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Homo mundus minor est

L’uomo è un piccolo mondo … già, l’uomo come pensava Manlio Torquato Severino

Boezio (vissuto a cavallo tra il V e il VI secolo) e come lo penseranno

successivamente anche gli intellettuali dell’Umanesimo e del Rinascimento è

microcosmo dinnanzi al macrocosmo, ossia l’universo. L’uomo: una piccolissima

porzione dell’universo, un granello di sabbia invisibile … Eppure egli costituisce un

mondo che ha una sua storia, un suo percorso, un suo cammino. E nel suo piccolo

cosmo, l’essere umano si trova costantemente in un bivio: da una parte è oppresso

dalle realtà caduche e quindi dalla mutevolezza delle circostanze, dalla sofferenza e

dalla morte, dall’altra è minacciato dai dubbi escatologici, da questioni ultraterrene.

Schopenhauer pensava che il fenomeno non fosse nient’altro che illusione, parvenza,

sogno. Pertanto la vita è un sogno: infatti, così come sosteneva Shakespeare, “l’uomo

è fatto della stessa sostanza di cui sono fatti i sogni”. Secondo Schopenhauer, spetta

all’uomo e al filosofo, che è nell’uomo, il compito di interpretare questo sogno, il sogno

della nostra esistenza, per comprenderlo appieno: infatti l’uomo è un animale

metafisico!

Greco

L’ineluttabile fato piega qualsiasi spirito, anche il più vigoroso, potente e sicuro di sé.

È il caso di Edipo e Marco Aurelio. In essi intravediamo una notevole congiuntura:

  • Il primo, un sovrano mitologico e tragico, si trova all’apice della sua potenza regale e
  • della sua felicità, ma successivamente verrà soggiogato pesantemente e con scherno
  • da parte del destino;
  • Il secondo, un personaggio storico, un potente imperatore dell’Impero Romano, un
  • gigante tra i giganti, si sente costantemente succube e preda delle realtà ingannevoli
  • del destino.

Edipo re ed Edipo a Colono

In uno dei passi finali della Tragedia dell’Edipo re di Sofocle troviamo:

Τανύν …

Chi più di te prigioniero di pene e di spasimi ciechi nel rovescio della tua vita?

Questa è una frase pronunciata dal coro alla fine della tragedia sofoclea

dell’Edipo re: sottolinea tutta l’infelicità degli uomini. Edipo è all’apice del suo

potere e della sua felicità; dopo aver risolto l’enigma della Sfinge prese il

potere e fu acclamato come nuovo re di Tebe. Il suo primo compito è quello di

indagare sull’uccisione del suo predecessore Laio. Edipo è allo stesso tempo

investigatore ed investigato: discute con Tiresia, di cui non si fida e ne rinuncia

la tesi esposta, poi dialoga con la nuova moglie Giocasta, precedentemente

moglie di Laio e non trova risposte. Inizia a dubitare che egli sia il colpevole,

come già aveva sostenuto l’indovino. Alla fine un messaggero annuncia la morte

del presunto padre di Edipo, Polibo, e ciò provoca solo un fugace sospiro di

sollievo per Edipo, ma è tutta apparenza: infine gli viene rivelato che egli

proveniva da Tebe e Polibo era stato il suo padre putativo che lo aveva accolto

come suo figlio, dopo che un servo della reggia tebana glielo aveva consegnato.

Edipo pertanto si acceca, non vuole più vedere, poiché, quando possedeva la

vista non aveva la percezione della realtà che acquistò esclusivamente dopo

essersi accecato volontariamente. Edipo pertanto può essere considerato come

la metafora dell’uomo che si trova preda delle fauci assassine del destino.

Edipo però reagisce al dolore tramite il πάθει μάθος, ossia l’apprendimento

tramite la sofferenza che lo condurrà al raggiungimento della saggezza interiore

e all’ascesa al cielo nel bel mezzo del bosco di Colono. L’anima travagliata di

Edipo trova così appagamento con la morte, così come recita uno degli ultimi

versi della tragedia dell’Edipo a Colono: “Non nascere è il destino migliore, il

secondo è quello di ritornare da dove si è venuti.

