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Decadentismo

Terminologia

Accezione ristretta: riferita a un gruppo di scrittori francesi Les decadents che si caratterizzarono negli anni '80 dell'Ottocento per il loro programma, anche definito in riviste e manifesti e i loro romanzi o opere manifesto. Il modello per Wild del Ritratto di Dorian Gray e di D'Annunzio è l'opera manifesto "A rebours" (controcorrente) di Huysmans, è infatti il primo manifesto esteta. Il sonetto Langueur di Verlaine fa capire lo stato d'animo di questi poeti e identifica anche la loro poetica. Era stato pubblicato sul periodico Le Chat noir.

Accezione più generale: abbraccia scrittori con le tematiche e figure stilistiche che si collocano tra fine Ottocento e inizio Novecento, con propaggini anche agli anni successivi del Novecento (definizione troppo estrema per la Marchisio, concezione troppo esasperata). Consiste in una corrente culturale molto vasta, con varie manifestazioni ed esperienze culturali. Essendo una corrente letteraria, non ha date prestabilite o limiti, alcune tematiche verranno analizzate lungo tutto un secolo.

Langueur

Evidenza subito il motivo della decadenza, lo stato d'animo generalizzato degli scrittori decadenti e la loro poetica. Il poeta afferma di identificarsi con l'impero romano nel periodo della decadenza, che guarda passare i barbari senza fare nulla = avvertono il senso della fine di un'epoca, un senso di morte di un'epoca, estenuazione e languore delle energie vitali, in quanto c'è l'imminenza della fine. I barbari rappresentano il pericolo, ma l'impero romano non fa nulla, li guarda passare ma non combattono. Esplicitano la loro inabilità di fronteggiare la realtà con i suoi pericoli, a causa di mancanza di energia, infatti si rifugeranno in sogni ed evasioni.

Si sentono estenuati, stanchi, sentono la fine di un'epoca e corruzione. L'anima soffre di una noia esistenziale che domina l'animo, la solitudine (lo Spleen di Baudelaire). Le metafore esplicitano la poetica degli autori: la poesia sarà lontana dalle battaglie, sarà una poesia vuota, non ci saranno messaggi da comunicare per questa generazione di poeti, staranno lontani dagli eventi, saranno privi di impegni sociali perché loro sono privi di passioni (Tu as bu, tout est mangé, plus rien à dire). Le poetiche dei decadenti mireranno al concetto di poesia pura, senza intenti educativi, morali, sociali, la poesia si riduce alla raffinatezza, alla bellezza. "Style d'or, Acrostiche indolent, poème un peu niais, qu'on jette au feu" sono metafore con un'immagine bella ma che esprimono il vuoto. Il senso di fine di un'epoca esprime il senso della fine della poesia con i suoi messaggi e i grandi contenuti.

Visione del mondo decadente

È definita "irrazionalismo misticheggiante", è una visione irrazionalistica, opposta alla visione del positivismo a cui aderisce Verga con il suo materialismo pessimistico ateo. I decadenti rifiutano la concezione del positivismo, ovvero la convinzione che la realtà sia un complesso di fenomeni concatenati da rapporti di causa-effetto (persino i sentimenti). Secondo i decadenti non c'è possibilità di conoscere la realtà attraverso la scienza e la razionalità. Il dominio razionale dell'uomo sul mondo è una "superba foebe". La realtà è inconoscibile attraverso la ragione in quanto il mondo è la realtà sensibile, ovvero quella che percepiamo con i sensi. La vera realtà è il mistero, l'assoluto, le corrispondenze segrete che legano tutti gli aspetti del mondo reale al di là della realtà sensibile. Questa realtà e l'uomo sono legati tramite una serie di corrispondenze arcane e misteriose di suoni, colori, profumi. Perciò l'uomo e il mondo si possono fondere assieme.

Les correspondances

Baudelaire anticipa le poetiche simbolistiche con "Les correspondances" pubblicata nel 1875. Già dall'inizio della poesia ci sono delle metafore.

  • La natura come foresta dei simboli, il poeta e gli artisti in generale hanno l'empatia, la capacità di penetrare il mistero della natura, capacità sensitive, strumenti irrazionali e riesce a cogliere questi misteri.
  • La natura è un tempio, un luogo sacro, divino e misterioso. L'artista riesce a percepire il mistero della natura per vie intuitive.

