Estratto del documento

La figura dell'artista nelle trasformazioni del '900

Liceo Artistico Statale “Vincenzo Ciardo” - Lecce

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Tesina di Francesca Bisconti

Classe IV A 2^ Sez. Architettura

A.S. 2008/09

Introduzione

All'inizio del XX secolo si verifica la più straordinaria rivoluzione dei linguaggi della storia della cultura, in letteratura e in arte, contro le regole e la tradizione dell'Eclettismo e le convenzioni del Floreale.

In pochi anni nascono il Cubismo, il Futurismo, la Pittura Metafisica, il Suprematismo e il Vorticismo, che cercano sia una nuova figuratività sia l'espressione della pura sensibilità dell'artista.

Capitolo I

La Prima Guerra Mondiale

Il primo anno di guerra

In seguito all’uccisione a Sarajevo dell’arciduca erede al trono austriaco Francesco Ferdinando e della moglie Sofia per mano del serbo Gavrilo Princip, che voleva vendicare i popoli slavi oppressi, l’Austria dichiarò guerra alla Serbia, dopo averle inviato un ultimatum nel quale pretendeva una resa senza condizioni.

Il sistema delle alleanze allargò immediatamente il conflitto: in nome della Triplice Alleanza, la Germania entrò in guerra a fianco dell’Austria contro la Russia e la Francia, schieratesi con la Serbia.

Fronte occidentale

L’esercito tedesco cercò di ottenere una rapida vittoria invadendo il Belgio per prendere alle spalle l’esercito francese e poi concentrare tutte le forze sul fronte orientale, dove la mobilitazione russa era resa difficile dalle enormi distanze e dall’insufficienza delle comunicazioni.

La violazione della neutralità belga convinse l’Inghilterra, minacciata dalla presenza tedesca sulla Manica, ad entrare in guerra a fianco della Francia, cui la legava la Triplice Intesa.

Con l’ingresso della Turchia e Bulgaria a fianco degli imperi centrali e del Giappone e della Romania a fianco dell’Intesa, il conflitto assunse un carattere mondiale. La resistenza dei belgi infranse l’illusione di una guerra-lampo e dette ai francesi il tempo per organizzare una valida difesa sul fiume Marna. Da una guerra di movimento si passò ad una guerra di posizione, combattuta lungo le trincee protette da enormi sbarramenti di filo spinato.

Fronte orientale

I Russi, benché a corto di munizioni, con scarsa artiglieria e militarmente impreparati, invasero la Prussia ma furono sconfitti dall’esercito tedesco; contemporaneamente però, gli Austriaci furono costretti alla ritirata dalla pressione russa, e anche ad oriente il conflitto si stabilizzò nelle trincee.

Italia

Intanto in Italia imperversava lo scontro tra neutralisti, composti da cattolici, socialisti e liberali che sul piano parlamentare facevano capo a Giolitti (egli era consapevole della scarsa preparazione militare e della debole struttura economica dell’Italia e sperava in trattative con l’Austria, offrendo la neutralità in cambio del Trentino e del Friuli) ed interventisti costituiti da nazionalisti di estrema destra, irredentisti trentini e friulani, democratici, futuristi e socialisti tra i quali Mussolini, che sul piano parlamentare faceva capo al presidente del consiglio Salandra.

Nonostante il ministro degli esteri Sonnino avesse firmato un accordo segreto chiamato ''Patto di Londra'' che garantiva all’Intesa l’appoggio militare italiano contro la Triplice Alleanza a cui l’Italia era legata, la maggioranza parlamentare rimase neutralista e fortemente legata alla personalità di Giolitti: l’interventismo sembrava destinato all’insuccesso. Tuttavia le manifestazioni di piazza intimidatorie e violente degli interventisti aumentavano ed il Re, sotto la spinta della corte, del governo e della piazza, si schierò a favore dell’intervento fino a spingere Giolitti all’abbandono.

In questo modo Salandra riuscì ad ottenere i pieni poteri e il 24 maggio 1915 l’Italia entrò nel conflitto a fianco dell’Intesa dichiarando guerra all’Austria dopo averle inviato un ultimatum il giorno prima.