Marco Aurelio

Marco Aurelio, così come Edipo medita sulla sua condizione, scava nella sua

interiorità, scrivendo un libro di profonda introspezione: il Τα εις εαυτον, a se

stesso, in cui riflette su se stesso e sulla sua piccolezza, pur essendo all’apice del suo

potere. In effetti egli crede che la realtà sia un organismo divino, ordinato e armonico

in cui l’uomo si trova al centro: l’essere umano viene visto da Marco Aurelio nella

forma di Corpo, animo, intelletto: intelletto è costituito da Zeus, che rappresenta il

daimon, interiore ossia il demone interiore, l’entità spirituale presente nell’uomo. Il suo animo

viene perfettamente descritto nella statua che lo rappresenta, in cui indossa non il

paludamentum dei generali romani, bensì il sagum da viaggio. Il suo viso è mite, non

è turbato, è esente dall’ostentazione della gloria, della fama e dell’orgoglio. È

costantemente in viaggio. Proprio perché questo libro non è un’opera di filosofia, ma un

promemoria, un vademecum, uno strumento di autoanalisi, che registra stati d’animo

mutevoli, speranze e delusioni, sconforti e rassicurazioni, può accogliere

contraddizioni poco razionali ma molto umane tra la percezione della caducità di tutto

ciò che vive e l’impegno costante a compiere il proprio dovere anche nelle piccole

cose, tra la stanchezza e a volte il disgusto per la vita e l’interrogarsi ansioso sul

mistero della morte, tra la fede sempre riaffermata nell’esistenza del divino, e quindi

nel significato di quanto accade anche se appare incomprensibile, e il dubbio. In un

passo Marco Aurelio ci dice:

Alessandro, Pompeo e Gaio Cesare, conquistarono molte

città che distrussero dalle fondamenta e avendo sbaragliato molte miriadi di cavalieri

e di fanti in battaglia, anche essi un giorno uscirono di vita. Ti sei imbarcato sulla

nave, hai fatto un viaggio sul mare, sei giunto all’approdo: sbarca dunque! Se sarà

per un’altra vita, nulla di certo troverai colà privo di dei; se invece, sarà in una

condizione in cui nulla più sentirai cesseranno i dolori e i piaceri.

Seneca

Una posizione concordante ma differenziata assume Seneca, seguendo

sempre lo stoicismo romano: crede innanzitutto nella fratellanza e nella

visione provvidenziale della divinità, prediligendo dunque una visione

prettamente metafisica, così come Marco Aurelio e, pur essendo turbato

dalle vicende della sua vita e della sua esistenza, non si piega, ma accetta

passivamente, da buon saggio stoico, le amarezze della vita. Infatti quando,

accusato di adulterio, subì l’esilio da parte dell’imperatore Claudio, scrisse la

consolatio ad Helvetiam matrem in cui precisò che la madre poteva stare tranquilla

che il saggio considera qualsiasi luogo come sua patria e sopporta tranquillamente le

avversità del destino. Dunque predilige l’atarassia, autarchia, l’esercizio della virtù

che esalta l’animo. Nelle condizioni di uomo, così come Marco Aurelio e gli epicurei,

Seneca sostiene nella consolatio ad Polybium “aut beatus aut nullus” sottolineando

sempre una vita ultraterrena con la presenza divina o il vacuo assoluto. Nel de

brevitate vitae sottolinea che la vita è divisa in 3 fasi: In tria tempora vita

dividitur: quod fuit, quod est, quod futurum est. Ex his quod agimus breve

est, quod acturi sumus dubium, quod egimus certum. L’incertezza delle

circostanze pertanto è alla base della realtà umana; chiarisce infatti nell’epistulae ad

Lucilium che “Tam tu illum videre ingenuum potes quam ille te servum”,

pertanto la condizione di schiavo può perfettamente orientarsi sullo stesso padrone

dello schiavo e comunque, come sostiene Seneca, anche l’uomo che sulla carta è

libero, in realtà è sempre schiavo di qualcosa. Pitagora, così come Seneca, infatti

sosteneva che l’anima dell’uomo si trovasse rinchiusa in una prigione, la prigione

carnale, la prigione del corpo.

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Sintesi

Introduzione uomo fragile, tesina

La seguente tesina di maturità tratta della fragilità dell'uomo. La tesina abbraccia anche i seguenti argomenti nelle varie discipline scolastiche: Edipo re, Edipo a Colono e Marco Aurelio in Greco; Seneca in Latino; Friedrich Lenoir "Gesù, Socrate e Buddha" in Filosofia; Giacomo Leopardi in Italiano; i vulcani in Scienze, Hitler e le Olimpiadi del '36: le contraddizioni del potere in Storia, il biocentrismo Fisica, il sentimento del sublime: Turner e Friedrich in Arte, Waiting Godot in Inglese.

Collegamenti

Uomo fragile, tesina

  • Greco - Edipo re, Edipo a Colono e Marco Aurelio
  • Latino - Seneca
  • Filosofia - Friedrich Lenoir "Gesù, Socrate e Buddha"
  • Italiano - Giacomo Leopardi
  • Scienze - i vulcani
  • Storia - Hitler e le Olimpiadi del '36: le contraddizioni del potere
  • Fisica - il biocentrismo
  • Arte - Il sentimento del sublime: Turner e Friedrich
  • Inglese - Waiting for Godot
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