Scuola secondaria di I grado
“A. Astesano”
Anno scolastico 2011/2012
Christian Panero
A
Classe 3 B
Sez.
Approfondimenti d’esame
Esame di licenza media
Musica romantica, letteratura
Romantica Verdi e Van Gogh e
Alessandro
Va pensiero
Manzoni Victor
Hugo Risorgimento e
Unità d’Italia il sistema
Solare
Il Brasile
Il calcio il petrolio The United
Nations
S caletta delle materie
Risorgimento e Unità d’Italia
1. Storia: Romanticismo letterario e
2. Letteratura:
Alessandro Manzoni
Romanticismo musicale e “Va
3. Musica:
Pensiero”
Post-impressionismo e Vincent Van
4. Arte:
Gogh Victor Hugo
5. Français: Il Brasile
6. Geografia: Il petrolio
7. Tecnologia:
The United Nations
8. English: Il calcio
9. Ed. Fisica: Il sistema solare e i pianeti
10. Scienze:
Risorgimento e Unità d’Italia
Nella storia europea dell'Ottocento c'è un aspetto comune a molti popoli: la lotta per raggiungere l’identità di Nazione.
All'inizio del XIX secolo questa visione si diffuse soprattutto tra le popolazioni che, sottoposte al dominio straniero, non avevano una nazione propria, e che perciò svilupparono un forte sentimento patriottico.
In Italia, la lotta per l'Unità nazionale viene definita Risorgimento.
Mentre nella prima metà dell'Ottocento i patrioti chiedevano il rispetto delle libertà civili e reclamavano la costituzione, nella seconda metà volevano unità e indipendenza.
I governi dei diversi Stati italiani concessero alcune riforme che fecero sperare in cambiamenti politici radicali.
In occasione della sua elezione, il nuovo papa Pio IX accordò un'amnistia (provvedimento con cui un sovrano o un governo concedono la libertà a carcerati) ai detenuti politici dello Stato Pontificio.
Nel 1848 il Paese fu scosso da proteste popolari, dovute a una grave crisi economica, come in gran parte dell'Europa, che aveva fatto salire i prezzi dei beni alimentari. Anche per evitare sommosse, ma soprattutto perché ormai i tempi erano maturi, alcuni sovrani accettarono finalmente la richiesta comune a tutte le forze politiche e concessero la Costituzione. La Costituzione sabauda, lo Statuto Albertino, venne concesso nel 1848 e per cent'anni rappresentò la legge fondamentale del nostro Paese.
Sempre nello stesso anno era scoppiata quella che fu l'unica rivoluzione della storia a coinvolgere gran parte dell'Europa, unita nelle stesse aspirazioni, con la partecipazione determinante delle classi lavoratrici. Per questo motivo le rivoluzioni europee del ‘48 furono, nel loro insieme, definite anche “Primavera dei popoli”.
Le rivoluzioni ebbero termine però con una sconfitta, anche se il seme che era stato gettato, più tardi diede i suoi frutti.
Le rivoluzioni ebbero origine in Francia, dove il re borghese Luigi Filippo, che regnava da 18 anni, stava gradatamente introducendo misure antidemocratiche. Così, Parigi insorse costringendolo alla fuga. Fu proclamata la Seconda Repubblica e furono fondati gli ateliers nationaux, un modo per mettere in pratica il diritto al lavoro rivendicato dai socialisti, ma in seguito vennero chiusi e ciò determinò la rivolta dei lavoratori. Borghesia e proletariato per la prima volta si ritrovarono in campi opposti: la violenta battaglia che ne scaturì segna la sconfitta dei ribelli morti migliaia sulle barricate.
Il primo presidente francese eletto fu Luigi Napoleone Bonaparte, nipote dell'imperatore.
Nel marzo del 1848 anche Venezia e Milano insorsero: a Milano la popolazione scacciò il presidio austriaco con le cosiddette “Cinque Giornate” ma, siccome per allontanare gli austriaci in modo definitivo occorreva un esercito, i milanesi chiesero l'intervento di quello piemontese. Nel 1831 il re dei Savoia era Carlo Alberto, che accolse l'invito.
Inizia così la Prima guerra d'indipendenza.
Assieme ai Savoia si schierarono altre truppe che però ritirarono i loro uomini dopo poco. Così Carlo Alberto fu sconfitto e, rimasto con il solo appoggio dei volontari, firmò un armistizio. La Prima guerra d'indipendenza si chiuse con la sua abdicazione in favore del figlio Vittorio Emanuele II.
In Italia sorsero molti governi democratici come quelli di Venezia, Roma e Firenze, ma gli austriaci aggredirono le repubbliche appena formate. Roma cadde in mano francese, perciò molti volontari, tra cui Giuseppe Garibaldi, spostarono la loro azione a Venezia nel tentativo di salvare almeno quella repubblica, che però non seppe resistere all'assedio austriaco.
Nel 1852 la polizia austriaca arrestò a Mantova alcuni patrioti. Il tribunale vuole emettere una sentenza esemplare condannandoli a morte: nove di essi vennero impiccati e passarono alla storia come “Martiri di Belfiore”.