Nelle terzine parla della fusione di profumi, colori, suoni della natura e si sofferma sulle sensazioni olfattive che prova davanti al mistero della natura. Essi offrono una sensazione di dolcezza, innocenza, purezza primigenia attraverso le vie intuitive dell'artista.

Gli strumenti irrazionali

Questa fusione tra io e mondo, e la percezione degli aspetti misteriosi che stanno al di là della realtà sensibile può essere colta solo tramite strumenti irrazionali. Gli intellettuali cercano di cogliere questo mistero e questa rete di corrispondenze, ma non comprenderà mai questo mistero.

Il primo strumento irrazionale che permette la conoscenza della vera realtà sono:

  • L'inconscio; i decadenti sono molto attratti dall'inconscio, dalle pulsioni, dagli istinti. Serve a sondare il mistero della vita umana, l'eros è quello fondamentale, ed è la pulsione verso la vita, l'amore o il thanatos che è l'attrazione verso la morte e l'autodistruzione, senso di disfacimento e fine.
  • Gli stati abnormi della coscienza; sono le alterazioni della coscienza come il sogno, l'incubo, le allucinazioni e la malattia (nevrosi). Permettono di cogliere questo assoluto, in quanto la coscienza è alterata, è spenta e dà spazio all'incoscienza. Possono quindi dividersi in
    • Naturali: quanto si sogna o si è malati
    • Provocati: alterazioni indotte da uso di droghe, alcol e assenzio. Credono che la creazione artistica fosse potenziata da ciò. I Poètes Maudits, in particolare Rimbaud, diceva che bisognava seguire la sregolatezza di tutti i sensi attraverso le droghe, l'alcol e l'omosessualità per arrivare all'assoluto.
  • Il panismo ≤ dal greco pan che significa tutto e nismo il dio della brezza vitale, della sfrenatezza sessuale, e dei boschi. Panismo significa fusione dell'io con la vita della natura, in quanto la vita dell'io si prolunga eternamente nella vita della natura, andando oltre i limiti della vita umana. È un'esperienza oltre umana, un'esperienza misticheggiante ('transumanare' o 'indiarsi' sono i verbi che conia Dante nel canto I quando ascende a Dio con il corpo e l'anima).
  • L'arte; l'artista non sa solo produrre un'opera, bensì viene delineato anche come figura di veggenti, che sa spingere lo sguardo al di là della realtà sensibili.

Temi

Perversione

Tutte le fantasie erotiche, di lussuria, masochiste, sadiche che la figura dell'esteta deve sperimentare. In quanto deve provare tutti i piaceri, anche le forme di crudeltà più feroci, come l'assassinio, sempre con indifferenza. I tre esteti principali sono:

Autore Libro Personaggio
Huysmans A rebours Des Esseintes
Wilde Ritratto di Dorian Gray Dorian Gray
D'Annunzio Il piacere Andrea Sperelli

La malattia

Soprattutto la nevrosi, è un carattere distintivo. È uno strumento di conoscenza della realtà (Zeno nella Coscienza di Zeno, è malato di nevrosi ma capisce che i veri malati sono quelli che si definiscono 'sani', ovvero la società borghese).

Il thanatos

È l'istinto distruttore, compresente all'eros, istinto di costruzione. È l'attrazione per la morte e quasi sempre trionfa sull'istinto costruttore. Questo si capisce per esempio dal titolo del romanzo Il trionfo della morte di D'Annunzio, e Morte a Venezia di Thomas Mann. Venezia è amata dai decadenti perché è grandiosa, ma gli era stato individuato questo fascino di decadenza, morte e corruzione. Sono attratti dalla morte perché avvertono questo senso di fine, di una civiltà e di un'epoca, che si traduce in tematiche nere.

Vitalismo

Esaltazione della pienezza vitale, degli istinti (spirito dionisiaco di Nietzsche). L'energia vitale, la forza è una maschera che nasconde la malattia, la corruzione, la morte, la debolezza. E ciò riflette la condizione della società. I protagonisti sono inoltre la proiezione degli autori stessi.

