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La solitudine

“La solitudine, si sa, non tutti se la possono permettere, non se la possono permettere i vecchi, non se la possono permettere i malati, non se la può permettere il politico. Un politico solitario è un politico fottuto di solito.

Però sostanzialmente quando si può rimanere soli con se stessi io credo che si riesca ad avere più facilmente contatto con il circostante. Il circostante non è fatto soltanto dei nostri simili, direi che è fatto di tutto l’universo, dalla foglia che spunta di notte in un campo fino alle stelle, e ci si riesce ad accordare meglio con questo circostante, si riesce a pensare meglio ai propri problemi, credo addirittura che si riesca a trovare anche delle migliori soluzioni e siccome siamo simili ai nostri simili, credo si possano trovare soluzioni anche per gli altri. [...]

Ho constatato attraverso la mia esperienza di vita che un uomo solo non mi ha mai fatto paura. Invece l’uomo organizzato mi ha sempre fatto molta paura...”

Così parla De André nel suo “Elogio alla solitudine”, descrivendo in poche parole tutte le sensazioni che questo stato d’animo porta con sé. Come tutte le cose, anche la solitudine necessita di un’analisi totale in tutti i suoi aspetti, da quelli meno paurosi che qualsiasi uomo riesce ad ammettere a quelli “indicibili” che preferiamo nascondere come se non ci appartenessero.

Nessuno merita di essere solo nel corso della sua vita.

La solitudine è quindi una malattia o è l’uomo a considerarla tale?

Paura e angoscia

Davanti ad essa si prova spesso una grande paura, ma credo sia più corretto parlare di angoscia. Della paura si conosce la causa e siamo quindi in grado di fronteggiarla. Dell’angoscia non conosciamo nulla e la solitudine si presenta come una grande stanza buia nella quale ci muoviamo senza sapere dove andremo a finire.

Kierkegaard parla dell’angoscia come il sentimento che l’uomo prova davanti alla possibilità di scelta che Dio gli ha dato. In questo momento l’uomo viene assalito dall’angoscia perché non è in grado di riconoscere quale tra le scelte possibili sia la più adatta per lui. E non può nemmeno seguire le decisioni altrui poiché Kierkegaard sostiene l’unicità e l’irripetibilità di ogni singola esistenza. Ciò che è giusto per gli altri, quindi, potrebbe non esserlo per noi.

Nel momento della scelta l’uomo si ritrova completamente solo ed è in questo momento che avverte il peso della sua vita: la scelta che farà determinerà almeno al 70% il suo futuro ed è questo elemento a stimolare la nostra angoscia. L’individuo si ritrova al “punto zero”, ovvero nel momento dell’indecisione permanente che blocca il suo agire.

Il filosofo prende in considerazione tre possibilità di esistenza che sono “aut...aut”, ovvero inconciliabili tra di loro: la vita estetica, quella etica ed infine quella religiosa. Delle tre solo la fede permette di sconfiggere l’angoscia esistenziale. Si tratta di una scelta rischiosa e incerta, che Kierkegaard paragona ad un “salto nel buio”, ma abbandonando noi stessi alla volontà divina sostituiamo alla disperazione della scelta la speranza e la fiducia in Dio.

L’isolamento nella storia

Questo atteggiamento non appartiene solo ai giorni nostri. Fin dall’antica Grecia l’isolamento veniva considerato come una delle punizioni più terribili che potessero essere inflitte ad un essere umano. L’ostracismo consisteva infatti nell’esclusione di un individuo dalla società, da un gruppo sociale o da una comunità, evitando ogni forma di comunicazione.

È necessario che l’uomo comprenda che dal malessere interiore può nascere qualcosa di enormemente positivo. Quando la solitudine ci viene imposta dalle circostanze ci sentiamo come soffocare e non siamo in grado di liberarci. Ma quando siamo noi a scegliere di restare soli, possiamo ricavarne un grande tesoro per noi stessi e per gli altri, andando alla ricerca di luoghi sconosciuti che abitavano dentro di noi, ma di cui non ci eravamo mai resi conto.

Non possiamo continuare a vivere come se questo sentimento che allontaniamo costantemente non ci appartenesse. La solitudine si impossessa ogni giorno della nostra mente e del corpo fino a trasformarlo.

Come ha detto Orson Welles:

“Nasciamo soli, viviamo soli, moriamo soli. Solo attraverso i nostri amori e l’amicizia si può creare l’illusione, per un momento, di non essere soli.”