Una lucida analisi degli insuccessi del 1849 e in particolare nella Prima guerra d'indipendenza fu l'inizio dell'attività politica di Camillo Benso conte di Cavour, primo ministro di Vittorio Emanuele dal 1852. Egli era convinto che il regno sabaudo dovesse proseguire la lotta contro l'Austria non solo per motivi ideali ma anche per ampliare il suo territorio. Così Cavour maturò un progetto articolato in tre fasi: modernizzazione del Piemonte, presentazione del regno di Sardegna con uno Stato costituzionale moderato, ricerca di un alleato tra le potenze straniere. Una delle riforme più importanti fu il rinforzo dell'esercito.
In quegli anni era in atto una guerra in Crimea tra la Russia e le potenze francesi, inglesi e turche. Queste ultime proposero un'alleanza all'Italia e Cavour accolse l'invito per inserire il Piemonte nella diplomazia internazionale. Questa mossa si rivelò vincente, infatti l'Italia ottenne il diritto di partecipare al Congresso di pace al fianco delle grandi potenze che avevano sconfitto la Russia a Parigi nel 1856.
L'abile trattativa di Cavour, detta “decennio di preparazione”, diede i suoi frutti. Infatti il re fece compiere grandi manovre alle truppe al confine con l'Austria, mentre migliaia di volontari, tra cui Garibaldi, giungevano da tutta Italia. L'Austria venne così provocata e dichiarò guerra all’Italia. Iniziò la Seconda guerra d’indipendenza.
L'esercito sabaudo riuscì ad ottenere l'aiuto di quello di Napoleone III che oltrepassò le Alpi e diede inizio a una serie di battaglie concluse con il successo dei due alleati e dei volontari.
Inaspettatamente Napoleone III firmò un armistizio separato. La decisione improvvisa dell'imperatore era dovuta alle proteste della popolazione francese che vedeva i suoi soldati morire a migliaia.
Cavour voleva che Vittorio Emanuele proseguisse la guerra anche senza l'alleato, ma lui preferì rinunciarvi e il ministro per protesta si dimise. Nel gennaio del 1860, però, ritornò a capo del governo e gestì le annessioni dell'Italia centrale: per esempio, i plebisciti (le votazioni) sancirono l'unione con il Regno di Sardegna.
Un moto popolare scoppiato a Palermo nel 1860 era l'occasione adatta per cercare di cacciare i Borboni dal sud Italia. Fu rapidamente organizzata una spedizione di volontari il cui comando venne offerto a Garibaldi. Così si imbarcarono a Genova più di 1000 volontari contraddistinti dalla camicia rossa. Essi sbarcarono a Marsala e penetrarono nell'interno suscitando l'entusiasmo dei Siciliani, non pochi dei quali si unirono a loro. Garibaldi attaccò le truppe borboniche, mettendole rapidamente in fuga; raggiunse Palermo e, con tre giorni di combattimento, scacciò i Borboni.
Nell'ottobre del 1860 Garibaldi, in uno storico incontro vicino a Teano (nei pressi di Caserta), “consegnava” formalmente a Vittorio Emanuele II l'Italia meridionale ormai liberata.
Il 17 marzo 1861 ebbe luogo la prima seduta del Parlamento italiano che proclamò il Regno d'Italia con capitale Torino, e riconobbe Vittorio Emanuele II “Re d'Italia per grazia di Dio e volontà della nazione”.
Il Regno d'Italia però era incompleto perché mancavano l'Italia nord-orientale e lo Stato pontificio.
Nel 1866 la Prussia propose un'alleanza all'Italia perché l’Austria fosse attaccata nello stesso tempo da nord e da sud. Il re accettò che, benché gli italiani fossero sconfitti per ben due volte, la contemporanea vittoria dei prussiani sugli austriaci ebbe un risultato positivo anche per il Regno d'Italia, che ottenne la cessione del Veneto. Unire Roma all'Italia era invece un problema complesso, perché vedeva intrecciarsi rapporti internazionali con quelli nazionali: infatti l'imperatore Napoleone III si poneva come difensore di Pio IX, mentre i cattolici italiani si opponevano a un'azione di forza di Vittorio Emanuele II contro lo Stato pontificio.
La vicenda vide protagonista ancora una volta Garibaldi.
Egli sbarcò in Calabria con 2000 volontari per poi risalire la penisola e conquistare Roma, ma Vittorio Emanuele II inviò contro di lui truppe regolari che lo sconfissero in uno scontro sull'Aspromonte. Senza darsi per vinto, Garibaldi fece un altro tentativo. Questa volta si diresse su Roma dalle coste del Lazio, ma fu sopraffatto dalle forze coalizzate del Papa e dei francesi.
Intanto la capitale fu spostata da Torino a Firenze.
La questione romana si è risolta soltanto con la caduta di Napoleone III.
Il 20 settembre 1870 un drappello di bersaglieri, aperto un varco nelle mura presso “Porta Pia” (nella figura a destra), prese possesso della città. Da quel momento Pio IX si considerò prigioniero dello Stato italiano e si chiuse in Vaticano, scomunicando il re, i ministri e tutti i parlamentari. Il governo italiano cercò un rimedio con la “Legge delle Guarentigie” (garanzie) che riconosceva al Papa la sovranità sulla città del Vaticano e il versamento di una cifra annuale da parte dello Stato per il suo mantenimento.
