Riassunto libro “Psicologia cognitiva”
Capitolo 1: cos’è la psicologia cognitiva
La psicologia cognitiva è la branca che studia i nostri processi mentali e il modo in cui essi influenzano le nostre capacità di interazione con il mondo circostante. La psicologia cognitiva è lo studio scientifico della cognizione.
La cognizione (= pensiero e consapevolezza) è definita come quei processi attraverso i quali lo stimolo sensoriale in entrata viene trasformato, semplificato, elaborato, immagazzinato, rievocato e usato [ ]. La parola cognizione risale al XV secolo. Le parole in grassetto indicano dei processi chiave nella cognizione, analizziamoli nel dettaglio:
- I processi cognitivi trasformano l’informazione
I segnali sensoriali devono essere trasformati in un codice che il nostro cervello può processare.
L’esperimento condotto da Moyer e Bayer (1976) consisteva nel mostrare a dei soggetti due coppie di cerchi: la prima coppia (A,B) e la seconda coppia (A,C); veniva chiesto loro di indicare per ogni coppia il cerchio più grande il più rapidamente possibile. Il risultato fu che i partecipanti erano più rapidi dell’identificare il cerchio più grande nella Coppia 1 rispetto alla coppia 2. La differenza di tempo necessario a stimare le dimensioni è il risultato degli stimoli mentali nel nostro cervello.
I giudizi che forniamo sono il risultato dei nostri processi interni, cioè le trasformazioni della stimolazione fisica, piuttosto che ciò che i nostri sensi percepiscono.
Questo fenomeno è chiamato effetto della distanza simbolica: maggiore è la differenza della dimensione dei due oggetti, più rapida è la valutazione di quale è il più grande. Questo effetto è stato studiato anche nelle persone cieche.
- I processi cognitivi semplificano l’informazione
I nostri ricordi degli eventi non sono perfette registrazioni degli stessi; noi semplifichiamo invece gli eventi riducendoli ai loro elementi cruciali. Allo stesso modo, i nostri processi cognitivi tendono a semplificare le nostre esperienze di vita. Indipendentemente da quanto spesso vediamo un oggetto, noi tendiamo ad elaborare solamente dettagli che ci potrebbero essere utili a riconoscerlo senza prestare attenzione agli altri.
- I processi cognitivi elaborano l’informazione
Così come immagazziniamo informazioni in forma ridotta o semplificata, tendiamo anche ad accrescerle quando le ricordiamo o cerchiamo di riferirle a qualcun altro. Quando rievocano un evento, le persone talvolta si spingono oltre nelle loro elaborazioni e tendono ad abbellire i loro ricordi.
L’esperimento dell’effetto chiamato raggruppamento per categoria è stato svolto su alcuni studenti a cui fu fatta ascoltare una lista di parole in ordine casuale e successivamente fu chiesto loro di rievocarle. La lista era suddivisa in 4 categorie: animali, vegetali, occupazioni, nomi propri. Risultati: frequentemente gli studenti rievocavano una parola che non era nella lista, ma apparteneva a una di quelle categorie. Inoltre, essi rievocavano parole insieme della stessa categoria, anche se non erano state presentate insieme.
Il fenomeno del raggruppamento per categoria mostra che i ricordi tendono a non essere perfetti duplicati di ciò che abbiamo originariamente appreso, ma più probabilmente sono ricostruzioni che aggiungono particolari a un tema.
- I processi cognitivi immagazzinano e recuperano l’informazione
I processi cognitivi ci aiutano a interagire correttamente con il mondo, cioè a immagazzinare informazioni in memoria in modo da poterle usare al momento giusto. Uno studio importante è capire i meccanismi della memoria: le operazioni mentali che immagazzinano l’informazione così come la recuperano o la rendono disponibile quando serve. Possiamo anche sbagliare nel recuperare qualcosa che vogliamo ricordare.
- I processi cognitivi usano l’informazione
Processi cognitivi mediano ogni nostra singola interazione con il mondo circostante anche quando abbiamo l’impressione di agire in modo automatico (“senza pensare”).
