Uno sguardo sul nuovo Vietnam attraverso il traffico
Approfondimento di esame di Stato
Alessandra Thi Mandelli
III liceo classico
Collegio Ballerini
Anno scolastico 2013-2014
Introduzione
La guerra del Vietnam
“La guerra del Vietnam
La lunga guerra tra Vietnam del Nord e Vietnam del Sud abituò quasi a ritenere che la divisione del paese fosse un fatto naturale.”.
Ed è così che i ragazzi italiani vengono a conoscenza di un Paese chiamato Vietnam.
“Il 30 aprile 1975, con l’ingresso delle truppe dei vietcong a Saigon, il regime di Van Thieu crollava.”.
Dittatoriale
Ed è così che il Vietnam esce di scena dall’immaginario collettivo, lasciando in tutti le immagini, le date, gli episodi di una terribile guerra. Come se il Vietnam fosse solo questo. Come se il Vietnam fosse comparso magicamente nel 1954 con una battaglia, e fosse scomparso misteriosamente nel 1975 con un carro armato. Come se non esistesse né un prima, né un dopo.
Non si può negarlo: l’idea collettiva che si ha in Occidente di questo piccolo paese all’estremità del mondo, a forma di S, posto è necessariamente legata alle guerre che si sono succedute in quel territorio nel corso del Novecento. Ma si sa che sarebbe alquanto riduttivo, nonché umiliante, identificare un popolo, una nazione, una realtà sociale, politica, culturale con una guerra. Trent’anni di conflitto infatti non giustificano la cultura millenaria che c’è stata prima, né i decenni successivi: non ci si può fossilizzare né si deve su ciò che i libri di scuola ci danno per pura convenzionalità. I vietnamiti pare ne sono pienamente convinti; l’opinione pubblica invece lontana da questa prospettiva.
Perché questo tema mi sta particolarmente a cuore? Perché sono metà italiana e metà vietnamita. E purtroppo, per far capire ad amici e coetanei da che parte del mondo viene mia mamma, ho dovuto ripiegare più volte anch’io sullo stereotipo comune: “Il Paese della guerra…”. Non potevo insomma nemmeno far riferimento alle coordinate spaziali, perché persino la sua posizione geografica è quasi del tutto sconosciuta.
L’idea di trattare approfonditamente questo tema è nata perché ho vissuto un’esperienza alquanto singolare durante l’estate. 2
L’ambasciata vietnamita ogni anno organizza il campus estivo “Trại hè”, per radunare ragazzi di origine vietnamita dai 16 ai 26 anni sparsi per il mondo. Questo campus consiste nell’attraversare il Paese da Nord a Sud in pullman in tre settimane con lo scopo di immergersi nella cultura del posto e di entrare a contatto con le realtà anche meno conosciute.
Ho avuto la fortuna di farne parte: a volte stento a credere di esserci stata davvero. Eravamo all’incirca centoventi ragazzi, tutti con tratti asiatici, ma provenienti da ogni continente. Giravamo distribuiti in cinque pullman. È stato un crocevia di realtà davvero diverse tra di loro; è stato come avere il mondo in miniatura a portata di mano per ventuno giorni. Ho visto paesaggi incantevoli e struggenti; conosciuto ragazzi dalla personalità ricchissima e dalle menti molto aperte; assaggiato cibi squisiti e improbabili; vissuto esperienze spaventose e inaspettate.
E mai, in questi venti giorni, ci è mai passato per la testa di parlare della guerra del Vietnam: eravamo lì, sul suolo su cui vietcong e americani si erano ammazzati a vicenda per decenni, ma questo non ci riguardava più. Noi eravamo lì per vivere il nostro Vietnam. Liberi da ogni stereotipo e da ogni luogo comune. Come questo disegno che Linh, una ragazzina di Hanoi ma residente a Kiev, mi ha inviato per dirmi cosa fosse per lei il Vietnam.
