“It takes a village
to raise a child”
(Ci vuole un villaggio per crescere un bambino)
Chiara Forcisi III G - Liceo Classico Statale “Nicola Spedalieri” - a.s. 2013/2014
Introduzione
“It takes a village to raise a child” è un proverbio africano utilizzato da Hillary Rodham Clinton come titolo del suo libro dedicato ai bambini.
Ho scelto di intitolare così il mio percorso per il significato che questa frase lascia trapelare tra le righe. Infatti la traduzione letterale “Ci vuole un villaggio per crescere un bambino” sta a significare che un bambino per crescere necessita di un intero mondo, di tutta una società attorno che lo segua e lo accompagni nel suo percorso di crescita. Ha bisogno di genitori, parenti, nonni: l’intera famiglia. Tutte figure in grado di creare attorno a lui occasioni dirette ed indirette che influiscano nella formazione della sua vita.
I bambini sono gli adulti di domani, per far sì che stiano bene e possano vivere al meglio il proprio futuro devono poter vivere costruendo rapporti sociali, ricevendo affetto dalle persone più vicine a loro e soprattutto trascorrendo il loro tempo in un ambiente sereno e amorevole in compagnia di quella famiglia che, purtroppo, non tutti hanno l’occasione di avere.
Prendendo spunto dalla mia esperienza come volontaria in una casa-famiglia, avendo avuto la fortuna di poter stare a contatto con bambini meno fortunati degli altri in grado comunque di dare affetto come solo un bambino sa fare, ho deciso in questo percorso di approfondire la figura del bambino senza famiglia, di spiegare le circostanze ideali che dovrebbero favorire la crescita dei fanciulli e di analizzare le conseguenze che ne derivano attraverso il percorso di studi sostenuto in questi anni.
Rosso Malpelo
Maggiore esponente della corrente letteraria del Verismo, Giovanni Verga in Vita dei campi con la novella Rosso Malpelo pone l’attenzione su un ragazzino solo al mondo e mal visto da tutti per colpa dei suoi capelli rossi (Russu malu pilu) segno di malizia e cattiveria.
La novella mostra Malpelo che lavora in una cava, incessantemente e senza rivelare paura di nulla benché sia solo un ragazzino. Egli persevera nello scavare per due ragioni di fondo:
- La solitudine: non ha nessuno a cui importi di lui, infatti il padre è morto proprio in quella miniera; per la madre e la sorella erano rilevanti solo quei pochi spiccioli che il figlio portava nel fine settimana dopo aver ricevuto la paga e appena ne hanno avuto la possibilità si sono sposate, abbandonandolo. Tutto questo rende il ragazzo isolato da un ambiente che abbia anche solo la parvenza di essere familiare o vagamente confortevole al punto che Rosso diviene incapace di riconoscere sentimenti naturali quali l’affetto che una madre dovrebbe provare per il figlio. È chiaro nel momento in cui Malpelo va a trovare il compagno Ranocchio in fin di vita e resta esterrefatto dall’atteggiamento della madre di quest’ultimo: «Il povero Ranocchio era più di là che di qua; sua madre piangeva e si disperava come se il figliuolo fosse di quelli che guadagnano dieci lire la settimana. Cotesto non arrivava a comprenderlo Malpelo, e domandò a Ranocchio perché sua madre strillasse a quel modo, mentre che da due mesi ei non guadagnava nemmeno quel che si mangiava. Ma il povero Ranocchio non gli dava retta; sembrava che badasse a contare quanti travicelli c’erano sul tetto. Allora il Rosso si diede ad almanaccare che la madre di Ranocchio strillasse a quel modo perché il suo figliuolo era sempre stato debole e malaticcio, e l’aveva tenuto come quei marmocchi che non si slattano mai. Egli invece era stato sano e robusto, ed era malpelo, e sua madre non aveva mai pianto per lui, perché non aveva mai avuto timore di perderlo.»
- Il legame con il padre: quel lavoro lo fa sentire più legato al padre, l’unica persona da cui Malpelo abbia mai ricevuto affetto. Proprio per questo non riesce quasi ad accettare questa morte e non si arrende continuando a scavare fino a staccarsi le unghie a sangue e attaccandosi a tutto ciò che gli resta del padre come gli attrezzi, i calzoni «dolci e lisci come le mani del babbo che solevano ad accarezzargli i capelli, così ruvidi e rossi com’erano.»
Rosso Malpelo vive così in un ambiente pessimo, circondato da persone che non fanno altro che incolparlo, picchiarlo ed insultarlo. Ciò che più colpisce del personaggio è che non tenta mai di discolparsi e contrariamente, accetta lo stereotipo che il mondo gli ha affibbiato scorrettamente cercando di interpretare questo ruolo: «Non si lamentava però, e si vendicava di soppiatto, a tradimento, con qualche tiro di quelli che sembrava ci avesse messo la coda il diavolo: perciò ei si pigliava sempre i castighi, anche quando il colpevole non era stato lui. Già se non era stato lui sarebbe stato capace di esserlo, e non si giustificava mai: per altro sarebbe stato inutile. E qualche volta, come Ranocchio spaventato lo scongiurava piangendo di dire la verità, e di scolparsi, ei ripeteva: - A che giova? Sono malpelo! - e nessuno avrebbe potuto dire se quel curvare il capo e le spalle sempre fosse effetto di fiero orgoglio o di disperata rassegnazione, e non si sapeva nemmeno se la sua fosse salvatichezza o timidità. Il certo era che nemmeno sua madre aveva avuta mai una carezza da lui, e quindi non gliene faceva mai.»
