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Strumentalizzazione

Gabriele d’Annunzio Nietzsche - Übermensch

Salita al potere

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The dictatureship Economia di guerra

Italia ESAMI DI STATO 2012

Tesina di Ceccato Paolo 5°Bi

Gabriele d’Annunzio e il suo rapporto col fascismo

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La vita

Gabriele d’Annunzio nasce a Pescara nel 1863 da una famiglia borghese benestante.

Nel 1881 si trasferisce a Roma per frequentare la Facoltà di Lettere, anche se la sua principale occupazione diventa quella di giornalista della vita mondana aristocratica, della quale egli stesso ne fa parte, attratto dalle infinite e tempestose storie d’amore.

Nel 1891 si sposta a Napoli, dove a seguito della lettura di Il trionfo della morte.

Nietzsche scrive il romanzo

Nel 1897 si fa conoscere anche come uomo politico, facendosi eleggere deputato con la Destra.

Nel 1910 comincia per d’Annunzio il proprio “esilio volontario” in Francia, a causa degli innumerevoli debiti contratti nel corso degli anni precedenti.

Nel 1915 alle porte della Grande Guerra torna in Italia dove si schiera con gli interventisti, fino a scendere sul campo di battaglia in prima persona, rimettendoci anche un’occhio destro.

Nel 1919 ritenendo l’esito della guerra appena conclusa, una vittoria mutilata, a causa della mancata annessione all’Italia di Fiume, occupò la città croata instaurando un governo militare che durò solo pochi mesi. Si ritirò allora a Gardone Riviera sul lago di Garda in una villa battezzata in seguito “Il Vittoriale degli Italiani”, una sorta di museo dedicato a se stesso, fino alla morte nel 1938.

Il proprio concetto di superuomo

In d’Annunzio si riscontrano molti concetti elaborati nel superuomo di Nietzsche, anche se molti tra questi vengono modificati, o addirittura stravolti in maniera originalissima dal poeta. Innanzitutto il superuomo dannunziano assume le sembianze di poeta Vate, capace di essere una guida per il paese, incantare gli altri, sedurre le donne e vivere una vita originalissima, proprio come d’Annunzio.

Una vita fatta di nuovi valori, molte volte lontani dalla pura osservazione e analisi della propria interiorità, valori che divengono popolari, ricchi di forma e che possiedono una dirompente capacità di dare scandalo o di incantare gli altri.

Il superuomo dannunziano trae dalla forza del bambino lo stupore, alimenta la propria creatività come un dilettante di emozioni incuriosito dal mondo e consacra all’arte la propria virtù.

C’è nel culto del pericolo e nel mito dell’ardito, una sorta di rifacimento al superuomo di Nietzsche, ma anche questo è circondato da un alone di forma artistica e di auto-celebrazione che rendono quello di D’Annunzio un superuomo del tutto differente, un superuomo che ha saputo incantare, creando nuovi valori basati sul culto dell’estasi, sulla forma e sulla ricerca sfrenata di una nuova coscienza estranea alla morale comune.

D’Annunzio riuscì alla fine della sua esistenza a far si che gli studiosi a lui posteri non si fermino e accontentino di contemplarne la produzione letteraria poiché proprio la sua vita è divenuta la sua più grande opera d’arte, ed in questo D’Annunzio supera se stesso, divenendo Superuomo.

Il rapporto con il fascismo

Oltre che scrittore, d’Annuzio volle essere anche ideologo e politico, influenzando numerose questioni “strategiche” della vita civile nazionale.

Fissa nel poeta fu l’ideologia del nazionalismo, espressa palesemente nell’adesione all’aggressività coloniale, nell’interventismo durante la prima guerra mondiale, nell’impresa di Fiume, e in fine nel consenso al Partito Nazionale Fascista.

Il nazionalismo dannunziano assume differentemente dai caratteri generali un’inclinazione più individualistica ed eroica, con aperte concessioni al razzismo.

Gli interventi dannunziani esprimono una retorica roboante ed esibizionistica, fatta più per colpire che per indurre a riflettere; una retorica che inaugura quella fascista, e soprattutto mussoliniana.

