Estratto del documento

L'uomo e il cane, una fuga dalla libertà

Jessica Schettino

V As

Liceo Scientifico Manfredo Fanti

Anno scolastico 2012/2013.

Indice

Introduzione 1

Konrad Lorenz “E l'uomo incontrò il cane” 2

Lord Byron 5

Gabriele D'Annunzio 6

Il cane nella letteratura 9

Carlo Cassola “L'uomo e il cane” 10

Erich Fromm “Fuga dalla libertà” 12

L'uomo e il cane, una fuga dalla libertà

Konrad Lorenz Evoluzione del cane,

“E l'uomo incontrò il cane” Cane e padrone

Suo addomesticamento

Cap. I-II

La fedeltà e la morte

Cap. XI

Lord Byron

Epitaph to a Dog

Il cane nella letteratura. Gabriele D'Annunzio

Epitaffio per il cimitero dei suoi cani

Carlo Cassola Cane metafora dell'uomo. Collare come status

“L'uomo e il cane” La ricerca costante Symbol.

Di un padrone. Cap. VI

Erich Fromm

Meccanismi di fuga “Fuga dalla libertà”

Cap. V Autoritarismo

Introduzione

Sono cresciuta insieme al mio cane, Simba.

Simba mi è rimasta accanto 14 anni, come avrebbe fatto la migliore delle badanti.

Il 25 aprile 2012, si è spenta lasciando me e la mia famiglia nello sconforto totale.

Un cane è un membro importante della famiglia e la sua improvvisa scomparsa stravolge le abitudini, la routine e l'equilibrio delle persone che lo amano.

Konrad Lorenz scrisse:

«Se alla morte del proprio cane si acquista subito un cucciolo della stessa razza, per la maggior parte dei casi lo si vedrà prendere pian piano, nel nostro cuore e nella nostra vita, esattamente quel posto che la scomparsa del vecchio amico aveva lasciato tristemente vuoto.» *

Nel maggio 2012 è entrata a far parte della mia famiglia, Grease.

A causa del terremoto di maggio, Grease ha passato i suoi primi mesi condividendo con me gli stessi spazi, osservando i miei stessi orari e rispettando le mie stesse abitudini.

Crescendo a stretto contatto con me, mi ha presto scelta come sua padrona e da subito mi è rimasta fedele.

Essere il padrone di un cane è un piacere immenso, ma è anche un grosso impegno.

Ho educato Grease, mi sono occupata delle sue cure sanitarie e del suo benessere, e lei mi ha ripagata donandomi tutto il suo amore.

Ho scelto di dedicare alla figura del cane e dell'uomo la mia tesina perché crescendo ho sviluppato una forte passione per questi animali.

Chi può godere della compagnia di un amico a quattro zampe, sa che questo è in grado di conoscere e comprendere l'animo di una persona meglio di chiunque altro.

Il cane dal momento stesso in cui nasce, si affida al proprio padrone, crede in lui e inizia ad amarlo profondamente. Chi ama davvero il suo animale, dal canto suo, sente allora il dovere di rispondere al suo amore e alla sua incondizionata fedeltà, fornendogli la possibilità di vivere una vita felice, colma di affetti e cure.

Attraverso il mio percorso di studi, mi sono poi convinta che la necessità avvertita dall'uomo di seguire un leader che sappia stimolarlo, dargli valori e obiettivi comuni, non è molto differente dalla necessità che spinge un cane a ricercare un padrone.

Con questa tesina intendo quindi trasmettere il mio amore per i cani, ma soprattutto dimostrare che come il cane, l'uomo sente la necessità di affidarsi a qualcuno che sappia prendersi cura di lui, che lo indirizzi e che lo liberi dal peso della libertà.

La libertà infatti è qualcosa dal quale sia il cane, sia l'uomo cercano costantemente di fuggire.

*Konrad Lorenz, L'Uomo e Il Cane. Ed Adelphi 1974, p.119 1

“E l'uomo incontrò il cane”

Konrad Lorenz

Konrad Zacharias Lorenz

(Vienna, 7 novembre 1903 – Altenberg, 27 febbraio 1989)

È stato uno zoologo ed etologo austriaco.

Viene considerato il fondatore della moderna etologia scientifica.

Nel 1973 la sua attività trova coronamento con l'assegnazione del Premio Nobel per la medicina e la fisiologia, per i suoi studi sulle componenti innate del comportamento e in particolare sul fenomeno dell'imprinting nelle oche selvatiche.

“E l'uomo incontrò il cane”, è un saggio di Konrad Lorenz, pubblicato nel 1950.

Il libro tratta del comportamento dei cani.

Analizzerò quattro degli undici capitoli del libro.

  • Potrebbe essere andata così (I)
  • Le radici della fedeltà al padrone (II)
  • Cane e padrone (IV)
  • La fedeltà e la morte (XI)

“Potrebbe essere andata così”

Nel primo capitolo del libro, Lorenz propone un'ipotesi sul processo di addomesticamento del cane, e sulle sue origini. L'etologo colloca nel paleolitico l'incontro tra l'uomo e gli antenati del cane, che secondo i suoi studi potrebbero essere il lupo (Canis lupus), lo sciacallo (Canis aureus), o entrambi; questi in seguito avrebbero dato origine e “razze primitive” diverse, dalle quali sarebbero derivate le molteplici forme attuali.