La solitudine fin dalla nascita

La sensazione di angoscia ed ansia connessa alla solitudine è presente fin dalla nascita. Freud sosteneva che:

“L’atto della nascita è la prima esperienza d’ansia e quindi la fonte e il prototipo della sensazione d’ansia”

(Senso di abbandono sperimentato fin dalla nascita nei confronti della madre e che si ripete ogni volta che proviamo angoscia di fronte alla solitudine).

La parola solitudine ci richiama alla mente immagini e sensazioni. Un uomo anziano seduto su una sedia ad ammirare il mondo attorno a lui, un pallino bianco, una grande stanza piena di oggetti e arredi che puoi condividere solo con te stesso, l’espressione di angoscia e isolamento dell’urlo di Munch, il Viandante sul mare di nebbia di Francesco Hayez.

Paura, angoscia, una sorta di felicità insignificante, insoddisfazione, freddo. Sono questi i pensieri più comuni che nascono quando la parola solitudine si mostra a noi.

È proprio dell’uomo provare questo stato d’animo composto da vari aspetti i quali necessitano di essere scomposti ed analizzati attentamente come se si trattasse di un quadro cubista dove gli oggetti vengono guardati da vari punti di vista, sopra, sotto, dentro, fuori, di profilo e rappresentati contemporaneamente sulla tela.

Essere da soli ed essere soli

Per parlare di solitudine, dobbiamo prima comprendere il suo significato e le conseguenze che questo concetto porta con sé.

Innanzitutto c’è una netta differenza tra “l’essere da soli” e “l’essere soli”.

Un individuo può provare solitudine anche in mezzo ad una grande folla, ad un ambiente familiare.

Questo può portare ad una sensazione di pressione fisica e psicologica che può sfociare in quello che i medici amano chiamare depressione, ma che depressione non è. È più una sorta di sconfitta personale, di un isolamento che ci è stato inflitto dalle circostanze con cui non siamo stati in grado di batterci.

La sensazione di isolamento può costituire un’importante causa di infelicità. Gli esseri umani, infatti, sono per natura creature sociali e i piaceri che contribuiscono maggiormente alla felicità sono l’amore, l’affiliazione sociale, l’intimità, che vengono ritenuti più importanti della ricchezza e addirittura della salute fisica.

La solitudine possiede quindi una forza tale da poter mutare sia il nostro comportamento che il nostro aspetto fisico, come una grande metamorfosi in cui ogni sforzo tentato per sfuggirle appare inutile.

La parola solitudine evoca vissuti di chiusura al rapporto, isolamento, prigionia, difficoltà o incapacità di relazione. Si associa ad una sorta di comunicazione strangolata, impedita, bloccata in cui gli scambi tra gli interlocutori sono incomprensibili, o addirittura mancano di un destinatario a cui rivolgere il tumulto di pensieri ed emozioni che premono e chiedono di essere espressi.

La solitudine positiva

La doverosa attenzione a questo lato oscuro e distruttivo della solitudine lascia spesso in ombra il fatto che esiste anche un altro lato del fenomeno: una solitudine positiva, gratificante, creativa, gioiosa. Non sempre l’esperienza del distacco dagli altri comporta una sofferenza o un disagio. Ci può anche essere una solitudine non subita, ricercata ma anzi attivamente come condizione favorevole all’arricchimento dell’interiorità, alla creazione di un rapporto stretto con la realtà.

I monaci orientali, ad esempio, decidevano di vivere la loro vita in cima ad una colonna senza mai scendere. Questo ha permesso loro di cogliere uno dei valori più importanti: lo stare soli permette di conoscere se stessi e ci fa comprendere che per stare bene con gli altri è necessario partire dallo stare bene con la propria persona. È quindi una fonte di forza e coraggio.

Seneca ci insegna la buona abitudine dell’auto-analisi. A sera, quando torniamo a casa, dobbiamo sempre interrogare il nostro animo che sarà da noi giudicato. L’isolamento è necessario ogni singolo giorno, ci permette di valutare le nostre azioni, riconoscere gli errori che ogni sera promettiamo di non ripetere più. Attraverso questa abitudine possiamo quindi scacciare i nostri vizi e raggiungere la “virtus”.

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Sintesi

Introduzione Volti della solitudine,tesina

La seguente tesina di maturità liceo scientifico vuole analizzare lo stato d'animo che provoca la solitudine. Gli argomenti che permette di sviluppare questa tesina scientifica sono: Arte:L'Urlo di Edward Munch, Filosofia:Kierkegaard, Francese:Madame Bovary, Latino:Seneca, Inglese:Il mostro di Frankenstein

Collegamenti Volti della solitudine,tesina

Arte - L'Urlo di Edward Munch Filosofia - Kierkegaard Francese - Madame Bovary Latino - Seneca Inglese - Il mostro di Frankenstein
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