Il Romanticismo musicale e “Va pensiero”
Il Romanticismo musicale
In ambito musicale, il Romanticismo si pone come reazione al classicismo di autori come Franz Joseph Haydn o Wolfgang Amadeus Mozart. Esso corrisponde allo sviluppo dell’orchestra, a un ampio uso della musica a programma e alla valorizzazione virtuosistica di uno strumento solista. I generi romantici per eccellenza sono la sinfonia e l’opera, rivisitate e ampliate secondo le nuove tendenze dell’epoca.
L’evento storico più significativo dell’epoca, che influì su ogni forma della vita sociale e culturale, compresa l’espressione musicale, fu la Rivoluzione francese. La valorizzazione dell’individuo, che appariva in filigrana in ognuno dei temi presenti nella letteratura dell’epoca (figura dell’eroe, ruolo della natura, libertà ecc.), ebbe un peso significativo anche nella musica.
In Francia un effetto immediato si avvertì sull’opera.
In luogo delle trame dell’opera barocca, in genere tratte dall’antichità classica, il materiale per i soggetti venne attinto dagli eventi di cui si componeva l’attualità. In accordo con il credo rivoluzionario, i cerimoniali parigini prendevano forma di vaste odi corali in musica, spesso all’aperto, in lode all’uomo e ai valori imperniati sul motto liberté, egalité et fraternité.
Il compositore che meglio tradusse il nuovo spirito dei tempi fu Ludwig van Beethoven, anche se la critica più recente tende piuttosto a considerarlo come l’ultimo grande esponente del classicismo musicale. La sua opera Fidelio (prima versione 1805) è in tal senso significativa; ma è soprattutto nella musica sinfonica di Beethoven che riecheggia l’anelito tipicamente romantico verso l’infinito e la fiducia nella capacità dell’individuo di superare ogni ostacolo. Le sinfonie beethoveniane portano a questa forma una dimensione che nel Settecento le era ignota: nei primi movimenti la forma sonata viene forzata fino ai limiti estremi, mentre l’introduzione del coro (nella Nona sinfonia) sembra quasi inaugurare un nuovo genere.
Oltre al mito dell’individuo, la musica dell’epoca assorbe anche un altro carattere della letteratura romantica, quello del sublime spettacolo della natura. Numerose sono le opere romantiche in cui le forze della natura (tempeste, valanghe, incendi) giocano un ruolo di rilievo all’interno della trama, a dimostrazione di come l’essere umano sia in balia di forze irrazionali ed esterne a lui.
Esemplare al proposito l’opera Il franco cacciatore (1821) di Carl Maria von Weber.
Il tema romantico della natura come specchio dell’animo umano trova la sua espressione più alta nella Sinfonia Pastorale di Beethoven (1808) e nei Lieder di Franz Schubert. Fu anche grazie all’intensità drammatica di Robert Schumann che trovarono espressione i maggiori temi romantici (amore, patria, la pena del distacco ecc.)
Eroismo romantico e virtuosismo dei singoli strumenti sembravano esemplarmente riassumersi in alcuni grandi musicisti dell’epoca. Tra questi emergono le figure di Niccolò Paganini, la cui abilità esecutiva costituiva un elemento di seduzione, acuito dal fascino quasi satanico del suo fisico allampanato; di Franz Liszt, che divenne il più grande virtuoso di pianoforte del suo tempo; e di Fryderyk Chopin (nella foto a destra), il quale esplorò la poesia della tecnica pianistica nei suoi studi, la poeticità delle danze nei valzer, nelle polonaise e nelle mazurke e l’atmosfera carica di pathos nelle ballate e nei preludi.
Accanto al rafforzarsi delle identità individuali, il romanticismo vide il consolidarsi di quelle nazionali. Se pianisti compositori come Liszt e Chopin seppero trasformare danze ungheresi e polacche in numeri virtuosistici da concerto, fu l’opera a offrire la più completa espressione artistica dell’individualità di una nazione con l’uso di una specifica lingua e musica popolare, e con il ricorso a vicende storiche, miti e leggende nazionali.
“Va pensiero”
Giuseppe Verdi:
In Italia uno degli artisti più rappresentativi del Romanticismo musicale è Giuseppe Verdi. Un suo brano molto famoso è “Va Pensiero, sull’ali dorate”, (spartito nella figura a fianco), che si trova nel Nabucco, la sua terza opera, quella che decretò il suo successo.
Trama
Nel 592 A.C. gli Ebrei, sconfitti dal crudele tiranno babilonese Nabucodonosor, vengono ridotti in schiavitù.
Per questa ragione, il re venne punito da Dio, che gli fa perdere la ragione e il regno. Solo alla fine, dopo una serie di drammatici avvenimenti, Nabucco (il babilonese) rinsavisce e, resosi conto delle azioni, si converte e libera il popolo ebraico.
Gli Ebrei sono costretti ai lavori forzati lungo la riva del fiume Eufrate.
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