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Il diagramma di redditività e il punto di equilibrio

La contabilità analitica o contabilità industriale è facoltativa, ci permette di assumere altre informazioni, viene anche chiamata contabilità dei costi di produzione, perché vengono costruiti e poi determinati e attraverso questi costi si possono effettuare delle scelte di convenienza.
All’interno della contabilità analitica troviamo il diagramma di redditività e all’interno di esso il punto di equilibrio.
Il diagramma di redditività ha dei limiti, sono:
• Di non considerare gli sconti, quindi di non avere una proporzionalità diretta sia per i ricavi, sia per i costi.
• Quello di considerare un solo prodotto per volta, quindi prende in considerazione un’azienda mono prodotto.
• Si devono considerare le scorte pari a zero, non sono previsti scarti, riduzioni di magazzino, tutto ciò che viene prodotto viene anche venduto.

Il diagramma di redditività prende in considerazione costi fissi/variabili che sono dati già costruiti.
L’essenza del diagramma è quella di determinare la quantità per cui i costi totali sono uguali ai ricavi, tutto a inizio da questa uguaglianza.
Ricavi = costi totali = punti di equilibrio, il punto di differenza dove non si ha né guadagno, né perdita, la quantità da produrre e vendere per trovare il punto di equilibrio, quindi so che in quel punto, se produco e vendo di più, guadagno, se vendo di meno, perdo e in base a questo posso fare delle scelte.
Ho un’unica incognita Q, quanto devo produrre e vendere per raggiungere l’equilibrio e per non rimetterci, perché i costi fissi, il prezzo di vendita, il costo variabile unitario, quindi tutti i costi sono già dati.
Costi totali = costi fissi + costi variabili U=R-C
Sull’asse delle ordinate abbiamo le curve di costi e ricavi, quindi noi tracciamo una proiezione delle curve sull’asse delle ordinate, se l’intersezione della curva dei ricavi è sopra alla curva dei costi, vuol dire che i ricavi sono maggiori dei costi, quindi per ogni quantità di vendita a destra di Q è un guadagno.
La contabilità dei costi mi permette di operare delle scelte, non posso andare ad agire sul prezzo di vendita, devo andare ad agire sui costi di fabbricazione, se faccio la proiezione sull’asse, i ricavi che ottengo a destra di Q è sempre dei costi totali, che avrò per la stessa quantità.
Il punto di partenza dei costi totali, sono i costi fissi ma anche se la produzione è zero i costi fissi ci sono, l’inclinazione sono i costi variabili.
Costi, ricavi = vendita/quantità = che mi permette di conseguire i ricavi = costi
Il punto Q è l’intersezione del punto di equilibrio dove i costi e i ricavi si incontrano e dove i costi sono uguali ai ricavi e scende fino all’asse delle ascisse e qui avrò quella quantità che mi permette di conseguire ricavi = costi.
Un costo di chiama fisso quando esso non varia al variare della quantità prodotta e venduta, la rappresentazione dei costi fissi non parte da zero a prescindere dalla quantità prodotta e venduta, i costi fissi non sono fissi all’infinito fino a quando non cambia la struttura produttiva o organizzativa, immediatamente al cambio della struttura, aumenta o diminuisce ed è indipendente dalla quantità prodotta.
Li chiamo fissi se la quota è maggiore di quella variabile.
I costi variabili variano al variare della quantità prodotta e venduta, i costi variabili sono direttamente proporzionali alla prodotta e venduta.
La chiamo variabile se la quota è maggiore di quella fissa.
Costi semivariabili = prevale la componente variabile
Costi semifissi/semivariabili = ho una somma di costi fissi/costi variabili e prevale la componente fissa.
Costi totali = costi fissi + costi variabili
Esempio di costi fissi : affitto dei locali
Esempio di costi variabili : materie prime, scheda telefonica.
Esempio: utenze (bollette), il costo fisso è il canone e il sto variabile è il consumo.
Spese di manutenzione e riparazione possono essere costi variabili oppure costi fissi se c’è un contratto annuale.

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