Liceo Artistico Statale
E. Catalano
I sette vizi capitali
Di Chiara Vardilli
Classe V G
Premessa
Ho avuto diversi problemi per decidere quale fosse l'argomento più adatto per questa tesina.
Tutto doveva partire da una frase o da una parola chiave che però mi è sfuggita numerose volte. Poi, guardando il calendario, mi sono concentrata su quel giorno: 7 maggio. Era passato un mese preciso dal mio diciottesimo compleanno e mi sono chiesta: “è possibile partire da un numero?”. Sette.
Dopo numerose ricerche, ho capito che il sette è da sempre stato considerato un numero magico, misterioso e con una ricca simbologia, infatti lo ritroviamo in diverse situazioni:
- Nella Bibbia, Dio impiega sette giorni per realizzare la sua creazione;
- Nel libro sacro dell'Induismo, gli illuminati dell'India erano sette;
- Nella tradizione Islamica, il mondo è retto da sette pilastri poggiati sulle spalle di un gigante;
- Nella tradizione ebraica, il candelabro ha sette luci. Questo fu costruito da Mosè e rappresenta la fede eternamente accesa;
- Secondo la tradizione orientale, i punti di energia del corpo sono sette;
- Nella cultura degli Indiani d'America il sette era un numero sacro.
Questi sono solo alcuni esempi.
Sette sono i giorni della settimana, sette sono le fanciulle e i fanciulli che venivano offerti al Minotauro, sette i colli e i Re di Roma, sette le meraviglie del mondo, sette le stelle che compongono la costellazione dell'Orsa Maggiore, sette i colori dell'arcobaleno, sette le note musicali... Nel Nuovo Testamento sono sette i sacramenti, i doni dello Spirito Santo, le virtù e...
Sette sono i vizi capitali.
Questo è l'argomento che mi ha interessato di più e su cui ho deciso di sviluppare le mie riflessioni.
Citazioni: sette vizi capitali
Diversi hanno parlato dei sette vizi capitali:
- Secondo lo storico Bossy, sono espressione dell'etica sociale e comunitaria con la quale il cristianesimo cercò di contenere la violenza.
- Aristotele li identifica come “abiti del male”.
- Per Santa Caterina da Siena “tutti i vizi sono conditi dalla superbia, come tutte le virtù sono condite dalla carità”.
- Shakespeare dice: “non vi è vizio che non abbia falsa somiglianza con qualche virtù”.
Collegamenti
- Per l'Accidia ho fatto riferimento alla “noluntas” di Schopenhauer, anche se la “non volontà” si arricchisce di altri significati;
- Per l'Avarizia ho collegato “Mastro Don Gesualdo” di Giovanni Verga;
- La Gola è stata, forse, l'argomento più difficile da collegare. Alla fine, ho deciso di optare per Feuerbach e parlare della teoria “L'uomo è ciò che mangia”;
- L'Invidia è una caratteristica di Joyce che ho approfondito parlando dell'opera Dubliners;
- La persecuzione degli Ebrei l'ho considerata espressione dell'ira di Hitler;
- La Lussuria mi ha fatto pensare ai quadri di Klimt;
- La Superbia l'ho considerata come uno degli atteggiamenti che ha portato all'entrata in guerra dell'Italia nella seconda guerra mondiale.
L'Accidia
Noluntas di Schopenhauer
La “noluntas” di Arthur Schopenhauer:
“...in luogo dell'incessante, agitato impulso; in luogo del perenne passare del desiderio al timore e dalla gioia al dolore... ci appare quella pace che sta più in alto di tutta la ragione,... assoluta quiete dell'animo pari alla calma del mare.”
Da “Il mondo come volontà e rappresentazione” di A. Schopenhauer
Queste parole, tratte dall'ultima pagina dell'opera “Il mondo come volontà e rappresentazione”, rappresentano, in sintesi, il pensiero conclusivo del filosofo Schopenhauer.
La volontà di vivere è l'essenza dell'esistenza, l'essenza segreta di tutte le cose, un impulso cieco e irresistibile, non circoscritto alla natura umana, che si estende e domina tutte cose.