Eroi decadenti

  • L'artista maledetto: disprezza la società borghese e conduce, in sua contrapposizione, una vita sregolata, misera, errabonda, ai margini della società perché rifiuta quella società e i suoi valori. Fa uso dei paradisi superficiali come alcol, droga, sesso... è principalmente una figura francese.
  • L'esteta: è l'artista superiore al mondo borghese, a cui è contrapposto e di cui ha orrore. È il trionfo del brutto e della volgarità secondo l'esteta. Va contro la morale, non segue le leggi del bene e del male, bensì quelle del bello, del piacere, dell'arte e vuole fare la sua vita un'opera d'arte.
  • L'inetto: è un personaggio che popola i romanzi stranieri e italiani. Nasce da Dostoevskij e viene sviluppata da D'Annunzio nel Trionfo della Morte. Il primo inetto che compare nella produzione di Svevo è Alfonso Nitti in "Una vita", poi in "Senilità" la figura di Emilio Brentani e Zeno Cosini della "Coscienza di Zeno", dove la sua inettitudine e la sua malattia diventa un elemento di conoscenza della malattia borghese, non è più un marchio di inferiorità. Gli inetti di Pirandello sono Mattia Pascal di "Il fu Mattia Pascal" e Vitangelo Moscarda di "Uno, nessuno centomila". Alla base della costruzione dell'inetto c'è la critica della società borghese, apparentemente sani, dominatori e padroni del mondo. Attraverso processi storico-sociali, gli scrittori forgiano la figura dell'inetto in contrapposizione a una società concentrata sull'utile, la carriera e il denaro. L'inetto è incapace a costruirsi una vita normale secondo la società borghese, in cui non riesce più a coincidere. È un essere debole, fragile, incapace di assumersi delle responsabilità, è incapace di affrontare la realtà, di fare delle scelte, amare, incapace di crearsi un futuro lavorativo e realizzarsi nella carriera e nella famiglia. È quindi una figura in contrasto con la borghesia perché non riesce a realizzarsi come secondo i valori borghesi. Si rifugiano quindi nelle loro fantasie, nei sogni compensatori, costruiscono una realtà fittizia, di autoinganni, di maschere per giustificare il suo fallimento di realizzazione e di inserimento nella società.
  • Donna fatale: è l'opposto dell'inetto: tanto l'uomo è debole, frustrato, incapace a vivere, tanto la donna domina su di lui. È lussuriosa, perversa, crudele. Ippolita, nel romanzo di D'Annunzio viene definita la Nemica. Contrasta i sogni di grandezza, megalomani di Giorgio e ostacola i progetti superomistici di autoaffermazione dell'inetto. Questa donna che contrasta l'uomo e che consuma le energie vitali del maschio, non è descritta in modo reale, è, invece, come l'inetto nevrotico vede la donna. È una costruzione mentale, la proiezione delle angosce e delle debolezze del personaggio stesso.
  • Il fanciullino pascoliano: è un'altra variante dell'inetto, è il poeta adulto, un personaggio incapace di affrontare la vita adulta. È un personaggio insicuro, debole, fragile, che si rinchiude nel nido familiare originario. Non è capace a costruirsi una sua famiglia e non vuole neanche, vuole vivere protetto e sicuro nel nido familiare. È un bambino, non è mai cresciuto, ha una sensibilità acuta ma infantile. Se nella sua vita adulta è un inetto, incapace di realizzare una famiglia e di relazionarsi con le donne, d'altra parte ha una sensibilità molto acuta, una visione fresca ingenua, un modo di approcciarsi alla realtà in modo irrazionale, alogico. Si atteggia con occhi stupiti di fronte al mondo, alla natura, come se lo vedesse la prima volta "fanciullino come l'Adamo". Il poeta fanciullo, come gli uomini primitivi e gli antichi, ha la capacità di accostarsi alla realtà con uno sguardo che va al di là della realtà sensibile, e quindi capace di cogliere il mistero, l'assoluto, le corrispondenze. È quindi una visione misticheggiante.
  • Superuomo dannunziano: si ispira alla teoria del superuomo di Nietzsche, la cui teoria è distorta completamente. Nel romanzo "Le vergini delle rocce" del 1895, si delinea il superuomo. Anche qui, è solo una maschera dell'inetto, individuo debole e incapace a fare scelte. Il superuomo nasce dopo la figura dell'esteta Andrea Sperelli e del mezzo esteta e superuomo Giorgio Aurispa del "Trionfo della morte". Non vuole isolarsi come i personaggi precedenti, rinunciando all'azione, bensì vuole gettarsi nell'azione. Ha un progetto esplicitato all'inizio del romanzo: vuole andare a cercare una donna malata, la cui famiglia ha la tara genetica della follia, della nobiltà borbonica per generare il futuro superuomo. Questo progetto si colora poi di significati negativi politici, va a sostenere nazionalismo, imperialismo e in qualche modo la dittatura fascista futura di Mussolini. Da questo superuomo vuole creare una stirpe aristocratica di uomini forti, che instaureranno una dittatura in Italia, sottomettendo "la gran bestia del popolo" che ridiventerà schiavo e sarà uno strumento per riportare l'Italia alla grandezza dell'antica Roma (mito poi del fascismo). Verrà rigenerata al suo interno da questa forte stirpe, che combatterà i mali radicati della democrazia, del liberalismo, dell'egualitarismo, del parlamentarismo. Inoltre, lancerà l'Italia verso la grandezza coloniale conquistando un grande impero. Questa è la banalizzazione delle teorie dell'oltre uomo nietzschiano. Ciò rimane un progetto a livello di sogno per il protagonista Claudio Cantelmo, verrà infatti rimandato, e ciò dimostra che è incapace ad agire, un megalomane. Questi personaggi, a parte la donna, hanno una psicologia molto contorta, labirintica, pieni di contraddizioni interiori e quindi il romanzo che ha come protagonista questi personaggi è un romanzo psicologico. È molto diverso dal romanzo verista perché analizza l'interiorità del personaggio. La narrazione sarà quindi condotta dal discorso indiretto libero, in cui il narratore in terza persona entra nei pensieri e nelle riflessioni dei personaggi. D'Annunzio e Svevo furono i promotori di questo tipo di romanzo.