Canis aureus (sciacallo dorato)

Canis lupus (lupo grigio)

I più recenti studi basati sulla genetica, supportati dagli approfondimenti paleontologici, hanno portato a ritenere valido il riconoscimento del lupo grigio (Canis lupus) come progenitore del cane domestico, riconosciuto come sottospecie (Canis lupus familiaris). 2

Lorenz ha ideato poi una possibile situazione che avrebbe portato l'uomo e lo sciacallo a collaborare. Scrive “nessuno di noi c'era, questo è vero, però, da tutto ciò che sappiamo, potrebbe proprio essere andata così.”.*

Paleolitico

L'uomo del paleolitico, vista la mancanza di abitazioni e armi utili alla difesa personale era continuamente esposto all'attacco dei predatori. Gli sciacalli, avevano interesse a seguire l'uomo, visti i resti di cibo che lasciava sul suo passaggio.

L'animale quando avvistava una belva in avvicinamento, ululava; avvertendo così anche l'uomo. Questi elementi hanno fatto sì che sia l'uomo che lo sciacallo avessero interesse a rimanere vicini. L'uomo per far sì che gli sciacalli non si allontanassero ha iniziato a lasciare spontaneamente pezzi di cibo sul proprio cammino, nutrendo così di mano sua, un animale a lui utile, per la prima volta. Gli sciacalli con il passare del tempo si fanno più docili e meno impauriti e seguono spontaneamente l'uomo. Quando questo caccia, lo sciacallo ha un interesse personale. Se l'uomo prende la preda, lui sarà alimentato. Ecco che allora lo sciacallo inizia ad intervenire nelle battute di caccia, seguendo le prede che l'uomo perde.

Si stabilisce per la prima volta l'ordine in cui l'uomo e il cane seguono la selvaggina: prima il cane, poi il cacciatore. Una volta catturata la preda, l'uomo premia l'animale gettandogli del cibo. Lo sciacallo lo prende e la sua coda comincia a muoversi in piccoli e rapidi colpi da destra a sinistra. Per la prima volta uno sciacallo scodinzola davanti all'uomo, si svolge un passo verso la nascita del cane domestico.

Neolitico

Nel neolitico l'uomo aveva già dimore stabili e ci sono prove che a quel tempo il cane era già un animale domestico. Vi sono reperti archeologici del “cane delle torbiere” che rivelano una discendenza dallo sciacallo dorato. Si può supporre che l'uomo nel periodo in cui passò alle abitazioni su palafitte, abbia preso con sé esemplari mansueti di sciacallo e ne abbia fatto “animali domestici”, nel vero senso della parola. Lo spazio ridotto delle palafitte ha fatto sì che l'uomo selezionasse gli esemplari a lui più utili (mansueti e capaci nella caccia).

Si sono così instaurate quelle modificazioni ereditarie che hanno dato origine al cane domestico vero e proprio. Grazie al buon nutrimento che l'uomo forniva all'animale, questo si è fatto via via più robusto e di grandezza superiore alla media.

L'uomo inizia ad allevare cuccioli con lo scopo di addestrarli alla caccia.

“Le radici della fedeltà al padrone”

Ci sono due fonti istintuali che portano all'attaccamento del cane.

La prima è il vincolo che lega il cucciolo selvatico ai genitori, mentre la seconda è la fedeltà che lega il cane selvatico alla figura del capo branco. Ogni razza, conserva prevalentemente l'uno o l'altro istinto. Nei cani in cui vi è ancora un'alta percentuale di sangue lupino, prevale la fedeltà al capo branco. In questi cani si può riscontrare l'intento di auto promuoversi come capo branco ed un conseguente insorgere di aggressività. Se però il cane accetta il padrone come capo branco, avrà nei suoi confronti lo stesso rispetto e la stessa fedeltà che avrebbe in natura, nei suoi confronti. Nella maggior parte dei cani domestici però, l'istinto che porta all'attaccamento, è quello del legame infantile. In questi cani, il padrone è visto come un genitore, ma non avvenendo un distacco nel corso della vita, l'attaccamento infantile perdura, manifestandosi nell'animale con un generale infantilismo. Il cane si affeziona per sempre ad un determinato padrone nel corso del quinto mese di vita. 3

“Cane e padrone”

Nel corso della vita, cane e padrone tendono ad adattarsi armonicamente l'uno all'altro.

Nell'animale possono insorgere due tipologie differenti di adattamento.

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Sintesi

Psicologia

Konrad Lorenz, etologo. Storia dell'addomesticamento.

Inglese

Lord Byron, Epitaph to a Dog.

Italiano

D'Annunzio, epitaffio per il cimitero dei miei cani.

Carlo Cassola, L'uomo e il cane.

Storia

Riferimenti al nazismo.

Filosofia

Erich Fromm.

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