Il viaggio dell’uomo
Oltre se stesso
Dante e Ulisse alla ricerca dell’Infinito
Matteo Pisani
Classe III A
Liceo Classico “E. Repetti” – Carrara (MS)
A.S. 2014/2015
2 Indice
1. Introduzione Pag. 4
2. Dante e Ulisse: due viaggiatori a confronto Pag. 5
2.1 Il viaggio di Ulisse Pag. 5
2.2 Il pellegrinaggio di Dante Pag. 6
2.3 Confronto Pag. 7
2.3.1 L’anima in S. Agostino Pag. 9
2.3.2 Ulisse come Adamo ed Eva Pag. 10
3. Cosa può dirci Dante? Pag. 13
4. Bibliografia e Sitografia Pag. 14
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1. Introduzione
Sin dalla sua origine, l’uomo si è posto domande sull’origine e il fine della vita e, soprattutto, sul suo significato. Le svariate popolazioni e culture che hanno abitato la terra fino ad oggi hanno dato differenti risposte in base al loro credo religioso o alle loro convinzioni filosofiche.
Infatti, la scienza non è in grado di rispondere: essa può occuparsi del come avvenga un fenomeno mentre non potrà mai dire perché esso ci sia. Sono nati miti e storie di eroi per spiegare il passaggio dal mondo degli dei a quello degli uomini; sono stati messi per iscritto testi ispirati direttamente dalla divinità.
Insomma, l’uomo si è prodigato affinché venisse data un’origine e un senso alla vita tramite racconti a cui si doveva prestar fede. È un problema che ha attanagliato non solo le religioni, ma anche gli stessi scrittori e filosofi di ogni tempo.
Il percorso della vita è spesso stato paragonato ad un viaggio, che alcuni facevano iniziare dal niente e tornare al niente, considerando la vita come una semplice aggregazione di atomi e la morte come una disgregazione degli stessi (cfr. Lucrezio, De rerum natura, o Leopardi), e che altri hanno pensato che fosse seguito da un’altra realtà.
Gli autori cristiani la consideravano come un pellegrinaggio, ritenendo che la Barca di Pietro attraversasse il mare della Storia facendo rotta verso la Stella polare della vita umana, Dio.
Anche Dante, il Sommo Poeta, la prima delle Tre Corone di Firenze, imbevuto di dottrina cristiana, scrisse forse la più famosa opera della Letteratura Italiana, la “Divina Commedia”, la storia di un viaggio spirituale che l’autore compie alla ricerca di Dio e in cui, conformemente al cristianesimo, risponde alle domande sul senso della vita, affermando che l’uomo ha origine da Dio e che tende a tornarvi.
All’interno del poema è trattato anche un altro viaggio, quello di Ulisse, il famoso eroe greco protagonista dell’Odissea omerica, il quale anzi che tornare a casa, a Itaca, una volta finita la guerra di Troia, preferisce intraprendere un viaggio verso l’ignoto.
Sono confrontabili questi due viaggi? Possono ancora comunicare qualcosa e toccare l’animo dell’uomo di oggi? 5
2. Dante e Ulisse: due viaggiatori a confronto
(Per un adeguato confronto tra il viaggio di Ulisse e quello di Dante appare necessario soffermarsi su un’analisi dei relativi canti, benché il contenuto di tale analisi sia piuttosto scontato).
Il tema del viaggio all’interno della “Commedia” dantesca è centrale sia per il fatto che il protagonista Dante attraversa tutti i regni ultraterreni per ricongiungersi col Sommo Bene, Dio, sia perché uno dei dannati, che si trova quasi alla fine dell’Inferno, Ulisse, narra a Dante il suo “folle volo” verso la morte, come per ammonirlo e metterlo in guardia dal compiere un viaggio simile al suo.
2.1 Il viaggio di Ulisse
Nella seconda parte di Inf XXVI, è presente “lo maggior corno della fiamma antica” che, interrogato da Virgilio, racconta ciò che Dante non trovava nelle sue fonti, ovvero come e dove è morto.