Le origini della psicologia cognitiva
La psicologia si occupa di come le persone pensano. All’inizio del XX secolo, i comportamentisti decisero di non parlare più della mente poiché essa era invisibile e perciò era ritenuto non scientifico fare riferimento a entità che non potevano essere osservate. I comportamentisti credevano che per comprendere gli uomini, gli scienziati dovessero osservare esclusivamente il loro comportamento piuttosto che ipotizzare processi mentali. Loro credevano che parlare e pensare fossero associati all’attività muscolare. I primi teorici definirono il pensiero come “niente altro che il parlare a noi stessi” e “discorso subvocalico”. Un processo come il riconoscimento non può essere ridotto all’analisi dei comportamenti rinforzati.
La spiegazione dell’attività umana in definitiva necessitava di teorie dei processi mentali: iniziava a nascere la psicologia cognitiva. Essa prese le basi dai tentativi dei ricercatori di comprendere la struttura e i processi dell’attività mentale umana. Questo sforzo è caratterizzato da 4 linee di studio: la ricerca sulla percezione umana, la ricerca sui cosiddetti fattori umani, le simulazioni computerizzate del comportamento umano, e l’ambito emergente delle neuroscienze cognitive. La psicologia cognitiva, oltre ad essere una materia di studio, è anche un modo di pensare il comportamento umano chiamato human information processing. L’approccio human information processing caratterizza caratterizza le 4 aree di ricerca all’origine della psicologia cognitiva. Analizziamo le 4 aree di ricerca:
- La psicologia della Gestalt e la percezione umana
Alcune ricerche volevano comprendere come le persone assimilano le cose che vedono, toccano o fiutano e le trasformano in strutture dotate di organizzazione. Quando ascoltiamo della musica, tendiamo a percepire una melodia piuttosto che una sequenza di singole note: noi costruiamo un intero che è qualcosa di più della semplice somma delle parti. Il fare esperienza della forma intera o dell’insieme, piuttosto che delle singole componenti, è espresso dalla parola tedesca Gestalt, l’area di ricerca è chiamata psicologia della Gestalt. Essa cerca di scoprire i principi che determinano in che modo la percezione dall’intero da parte delle persone derivi dalla percezione delle singole parti.
- I fattori umani
La ricerca relativa ai fattori umani si occupa di aiutare le persone a svolgere compiti in modo efficace e sicuro. I suoi studi si occupano dei limiti che caratterizzano le nostre capacità mentali e di come queste vincolano le nostre azioni. L’approccio dei fattori umani nacque durante la Seconda guerra mondiale.
Sono stati svolti degli studi sulle cause degli incidenti dovuti ai piloti e dei motivi per cui gli operatori radar sbagliavano nel riconoscere gli stimoli visivi o acustici che potevano segnalare l’avvicinarsi di un aereo nemico. Questi primi tentativi di comprendere come le persone si comportavano in differenti condizioni richiamava l’attenzione degli psicologi sui limiti dei processi mentali e sulle differenze individuali nell’eseguire compiti cognitivi di base.
- Simulazione computerizzata
Oggi è naturale parlare dell’attività intellettuale umana in termini di capacità di memoria, immagazzinamento, recupero, codifica e decodifica. Tutti questi termini derivano dalla metafora del computer. La ricerca psicologica ha fornito alla psicologia cognitiva il contributo della tradizione nella sperimentazione. La simulazione computerizzata ha aiutato i ricercatori a sviluppare teorie della cognizione umana ed è stata fonte di nuove idee e di un nuovo lessico.
Obiettivo: fornire una risposta a un problema attraverso la produzione di un output che simula il comportamento di una persona reale di fronte al problema stesso. Con il tempo cambiò il modo di concepire i computer e diede l’impulso a tentativi di progettare software che simulassero i processi di problem-solving degli esseri umani. Attualmente i programmi informatici sono utilizzati per simulare il modo in cui le persone comprendono il linguaggio, rispondono alle domande e apprendono.
I modelli computerizzati hanno contribuito al lavoro di comprensione svolto dagli psicologi cognitivisti rispetto ad esempio a come i medici prendono decisioni. È possibile distinguere 2 principali tipi di modelli di simulazione computerizzata: elaboratori seriali (descrive la modalità sequenziale di elaborare l’informazione, dal momento in cui viene posta una domanda, alla codifica della domanda, alla ricerca delle conoscenze di un individuo per le informazioni rilevanti e alla produzione di una risposta) e elaborazione parallela distribuita (l’elaborazione dell’informazione negli esseri umani come una serie di decisioni e azioni che sono prodotte in modo simultaneo). Gli elaboratori seriali sono il cuore dei processi di problem-solving, mentre l’elaborazione parallela distribuita fornisce eccellenti descrizioni dei processi sottostanti alla capacità di riconoscimento negli esseri umani.
