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Indice

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Indice:

Italiano: Peter Pan e Pascoli, il Fanciullino……….6

Storia: Disney e il Nazismo……………………………………….14

Diritto: Oswald e il diritto d’autore………………………………21

Scienze delle finanze: Paperino e le imposte……26

Ec. aziendale: Le imprese industriali……………………………32

Inglese: Ewan Loke, Internet……………………………………..37

Informatica: Database………………………………………..41

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Introduzione

“Tanta voglia di crescere per poi accorgersi che rimanere bambini è la cosa più bella che ci sia”.

Peter Pan (Jeremy Sumpter)

Vengono spesso considerati un prodotto per bambini, ma in realtà sono nati per gli adulti e ancora oggi, non fa differenza l’età, tengono tutti incollati allo schermo: sono i cartoni animati, così chiamati dall’italianizzazione, se vogliamo un po’ grezza, dell’americano “cartoon”.

La vera e propria comparsa dei disegni animati va collocata nel Novecento, quando cominciò a prendere piede sugli schermi questa nuova forma di intrattenimento, che negli anni Trenta, in America, raggiunse con Walt Disney il top del successo; ed è soprattutto dei cartoni americani che ci occuperemo.

La mia tesina parlerà della storia della Walt Disney, partendo dalla trattazione letteraria della poetica del Fanciullino di Pascoli, per poi affrontare il periodo storico del Nazismo, citando alcune pellicole della Disney che lo ridicolizzano. Quindi, passerò alla trattazione della tematica fiscale, la differenza tra imposte, tasse e contributi, citando un cartone che utilizza la figura di Paperino per convincere i cittadini ad adempiere all’obbligo di pagare le tasse. Poi tratterò la legge sul diritto d’autore parlando di Oswald, il coniglio fortunato e passerò alle imprese industriali. Per finire parlerò di Internet, del

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World Wide Web e di un personaggio di Paperinik, uno scienziato pazzo che crea un potente virus distruggendo la rete Internet. Infine concluderò con il Database.

Questa tesina riunisce i classici Disney come il famoso Donald Duck (Paperino) e Peter Pan, l’eterno bambino che non vuole crescere e si rifugia lontano dal mondo degli adulti visto pieno di pericoli e potrebbe avere ragione: chi non vorrebbe tornare per un istante bambino?

Storia: Disney e il Nazismo

Diritto: Oswald e il diritto d’autore

Italiano: Peter Pan e Pascoli, il Fanciullino

Scienze delle finanze: Paperino e le imposte

Economia aziendale: Le imprese industriali

Economia aziendale: Pixar e Walt Disney

Informatica: Database industriali

Inglese: Ewan Loke, virus e antivirus

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Tutti i nostri sogni possono diventare realtà, se abbiamo il coraggio di perseguirli.

Walter Elias Disney

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“I only hope that we never lose sight of one thing — that it was all started by a mouse.”

Italiano

Peter Pan e Pascoli, il Fanciullino

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Peter Pan e Pascoli, il Fanciullino

Tutti i bambini, tranne uno, crescono.

da “Peter Pan” di James Matthew Barrie

Una delle fiabe di Walt Disney più amate e raccontate ai bambini è Peter Pan. La favola si apre con la figura del signor Darling, uno dei tanti adulti che non si riconnette più con il “fanciullino” che c’è in lui perché è troppo preso dalle sue attività (fare i conti) ed è così che perde buona parte delle potenzialità e dei segreti che nel fanciullino di Pascoli sono contenute e sono anche ciò che l’uomo condivide con Dio e con l’universo.

Peter Pan è l’immagine di un bambino che non vuole crescere e non vuole avere nessun contatto con la realtà, e ci ricorda che all’interno della nostra psiche o del nostro cuore esiste un angolo in cui si mantiene intatto il nostro “bambino divino” o “bambino interiore” che possiede le potenzialità e le modalità di agire dell’infanzia; basta “risvegliarlo”. Pascoli afferma che in ognuno di noi esiste un fanciullino che nell’infanzia si confonde con noi, ma, anche con il sopraggiungere della maturità, non cresce e continua a far sentire la sua voce ingenua suggerendoci quelle emozioni e sensazioni che solo un bambino può avere.

Giovanni Pascoli

La vita: Giovanni Agostino Placido Pascoli, quarto di ben dieci figli, nacque a San Mauro di Romagna nel 1855, da Ruggiero, amministratore di una tenuta («La Torre») della famiglia Torlonia, e da Caterina Vincenzi Alloccatelli.

Dai sette ai quattordici anni il poeta studiò nel collegio «Raffaello» a Urbino, che dovette lasciare dopo la tragica morte del padre, ucciso da sconosciuti, mentre, in un calesse tirato da una “cavallina storna”, tornava a casa dalla fiera di Cesena.

