“L’uomo è ciò che mangia”
Liceo Scientifico “E. Fermi” – Alghero (SS)
Anno scolastico 2010/2011
Classe VA
“L’uomo è ciò che mangia”
Ludwig Feuerbach
Tesina di
Valeria Marras
Indice
1
Introduzione 3
Ludwig Feuerbach 5
I disagi del proletariato 9
Il proletariato nel Naturalismo francese 13
I problemi nelle campagne nel Verismo italiano 15
L’arte e la realtà 19
I disturbi del comportamento alimentare (D.C.A.) 21
2
Introduzione
Sintesi degli argomenti trattati
“L’uomo è ciò che mangia”: con questa famosa frase del filosofo tedesco, Ludwig Feuerbach, viene data una anticipazione indiretta a ciò che saranno i problemi costitutivi dell’età moderna, il lavoro e il sostentamento, due parti fondamentali della vita umana, strettamente legate tra loro.
L’analisi del lavoro e in particolare delle condizioni sociali della nuova classe povera, il proletariato, furono tematiche approfondite in particolare con Marx, mentre Feuerbach apre le porte a una nuova concezione dell’alimentazione.
Nel 1850 egli recensisce positivamente uno scritto di un fisiologo olandese, sull’alimentazione, interpretata come la base che rende possibile il costituirsi e perfezionarsi della cultura umana.
“Il mistero del sacrificio o l’uomo è ciò che mangia” egli esplica un’unità inscindibile fra psiche e corpo, dove per pensare meglio è necessario alimentarci meglio.
Il legame che si instaura tra psiche e cibo non è pura fantascienza, basti pensare infatti ai disturbi alimentari e i disordini che creano a livello psicologico malattie come l’anoressia, la bulimia o l’obesità.
Come già detto in precedenza, Feuerbach apre le porte al problema del lavoro, fonte prioritaria di guadagno e quindi di sostentamento.
Egli senza dubbio fa riferimento alle classi più povere, e in particolare una nuova classe emergente, il proletariato.
Essa sarà quella che più soffrirà i problemi derivanti dal nuovo mondo economico, fondato sul capitalismo borghese.
I problemi riguardanti questa classe vennero ampiamente dibattuti dal Naturalismo francese, una corrente letteraria che descrisse i problemi sociali, economici e legati al sostentamento, che questa classe dovette affrontare e di cui maggior esponente fu Emile Zola.
Questa corrente ovviamente si diffuse più nei Paesi maggiormente industrializzati, mentre in Paesi con economia prevalentemente agropastorale, come l’Italia (al tempo appena unita), i problemi della miseria nelle campagne e nei piccoli centri trovano voce nella corrente verista di fine ’800 con Verga.
Anche l’arte, inizia a cambiare volto, preoccupandosi di raccontare vita e abitudini dei ceti più bassi come ne “I mangiatori di patate” di Vincent Van Gogh o con i Macchiaioli italiani, che si preoccuparono, abbracciando il Verismo, di narrare i fatti di vita quotidiana nelle campagne, come fece Giovanni Fattori, esponente di questa corrente.
3
Scopo della tesina
Lo scopo di questa tesina è far comprendere che da un bisogno così materiale, come l’alimentazione, si può arrivare a essere influenzati su tanti altri aspetti, da quello economico a quello psicologico, e che non esiste alcuna separazione tra i bisogno materiali e quelli spirituali, ma che anzi tra essi ci sia un forte legame, che non condiziona unicamente l’individuo, ma l’intera società.
Materiale consultato
Il materiale utilizzato per questo approfondimento è per lo più ricercato su siti Internet e sui libri di testo, sia degli insegnanti che personali; si sono volute prendere quindi in esame diverse fonti per poi essere amalgamate in questo unico testo, in modo da avere vari riscontri e prospettive.
Ludwig Feuerbach
La vita
Ludwig Feuerbach nasce a Landshut, in Baviera, nel 1804, studia inizialmente presso l’università di teologia di Heidelberg e poi a Berlino dove, nel 1825 passa alla facoltà di filosofia.
