LICEO CLASSICO ‘’G.MANNO’’-‐ ALGHERO
ESAMI DI STATO 2015
ALUNNA: SILVIA MARTINELLI
CLASSE V. SEZ. A
IN VINO VERITAS
IL VINO E L’EBBREZZA NELLA STORIA E NELLA LETTERATURA
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INDICE
PREFAZIONE ....................................................................................... 3
BERE VINO COME ATTO DI CIVILTA’ ....................................... 5
VIVE PIU’ A LUNGO IL VINO DELL’OMETTO.......................11
LA DIALETTICA APOLLINEO DIONISIACA ........................... 15
DI VINO, DI POESIA O DI VIRTU’.............................................. 19
IL VINO IN SARDEGNA..................................................................24
IL REGIME ‘’DRY’’ ........................................................................... 29
THE AMERICAN DREAM ............................................................. 33
BIBLIOGRAFIA E SITOGRAFIA...................................................39
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PREFAZIONE
Il tema dell’ebbrezza è presente nella letteratura fin dai tempi dell’antica
Grecia, nella quale poeti e scrittori osannavano e celebravano la ‘’divina
bevanda’’, il vino. Il valore sacrale del vino è tramandato già in Omero, il
quale narra dell’usanza di libare, ossia di versare a terra con gli occhi
rivolti al cielo un’offerta sacrificale; esso era, quindi, un tramite con gli
dei. Nel VI-‐V secolo poi si diffuse l’usanza del simposio (già presente in
forme arcaiche ai tempi di Omero), una riunione conviviale fra membri
dell’aristocrazia, distinta dalla cena e successiva ad essa, in cui si beveva
solamente e si accompagnava il bere con gesti ed usanze che
testimoniavano il valore rituale e sacrale della situazione, durante la
quale venivano declamati versi, fra i quali è opportuno nominare quelli di
Alceo di Mitilene (630 a. C. circa-‐ 560 a. C. circa).Molti suoi
componimenti traggono ispirazione dalla vita politica e terminano con
un'esortazione a bere.“Non bisogna abbandonare l’animo ai mali, non
guadagneremo niente, a tormentarci; il rimedio migliore è farci portare del
vino, e ubriacarci”. Il vino era inoltre utilizzato come medicina; riguardo
quest’uso Ippocrate afferma: ‘ ’Il vino è una cosa straordinariamente
appropriata all’uomo se, nella salute e nella malattia, si amministra con
giudizio e giusta misura secondo la costituzione di ciascuno’’
Nel mondo latino, specialmente con Orazio (65°.C. – 8°.C.) il vino diviene
un farmaco per la tristezza dell’anima, è un compagno unico e
insostituibile per l’uomo. Dopo la definitiva scomparsa di Cleopatra ad
opera di Ottaviano egli afferma “ora compagni è tempo di bere”. Per
Ovidio (43°.C. – 17d.C.), invece il vino è un potente afrodisiaco e ispira le
liriche amorose: “ il vino dispone l’anima all’amore e lo rende pronto alla
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passione”. In tempi moderni, durante il decadentismo, l’uso del vino e
delle sostanze psicotrope in generale è stato esaltato in quanto si
riteneva che affinasse i sensi ed elevasse l’intelletto; Charles Baudelaire
(1821-‐1867) , esponente di questa corrente, esortava:’’Di vino, di poesia o
di virtù: come vi pare. Ma ubriacatevi.’’. Il consumo di bevande alcooliche
è stato tuttavia osteggiato varie volte nel corso della storia, in particolare
negli anni ’20 del ‘900, l’era del proibizionismo americano, durante il
quale vennero approvate una serie di leggi volte ad impedire la vendita
ed il consumo di alcoolici. Tali leggi, però, furono prontamente infrante,
come testimonia F. Scott Fitzgerald nei suoi libri, in particolare ne ‘’Il
Grande Gatsby’’, nel quale egli offre uno spaccato di una parte della
società NewYorkese di quel periodo, la quale era dedita al lusso e
all’eccesso.
Questo excursus nasce dalla volontà di segnalare e far riflettere sul ruolo
predominante che ha avuto il vino nel corso dei secoli nella storia e nella
letteratura, esaltato o osteggiato, ma sempre in una posizione di primo
piano.
