I perché di una scelta
Spesso ci si domanda come un libro riesca a piacere così tanto, mentre un altro, dello stesso autore magari, non si riesce nemmeno a finirlo.
Sono spesso finita con il domandarmi cosa rende un libro più “appetitoso” di un altro, più apprezzabile, fino a portare il lettore a definirlo il proprio “libro preferito”. Sarà forse il modo di raccontare di Baricco, l’essere incantevole e originale, enigmatico e amletico ma al contempo sublime e soave di “Oceano Mare”, che mi avranno portata a definire questa serie di fogli consecutivi, stampati, rilegati tra di loro come il libro che più amo tra tutti.
Leggendolo la prima volta i miei sensi subirono uno shock. Uno shock meraviglioso, come un riff completamente inatteso in un noioso brano jazz.
Leggerlo una seconda volta, è stato come studiare un quadro, e continuare a scoprire nuovi e sorprendenti dettagli. Nuove dinamiche, aspetti, frasi che percorrevano strade invisibili fino al mio cuore emozionandomi ancora una volta.
Oceano Mare è totalmente diverso dagli altri libri che ho letto nella mia vita. Alessandro Baricco è totalmente diverso dagli altri autori.
Dunque ho deciso di affrontare questa tematica proprio per capire meglio io stessa, cosa rende questo libro e il suo autore così unici nel loro essere, come egli è stato in grado di realizzare una tale opera d’arte ambientandola in un “non-luogo”, in un “non-tempo”, vivendo e attendendo la “non-vita” sulla riva di un mare inesistente.
I personaggi vagano sulla striscia di terra bagnata dal mare, e lui li plasma in una cangiante altalena che crogiola l’uomo fra illuminazioni e disillusioni, portandolo a porsi domande come “Dove sono gli occhi del mare? Dove finisce il mare? Come guarire nel mare?”.
E tutto ciò avviene nella fantomatica Locanda Almayer, che ospita sette avventori: il professor Bartleboom, il pittore Plasson, la bella Ann Deveirà, Elisewin e la sua malattia accompagnata dal suo fido tutore Padre Pluche, il fosco Thomas, alias Adams, e un signore avvolto nel mistero rinchiuso nella sua stanza-prigione.
L’intreccio si dirama nei tre libri di cui è composto il romanzo, ovvero, La locanda Almayer, il ventre del mare e i canti del ritorno: nel primo la presentazione del mare e dell’umanità a lui vicina, nel secondo la bestialità umana dopo la violenza del mare, nel terzo, l’uomo trasformato dal mare.
Difatti un altro aspetto che tanto mi ha affascinata è il modo in cui i personaggi mutano nel corso della storia. Chi era feroce diviene amichevole, chi era malato, guarisce, chi perplesso viene illuminato, chi colpevole invece più leggero, lasciando il lettore, già solo dopo pochi minuti dal termine della lettura, con un senso massiccio di nostalgia.
Alessandro Baricco
Alessandro Baricco è uno degli scrittori italiani contemporanei più noti all’estero e in Italia. Non è solo uno scrittore, ma partecipa a molti progetti culturali e ad alcuni programmi televisivi sulla letteratura.
È uno dei fondatori della scuola torinese Holden, che si occupa di scrittura narrativa e creativa.
Su un’intervista per il quotidiano Corriere della Sera Alessandro Baricco parla di sé e dello storytelling che insegna alla Scuola Holden: “Io sono un narratore, ho quel talento lì, vedo storie anche in questo lavoro. Ho lavorato molto per dire che viviamo in mezzo alle storie e che bisogna raccontarle bene, con rispetto. […] Gli uomini hanno bisogno di storie. Non soltanto per trasmettere sapere. Ogni storia è la custodia della speranza che questa vita non sia l’unica, che se uno volesse potrebbe avere un’esistenza differente.”
Ha collaborato con i quotidiani La Repubblica e La Stampa come editore della sezione di cultura.
Alessandro Baricco nasce il 25 gennaio 1958 a Torino dove consegue la maturità al liceo classico Alfieri. Successivamente si laurea, sempre nel torinese, in filosofia.
Appassionato di musica, ottiene il diploma in pianoforte al conservatorio. La sua carriera editoriale comincia con una serie di lavori di traduzione e correzione di bozze. In seguito lavora per diversi anni presso alcune agenzie pubblicitarie.
Baricco si può definire come una persona abbastanza riservata, e difatti leggendo alcune interviste rilasciate, in una domanda posta da un ragazzo che chiede allo scrittore per quale motivo prendesse parte alle interviste su chat online, la risposta dell’autore è stata:
“Serve per dirvi che esisto, che stare lontani da uno scrittore che amate è il miglior modo di avere una giusta relazione con lui, serve per farvi capire che i vostri messaggi rileggo, serve per spiegarvi qualcosa di me, poco ma è già qualcosa. Capisco che dopo due ore e mezza non è facile dire ancora cose che valgono la pena, ma ci provo. E poi serve per ascoltarvi. È importante ascoltarvi. Mi sembra che i miei libri muoiono un po’ meno se ogni tanto vi ascolto. Tutto qua.”
Dunque sono poche le informazioni rilasciate da Baricco, ma lo stesso scrittore afferma che comunque è interessato all’opinione dei suoi lettori, perché sono quest’ultimi anche a comporre l’anima dei suoi scritti, e anche perché è importante per lui creare una sorta di legame con loro e non diventare solo un nome sullo sfondo delle antologie.
Nel 1988 pubblica presso la casa editrice Einaudi il suo primo libro, Il genio in fuga (due saggi di critica musicale), dedicato all’opera di Gioacchino Rossini, musicista che compose opere sia comiche che tragiche.
Successivamente pubblica L’anima di Hegel e le Mucche del Wisconsin, opere che raccontano dei rapporti tra musica colta e modernità.
Baricco si dedica anche alla critica, divenendo ben presto critico musicale presso La Repubblica.
L’anno 1993 è segnato dalla pubblicazione di Oceano Mare. Nel 1995 pubblica Barnum, una raccolta d’articoli scelti tra quelli scritti per La Stampa.