Nel 1828, dopo essersi laureato, consegue la libera docenza presso l’università di Erlangen, dove tentò di ottenere la nomina a professore straordinario, senza però riuscirvi a causa dalle sue posizioni in materia religiosa (negava l’esistenza dell’immortalità personale e ogni forma di trascendenza).
Nel 1839 pubblica su una rivista, con la quale collaborava, un saggio critico nei confronti della filosofia hegeliana.
Nel 1841 viene pubblicata una delle sue più importanti opere insieme a l’Essenza del cristianesimo, l’Essenza della religione.
Muore nel 1872 a Rechenberg.
La filosofia
La filosofia di Feuerbach ha come presupposto teorico e metodologico una critica radicale nei confronti dell’idealismo e della religiosa e del modo di rapportarsi al mondo.
Tale maniera, secondo il filosofo, consiste sostanzialmente in uno stravolgimento dei rapporti reali fra soggetto e predicato, tra concreto e astratto.
Secondo Feuerbach, l’equivoco di fondo dell’idealismo è quello di fare di ciò che in realtà è concreto l’astratto, cioè di fare del soggetto il predicato, anziché fare dell’astratto il concreto, ovvero del predicato il soggetto.
Da ciò nasce il programma feuerbachiano di un’inversione e correzione radicale dei rapporti fra soggetto e predicato instaurati dalla religione e dall’idealismo.
La critica alla religione
- Applicando la sua metodologia materialista alla religione, Feuerbach arriva ad affermare che non è Dio (l’astratto) ad aver creato l’uomo (il concreto), ma viceversa, cioè è l’uomo ad aver creato Dio.
Infatti, Dio secondo Feuerbach, è solo la rappresentazione utopica di un ente in cui tutte le qualità umane sono presenti e esso è proiettato in un “fantomatico” aldilà.
Feuerbach studia a questo punto le modalità dell’origine dell’idea di Dio nell’uomo e ne sviluppa tre ipotesi:
- a. Dato che l’uomo, come essere pensante, non si riconosce solo come individuo finito, ma anche come una specie infinita e onnipotente, egli immagina che possa esistere un individuo in cui siano presenti tutte le qualità della specie e chiama questo individuo immaginario Dio;
- b. Dio, invenzione degli uomini, è stato creato come divinità in cui tutti i desideri sono realizzabili e gli uomini vedono in lui quell’individuo che applica l’opposizione umana tra volere e potere;
- c. Il sentimento di dipendenza che l’uomo prova nei confronti della natura. Esso lo spinge ad adorare quelle cose senza le quali egli non potrebbe esistere come l’aria, l’acqua, la luce e la terra.
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L’alienazione e l’ateismo: “Dall’amore per Dio, all’amore per l’uomo”
- Secondo Feuerbach, a prescindere dall’origine della religione, questa costituisce comunque una forma di alienazione, intendendo con tale termine quello stato patologico secondo cui l’uomo scindendosi proietta fuori di sé una potenza superiore, cioè Dio, alla quale egli si sottomette.
Ma se la religione si configura come un’“oggettivazione” alienata ed alienante, in cui l’uomo si sottomette a un ente che non esiste, togliendo tempo a se stesso, l’ateismo, a questo punto, non solo è un atto di onestà filosofica, ma anche un vero e proprio dovere morale.
Infatti Feuerbach afferma che è arrivata l’ora che l’uomo riprenda a porre l’infinito nel finito, cioè risolvere Dio nell’uomo e non l’uomo in Dio.
La critica a Hegel
- Secondo Feuerbach, l’hegelismo si configura come una teologia razionalizzata, “mascherata”.
Infatti secondo il filosofo tedesco, lo Spirito hegeliano, analogamente al Dio della Bibbia, è un fantasma di noi stessi.