- Le neuroscienze cognitive
Le neuroscienze cognitive si occupano dello studio della relazione tra le strutture cerebrali, l’attività neurologica e le funzioni cognitive. Il medico francese Pierre Paul Broca ha descritto l’autopsia di un paziente, a causa di un tumore al cervello aveva perduto le sue capacità di produzione linguistica. L’unico suono che poteva emettere volontariamente era “Tam”. Attraverso l’autopsia Broca ha individuato un’area specifica del cervello particolarmente importante per la produzione del linguaggio.
I neuroscienziati sperano di raggiungere 3 importanti obiettivi:
- Scoprire come il cervello contribuisce all’attività cognitiva.
- Usare le scoperte neurologiche per testare le teorie cognitive che riguardano il funzionamento della mente.
- Trovare trattamenti per le malattie neurologiche invalidanti.
I ricercatori moderni sono in grado di valutare l’attività cerebrale di un individuo quando la persona è cosciente e sta eseguendo un compito, si chiama brain-imaging.
Oggi la ricerca e la teoria nella psicologia e nelle neuroscienze cognitive sono parte della scienza cognitiva. La scienza cognitiva coinvolge scienziati provenienti da tradizioni di ricerca uniti da un obiettivo comune. Questi ricercatori sono interessati a capire come le persone interagiscono in modo intelligente con l’ambiente e come i processi cognitivi si riflettono nel comportamento umano.
I metodi di ricerca della psicologia cognitiva
La ricerca cognitiva è progettata per individuare e esaminare i processi fondamentali che producono i nostri pensieri e comportamenti. La psicologia cognitiva si basa su metodi di ricerca che testano teorie e forniscono dati attendibili utili per sviluppare nuove teorie. Sono stati sviluppati dei metodi di ricerca per rivelare la loro presenza e il modo in cui funzionano. Ecco alcuni metodi di ricerca della psicologia cognitiva:
- Accuratezza della risposta
Consiste nel chiedere a una persona di eseguire un compito particolarmente impegnativo e valutare se il partecipante fornisce una risposta corretta all’interno di una finestra temporale specifica. Per esempio, le persone riconoscono i volti attraverso l’osservazione del modo in cui le caratteristiche del volto sono combinate insieme, piuttosto che attraverso l’osservazione delle singole caratteristiche isolate. Le ricerche hanno mostrato che i postumi di una sbornia della notte precedente non influiscono sull’accuratezza in un compito di vigilanza (es. controllori di volo degli schermi radar).
- La risposta prodotta
Una seconda importante misura nella ricerca cognitiva è registrare le effettive risposte che i partecipanti forniscono quando rievocano liberamente un evento. Questo tipo di misura è spesso usata quando un partecipante ricostruisce i dettagli di una storia che ha appena ascoltato. Ciò fornisce al ricercatore un’idea di come la persona ha interpretato la storia, quali elementi della storia ha considerato importanti al punto da prestarvi attenzione e quali strategie le persone usano quando cercano di ricordare una storia.
Tendiamo a interpretare gli eventi delle altre culture in modo coerente con la nostra d’origine e che le nostre rievocazioni riflettono le nostre interpretazioni e i nostri ricordi.
- Latenza della risposta
Viene misurata la quantità di tempo che ciascun partecipante impiega nel fornire una risposta. Questo terzo tipo di misura sperimentale è chiamato latenza della risposta o tempo di risposta o tempo di reazione. È il tempo che intercorre tra il momento in cui viene presentato lo stimolo cui il soggetto deve rispondere e il momento in cui egli effettivamente fornisce la sua risposta. La psicologia cognitiva assume che il tempo di reazione riflette specifici processi cognitivi. Più difficile è il compito che un soggetto deve svolgere, maggiore sarà il tempo necessario per completarlo.