Il suo ardore di “divenir del mondo esperto” è stato così elevato che non hanno potuto fermarlo “né la dolcezza di figlio, né la pièta / del vecchio padre, né ‘l debito amore / lo quale dovea Penelopè far lieta”.
Quindi i sentimenti di amore e i doveri verso i familiari non hanno potuto trattenerlo dal continuare quel viaggio iniziato dopo la conquista di Troia, viaggio finalizzato a raggiungere la maggior conoscenza possibile.
"O frati", dissi "che per cento milia
perigli siete giunti a l’occidente,
a questa tanto picciola vigilia
de’ nostri sensi ch’è del rimanente,
non vogliate negar l’esperienza,
di retro al sol, del mondo sanza gente.
Considerate la vostra semenza:
fatti non foste a viver come bruti,
ma per seguir virtute e canoscenza"
Nella sua “orazion picciola” Ulisse ha tentato di convincere i compagni a seguirlo nel viaggio oltre le Colonne d’Ercole, l’odierno Stretto di Gibilterra, luogo allora ritenuto il termine ultimo al di là del quale non ci si poteva spingere.
Infatti, secondo il mito, Eracle aveva scolpito l’iscrizione “Nec plus ultra” sui monti Calpe e Albia, che si trovano rispettivamente nella parte africana e in quella iberica, ad indicare la fine delle terre conosciute.
L’intento di Ulisse è di inseguire l’avventura e il desiderio di fare esperienza, combattendo contro il tempo, la tarda età cui erano giunti lui e la sua compagnia.
Fulcro dell’orazione sono i tre versi finali dove il consigliere fraudolento persuade i suoi compagni di viaggio facendo leva sul fatto che non sono stati creati per vivere come bestie, ma per seguire la virtù e la conoscenza.
Successivamente si va incontro alla vera e propria descrizione dell’ultimo, estremo viaggio. Ulisse e i suoi
La Bolgia di Ulisse, W. Blake, 1825
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volsero la poppa verso oriente, trasformando i remi in “ali al folle volo”. Navigarono per cinque mesi fino a quando non avvistarono una montagna “bruna per la distanza”, molto più alta di quelle che fino ad allora avevano visto.
A quel punto, tuttavia, la gioia di vedere la Terraferma si trasformò in pianto: un “turbo” colpì la barca facendola girare per tre volte; alla quarta fece levare la “poppa in suso / e la prora ire in giù, com’altrui piacque, / infin che ‘l mar fu sovra noi richiuso”.
2.2 Il pellegrinaggio di Dante
Più che un viaggio, quello di Dante potrebbe essere definito come un vero e proprio pellegrinaggio alla ricerca di quel Qualcosa che sa dare pieno significato alla vita umana.
Infatti il nostro poeta non si considera semplicemente un cantore, alla stregua di Omero, Virgilio o Lucano, ma un eletto a cui è stato concesso il privilegio di compiere un viaggio nell’oltretomba, proprio come era stato permesso precedentemente a Enea e San Paolo (“Ma io perché venirvi? o chi ‘l concede? / Io non Enëa, non Paulo sono; / me degno a ciò né io né altri ‘l crede - cfr. Inf II).
In virtù del fatto di essere un eletto, Dante considera la sua missione non come un pellegrinaggio personale, all’insegna della propria redenzione, ma le attribuisce un intento paideutico, affinché il suo esempio giovi alle anime di tutti (“Ché se la voce tua sarà molesta / nel primo giusto, vital nodrimento / lascerà poi, quando sarà digesta” - cfr Par XVII).
Manoscritto della Divina Commedia, 1376 - 1400
Ed è possibile comprenderlo sin dall’inizio della prima cantica, in cui, con l’aiuto di Virgilio, Dante inizia il viaggio attraverso i peccati dell’animo umano, incontrando varie tipologie di persone e personaggi con valore esemplare, per dimostrare come ci si riduce se non si seguono ragione e fede.
Dopo essere giunto nel punto più lontano da Dio, il luogo dove si trova Lucifero, Dante risale a “quel secondo regno / dove l’umano spirito si purga”: e subito dimostra la necessità dell’umiltà.