Colpito da altri lutti familiari, come la morte della madre e della sorella maggiore, Pascoli continuò tra molti stenti gli studi e, vincendo una borsa di studio (della commissione faceva parte Carducci), s’iscrisse alla facoltà di Lettere dell’Università di Bologna.

Durante gli anni d’Università aderì alle idee socialiste e anarchiche e partecipò alle dimostrazioni in favore di Passanante, dopo un attentato al re Umberto I. Fu arrestato e trascorse tre mesi in carcere (1879).

Assolto e liberato, riprese gli studi, si laureò nel 1882 discutendo una tesi sulla lirica greca di Alceo e subito dopo cominciò la carriera d’insegnante di latino e greco, prima nel Liceo di Matera e poi in quelli di Massa e Livorno.

In queste due città chiamò a vivere con sé le sorelle Ida e Maria (Mariù), ricostruendo idealmente quel «nido» familiare che i tanti lutti avevano disgregato.

Questa sorta di attaccamento morboso alle sorelle, che rivestirono per lui un’evidente funzione “materna”, accentuò il suo isolamento sentimentale, rivelando una struttura psicologica assai fragile: quella, cioè, di chi, fissato a una condizione di eterno fanciullo, cerca dentro le pareti del “nido” la protezione dal mondo esterno degli “adulti”, considerato costantemente minaccioso e carico di insidie.

L’ambiguità di questo rapporto si rivelò in modo acuto nel 1895, quando Ida si sposò: il matrimonio della sorella fu visto dal poeta come una sorta di profanazione dell’intimità del “nido” e provocò in lui reazioni spropositate e profonde crisi depressive.

Dopo aver ottenuto la titolarità di Letteratura latina nelle Università di Messina – dove insegnò fino al 1903 – e di Pisa, Pascoli passò finalmente (1905) a occupare, a Bologna, quella prestigiosa cattedra di Letteratura italiana che era stata del Carducci.

Morì a Bologna nel 1912 per un tumore allo stomaco, assistito dalla sorella Mariù.

Il pensiero

Una concezione dolorosa della vita: Pascoli ebbe una concezione dolorosa della vita, sulla quale influirono due fatti principali: la tragedia familiare e la crisi del Positivismo.

La tragedia familiare colpì il poeta il 10 agosto del 1867, quando fu ucciso il padre Ruggiero. Alla morte del padre seguirono, in rapida successione, quella della madre, della sorella maggiore, Margherita, e dei fratelli Luigi e Giacomo.

Questi lutti lasciarono nel suo animo un’impressione profonda e gli ispirarono il mito del “nido” familiare da ricostruire, del quale fanno parte idealmente anche i morti, legati ai vivi dai fili di una misteriosa presenza.

In una società sconvolta dalla violenza, in una condizione umana di dolore e di angoscia esistenziale, la casa è il solo rifugio nel quale i dolori e le ansie si placano.

L’altro elemento che influenzò il pensiero di Pascoli fu la crisi del Positivismo, che travolse i suoi miti più celebrati: quelli della scienza liberatrice e del progresso.

Il rinnovamento della società, promesso dalla scienza, non si era realizzato. I conflitti internazionali per le conquiste coloniali e i conflitti all’interno dei singoli

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Stati dimostravano l’impossibilità di giungere alla soluzione dei problemi umani e sociali, perché lo sviluppo morale dell’uomo, ancora soggetto all’egoismo, alle passioni e alla violenza, era talmente in ritardo rispetto allo sviluppo della scienza che quest’ultimo rischiava di risolversi a danno degli uomini, qualora costoro se ne servissero per i loro fini egoistici e di potere.

Pascoli, nonostante fosse inizialmente un seguace delle dottrine positivistiche, non solo riconobbe l’importanza della scienza nella risoluzione di questi problemi, ma l’accusò anche di aver reso più infelice l’uomo, distruggendo in lui quella fede in Dio e nell’immortalità dell’anima che era stata per secoli il suo conforto.

Pertanto, perduta la fede nella forza liberatrice della scienza, Pascoli fece oggetto di meditazione proprio ciò che il Positivismo aveva rifiutato di indagare: il mondo che sta al di là della realtà fenomenica, il mondo dell’ignoto e dell’infinito, il problema dell’angoscia dell’uomo, del significato e del fine della vita.

E concluse che tutto è mistero nell’universo e che gli uomini sono creature fragili ed effimere, soggette al dolore e alla morte, vittime di un destino oscuro e imperscrutabile.

L’umanitarismo pascoliano: Da questa constatazione Pascoli fu tratto a formulare una teoria etico-sociale un po’ nebulosa, di origine sentimentale, improntata a un generico umanitarismo.