D'Annunzio

Vita

Spettacolarizzo e propagandò la sua vita, vivendo per diventare un mito per gli altri al fine di far vendere meglio le sue opere. Nasce a Pescara nel 1863 da una famiglia borghese. Compie gli studi liceali in Toscana e poi si trasferisce a Roma per compiere studi universitari. Si iscrive alla facoltà di lettere ma non si laureò mai. Infatti si dedicò al giornalismo collaborando con vari periodici. Si dedicò alla cronaca rosa, in quanto frequentatore dei saloni romani. Frequentava l'alta aristocrazia romana, si dedica ad una vita lussuriosa e piena di scandali. Pubblica il Piacere e le sue prime raccolte di versi e novelle nel 1889.

Dal punto di vista della prosa viene inaugurato il romanzo psicologico con "Il piacere". Mentre la raccolta Myricae di Pascoli del 1891 segna l'inizio del decadentismo italiano. Negli anni '80 D'Annunzio inizia a costruirsi la maschera dell'esteta, si circonda di begli oggetti, arredi, d'arte, belle donne e vive una vita lussuosa... Pone al centro della sua vita il culto della bellezza e dell'arte, che poi trasporta nel personaggio di Andrea Sperelli. Disprezza la morale, ha relazioni con donne sposate e passa da un'avventura galante all'altra. Il piacere viene pubblicato alla fine di questi anni, quando è già in crisi con questo ideale di vita da esteta, ciò si riflette nel romanzo e nel personaggio. Oltre ad ammirare il suo personaggio da esteta, lo disprezza, lo svaluta, mettendo in evidenza gli aspetti negativi. Evidenzia la sconfitta del suo personaggio, che riflette quella personale da esteta, esprimendo tutta la sua critica per questo modo di vivere.

Dopo aver vissuto questa vita mondana, lussuosa e fatta di avventure, si getta nell'azione politica, come il suo superuomo. Inizia la sua fase superomistica, vivendo nel frattempo anche da esteta, ovvero sempre in modo grandioso. Nel 1897 inizia la sua carriera politica come deputato della Destra, per protesta ai tentativi autoritari dell'inizio Novecento (generale Pelli e leggi liberticide), passa nelle file della Sinistra. Vive sempre la sua vita dispendiosissima, in una villa sui colli di Fiesole. Uno degli amori più importanti è quello con Eleonora Duse, attrice famosa.

Punta alla spettacolarizzazione della sua vita, a proporsi come un mito di massa, perché la sua vita lussuosa, i suoi amori e le imprese spericolate siano tutte pubblicizzate. Lo fa perché ha bisogno di vendere i suoi prodotti letterari, capisce i meccanismi e le leggi della società di massa.

Si crea un paradosso: è lo scrittore che si scaglia di più contro la società borghese volgare che vende l'arte e non capisce la sua grandezza, vuole salvare la bellezza e l'arte secondo gli atteggiamenti dell'esteta, ma dipende più di tutti dalle leggi della società di massa.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/10 Letteratura italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher clarine1972 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Contini Milena.
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