Catone, l’Uticense, difensore della libertà, messo a guardia del Purgatorio, il regno in cui ci si libera dalla schiavitù del peccato, invita Virgilio a cingere Dante di un “giunco schietto”, pianta bassa e che si piega fino a terra, a simboleggiare l’umiltà necessaria per riconoscere i propri peccati.
Adesso, dopo il lavaggio del viso “sì ch’ogne sucidume quindi stinghe”, i due sono pronti a salire per la ripida montagna, dove vedono anime felici di scontare le pene, per poi accedere al Paradiso.
Virgilio, allegoria della “ratio”, necessaria per attraversare l’Inferno e non cadere nel peccato, che già durante la salita al Purgatorio aveva mostrato segni d’insufficienza, viene sostituito da Beatrice, amata da Dante e idealizzata a tal punto da rappresentare la Teologia. 7
Dante e Beatrice accedono al Paradiso, il Regno più alto di tutti, immateriale e lucente (in quanto Dio è luce).
A Dante appare tutto sotto forma di luce: la stessa trasumanazione è descritta come esperienza di luce, oltre che di suono. I beati risplendono di luce sempre maggiore durante la salita e l’Empireo sarà il Regno della Luce.
Essa rappresenta la Grazia divina, e la luminosità paradisiaca si contrappone all’alternanza di giorno e notte del Purgatorio e al buio dell’Inferno.
Il nostro pellegrino inizia dunque a scoprire quel mondo “che ridire né sa né può chi di là sù discende”.
Siamo di fronte al tema dell’ineffabilità, dell’incapacità di comunicare poiché il messaggio, quello di Dio, non riesce ad imprimersi né può imprimersi nella memoria umana, limitata.
Introduzione viaggio dell'uomo oltre se stesso - Tesina
La seguente tesina di maturità affronta il tema del viaggio. Sin dalla sua origine, l’uomo si è posto domande sull’origine e il fine della vita e, soprattutto, sul suo significato. Le svariate popolazioni e culture che hanno abitato la terra fino ad oggi hanno dato differenti risposte in base al loro credo religioso o alle loro convinzioni filosofiche. Infatti, la scienza non è in grado di rispondere: essa può occuparsi del come avvenga un fenomeno mentre non potrà mai dire perché esso ci sia. Sono nati miti e storie di eroi per spiegare il passaggio dal mondo degli dei a quello degli uomini; sono stati messi per iscritto testi ispirati direttamente dalla divinità. Insomma, l’uomo si è prodigato affinché venisse data un’origine e un senso alla vita tramite racconti a cui si doveva prestar fede. È un problema che ha attanagliato non solo le religioni, ma anche gli stessi scrittori e filosofi di ogni tempo. Il percorso della vita è spesso stato paragonato ad un viaggio, che alcuni facevano iniziare dal niente e tornare al niente, considerando la vita come una semplice aggregazione di atomi e la morte come una disgregazione degli stessi (cfr. Lucrezio, De rerum natura, o Leopardi), e che altri hanno pensato che fosse seguito da un’altra realtà. Gli autori cristiani la consideravano come un pellegrinaggio, ritenendo che la Barca di Pietro attraversasse il mare della Storia facendo rotta verso la Stella polare della vita umana, Dio. Anche Dante, il Sommo Poeta, la prima delle Tre Corone di Firenze, imbevuto di dottrina cristiana, scrisse forse la più famosa opera della Letteratura Italiana, la “Divina Commedia”, la storia di un viaggio spirituale che l’autore compie alla ricerca di Dio e in cui, conformemente al cristianesimo, risponde alle domande sul senso della vita, affermando che l’uomo ha origine da Dio e che tende a tornarvi. All’interno del poema è trattato anche un altro viaggio, quello di Ulisse, il famoso eroe greco protagonista dell’Odissea omerica, il quale anzi che tornare a casa, a Itaca, una volta finita la guerra di Troia, preferisce intraprendere un viaggio verso l’ignoto. Sono confrontabili questi due viaggi? Possono ancora comunicare qualcosa e toccare l’animo dell’uomo di oggi?