Giorgjo di Giorgjo
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Aristotele è considerata una delle menti filosofiche più innovative e influenti del mondo occidentale per la vastità dei suoi campi di conoscenza. Aristotele distingue le scienze teoretiche (fisica, metafisica e matematica) che studiano il necessario, dalle scienze pratiche, che studiano il possibile. La fisica(filosofia seconda) è la scienza che si occupa delle realtà fisiche che circondano l’uomo, mentre la metafisica (filosofia prima) si riferisce appunto alla conoscenza, cioè lo studio teorico delle cose. Secondo Aristotele si ha prima un approccio con la fisica, cioè con le esperienze della realtà, e da lì si passa alla conoscenza teorica. La conoscenza permette quindi il passaggio tra il sensibile ed il soprasensibile, che sono però sullo stesso piano. Attraverso la conoscenza è possibile anche il passaggio da potenza ad atto: la potenza è la possibilità di un ente di trasformarsi in qualcosa, e l’atto è la realizzazione di ciò. La realtà è il mondo della nostra esperienza quotidiana che il filosofo ha il compito di indagare. Aristotele sostituisce così il piano verticale del mondo platonico con un piano orizzontale in cui tutte le cose sono poste una accanto all’altra. La realtà è costituita da enti particolare: l’ente è reso unico dalla sostanza, cioè la qualità senza la quale qualsiasi cosa sarebbe diversa. Essa può definirsi sinolo, unione tra forma e materia. L’essenza rappresenta invece ciò che un ente è per se, e ciò che lo identifica. Aristotele raggruppa inoltre i dieci modi in cui “si può dire qualcosa di qualcos’altro”: dieci casi generalissimi. Queste sono appunto le dieci categorie: la sostanza, la qualità, la quantità, la relazione, il luogo, il tempo, il giacere, l’avere, l’agire e il patire. Divide inoltre le categorie del pensiero in:sostanza, qualità e quantità. Aristotele osserva che queste non sono tutte sullo stesso piano, poiché la sostanza gode di indipendenza e può considerarsi soggetto, mentre il predicato è l’accidente, qualcosa di non fondamentale. Il soggetto (la sostanza) coincide con il principio di identità, ciò che si è veramente (A è A). Da qui il filosofo fa riferimento al principio di non contraddizione, se A è A, non è B; e al principio del terzo escluso, se A non è B, non è nemmeno C.

Aristotele nega dell’anima l’immortalità: se il corpo muore anche l’anima cessa di esistere. Distingue inoltre due tipi di movimento riguardo al corpo, per virtù propria e perche mosso da altre entità. L’anima invece è immobile, proprio come la realtà. All’anima sono attribuite tre facoltà: nutritiva, sensitiva, razionale. La prima provvede alla nutrizione e alla riproduzione, quella sensitiva è propria degli organismi dotati di sensi e la terza è la porta della conoscenza razionale ed è propria dell’uomo. Un importante caratteristica dell’uomo è la virtù: il giusto mezzo fra i due eccessi, ciò che viene orientato dalla ragione, attraverso la quale vengono rispettate le regole della società. Colui che segue la ragione è l’uomo interamente virtuoso. Le virtù si dividono in virtù etiche, proprie della parte dell’anima sensitiva, e virtù dianoetiche, proprie della parte dell’anima razionale. L’etica è la scienza che indirizza l’agire dell’uomo. Le virtù etiche si acquistano solo attraverso l’abitudine e la volontà, e sono una disposizione virtuosa dell’animo. La virtù etica consiste inoltre nella volontà di compiere del bene. Le virtù dianoetiche sono invece la manifestazione dell’eccellenza della facoltà razionale dell’anima, e si dividono in: saggezza, cioè la capacità di discernere, sapienza, caratteristica dell’uomo indipendente, arte, basata su imitazione e verosimiglianza, intelligenza e scienza. Lo scopo ultimo dell’uomo è il bene supremo, la felicità: essa non consiste in beni terreni, ma si può raggiungere tramite i piaceri (edonismo) , la politica, la gloria o la meditazione. La felicità è prerogativa dell’uomo come la conoscenza razionale, quindi essa coincide con l’esercizio della ragione a livello di eccellenza. Essa, insomma, coincide con la virtù. Aristotele definisce poi l’intelligenza, cioè l’atto conoscitivo, la capacità di conoscere. L’intelletto è quella funzione con la quale l’anima conosce e pensa. Il filosofo distingue l’intelletto passivo, che è la possibilità di conoscere, e l’intelletto attivo, che da’ origine ad una conoscenza completa. Il sillogismo è una forma di ragionamento, dove da due giudizi detti premesse si giunge ad un altro giudizio detto conclusione. La logica per Aristotele non è una disciplina, ma uno strumento che viene utilizzato per ogni scienza particolare ed è basata sulla realtà. Essa è strumento del pensiero, e si divide in dialettica (arte del parlare) e apodittica (ragionamento scientifico fondato su qualcosa di vero che deve essere dimostrato).

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