Un massacro senza vincitori né vinti

Quando l’Italia entrò nel conflitto la situazione non era favorevole per l’Intesa.

Sul versante orientale la ritirata delle truppe zariste e la capitolazione della Serbia, ottenuta con l’appoggio della Bulgaria, avevano permesso il consolidamento di un fronte ininterrotto dal Baltico all’Egeo. Inoltre l’Intesa subì altre sconfitte quali il fallimento della spedizione inglese nello Stretto dei Dardanelli a causa della resistenza turca e le conseguenze al blocco navale imposto alla Germania dall’Inghilterra e Francia.

Nel frattempo l’esercito italiano, al comando del generale Cadorna, si diresse verso il Trentino e Gorizia e subito si portò al di là del confine austriaco, in modo lento e metodico. L’avanzamento però, costato enormi perdite soprattutto nel corso delle battaglie dell’Isonzo, si bloccò per il sopraggiungere dell’inverno, segnando anche per l’Italia l’inizio della guerra di posizione.

Nel maggio 1916 gli Austriaci, a causa del tradimento dell’Italia, sferrarono una spedizione punitiva contro l’esercito italiano, il quale dovette arretrare ma riuscì poco dopo a riconquistare le posizioni perdute, grazie anche all’intervento dei Russi che effettuarono un’offensiva a sorpresa ai danni di Vienna portandola sull’orlo della capitolazione.

La scarsità di viveri, di materie prime e l’aumento dei prezzi, scaturirono proteste sociali e una diffusa propaganda pacifista sia tra la popolazione che fra le truppe. In tutti i paesi in lotta si andavano diffondendo manifestazioni contro i disagi causati dalla guerra, come insubordinazioni, diserzioni e scioperi, acuite dalla constatazione degli enormi profitti realizzati da industriali e speculatori.

Verso la fine della guerra

Il ritiro russo rappresentò un duro colpo per l’Intesa e coincise con una pesante pressione degli imperi centrali sul fronte italiano. Gli austriaci ne approfittarono e riuscirono in breve tempo, anche grazie all’arrivo di divisioni tedesche, a sfondare a Caporetto approfittando del diffuso senso di stanchezza e di sfiducia degli italiani e ad avanzare occupando il Friuli e parte del Veneto.

Di fronte al pericolo di un’invasione, l’Italia reagì deponendo il debole ministero Boselli e creando il nuovo “ministero di unione nazionale”, guidato da Vittorio Emanuele Orlando; egli decise di mobilitare tutte le forze di lavoro per colmare le perdite di materiale subite e di arruolare le giovani leve del 1899.

Successivamente il generale Diaz, che sostituì Cadorna, riuscì a contrastare ogni tentativo di sfondamento del nemico e a preparare una riscossa; fu solo in questo momento che anche il Partito Socialista Italiano, grazie alla diffusione di una forte coscienza nazionale, si schierò dalla parte di una mobilitazione per la difesa della nazione.

Nel frattempo, in risposta al blocco nazionale imposto da Inghilterra e Francia alla Germania, l’imperatore tedesco aveva scatenato la guerra sul mare, nella quale comparvero per la prima volta i sommergibili, usati per colpire anche le navi che portavano rifornimenti dall’America. Insieme alla minaccia del prepotente militarismo tedesco, questo convinse gli Stati Uniti ad uscire dall’isolamento e a dichiarare guerra alla Germania, in nome anche degli ideali di libertà del presidente Wilson e dell’opinione pubblica.

L’intervento americano fornì all’Intesa un notevole apporto di viveri, mezzi e uomini, mettendo in crisi Germania ed Austria che scatenarono due offensive riunendo tutte le riserve disponibili di uomini e mezzi. La prima fu contro gli Anglo-Francesi, nella quale gli Stati Uniti riuscirono a far arretrare il fronte nemico fino alla Marna ma furono poi battuti da una potente controffensiva nella seconda battaglia della Marna; l’altra fu combattuta contro gli Italiani, la quale venne annullata a sua volta sul Piave e seguita da una controffensiva attuata da Diaz e terminata con la disfatta austriaca di Vittorio Veneto e la firma dell’armistizio.