“La vita è bella, - dice nella prefazione a Myricae – tutta bella, cioè sarebbe Pascoli esorta gli uomini a bandire, nei loro rapporti, l’egoismo, la violenza, la guerra, a unirsi e ad amarsi come fratelli nell’ambito della famiglia, della nazione e dell’umanità., se noi non la guastassimo a noi e agli altri… Gli uomini amano più le tenebre che la luce, e più il male altrui che il proprio bene. E del male volontario danno, a torto, biasimo alla natura, madre dolcissima”.

E giacché il male e il dolore sono un prodotto degli uomini e non della natura, soltanto con la solidarietà e la comprensione reciproca gli uomini possono vincere il male e il destino di dolore che incombe su di essi.

I due fanciullini:

Tale condizione umana è rappresentata simbolicamente nella poesia:

“Due fratellini, dopo essersi picchiati, messi a letto dalla madre, nel buio che li avvolge (simbolo del mistero) dimenticano l’odio che li aveva divisi e si abbracciano trovando l’uno nell’altro un senso di conforto e di protezione, sicché la madre, quando torna nella stanza, li vede dormire l’uno accanto all’altro e rincalza con un sorriso le loro coperte”.

Il senso del mistero: La poetica di Pascoli è legata alla sua concezione del mistero come realtà che ci avvolge.

A esplorare questo mistero si sono rivelate impotenti tanto la filosofia quanto la scienza, perché l’una non ha saputo dare una spiegazione sicura del mondo, l’altra non ha saputo assicurare all’uomo la felicità promessa e il dominio incontrastato sulla natura.

Ma là dove hanno fallito il filosofo e lo scienziato può riuscire il poeta, il quale, anche se non perviene alla piena rivelazione del mistero, può illuminarlo mediante improvvise intuizioni, scoprendo il segreto della vita universale e le corrispondenze arcane tra le creature e le cose.

Partendo da questa capacità conoscitiva della poesia, Pascoli elaborò una particolare poetica che va sotto il nome di “poetica del fanciullino”, dal titolo di una sua prosa, in cui sviluppò il concetto prerazionale e intuitivo della poesia.

Fedone

Egli prende lo spunto da un passo del Fedone di Platone: a Socrate che, ormai deciso a bere la velenosa cicuta, ha parlato dell’immortalità dell’anima, Cebète e Simmia, pur convinti delle parole del maestro, dicono di aver paura della morte, come se in essi ci fosse un fanciullino, che ha di questi sgomenti.

Per Platone dunque, il fanciullino era il simbolo delle superstizioni e dei terrori della morte e dell’oltretomba da cui siamo turbati sin dalla fanciullezza e che sopravvivono in noi anche quando siamo adulti, nonostante le persuasioni contrarie della ragione.

Pascoli s’impadronisce di questa immagine, ma fa del fanciullino il simbolo dell’irrazionale: del modo, cioè, tutto particolare, ingenuo e incantato, di vedere e di sentire che è proprio del poeta.

Questo fanciullino – egli dice – è in tutti gli uomini, i quali perciò sono tutti più o meno poeti, ma nella maggior parte di essi, distratti e presi dalle loro attività pratiche, il fanciullino tace; in altri, invece, più sensibili e sognanti, cioè nei poeti veri e propri, il fanciullino fa sentire continuamente la sua voce di stupore davanti alla bellezza della natura e al fascino del mistero.

Puer ut poeta: A prima vista può sembrare che la “poetica del fanciullino” sia un modo mitico di affermare la liricità della poesia, ossia l’idea della poesia pura, genuina espressione del sentimento, immune da interferenze intellettualistiche e da ogni finalità pratica.

Vista sotto questo aspetto, essa è analoga a quelle poetiche che possiamo definire, in senso lato, dal Vico al Croce.

Ma, quando le poetiche romantiche parlano del poeta ut puer, intendono una fanciullezza ideale, tipica della poesia che contempla stupita le cose.

Pascoli, invece, confonde questa fanciullezza ideale con la reale fanciullezza, chiusa in un mondo limitato, e pertanto inverte i termini: passa cioè dal concetto del poeta ut puer a quello del puer ut poeta, del fanciullo-poeta, facendo così fare al poeta «un vero e proprio regresso psicologico».

Con questo concetto del fanciullo-poeta si spiegano sia la tendenza a pargoleggiare che guasta tante poesie di Pascoli – la tendenza, cioè, a fingere un’anima fanciulla, artificiosa come lo sono tutte le finzioni – sia la condanna della cosiddetta «poesia applicata».