‘’Tutto è tossico, niente è tossico, tutto sta nella dose’’ (Paracelso)
Silvia Martinelli
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BERE VINO COME ATTO DI CIVILTA’
Bere vino nel mondo greco era considerato un atto di civiltà. Già Omero
nel sesto libro dell’Odissea sottolinea la maestosa regalità di Alcinoo che
beve con compostezza, sottintendendo la condanna dell’ubriachezza,
bandita dalla vita sociale del nobile guerriero come pesante stonatura,
tant’è vero che i personaggi che venivano mostrati palesemente ubriachi
non erano mai di nobili origini.In questo caso possiamo considerare
esemplare il caso del Simposio, durante il quale si mesceva il vino ad
acqua in modo che i simposiasti evitassero di ubriacarsi eccessivamente,
come possiamo evincere dalla metafora attribuita a Socrate nel
‘’Simposio’’ Platonico:
‘’Se il dio le bagna [le piante] con troppa abbondanza, non riescono a stare
erette né a dispiegarsi quand'è il momento; se invece bevono solo quando a
loro piace, crescono belle dritte e giungono in piena fioritura alla stagione
dei frutti. Lo stesso anche per noi: se buttiamo dentro troppo vino, in breve
tempo il corpo e la mente vacilleranno, e non saranno capaci neppure di
tirare il fiato, tanto meno di dir parola; se invece i servi [... ] ci verseranno
solo una pioggerella, poche gocce in piccoli calici, non saranno trascinati a
viva forza dal vino in uno stato di ubriachezza, ma per effetto di gentile
persuasione arriveranno a una maggiore allegria.’’
In base a questa concezione dell’ubriachezza risulta straniante la figura
di Eracle che, nell’Alcesti di Euripide (circa 438 a. C.), ci viene descritto
con sconcerto ed amarezza da un servo come un ubriaco il quale , mentre
nella casa si odono ancora pianti di disperazione per la morte della
padrona(anche se Eracle non è informato dell’identità del defunto) , si
mette corone in testa e urla canzoni stonate.
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‘’πολλοὺς µὲν κἀπὸ παντοίας χθονὸς
ἤδη
ξένους µολόντας οἶδ' δόµους,
ἐς Ἀδµήτου
οἷς δεῖπνα προύθηκ'· τοῦδ' οὔπω ξένου
ἀλλὰ
κακίον' τήνδ'
ἐς ἑστίαν ἐδεξάµην.
πρῶτα µὲν πενθοῦντα δεσπότην
ὃς ὁρῶν
κἀτόλµησ' πύλας.
ἐσῆλθε ἀµείψασθαι
δ' οὔτι σωφρόνως
ἔπειτα ἐδέξατο
τὰ προστυχόντα ξένια, συµφορὰν µαθών,
εἴ τι µὴ φέροιµεν, φέρειν.
ἀλλ', ὤτρυνεν
ποτῆρα δ' χείρεσσι†κίσσινον λαβὼν
ἐν
πίνει µελαίνης µητρὸς εὔζωρον µέθυ,
αὐτὸν φλὸξ
ἕως ἐθέρµην' ἀµφιβᾶσα
οἴνου. στέφει δὲ κρᾶτα µυρσίνης κλάδοις,
δισσὰ δ' µέλη κλύειν·
ἄµουσ' ὑλακτῶν· ἦν
µὲν γὰρ τῶν κακῶν
ὁ ἦιδε, ἐν Ἀδµήτου
οὐδὲν προτιµῶν, οἰκέται δ' ἐκλαίοµεν
δέσποιναν, δ' οὐκ ξένωι
ὄµµα ἐδείκνυµεν
τέγγοντες· γὰρ
Ἄδµητος ὧδ' ἐφίετο.
καὶ νῦν µὲν δόµοισιν
ἐγὼ ἐν ἑστιῶ
ξένον, πανοῦργον κλῶπα καὶ ληιστήν τινα,
δ' δόµων βέβηκεν, οὐδ'
ἡ ἐκ ἐφεσπόµην
οὐδ' χεῖρ'
ἐξέτεινα ἀποιµώζων ἐµὴν
δέσποιναν, 'µοὶ πᾶσί τ' οἰκέταισιν
ἣ ἦν
µήτηρ· κακῶν γὰρ µυρίων ἐρρύετο,
µαλάσσουσ' τὸν ξένον
ὀργὰς ἀνδρός. ἆρα
στυγῶ δικαίως, κακοῖς
ἐν ἀφιγµένον;’’
6 DIGITARE IL TITOLO DEL DOCUMENTO
‘’Molti ospiti ,ormai, provenienti da ogni sorta di terra, so che giungono alla
casa di Admeto, ai quali preparai il pranzo, ma non ho ma
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- Greco - Alcesti di Euripide
- Latino - Satyricon di Petronio
- Filosofia - La dialettica apollineo-dionisiaca di Nietzsche
- Italiano - Il piacere di D'Annunzio
- Storia - Il proibizionismo americano
- Inglese - The Great Gatsby di F. Scott Fitzgerald