Lo scopo di questa trattazione, un po’ diario di viaggio e un po’ ricerca storico-culturale, è emancipare, per quanto mi è possibile, il Vietnam da alcuni topos storici che naturalmente si annidano a scuola; proporrò dunque una delle tante visioni che si possono avere ora, nel 2014, sul Vietnam. Non vorrei tuttavia omettere il passato, fingendo che nulla sia accaduto, che il Vietnam di oggi possa essere del tutto indipendente da ciò che accadde quarant’anni fa, perché mi rendo conto anch’io che sarebbe utopistico e precoce.
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La mia visione però non partirà dalla terribile foto di Kim Phúc che scappa dal Napalm, né dal palazzo presidenziale della vecchia Saigon, ma da un elemento che caratterizza ancora di più il Vietnam di oggi.
Il traffico
Il traffico vietnamita infatti non è un traffico qualsiasi: è da immaginarsi più come uno sciame di motociclette -migliaia e migliaia di motociclette- che si susseguono l’una vicinissima all’altra, senza lasciare trasparire nemmeno un centimetro di asfalto; esso, per quanto caotico e rumoroso, è una vera e propria metafora del Vietnam.
Vorrei dunque che le illustrazioni di questa trattazione non siano prese da libri di storia, ma da una raccolta fotografica di Hans Kemp, intitolata “Bikes of Burden”, e dall’album mio del viaggio. Vorrei che stavolta a parlare del Vietnam fossero ragazzi di questa nuova generazione, che non hanno sperimentato la guerra, nemmeno a distanza. Darò la parola ai miei amici del campus, sia nei titoli che nel mezzo dei testi.
Infine, per quanto riguarda il titolo, “Vietnam is a war”, è scritto con un font che richiama alle testate giornalistiche, a simboleggiare la conoscenza di massa, ciò che l’opinione pubblica lascia passare; è scritto inoltre volutamente in inglese, ad indicare che lo stereotipo è condiviso molto più che a livello europeo. Il “not”, però, è scritto a mano da me: questo “not” è il motivo fondante della mia trattazione.
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Un primo sguardo sul traffico
A country full of variety with all its positives and negatives - Lorena Thai, Germania
Un primo sguardo sul traffico ci permette di avere il quadro più generalizzante sulla popolazione vietnamita. Perché per le strade di questo Paese viaggiano tutti i tipi di persone, e tutti allo stesso livello e velocità: che siano ricchi o poveri, stranieri o cittadini locali, uomini o donne, famiglie intere o persone single, vestiti in áo bà ba (vestito tradizionale quotidiano) o áo dài (costume tradizionale formale) tutti viaggiano seduti su scooter alti uguali, talmente numerosi da non avere spazio per nient’altro talmente presi dal loro percorso, che sì; da non fermarsi mai, nemmeno di notte.
Il passante che guarda il traffico ha di fronte le macchie di colore di tutta la variopinta società. Ognuno carica sul proprio mezzo una parte della sua vita, che non può nascondere dietro a dei finestrini oscurati. Attraverso il traffico, il passante vede dei frammenti di personalità diverse. La prima impressione dunque è quella di un Vietnam pieno di differenze, le quali tuttavia non sono da associare all’idea di “divisione” o “contrapposizione”, come se esse fossero degli aspetti in contrasto tra loro, bensì all’idea di “varietà”, dal momento che le numerose facce del Vietnam non lo indeboliscono, ma anzi lo arricchiscono.
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Un Paese diviso
Il primo aspetto del Vietnam di cui veniamo a conoscenza, aprendo un libro di storia del liceo, è il divario tra il Nord e il Sud del Paese per collocare geograficamente e in parte socialmente il conflitto che si vuole illustrare. La guerra risulta prima di tutto un fatto locale: si tratta infatti subito di “lunga guerra tra Vietnam del Nord e Vietnam del Sud”. Il che conduce inevitabilmente a spiegare che cosa da un punto di vista storico ha diviso queste due zone.
