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Sommario
Il tramonto dell’Occidente.................................................................................................. 2
L’Ellenismo e la nascita della Techne........................................................................................... 8
.................................................................................................................................................... 9
La figura di Catone Uticense....................................................................................................... 9
Leopardi, Carducci e Pascoli....................................................................................................... 12
Pavese e il ritorno al mito......................................................................................................... 16
Marx e Heidegger: i filosofi della teche....................................................................................... 17
La critica alle società moderna parte in Marx dalla considerazione della scissione nella società moderna tra individuo e società, che costringe l’uomo a vivere tra due vite, una nella sfera individuale, ossia vivere una vita ”in terra” come borghese nell’ambito del proprio interesse e degli interessi particolari della società, l’altra in quella sociale, ossia nel “cielo” nella sfera superiore dello Stato e dell’interesse comune a cui si contribuisce.
Si compone in tal modo una società basata su due concetti antitetici: egoismo (la ricchezza individuale) e illusioni (il bene statale). Di conseguenza la falsità universale dello Stato deriva dal tipo di società che si è formata in esso e che egli vede nel sistema borghese e nella lotta continua del tutti contro tutti.
Mentre tutto ciò non era presente nelle città greche dove individuo e demos coincidevano e si presupponeva un attivo intervento di ritorno a queste, viste come la perfetta combinazione tra individuo e Stato, singolo e specie, punto di partenza sarà dunque l’abolizione delle disuguaglianze sociali tra gli uomini (l’abolizione delle classi), l’abolizione della struttura economica che vede nella proprietà privata.
Egli vede l’alienazione dell’uomo non come i precedenti filosofi in senso astratto ma nel concreto di natura socio-economica che identifica con la condizione della classe del proletariato nella società economica....................................17
L’uomo contro l’uomo................................................................................................................ 19
La Fisica del Novecento............................................................................................................. 21
La Fissione Nucleare.................................................................................................................. 22
La Fusione Nucleare................................................................................................................... 23
.................................................................................................................................................. 25
Fusione nucleare nelle stelle e nel sole..................................................................................... 25
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Il tramonto dell’Occidente
Il giogo: la ragione
“Un profondo mutamento è avvenuto negli ultimi secoli nel pensiero occidentale. Prima prevaleva una concezione secondo la quale la ragione apparteneva alla natura e regolava le sue manifestazioni. […] Oggi prevale invece una ragione che si preoccupa esclusivamente del rapporto tra mezzi e fini, dall’idoneità dei procedimenti adottati per raggiungere tali scopi, che si danno per scontati, e che si suppone si spieghino da sé se solo rispondono all’interesse del soggetto per la sua autoconservazione”.
Eclisse
M. Horkheimer,
della ragione
Siamo tutti persuasi di abitare l’età della tecnica, di cui godiamo i benefici in termini di beni e spazi di libertà. Siamo più liberi degli uomini primitivi perché abbiamo più campi di gioco in cui inserirci. In questo inserimento rapido e ineluttabile portiamo ancora in noi i tratti dell’uomo pre-tecnologico che agiva in vista di scopi iscritti in un orizzonte di senso, con un bagaglio di idee proprie e un corredo di sentimenti in cui si riconosceva.
L’età della tecnica ha abolito
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questo scenario “umanistico”, e le domande di senso che sorgono restano inevase, non perché la tecnica non sia ancora abbastanza perfezionata, ma perché non rientra nel suo programma trovar risposte a simili domande.
Che cos’è effettivamente la tecnica? “Tecnica”, dal greco “τεχνη”, significa arte nel senso di perizia, saper fare, saper operare; la tecnica è il luogo della razionalità assoluta, in cui non c’è spazio per le passioni o le pulsioni, è quindi il luogo specifico in cui la funzionalità e l’organizzazione guidano l’azione.
Noi continuiamo a pensare la tecnica come uno strumento a nostra disposizione, ma la tecnica non tende a uno scopo, non promuove un senso, non svela verità: la tecnica funziona. Poiché è generalmente riconosciuto il ruolo centrale svolto dalla scienza nella nostra civiltà, si potrebbe credere che la sua nascita sia considerata un nodo fondamentale della storia umana; l’importanza di questo avvenimento non è invece quasi mai percepita.
La scienza “esplose” nel corso del III secolo a.C. in tutto il mondo ellenizzato, ma il centro indiscusso fu senza dubbio Alessandria d’Egitto, dove vissero, insegnarono, operarono o anche solo studiarono i maggiori scienziati dell’epoca.