La situazione che vive il giovane è quindi una duplice esclusione: dal mondo degli affetti familiari inesistenti e dal mondo della società che lo ripudia. Le similitudini che meglio lo identificano sono quella di un cane malato e per questo abbandonato dalla madre e dalla sorella; e quella di un cane rabbioso, randagio e simile ad un lupo isolato emarginato e mal visto dalla comunità paesana. Questo ragazzo abbandonato da tutti che dopo la morte del padre non ha mai avuto accanto qualcuno che si occupasse della sua educazione, della sua crescita e della sua vita finirà poi per togliere lui stesso valore a quest’ultima, vedendo la morte quasi come la soluzione che possa adempiere al suo destino: «Ma io sono Malpelo, e se io non torno più, nessuno mi cercherà.»
Oliver Twist
Un altro ragazzino abbandonato i cui rapporti con la famiglia d’origine e con i vari personaggi che lo adotteranno sono significativi, è presente nella letteratura inglese di Charles Dickens:
Oliver Twist is born in a workhouse in 1830s England. His mother, whose name no one knows, is found on the street and dies just after Oliver’s birth. Oliver spends the first nine years of his life in a badly run home for young orphans and then is transferred to a workhouse for adults. After several mistreatments Oliver runs away at dawn and travels toward London.
Outside London, Oliver, starved and exhausted, meets Jack a boy of his own age. Jack offers him a shelter in the London house of his benefactor, Fagin. It turns out that Fagin is a career criminal who trains orphan boys to pick pockets for him.
While Oliver is stealing with other guys, he is caught but narrowly escapes being convicted of the theft. So Oliver is temporarily rescued by Mr. Brownlow, who takes the feverish Oliver to his home and nurses him back to health. Mr. Brownlow is struck by Oliver’s resemblance to a portrait of a young woman that hangs in his house. Oliver thrives in Mr. Brownlow’s home, but some members of Fagin’s gang kidnap the boy. Fagin sends Oliver to do a theft. Oliver is shot by a servant of the house and is taken in by the women who live there, Mrs. Maylie and her beautiful adopted niece Rose. After many incidents, some involving a mysterious character called Monks, the gang is caught by the police. Meanwhile, it is revealed that Oliver’s mother left behind a gold locket when she died. Monks obtains and destroys that locket.
At the end it is revealed that Monks is Oliver’s half brother and Mr. Brownlow forces him to share the heredity with Oliver. Moreover, it is discovered that Rose is Agnes’s younger sister, hence Oliver’s aunt. Fagin is hung for his crimes. Mr. Brownlow adopts Oliver and the child has finally found a family.
The revelation of Oliver’s familial ties is among the novel’s most unlikely plot turns: Oliver is at first believed to be an orphan without parents or relatives, a position that would, in that time and place, almost certainly seal his doom. Yet, by the end of the novel, it is revealed that he has more relatives than just about anyone else in the novel. This reversal of his fortunes strongly resembles the fulfillment of a naïve child’s wish. It also suggests the mystical binding power of family relationships. Mr Brownlow and Rose take to Oliver immediately, even though he is implicated in an attempted robbery of Rose’s house, while Monks recognizes Oliver the instant he sees him on the street. The influence of blood ties, it seems, can be felt even before anyone knows those ties exist.
Before Oliver finds his real family, a number of individuals serve him as substitute parents, mostly with very limited success. The directors of the orphanage are surrogate parents, albeit horribly negligent ones, for the vast numbers of orphans.
Introduzione Villaggio per crescere un bambino tesina
“It takes a village to raise a child” è un proverbio africano utilizzato da Hillary Rodham Clinton come titolo del suo libro dedicato ai bambini. Ho scelto di intitolare così il mio percorso per il significato che questa frase lascia trapelare tra le righe. Infatti la traduzione letterale “Ci vuole un villaggio per crescere un bambino” sta a significare che un bambino per crescere necessita di un intero mondo, di tutta una società attorno che lo segua e lo accompagni nel suo percorso di crescita. Ha bisogno di genitori, parenti, nonni: l’intera famiglia. Tutte figure in grado di creare attorno a lui occasioni dirette e indirette che influiscano nella formazione della sua vita.
I bambini sono gli adulti di domani, per far sì che stiano bene e possano vivere al meglio il proprio futuro devono poter vivere costruendo rapporti sociali, ricevendo affetto dalle persone più vicine a loro e soprattutto trascorrendo il loro tempo in un ambiente sereno e amorevole in compagnia di quella famiglia che, purtroppo, non tutti hanno l’occasione di avere.
Prendendo spunto dalla mia esperienza come volontaria in una casa-famiglia, avendo avuto la fortuna di poter stare a contatto con bambini meno fortunati degli altri in grado comunque di dare affetto come solo un bambino sa fare, ho deciso in questa tesina di approfondire la figura del bambino senza famiglia, di spiegare le circostanze ideali che dovrebbero favorire la crescita dei fanciulli e di analizzare le conseguenze che ne derivano attraverso il percorso di studi sostenuto in questi anni.
Collegamenti
Villaggio per crescere un bambino tesina
- Italiano - Rosso Malpelo di Verga.
- Inglese - Oliver Twist di Charles Dickens
- Greco - Il mito di Edipo.
- Latino - I primi insegnamenti di Quintiliano
- Filosofia - Lezioni di pedagogia di Kant
- Storia - Legge adozione speciale e i moti del '68
- Educazione fisica - L'anoressia infantile e adolescenziale