Dopo una panoramica generale, ecco che si inizia a elencare date e a inserire il tutto in contesti chiamati per nome e cognome dagli storici. Come ad esempio, la colonizzazione. A partire dalla seconda metà del XIX secolo e precisamente a partire dagli anni Cinquanta e Sessanta, la Francia, che intendeva penetrare nel mercato cinese e consolidare le proprie posizioni strategiche in Asia orientale, mirava ad ottenere una base d’appoggio per la propria flotta e a tal fine si rivolse verso il Vietnam. Decise così di instaurarvisi a partire dal Sud, che ben presto divenne una vera e propria colonia, sotto il nome di Concincina. Successivamente si spostarono anche più in su, al Centro e al Nord del Paese, suddividendo ciascuna parte in una zona di influenza, e ribattezzandole rispettivamente Annam e Tonchino. Essi tuttavia rimasero dei protettorati.
Il Sud, caratterizzato da un’economia capitalistica e quindi da una certa concentrazione di fabbriche, ebbe come capitale Saigon, che rappresentò il centro delle lotte operaie. Il Nord invece restò il centro politico, delle lotte per l’indipendenza e unificazione del Paese, con Hà Nội come capitale.
Abbiamo quindi il quadro generale di un Vietnam diviso sotto tutti i punti di vista. Un Vietnam tagliato in due persino dalla stessa orografia. Come se insomma, la divisione al 17° parallelo fosse un fatto del tutto naturale, o comunque una conseguenza logica di un processo in atto da tempo.
Infatti dopo la battaglia di Điện Biên Phủ e la liberazione del Paese dalla dominazione francese, l’ordine in Indocina fu ristabilito con la conferenza di Ginevra, che ebbe luogo tra il 26 aprile e il 21 luglio 1954. Il responso per il Vietnam fu proprio questo, la divisione netta tra Nord e Sud con il 17° parallelo.
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Il Vietnam del Nord, il cui leader era Hồ Chí Minh, era divenuta una Repubblica democratica sotto influenza sovietica, mentre il Vietnam del Sud fu affidato al cattolico Ngô Đình Diệm, posto a Saigon dagli americani.
Un Paese vario
Spesso mi viene chiesto quali siano i rapporti attuali tra il Nord e il Sud del Vietnam, se e quali siano le differenze tra l’una e l’altra zona. Ora saprei come rispondere: userei la parola “varietà”, che tanto mi è stata suggerita dai miei amici del campus. Oggi in effetti in Vietnam la varietà si riscontra su molti livelli, e rappresenta per la maggior parte dei casi un punto di forza.
Prima di tutto, la sua geografia fisica è del tutto particolare e variopinta. Partiamo dall’aspetto che balza subito all’occhio: tutto un lato lungo del territorio è felicemente bagnato dall’Oceano Pacifico, pertanto si possono godere delle spiagge dalla sabbia morbida e bianchissima, come a Nha Trang, ma anche grosse scogliere e rocce intatte, come a Cà Mau e la famosissima baia di Hạ Long.
“The landscapes in Vietnam show a very natural side that we miss in our cities. Sometimes I dream that space, those wild landscapes, and that force of the nature. People live more in connection with nature I think.”
Julie Bao Ngoc, Francia
Paesaggio davvero suggestivo è quello di Sapa, località estremamente a nord, caratterizzata da montagne verdi e dalla forma quasi perfettamente conica, che possono spuntare da sole nel bel mezzo di una pianura. La lunga catena montuosa calcarea è sostituita da larghe montagne di granito seguite da un vasto altopiano noto come altopiani centrali dietro la linea di Trường Sơn che porta più ad oriente.
A Sud, nelle località che concludono la “S” del Paese, come ad esempio Cà Mau, vi è un paesaggio piatto e paludoso. Gran parte del Paese tuttavia è percorso da foreste e giungle, così normali e usuali per gli abitanti del posto, che paiono vivere in armonia
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con i complessi urbani. Se si sorvola la capitale Hà Nội, è possibile notare una linea retta che divide la vegetazione selvaggia, palme e arbusti da strade e grattacieli.
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