Con la penetrazione e la progressiva conquista di Roma del mondo ellenistico si ebbe un’attenuazione e quindi un’interruzione del progresso scientifico, arrivando poi fino al Settecento in cui si ebbe un particolare fenomeno di rimozione: l’orgoglio e la fiducia illuministici nella ragione determinarono un atteggiamento di presunzione per il quale le scoperte di quell’epoca furono attribuite esclusivamente ai moderni.
La scienza moderna è la forma più grande di dominio, di potenza e quindi di “verità” esistente oggi sulla terra. Le forze della religione, della morale, dell’inconscio sono ormai impotenti di fronte alla forza della techne.
Quando nell’epoca pre-tecnologica il mondo non era disponibile nella sua totalità, ogni anima costruiva se stessa come risonanza del mondo di cui faceva esperienza. Questa risonanza era per ogni uomo la sua interiorità.
L’anima viene progressivamente resa incapace di comprendere che cosa veramente significa vivere nell’età della tecnica, dove ciò che si chiede è un potenziamento delle facoltà intellettuali su quelle emotive.
Oggi non abbiamo i mezzi intellettuali per comprendere la nostra posizione nel cosmo, per questo motivo ci adattiamo sempre di più all’apparato e ci adagiamo sulle comodità che la tecnica ci offre.
Ciò di cui necessitiamo, dunque, è un ampliamento psichico capace di compensare la nostra attuale inadeguatezza e che ci consenta, se non di dominare la tecnica, almeno di evitare di essere da questa dominati.
Nell’antica Grecia Psiche era una divinità, la sposa di Amore; con questo termine si indicava un soffio, un respiro che veniva usato per rappresentare il principio vitale dell’essere umano, ciò che permette all’uomo di provare emozioni, sentimenti e quindi le passioni.
Psiche era l’anima, la mente, l’elemento che consentiva all’essere umano di differenziarsi dall’inanimato e
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che faceva sì che questi potesse avere coscienza di sé. Platone, nel
Fedro,
rappresenta l’anima con il mito della biga trainata da due cavalli e guidata dall’auriga.
Dei due cavalli, uno è bianco, raffigurante la parte dell’anima con pensieri più alti e nobili, quella intellettiva; e uno è nero e rappresenta la parte dell’anima con pensieri più bassi quali la passione e i sentimenti.
I due cavalli sono tenuti per le briglie dall’auriga che rappresenta la parte razionale, la ragione che li governa armonizzando i loro movimenti.
L’immagine posta da Platone nasce dall’osservazione dei comportamenti quotidiani dell’uomo e mette in evidenza l’ambito all’interno dei quali si muoverà la psicologia sin dalle origini: l’agire umano, le motivazioni che spingono l’uomo a modificare i suoi comportamenti, gli scenari all’interno dei quali è destinato a muoversi l’animo umano.
Nell’età contemporanea, che noi facciamo appunto coincidere con l’età della tecnica, l’anima razionale con il progredire delle scienze diventa funzionale.
Non riflette più l’Io individuale e soggettivo, ma l’organizzazione del mondo tramite un corpo disciplinare; non più il principio di un ordinamento, ma il funzionamento di un ordine.
Tuttavia il pensiero greco aveva fissato nell’anima, intesa come sostanza spirituale, il fondamento della soggettività e, così, aveva posto le basi per quella nozione di individuo che, attraverso la paideìa, l’educazione, poteva giungere a quei gradi di conoscenza della verità delle cose che erano scritti nelle leggi immutabili della natura.
Al contrario nel mondo della techne la psiche umana, se da un lato non è sufficiente a dominare la tecnica, evita almeno all’uomo che la tecnica accada a sua insaputa e, da condizione essenziale all’esistenza umana, si traduca in causa dell’insignificanza del suo stesso esistere.
Il problema della tecnica è stato oggetto di riflessione in Grecia prima ancora
Prometeo incatenato
della nascita della filosofia, come ad esempio nel di Eschilo.
Prometeo, amico degli uomini, dona loro il fuoco che possono utilizzare per trasformare i metalli e quindi produrre strumenti.
Dà loro la capacità del calcolo, della previsione e, in qualche modo, i principi dell’operatività tecnica.
A questo punto, però, Zeus diventa timoroso che gli uomini, grazie alla tecnica, possano diventare più potenti degli dei.
Già in questo passaggio è evidente il tema del conflitto tra religione e scienza.
Prometeo ha donato all’uomo le tecniche esaltandone le virtù, ma non ne ha svelato tutti gli inconvenienti,
pharmakoi,
forse perché non li conosce. Le tecniche sono procurano del bene, ma non salvano l’uomo dal suo destino.
Con la scienza e la tecnica, infatti, gli uomini possono ottenere da sé quello che un tempo chiedevano agli dei.
Allora
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Zeus punisce Prometeo: lo lega a una roccia con un’aquila che gli rode il fegato, che si riforma continuamente per garantire l’eternità del supplizio.