Però, è la radice di sofferenza cosmica perché l'impulso cieco e innaturale che spinge a desiderare sempre cose nuove si trasforma, successivamente, in inquietudine e tormento.
Il filosofo afferma che la vita può essere immaginata come un pendolo che oscilla fra la noia e il dolore. L'unico rimedio per sfuggire dal dolore del vivere è la noluntas, come negazione della volontà di vivere che è in noi, che ci permette di raggiungere la serenità e la quiete dell'animo, distruggendo la volontà in noi stessi.
Il processo di soppressione della “volontà di vivere” non comporta il suicidio.
La noluntas rappresenta lo stadio finale cui può arrivare l'individuo nel suo percorso di superamento della realtà fenomenica.
Schopenhauer articola l'iter salvifico dell'uomo in tre momenti essenziali.
Il primo momento: l'arte
Il primo è l'arte. L'arte è conoscenza libera e disinteressata che si rivolge alle idee. Il soggetto che contempla le idee non è più l'individuo naturale particolare ma il puro soggetto del conoscere, il puro occhio del mondo.
L'arte sottrae l'individuo da quella catena infinita formata dai bisogni e dai desideri quotidiani e grazie ad essa l'uomo, finalmente, contempla la vita.
Un posto particolare nell'arte è occupato dalla musica. Essa si pone come rivelazione della volontà a se stessa e il filosofo afferma che è l'arte più profonda e universale.
Ogni arte, comunque, è liberatrice ma è sempre temporanea e parziale, infatti, costituisce semplicemente un conforto alla vita.
Il secondo momento: l'etica
Il secondo momento è costituito dall'etica della pietà. L'etica implica un impegno nel mondo a favore del prossimo. È scaturito da un'esperienza vissuta, cioè da un sentimento di pietà attraverso cui avvertiamo le sofferenze degli altri e le facciamo nostre.
Il filosofo puntualizza che non basta sapere che la vita è dolore ma bisogna sentirlo nel profondo del nostro essere.
Tramite la pietà sperimentiamo quell'unità metafisica di tutti gli esseri che la filosofia teorizza.
La morale si concretizza in due virtù cardinali:
- La giustizia è un primo freno all'egoismo e consiste nel non fare il male e nel riconoscere agli altri ciò che riconosciamo a noi stessi;
- La carità si identifica con la volontà positiva e attiva di fare del bene al prossimo.
Il terzo momento: l'ascesi
Il terzo e ultimo momento è quello dell'ascesi. Schopenhauer dice che, comunque, la morale rimane per sempre all'interno della vita e presuppone un qualche attaccamento ad essa. Ma grazie all'ascesi noi possiamo riuscire a raggiungere la liberazione totale dall'egoismo, dall'ingiustizia e soprattutto dalla volontà di vivere.
L'ascesi è l'esperienza attraverso la quale l'individuo, cessando di volere la vita e il volere stesso, si propone di estirpare il proprio desiderio di esistere, di godere e di volere.
Il primo gradino dell'ascesi è la castità perfetta che libera dall'impulso alla generazione. Susseguono la rinuncia ai piaceri, l'umiltà, il digiuno, la povertà, il sacrificio e l'automacerazione che hanno tutte lo stesso scopo, cioè sciogliere la volontà di vivere dalle proprie catene.
L'unico atto di libertà possibile all'uomo è la soppressione della volontà di vivere. A differenza dei mistici del cristianesimo, nel misticismo ateo, Schopenhauer mette a capo il nirvana buddista, cioè il nulla inteso come negazione del mondo stesso.
Gli Accidiosi sono collocati nella IV cornice del purgatorio. Le anime corrono per la cornice incitandosi l'un l'altro alla sollecitudine e gli esempi gridati rinnovano il desiderio di purificazione.
Appendice
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- Filosofia - La “noluntas” di Schopenhauer e la teoria “L'uomo è ciò che mangia” di Feuerbach;
- Italiano - “Mastro Don Gesualdo” di Giovanni Verga;
- Inglese - Joyce e l'opera Dubliners;
- Storia - La persecuzione degli Ebrei e l'entrata in guerra dell'Italia nella seconda guerra mondiale;
- Storia dell'Arte - Klimt.