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Realizzata da

Sara Porcelli

Anno scolastico 2008/2009

Introduzione

La trasgressione racchiude in sé l’idea, il desiderio di voler divergere, di voler

opporsi alla “normalità”, di voler andare oltre la “normalità”, ed infatti

trasgredior

Etimologicamente “trasgressione” deriva da che significa passare

La trasgressione racchiude in sé l’idea, il desiderio di voler divergere, di voler

oltre, al di là.

opporsi alla “normalità”, di voler andare oltre la “normalità”, ed infatti

La trasgressione ha, per molte persone, un fascino irresistibile, e se è vero che

trasgredior

Etimologicamente “trasgressione” deriva da che significa passare

“Le cose belle sono pericolose”: il trasgredire può diventare rischioso.

oltre, al di là.

La trasgressione ha, per molte persone, un fascino irresistibile, e se è vero che

“Le cose belle sono pericolose”: il trasgredire può diventare rischioso.

Non tutte le forme di trasgressione sono però negative; penso sia lecito

Non tutte le forme di trasgressione sono però negative; penso sia lecito

trasgredire per una giusta causa, ma non bisogna però abusare di queste.

trasgredire per una giusta causa, ma non bisogna però abusare di queste.

Si può ad esempio scioperare per rivendicare dei diritti, per progredire o per

Si può ad esempio scioperare per rivendicare dei diritti, per progredire o per

ottenere qualcosa di significativo.

ottenere qualcosa di significativo.

Nel genere umano c’è sempre stato il desiderio di andare contro le regole, e ci

Nel genere umano c’è sempre stato il desiderio di andare contro le regole, e ci

sarà sempre.

sarà sempre.

L’esempio per eccellenza è Eva, che cede alle tentazioni del serpente

assaggiando il frutto proibito; ma è da tener presente che ogni azione ha una

conseguenza e, come Eva viene cacciata dall’Eden e privata della vita eterna,

ognuno di noi dev’essere pronto ad assumersi le proprie responsabilità.

L’uomo è dunque portato a peccare, e quando gli si presenta l’occasione di

L’esempio per eccellenza è Eva, che cede alle tentazioni del serpente

provare l’ebbrezza del rischio è difficile resistere.

assaggiando il frutto proibito; ma è da tener presente che ogni azione ha una

Una delle ragioni che frenano i nostri istinti è la reputazione, l’opinione altrui.

conseguenza e, come Eva viene cacciata dall’Eden e privata della vita eterna,

Si può dunque trasgredire, ma nelle giuste misure perché, come si sa, ogni

ognuno di noi dev’essere pronto ad assumersi le proprie responsabilità.

eccesso è un difetto.

L’uomo è dunque portato a peccare, e quando gli si presenta l’occasione di

provare l’ebbrezza del rischio è difficile resistere.

Una delle ragioni che frenano i nostri istinti è la reputazione, l’opinione altrui.

Si può dunque trasgredire, ma nelle giuste misure perché, come si sa, ogni

eccesso è un difetto.

Storia: il Sessantotto

Una ribellione improvvisa

Nel corso degli anni Sessanta, la crescita economica

mondiale raggiunse il suo punto massimo. Nessuno

quindi, si aspettava ciò che poi accadde: l’esplosione di

una ribellione contro la società del benessere da parte

dei giovani. Questo fenomeno riguardò soprattutto le

società industriali capitaliste, ma si manifestò anche

nei sistemi socialisti e in alcuni importanti Paesi del

Terzo Mondo, assumendo la caratteristica di un evento

mondiale. Esso è conosciuto anche come “rivolta del

Sessantotto”, perché fu il 1968 l’anno in cui la

contestazione raggiunse il suo punto massimo. I protagonisti furono movimenti di

massa (studenti universitari della classe media, operai e gruppi etnici minoritari) che

si formavano per aggregazione spesso spontanea. Nasce infatti come un movimento

spontaneo e di ribellione.

Il malessere studentesco

Le cause della rivolta giovanile furono molteplici. La scolarizzazione di massa è forse la

più importante, perché fece riunire e discutere centinaia di migliaia di ragazzi e

ragazze nelle scuole e nelle università.

Proprio la scuola, rimasta uguale a quando era riservata a pochi, non rispettava la

promessa di migliorare le condizioni di tutti, e continuava a discriminare i figli dei

lavoratori, delle minoranze di colore, e così via. Fu questo, in molti casi, a fare

scattare la protesta.

Gli obiettivi della rivolta

I movimenti giovanili, pur diversi da Paese a Paese, ebbero numerose somiglianze.

In primo luogo, lottavano per ottenere maggiori libertà individuali e collettive e

contestavano l’autorità ovunque limitasse la libera e responsabile scelta delle persone.

In secondo luogo, i movimenti giovanili chiedevano maggiore democrazia e la

possibilità per tutti di partecipare alle decisioni che riguardavano la vita dello Stato,

della città, del quartiere, della scuola. All’interno di questi movimenti, per esempio,

l’assemblea era il luogo dove prendere le decisioni.

In terzo luogo lottavano contro le ingiustizie sociali, le discriminazioni razziali e

l’esclusione dei poveri dalla scuola, lo sfruttamento economico dei Paesi del Terzo

Mondo da parte di quelli industrializzati.

La prima rivolta, a Berkeley

La contestazione giovanile scoppiò negli USA, e in particolare nelle università. Il centro

della lotta studentesca fu l’università di Berkeley, in California, occupata già nel 1964:

gli studenti chiedevano di cambiare i metodi e i contenuti dell’insegnamento,

protestavano contro l’esclusione degli studenti più poveri dagli studi, e contro

l’intervento americano in Vietnam. La protesta si estese nel corso degli anni successivi

a tutte le altre università statunitensi. Essa si intrecciò con la lotta che la popolazione

nera stava conducendo sin dalla fine degli anni Cinquanta contro la discriminazione

razziale, e che aveva tra i suoi esponenti più prestigiosi Martin Luther King.

Il movimento in Italia

In Italia la contestazione studentesca si annunciò con l’occupazione della facoltà di

architettura di Milano e della sede delle facoltà umanistiche dell’università di Torino

verso la fine del 1967. Si estese quindi a macchia d’olio con occupazioni di altre

università e con manifestazioni in piazza che portarono a scontri con la polizia. Nella

primavera del ’68 riprendono gli scioperi e si uniscono gli operai. Essi otterranno alla

fine dell’anno molti risultati: aumenti salariali, interventi nel sociale, pensioni, minori

ore lavorative, diritti di assemblea, consigli di fabbrica. E getteranno anche le basi

dello Statuto dei Lavoratori.

Il “Maggio francese”

Il punto di massima mobilitazione del Sessantotto fu il “Maggio francese”, dove la

protesta studentesca coinvolse anche gli operai; infatti le università furono occupate

dagli studenti perché il piano di riforma scolastica prevedeva, al termine degli studi

secondari, una severa selezione.

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