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Un altro punto in comune tra d’Annunzio e il PNF fu l’esaltazione dell’aggressività imperialistica della nuova borghesia industriale, capace di far avanzare il progresso e di imporre l’ordine sociale, minacciato dal “tumulto” delle masse popolari; un avversione per le masse, con dichiarato disprezzo per la democrazia e per le classi lavoratrici.

Il rapporto con il fascismo fu comunque complesso e articolato, benché sostanzialmente organico: i fascisti in ascesa celebrarono D’Annunzio, appropriandosi di motti e simboli del Vate, come uno dei massimi e più fecondi letterati d’Italia, ma lo scrittore, a parte l’adesione iniziale ai Fasci di combattimento, non volle mai prendere la tessera del Partito Nazionale Fascista, probabilmente per mantenere la sua completa autonomia.

Mussolini già all’inizio appoggiò D’Annunzio, per utilizzarne la fama in favore del movimento in ascesa.

Nel 1919, il futuro duce avviò rapidamente una sottoscrizione pubblica per finanziare l’Impresa di Fiume che raccolse quasi tre

opo la morte di Giacomo Matteotti, rapito e assassinato da un

milioni di lire. Interessante d

gruppo di camicie nere, mentre il Fascismo si sentiva in difficoltà l’8 luglio 1924 una lettera che

’Annunzio scrisse a Mussolini:

d « Avere fede intiera nella mia lealtà e nella mia carità di patria. Il mio silenzio e il mio lavoro sono

»

oggi esempio a tutti gl’italiani. Non l’uno sarà interrotto e non l’altro

D’Annunzio, assieme a Filippo Tommaso Marinetti, Luigi Pirandello, Giuseppe Ungaretti e molti altri fu anche uno dei firmatari del Manifesto degli intellettuali fascisti, pubblicato il 21 aprile 1925, un documento in cui gli aderenti esprimevano pubblicamente il loro consenso al partito di Mussolini.

Nel 1937 fu eletto Presidente dell’Accademia d’Italia, ma non andò mai a presiedere alcuna riunione (la nomina fu quasi imposta da Mussolini, con la contrarietà di D’Annunzio).

D’Annunzio fu anche Presidente onorario della SIAE dal 1920 al 1938.

Per molti il Duce, temendo la popolarità e la personalità indipendente del poeta, tentò di metterlo risolutamente da parte, ricoprendolo di onori.

Nel 1937-38 si oppose all’avvicinamento dell’Italia fascista al regime nazista, bollando Hitler, già nel 1934, come “pagliaccio feroce”.

Deceduto il primo marzo del 1938, ai funerali di Stato, voluti in suo onore dal regime fascista, la partecipazione popolare fu imponente.

Il feretro, avvolto dalla bandiera del Timavo, era seguito da una folla innumerevole, composta dagli ex legionari, dagli ammiratori,e dai devoti alla sua gloria e alla sua fama.

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Il concetto di superuomo

Friedrich Wilhelm Nietzsche nasce a Röcken, presso Lipsia nel 1844 da una famiglia umile.

Il padre, un pastore protestante, gli viene a mancare quando Nietzsche è ancora un bambino, nel 1849.

Successivamente, l’anno seguente, la famiglia si trasferì a Naumburg, dove il filosofo allora dodicenne riceve una buona educazione: incominciando a comporre le prime poesie e musiche.

A soli 24 anni, ottiene la cattedra di Lingua e letteratura greca presso l’Università svizzera di Basilea, alla quale è costretto a rinunciare a causa dei sempre più frequenti problemi di salute (emicranie, nausea, problemi alla vista), che lo inducono a una vita di solitudine e vagabondaggio da una città all’altra, alla ricerca di uno stato di salute, di un benessere che mai riuscirà a raggiungere.

Il nome di Nietzsche è stato associato, per lungo tempo, alla cultura nazifascista che trovò nelle sue opere e nella sua ideologia, seppur per colpa di una mal interpretazione, le basi per la propria “dottrina”.