Nel novembre del 1918 la Germania si liberò del Kaiser e si proclamò repubblica, chiedendo la sospensione delle ostilità e creando un governo provvisorio con a capo il socialdemocratico Ebert, che poi fu proclamato primo presidente della repubblica tedesca dall’Assemblea Nazionale a Weimar; sull’onda della Germania, anche l’Austria si dichiarò repubblica, dopo che Carlo I abbandonò in fretta il Paese.

I trattati di pace ed il nuovo assetto dell’Europa dopo la guerra

Durante la Conferenza di Pace di Parigi, le quattro potenze vincitrici (Inghilterra, Francia, Stati Uniti, Italia) si riunirono per dare una nuova sistemazione all’Europa, ma si scontrarono su due diversi orientamenti: quello democratico espresso da Wilson nei Quattordici punti, basato sui principi dell’autodecisione dei popoli e quello secondo il quale i confini debbono comprendere quanti usano la stesso lingua e hanno la stessa nazionalità, e quello di Francia e Inghilterra, volto a conseguire vantaggi territoriali ed economici in cambio dei sacrifici sopportati e a mettere i tedeschi in condizioni di non poter più nuocere, puntando all’annientamento militare ed economico.

Per questo le due potenze decisero di imporre pesanti condizioni di pace alla Germania: con il trattato di Versailles, essa dovette rinunciare ai territori coloniali, poi spartiti tra i vincitori, cedere alla Francia l’Alsazia-Lorena, ridurre il proprio esercito e la flotta militare e pagare i danni della guerra con cifre altissime e ciò scatenò sentimenti di rivincita nel popolo tedesco.

Nel frattempo, nel 1919, venne creata la Società delle Nazioni, preposta a regolare pacificamente le controversie fra gli Stati, eliminando l’ingiustizia e la violenza; essa però non riuscì a funzionare efficacemente in quanto divenne uno strumento nelle mani di Francia e Inghilterra, favoriti dal ritiro degli Stati Uniti.

La situazione italiana venne regolata dal trattato di Saint-Germain, in base al quale l’Austria cedeva il Trentino, l’Alto Adige, l’Istria e l’alto bacino dell’Isonzo fino allo spartiacque alpino.

La fine della guerra segnò la nascita di nuovi Stati al posto dell’antico impero austro-ungarico: la Cecoslovacchia che era uno Stato autonomo, la Jugoslavia che presentava gravi problemi di nazionalità e di insofferenza nei confronti della politica accentatrice della Serbia, Albania, Bulgaria, Ungheria, Finlandia, Estonia, Lettonia e Lituania, l’Austria che fu ridotta ad un modestissimo territorio privo di sbocchi sul mare e col divieto di unirsi politicamente alla Germania. Determinò anche la fine dell’impero Turco, che fu ridotto ad un piccolo stato nella penisola anatolica, e privato dei territori arabi e del predominio sugli Stretti.

Il generale Ataturk, però, mise insieme un grande esercito e capeggiò una rivolta nazionalista che si oppose validamente alle truppe dell’Intesa fino alla proclamazione della repubblica turca.

Francia e Inghilterra procedettero inoltre alla spartizione del Vicino Oriente in due rispettive zone di influenza attraverso la politica dei mandati, istituti di diritti internazionali, in base ai quali veniva affidata la tutela dei popoli arretrati a nazioni progredite, disposte ad assumersi la responsabilità del loro sviluppo: la Francia ottenne il mandato su Siria e Libano, l’Inghilterra sull’Iraq, Transgiordania e Palestina.

Ad essi venne data la forma di Stati sovrani, ma con poteri limitati e condizionati dalle continue ingerenze delle potenze mandatarie. Ciò suscitò la rabbia degli arabi, ulteriormente inaspriti dal progetto di costruire in Palestina una sede nazionale ebraica, primo passo verso lo Stato d’Israele ma anche verso l’odio antibritannico.

Capitolo II

Amedeo Modigliani (1884-1920)

Amedeo Clemente Modigliani nasce a Livorno il 12 luglio 1884. È stato un pittore e scultore noto con lo pseudonimo di Modì e celebre per i suoi ritratti femminili caratterizzati da volti stilizzati e da colli affusolati.

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