Ovviamente, conseguentemente all’importanza della filosofia Hegeliana, una critica a quest’ultima equivale alla fondazione di una nuova filosofia incentrata sull’uomo, contrapposta a quella idealistica.
Umanismo e filantropismo
- La nuova filosofia delineata da Feuerbach ha la forma di un umanismo naturalistico.
Umanismo poiché fa dell’uomo l’oggetto e lo scopo del discorso filosofico; naturalistico poiché fa della natura la realtà primaria da cui tutto dipende, compreso l’uomo.
Nucleo di tale umanismo naturalistico è il rifiuto di considerare l’individuo come astretta spiritualità e la concezione dell’uomo come essere che vive, soffre, gioisce e avverte una serie di “bisogni” dai quali si sente dipendente.
Un essere quindi «di carne e sangue».
La sensibilità umana, secondo Feuerbach, non si riduce a un atteggiamento puramente conoscitivo, ma ha anche una valenza pratica, come dimostra l’importanza che da all’amore.
Ammettere che l’uomo è bisogno, sensibilità e amore equivale ad ammettere che l’uomo ha necessità degli altri, ovvero il fatto che l’“Io” non può stare senza un “Tu”.
La messa in luce dei condizionamenti naturali fa sì che in Feuerbach assuma importanza e dignità la teoria degli alimenti.
“L’uomo è ciò che mangia”
- La “teoria degli alimenti” di Feuerbach, punto chiave dell’analisi che si vuol portare avanti in questo testo, nasce in seguito a una recensione positiva del filosofo, nel 1850, nei confronti di uno scritto sull’alimentazione di Jakob Moleschott, fisiologo, filosofo e politico olandese poi italianizzato, che divenne anche senatore del regno italiano.
Moleschott interpretava l’alimentazione come la base che rende possibile il costituirsi e il perfezionarsi della cultura umana: un popolo può migliorare, migliorando la propria alimentazione.
Ispirato dallo scritto del fisiologo, nel 1862 scrive un testo significativo: “Il mistero del sacrificio o l’uomo è ciò che mangia”.
Nello scritto, Feuerbach, oltre a voler trattare l’idea di Dio dove Dio viene inteso, da Feuerbach, come l’eco del nostro grido di dolore e dove lo stesso cristiano che vede nel miracolo l’opera di Dio, in realtà non sta facendo altro che cercare di giustificare, tramite “il miracolo”, qualcosa di inspiegabile all’uomo con leggi fisiche, tratta anche della cosiddetta “teoria degli alimenti”.
(“Il mistero del sacrificio”), (“L’uomo è ciò che mangia”).
È grazie a questo concetto che è possibile dare alla filosofia feuerbachiana un carattere non meccanicistico, in cui l’uomo è solo un essere fatto di bisogni materiali, ma dargli, anzi, una curvatura antropologica, sostenendo l’uomo come un essere vivente che si distingue, dalle altre forme di vita, per la sua sensibilità.
Infatti, nonostante le idee e i sentimenti abbiano una radice fisica, per Feuerbach, essi non possono essere ridotti a puro materialismo.
In questo modo Feuerbach tenta di superare quel dualismo di anima e corpo sostenuto da idealisti e spiritualisti.
È importante quindi comprendere la dignità filosofica e politica che assume la “teoria degli alimenti”; ecco cosa sostiene Feuerbach a riguardo:
«La teoria degli alimenti è di importanza etica e politica. I cibi si trasformano in sangue, il sangue in cuore e cervello; in materia di pensieri e sentimenti. L’alimento umano è il fondamento della cultura e del sentimento. Se volete far migliore il popolo, in luogo di declamazioni contro il peccato, dategli un’alimentazione migliore.»
Inizialmente la dottrina del filosofo fu definita “una forma volgare di materialismo”, ma oggi è ampiamente rivalutata, essendo ormai chiaro come essa ponga l’accento sull’unità psicofisica dell’individuo e sul fatto che, se si vogliono miglior
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