A un certo punto il Coro chiede a Prometeo se sia più forte la tecnica oppure la natura. Quest’ultimo afferma che:
“Téchne d’anànkes asthenestéra makro”: la tecnica è di gran lunga più debole della necessità.
1
Si allude qui alla necessità (anànke) che regola la natura e la scansione del suo ciclo che nessun progetto umano può infrangere e di fronte al quale ogni
techne
espediente tecnico incontra il suo limite.
Ogni presuppone sempre una
episteme
dalla quale non può prescindere.
L’epistéme è la conoscenza teorica, superiore a quella pratica.
La parola episteme indica le regole teoriche del procedere, il metodo, la conoscenza razionale, “ciò che sta presso”, come saldo
techne
possesso.
La è invece presentata come l’attuazione pratica; l’unione di
techne dynamis,
ed episteme determina una ossia la possibilità di “fare” qualcosa.
Inoltre l’episteme domina su tutti gli eventi, è uno sguardo che anticipa il tutto, è previsione.
Non a caso Prometeo dal greco pro + metis è colui che pensa in anticipo: pre-vedere.
Prevedere significa volere che il divenire (il tempo) si adegui all’ordine previsto: questo ordine deve essere immutabile affinché la minaccia del divenire non torni ad esistere come possibilità reale.
In quanto stante, la previsione supera l’instabilità del mito e diventa episteme, conoscenza che sta ferma, di contro (epi) a tutte le opinioni
l’episteme techne,
contrastanti.
Eschilo contrappone alla ma l’episteme è la prima grande forma con cui l’Occidente si difende dalla minaccia del niente.
L’episteme altro non rappresenta che il primato della natura sulla tecnica.
Per la cultura giudaico-cristiana, infatti, la natura è il prodotto della volontà di Dio che l’ha creata e poi consegnata agli uomini perché possano trarne sostentamento e su di essa possano esercitare il loro potere.
Leggiamo infatti
Genesi:
nella
“Facciamo l’uomo a nostra immagine, secondo la nostra somiglianza: domini sopra i pesci del mare e sugli uccelli del cielo, sugli animali domestici, su tutte le fiere della terra e sopra tutti i rettili che strisciano sulla sua superficie”.
2
Nel mondo greco tutto ciò è inconcepibile, a questo punto si può parlare della
Teogonia
cosmologia esiodea.
Il progetto cosmologico della di Esiodo rappresenta in effetti l'archetipo dell'esigenza di una sistemazione causale delle conoscenze, che ispira la prima speculazione sapienziale.
D'altra parte, il processo che condurrà all'autonomia del sapere filosofico comporta appunto la
Prometeo incatenato, v.
1 Eschilo, 514;
Genesi I, 28;
2
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liberazione del dato razionale dall'involucro mitologico, che ancora in Esiodo costituiva la trama metaforica della realtà.
“In principio fu il caos (…)” 3
E' bene chiarire che cosa si intenda per Caos; il verbo "Kao" significa "spalancare la bocca" e quindi gli studiosi indicano in "Kaos" questo intervallo,
Teogonia
questa apertura che c'è nel mondo.
La significa propriamente “nascita degli dei”, “genealogia divina”, dunque altro non è che l’interpretazione del mondo divino.
Della visione esiodea etica e sociale i miti diventano riferimento paradigmatico, espressione di un kosmos divino cui s’oppone l’akosmìa umana.
Come già detto la tecnica, comincia a dispiegare la sua potenza in età ellenistica, col primato in clima democratico.
Anche Roma entra in contatto con la grecità della techne, si rovescia pertanto il senso del limite tipicamente greco.
Parlare del tramonto dell’Occidente significa, dunque, parlare della condizione umana soggetta al giogo della ragione che nasce legittimata per il miglioramento dell’essere in sé e per il mondo ma che ad un certo punto devia il suo corso, potente nel suo essere e cosciente della sua importanza e finisce per imporsi come al di sopra di ogni cosa grazie alla scienza e al progresso.
Essa si autoidentifica come unica possibilità per l’ente di arrivare all’aletheia dell’esserci dell’essere e all’aletheia di cosa governa il mondo.
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Percorso interdisciplinare
Italiano
Giacomo Leopardi (la critica al secol superbo e sciocco); Giosuè Carducci; Giovanni Pascoli (il fanciullino); Cesare Pavese
Greco
L'età ellenistica
Latino
La figura di Catone Uticense; il discorso di Petilio Ceriale
Filosofia
Karl Marx; Martin Heidegger
Storia
Hiroshima
Fisica
La fusione nucleare e la fissione nucleare; creazione della bomba atomica
Scienze
La reazione nucleare nel sole