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La scoperta dei raggi cosmici



I raggi cosmici sono particelle energetiche provenienti dallo spazio esterno alle quali è esposto qualunque corpo celeste.

La storia dei raggi cosmici è in realtà molto lunga infatti già nel 1785 Charles Coulomb notò, durante il corso dei suoi esperimenti, che il suo elettroscopio si scaricava spontaneamente e che quindi la carica elettrica “spariva” dalle foglioline d’oro senza l’intervento di alcun fattore esterno facendo sì che esse tornassero alla loro posizione neutra; per spiegare ciò egli ipotizzò che dovesse esistere una radiazione ignota altamente permanente che scaricava l’aria dentro l’elettroscopio facendo sì quindi che le foglioline perdessero tutta la carica.
Tuttavia ulteriore informazioni riguardo questa misteriosa radiazione vennero scoperte solamente nel 1911 quando Hess studiò il tempo impiegato le foglie d’oro dell’elettroscopio in funzione dell’altitudine scoprendo così che esso era tanto più breve tanto maggiore era l’altitudine a cui si trovava, deducendo così che esse dovevano essere di origine extra-terrestre.

In seguito nel 1912 Pacini ripete il medesimo esperimento di Hess ma anziché in funzione dell’altitudine esso analizza il tempo impiegato in funzione della profondità, scoprendo quindi che al suo aumentare aumentava anche il tempo impiegato per scaricarsi, giungendo quindi alla medesima conclusione di Hess. Un ulteriore passo avanti venne poi compiuto da Millikan nel 1920 il quale decide di ribattezzare tali radiazioni “raggi cosmici” affermando inoltre che essi dovevano essere fotoni ad alta energia, affermazione che venne però poi smentita da Compton cinque anni dopo in quanto si accorse che i raggi cosmici vengono deflessi all’interno di un campo magnetico e sono quindi soggetti alla forza di Lorentz e pertanto esse dovevano necessariamente essere particelle cariche.
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