La guerra di pochi contro l’ambiente di tutti
Si tratta dell’impatto ambientale e il conseguente disagio economico che ne deriva: la guerra, in tutte le sue fasi, si rivela distruttiva non solo per quanto riguarda l’economia, gli esseri umani e la stabilità politica dei paesi, ma anche e soprattutto nei confronti dell’ambiente. Gli interessi di pochi nell’ambito bellico contrastano con i diritti di tutti e la distruzione dell’ambiente comporta costi inutili per attuarla e altre spese ingenti per risanare tutto.
1) Prendendo in considerazione, quindi, le sue fasi, la guerra risulta dannosa per l’ambiente sin dall’inizio: infatti per entrare in guerra o per prepararsi ad essa, il primo passo è quello di investire in spese militari che spesso si rivelano eccessive e vengono adottate in modo infondato. Per misurare l’efficienza di queste spese si procede all’analisi costi-benefici che rappresenta la stima del rendimento sociale degli investimenti e che serve a stabilire se un progetto (spesa) sarà redditizio.
L’analisi costi-benefici nacque negli Stati Uniti d’America. Le sue origini sono legate ai progetti di protezione del suolo e regolazione delle acque. Nel caso delle spese militari, come ad esempio quelle per la giustizia e l’ordine pubblico, è difficile valutare in termini monetari i benefici di determinate spese: si ricorre allora ad una semplificazione del metodo, che è poi la ricerca della minima spesa per raggiungere l’obiettivo dato.
Ma grazie ad un’accurata analisi le spese militari possono essere addirittura dimezzate. Un esempio riguarda il marchio LEED (Leadership in Energy and Environmental Design) negli Stati Uniti. Infatti dopo aver effettuato le necessarie analisi costi-benefici si è affermato il valore della certificazione LEED come “miglior sistema per contenere i costi e ottimizzare i vantaggi in termini economici ed ambientali”, anche in ambito militare.
Questo programma di certificazione dovrà quindi venire esteso a tutto lo stock edilizio del Dipartimento della Difesa per poter dimezzare le spese anche nel settore militare. In questo modo quindi si eviterebbe lo spreco pubblico e le risorse, prima sottratte dagli investimenti militari, potrebbero venire impiegate in modo diverso come per esempio nella difesa e tutela dell’ambiente.
Ma i singoli soggetti non possono fare niente a riguardo: tutto è in mano alle grandi lobby. Infatti, le industrie del legname e dei materiali plastici fanno pressione sui parlamentari e i responsabili politici per ostacolare il sistema di certificazione LEED e salvaguardare una serie di interessi economici.