Esempio: aritmetica mentale (veniva chiesto ai bambini di svolgere semplici problemi aritmetici, come 5+3 o 5+1, venivano misurati i tempi di reazione tra le diverse risposte). Risultato: i bambini non usavano fisicamente le dita per contare, ma è come se avessero contato mentalmente con esse. I bambini guardavano il problema presentato, individuavano il numero più grande, contavano cominciando dal numero più grande. Questo è chiamato il metodo del minimo dell’aritmetica mentale.
- Il trasferimento dell’apprendimento
Quando i ricercatori vogliono scoprire se un particolare metodo di presentazione delle informazioni contribuisce a migliorare la comprensione degli studenti rispetto a un altro metodo, spesso misurano se gli studenti riescono a usare quelle stesse informazioni in nuove circostanze. Questo è chiamato trasferimento dell’addestramento o trasferimento dell’apprendimento. Le diverse modalità di presentazione hanno un impatto importante sulla qualità della comprensione. Il metodo del trasferimento dell’apprendimento permette ai ricercatori di misurare l’efficacia di un metodo didattico rispetto a un altro.
Questo libro
L’obiettivo della psicologia cognitiva è scoprire i principi psicologici applicabili a tutta l’umanità indipendentemente dalle differenze culturali, sociali e biologiche. I processi cognitivi che ci accomunano sono talvolta mascherati da aspetti individuali e di gruppo che ci differenziano. Una sfida per gli scienziati cognitivi è distinguere le differenze individuali che derivano da fattori a base biologica da quelle che sono il frutto di strategie, esperienze passate e fattori ambientali o culturali. Alcune differenze tra le persone sono basate sull’ambiente culturale e non sono il risultato di differenze biologiche o dei processi cognitivi di base. Le nostre esperienze hanno una grande influenza su come noi comprendiamo il mondo che ci circonda e sul nostro modo di affrontare la risoluzione del più semplice dei problemi. Le nostre esperienze, immagazzinate nella nostra memoria a lungo termine, contribuiscono al modo in cui ci rappresentiamo le situazioni problematiche e le risolviamo.
Capitolo 2: il cervello e la cognizione
Nell’antichità, le popolazioni umane primitive avevano intuito una relazione tra il cervello e il comportamento e praticavano una sorta di intervento neurochirurgico sulle persone con disturbi emozionali. L’intervento, che portava il nome di trapanazione cranica, consisteva nell’eseguire uno o più fori nel cranio di una persona. Gli antropologi ritengono che le popolazioni primitive eseguissero questi interventi per permettere agli spiriti maligni di uscire dalla persone o per invitare l’anima a tornarvi. Le conoscenze rispetto al funzionamento del cervello non progredirono molto rapidamente dopo gli antichi greci.
La struttura e il funzionamento del cervello
Il cervello umano è costituito da cellule connesse tra loro da fibre e immerse in un ambiente chimico. Queste speciali cellule e le loro interconnessioni si chiamano neuroni. Il neurone è costituito da 3 parti fondamentali: il corpo cellulare (elabora e trasmette le informazioni), le fibre chiamate dendriti (veicolano gli input al corpo cellulare), un assone (trasmette segnali elettrici dal corpo cellulare a un punto di connessione con altre cellule, chiamate sinapsi). La massa che vediamo quando osserviamo la superficie del cervello, detta corteccia, è composta dai corpi cellulari e dai loro assoni.
Tuttavia, se il cervello fosse semplicemente una grande rete di nervi interconnessi tra loro, noi esseri umani risponderemmo agli eventi più o meno nello stesso modo di una medusa. In altre parole, se il cervello si limitasse a questo, non saremmo in grado di compiere le azioni originali e imprevedibili che caratterizzano buona parte del comportamento umano.
L’elemento fondamentale di questo nostro dinamico sistema nervoso è la sinapsi, una connessione che consente ai neuroni di comunicare. Una sinapsi è sostanzialmente uno spazio vuoto tra i neuroni. Essa si riempie di sostanze chimiche dette neurotrasmettitori quando un segnale elettrico viene trasmesso lungo l’assone. I neuroni sono unità indipendenti, un neurone non è connesso a un altro neurone in modo diretto, ma solo attraverso la sinapsi. Quando i neurotrasmettitori vengono rilasciati nello spazio sinaptico, essi funzionano come interruttori che o lasciano passare l’impulso elettrico dall’altra parte dello spazio oppure lo bloccano. Quando il segnale può passare, esso viene trasmesso al corpo cellulare del successivo ne
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