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Giovanni Pascoli nel 1900

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Casa Pascoli. Lo studio del poeta con le tre scrivanie: per la poesia italiana, per quella latina e per la saggistica dantesca

Disegno del Pascoli

Un taccuino del laboratorio pascoliano

Storia

Disney contro il nazismo e le pellicole a tema

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Nel corso della sua carriera Walt Disney e i suoi collaboratori, come tanti altri cineasti, non rimasero esclusi dalla produzione durante il tumultuoso periodo storico della seconda guerra mondiale.

Appunto tra il 1941 e il 1945 gli studi Disney, dopo l’attacco giapponese a Pearl Harbor, furono occupati da soldati dell’esercito americano con la richiesta di creare film d’intrattenimento e d’istruzione per i militari, nonché film di propaganda.

A Disney non piacque lavorare con molte delle autorità militari e di governo che avevano il compito di esaminare i suoi film.

«Certune di quelle persone, quando si infilavano un’uniforme, si sentivano investiti di chissà quale potere», si rammaricò nel 1956. «Proprio non riuscivano a resisterle».

Tra le tante pellicole a tema ricordiamo: Education for Death: The Making of the Nazi (1943), Der Fuehrer’s Face (1943).

Education for Death: The Making of the Nazi

Il cortometraggio disneyano, tratto dal libro di Gregor Ziemer, scrittore e pedagogista che visse a Berlino, racconta la storia del piccolo Hans, nato nella Germania di Hitler.

Viene quindi mostrata l’educazione nazista dei bambini, scene terribili: viene narrato come un timido bambino indifeso possa diventare, con il lavaggio del cervello, così spietato nell’uccidere.

Hans viene sbeffeggiato dai compagni di classe e dal professore per essere tanto altruista e buono con i più deboli; il piccolo decide, a un certo punto, di unirsi alla marcia nazista inneggiando al Führer, cercando così di integrarsi con i compagni e non sentirsi inferiore.

La sequenza dei bambini che marciano continua fino al mutare della scena, con i bambini che ora sono ragazzi cresciuti, acclamati dalla folla.

Si verifica un altro cambio di immagini: ora sono tutti adulti, in un campo di battaglia, dove continuano a marciare ininterrottamente per Hitler.

Alla fine il paesaggio scompare e rimane solo più un triste prato ricoperto di tantissime lapidi.

Questo cartone esprime bene il lato più oscuro del nazismo con la sua educazione improntata sulla bugia.

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Sintesi

Sintesi Walt Disney tesina

“Tanta voglia di crescere per poi accorgersi che rimanere bambini è la cosa più bella che ci sia”, Peter Pan (Jeremy Sumpter).

Vengono spesso considerati un prodotto per bambini, ma in realtà sono nati per gli adulti e ancora oggi, non fa differenza l’età, tengono tutti incollati allo schermo: sono i cartoni animati, così chiamati dall’italianizzazione, se vogliamo un po’ grezza, dell’americano "cartoon".

La vera e propria comparsa dei disegni animati va collocata nel Novecento, quando cominciò a prendere piede sugli schermi questa nuova forma di intrattenimento, che negli anni Trenta, in America, raggiunse con Walt Disney il top del successo; ed è soprattutto dei cartoni americani che ci occuperemo.

La mia tesina parlerà della storia della Walt Disney, partendo dalla trattazione letteraria della poetica del Fanciullino di Pascoli, per poi affrontare il periodo storico del Nazismo, citando alcune pellicole della Disney che lo ridicolizzano. Quindi, nella mia tesina di maturità passerò alla trattazione della tematica fiscale, la differenza tra imposte, tasse e contributi, citando un cartone che utilizza la figura di Paperino per convincere i cittadini ad adempiere all’obbligo di pagare le tasse. Poi tratterò la legge sul diritto d’autore parlando di Oswald, il coniglio fortunato e passerò alle imprese industriali. Per finire parlerò di Internet, del World Wide Web e di un personaggio di Paperinik, uno scienziato pazzo che crea un potente virus distruggendo la rete Internet. Infine concluderò con il Database.

Questa tesina riunisce i classici Disney come il famoso Donald Duck (Paperino) e Peter Pan, l’eterno bambino che non vuole crescere e si rifugia lontano dal mondo degli adulti visto pieno di pericoli e potrebbe avere ragione: chi non vorrebbe tornare per un istante bambino?

Collegamenti

Walt Disney tesina

  • Italiano - Peter Pan e Pascoli, il fanciullino.
  • Storia - Disney contro il nazismo e il nazismo.
  • Diritto - Oswald, il coniglio fortunato e il diritto d'autore.
  • Scienze delle finanze - Paperino e le entrate pubbliche.
  • Economia aziendale - Le imprese industriali.
  • Inglese - Ewan Loke, Internet e World Wide Web.
  • Informatica - Il Database.
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