobilità sostenibile, il verde urbano e gli aspetti energetici.
I risultati vengono elaborati per costruire un indice complessivo che permette di confrontare le prestazioni dei diversi capoluoghi.
Il punteggio finale, quindi, non rappresenta la percentuale di sostenibilità raggiunta in senso assoluto, ma un indice sintetico calcolato attraverso la metodologia del rapporto.
Una città all'80% non ha necessariamente risolto l'80% dei propri problemi ambientali, così come un centro più in basso nella classifica può ottenere risultati molto positivi su singoli indicatori.
Basta pensare proprio a Milano, prima per offerta di trasporto pubblico ma lontana dalle posizioni di vertice nella graduatoria generale.
Migliorano raccolta differenziata e trasporti pubblici, ma i progressi sono ancora lenti
La fotografia dell'Italia non è però completamente negativa. Secondo Ecosistema Urbano 2026, l'indice medio di performance ambientale dei capoluoghi sale al 55,72%, rispetto al 53,84% della precedente edizione.
Un miglioramento di 1,88 punti percentuali che riporta il valore sostanzialmente ai livelli del 2024, quando aveva raggiunto il 55,80%. Tra i settori che mostrano segnali incoraggianti c'è quello dei rifiuti.
La raccolta differenziata raggiunge una media del 66,15%, in crescita rispetto al 65,14% dell'anno precedente. Un risultato che indica un progressivo miglioramento nella separazione dei rifiuti urbani, anche se rimangono differenze significative tra i territori.
Cresce anche l'utilizzo del trasporto pubblico. I viaggi annuali pro capite sugli autobus passano da 86 a 103, segnalando una maggiore frequentazione dei mezzi collettivi.
Un altro miglioramento riguarda le reti idriche. La quota media di acqua dispersa scende dal 36,1% al 34,7%. Il dato è positivo rispetto alla rilevazione precedente, ma continua a raccontare un problema di grande portata.
Significa infatti che circa un litro d'acqua su tre immesso nelle reti cittadine viene perso prima di raggiungere gli utenti.
Smog, traffico e consumo di suolo: i problemi che le città italiane non riescono a risolvere
I miglioramenti registrati in alcuni settori non bastano a nascondere le criticità strutturali del sistema urbano italiano.
Tra le emergenze principali rimane l'inquinamento atmosferico, con particolare attenzione ai livelli di ozono, un inquinante che può diventare problematico soprattutto durante i periodi più caldi. A questo si aggiunge l'elevato numero di automobili in circolazione.
La media nazionale arriva a 70 auto ogni 100 abitanti, in aumento rispetto alle poco più di 68 della precedente rilevazione.
Un dato che mostra quanto l'automobile continui a essere centrale negli spostamenti quotidiani, anche in città dove esistono alternative come autobus, tram, metropolitane e piste ciclabili.
Persino Mantova, prima nella classifica complessiva, registra un aumento delle auto: da 660 a 690 veicoli ogni mille abitanti. Ma c'è un'altra emergenza che riguarda direttamente il futuro delle città: il consumo di suolo.
Tra il 2019 e il 2024, nei territori analizzati dal rapporto sono stati consumati 4.726 ettari di terreno, una superficie equivalente a circa 47 chilometri quadrati.
Il dato diventa ancora più significativo se confrontato con l'andamento demografico: nello stesso periodo la popolazione dei capoluoghi è diminuita complessivamente di circa 322mila abitanti.
In altre parole, le città continuano a occupare nuovo territorio anche mentre perdono residenti.
Il consumo di suolo comporta conseguenze importanti: riduce la capacità del terreno di assorbire l'acqua piovana, può aggravare gli effetti delle precipitazioni intense e contribuisce ad aumentare le temperature urbane, soprattutto nelle aree densamente costruite.
Proprio per questo Legambiente richiama la necessità di accelerare gli interventi, puntando sulla mobilità sostenibile, sulla gestione delle risorse e sulla capacità delle città di adattarsi ai cambiamenti climatici.