Questa lettura, è stata agevolata dalle operazioni della sorella di Nietzsche, Elisabeth, la quale ha contribuito a diffondere l’immagine del fratello come teorico e sostenitore di una rinascita reazionaria dell’umanità, anche attraverso la manipolazione di testi inediti del fratello, come la “Volontà di potenza” pubblicato nel 1906, nel quale il presunto pensiero di Nietzsche assume quella fisionomia anti-umanitaria ed anti-democratica sulla quale farà leva la lettura nazista.

Un altro episodio che mette alla gogna Elisabeth Nietzsche-Förster come una tra i responsabili nel processo di nazificazione del pensiero del filosofo, risale al 1933, nell’occasione in cui proprio Adolf Hitler, fece visita all’Archivio Nietzsche” accolto da una folla plaudente e dalla sorella del filosofo che donò al futuro Führer un bastone di proprietà del fratello, leggendogli inoltre un messaggio in cui la propria famiglia esprimeva il loro disappunto riguardo al dilagare dello spirito ebraico in Germania.

Risulta tuttavia eccessiva la pretesa di attribuire a Elisabeth la nazificazione di Nietzsche, come risulta esagerato definire il filosofo tedesco il “padre” dell’ideologia nazionalsocialista, anche se comunque bisogna ammettere, che nei testi di Nietzsche si trovino spunti antidemocratici e antiegualitari.

Un altro elemento tipico di Nietzsche che ha fornito le basi al pensiero nazista, è quello dell’Übermensch, un concetto filosofico strumentalizzato dal partito Nazionalsocialista, che mal interpretato, fu adoperato per esaltare ulteriormente i dogmi del partito di estrema destra.

Secondo il proprio ideatore, il concetto di superuomo si fondava su varie “condizioni necessarie”: Pagina

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  • Dio e l’oltre mondo hanno storicamente rappresentato una fuga dalla vita e una rivoluzione contro questo mondo “In Dio è dichiarata inimicizia alla vita, alla natura, alla volontà di vivere!..”;
  • L’immagine di un cosmo ordinato e benefico è soltanto una costruzione della nostra mente, realizzata al fine di sopportare la durezza dell’esistenza;
  • Le metafisiche e le religioni sono decorazioni della realtà e bugie di sopravvivenza.

Di conseguenza a queste affermazioni, appare chiaro che la “morte” di Dio costituisce sì un trauma, ma solo in relazione a un uomo non ancora superuomo che proprio in virtù di questo trauma può diventare tale.

La morte di Dio coincide dunque con l’atto di nascita del superuomo.

Solo chi ha il coraggio di guardare in faccia la realtà e di prendere atto del crollo degli assoluti è ormai maturo per varcare l’abisso che divide l’uomo dal superuomo, che ha a titolo di conquista il mare aperto delle possibilità connesse a una libera progettazione della propria esistenza al di là di ogni struttura metafisica.

In conclusione si può definire il superuomo di Nietzsche come colui che è in grado di accettare la dimensione tragica dell’esistenza, che accetta la sfida della vita e la morte di Dio, che sa sopportare la perdita delle certezze assolute e della morale, e che è in grado di procedere oltre il nichilismo, affermandosi nella società, creando nuovi valori e rapportandosi in modo inedito alla realtà.

Adolf Hitler prese solo alcuni aspetti del filosofo, considerando unicamente quelle tematiche affini o interpretate come tali, con le idee del proprio movimento.

Il partito di Hitler individuava nella purezza della razza il fine di tutto, una purezza che si doveva ottenere soprattutto in due aspetti:

  • Quello genetico (quindi caratteristiche somatiche, fisiche, ecc.);
  • Quello culturale.

Il primo punto si collega palesemente con il confronto Ariano-Superuomo, dove la celebrazione della potenza dell’uomo, quello ariano appunto rispetto alle altre razze, è vista come valore primario.

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Sintesi

Italiano: Gabriele d'Annunzio; Friedrich Nietzsche.

Storia: Propaganda fascista.

Diritto: Passaggio allo stato totalitario.

Finanza: Economia di guerra.

Inglese: The Dictatorship.

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