1
Indice
Prefazione
Pag. 2
Mappa concettuale
Pag. 3
Italiano: Luigi Pirandello
Pag. 4
Storia: seconda guerra mondiale
Pag. 6
Diritto: la società
Pag. 15
Sistemi: acquisizione e distribuzione dati
Pag. 18
TDP: i trasduttori
Pag. 22
Telecomunicazioni: sistema trasmissione dati
Pag. 26
Inglese: Internet e modem
Pag. 31
Elettronica: convertitori A/D e D/A
Pag. 33
Matematica: teoremi sulle funzioni derivabili
Pag. 36
Prefazione
Questa tesina è stata elaborata al fine di esporre in modo chiaro, semplice e soddisfacente, tutti gli avvenimenti storici, politici e letterari che hanno contribuito alla nascita e allo sviluppo dei sistemi di comunicazione.
La scelta del titolo “Timeline” è dovuta proprio al fatto di voler ripercorrere il tempo, dividendolo in varie tappe:
- Sono partito dalla letteratura del ’900 che ha posto al centro dei suoi interessi l’esistenza dell’individuo in situazioni spesso drammatiche ed imprevedibili, come la Seconda guerra mondiale;
- Non a caso la seconda tappa di questo percorso è proprio la Seconda guerra mondiale, l’esperienza più tragica della storia mondiale, dove violenza, dominio, discriminazione razziale, sfruttamento ed oppressione dei deboli hanno trovato fine nello spettro di Hiroshima, che nonostante tutto ha segnato la caduta del regime fascista;
- Caduto il regime fascista muta anche il quadro politico e istituzionale: si promuove il principio fondamentale della libertà di iniziativa economica privata e si è arricchito anche il diritto delle imprese di nuovi istituti, “le società”;
- Da quel momento l’uomo ha creato una civiltà planetaria, globale proprio grazie al progresso tecnico e scientifico: oggi dispone di mezzi di comunicazione davvero prodigiosi (radio, televisione, Internet) che gli permettono di bruciare i tempi e le distanze in quanto portano il mondo in casa.
Marco Ruggiero
Mappa concettuale
Italiano
Luigi Pirandello
Storia
Seconda guerra mondiale
Diritto
La società
Sistemi
Acquisizione e distribuzione dati
TDP
I trasduttori
Telecomunicazioni
Sistema trasmissione dati
Inglese
Internet e modem
Elettronica
Convertitori A/D e D/A
Matematica
Teoremi sulle funzioni derivabili
Luigi Pirandello
Il periodo che va dal 1922 fino alla Seconda guerra mondiale vede gli intellettuali schierarsi su due fronti diversi: quelli che aderiscono al regime e quelli che si schierano contro di esso.
Tra le grandi figure letterarie che aderiscono al fascismo troviamo Luigi Pirandello.
Già scrittore riconosciuto a livello mondiale, Pirandello si iscrisse al P.N.F. nel periodo più delicato nella storia del regime, ovvero all’indomani dell’omicidio Matteotti.
La vita
Pirandello nacque ad Agrigento nel 1867 da una famiglia agiata. Pirandello, di origine ligure, si erano trasferiti da tempo in Sicilia, facendovi fortuna nell’industria e nel commercio dello zolfo. Dopo aver frequentato le università di Palermo e Roma, si trasferisce a Bonn, dove si laurea nel 1891.
L’anno seguente ritorna in Italia e si stabilisce a Roma; nel 1894 sposa Maria Antonietta Portulano, figlia di un ricco socio del padre, dalla quale avrà tre figli. A Roma Pirandello entra in contatto con gli intellettuali siciliani e collabora con crescente intensità a riviste e giornali. Nel 1897 assume l’incarico di lingua e letteratura italiana presso l’Istituto superiore di magistero di Roma; inizia così la sua duplice attività di scrittore e insegnante.
Purtroppo nel 1903 una sciagura mineraria riduce la famiglia alla povertà e in conseguenza del dissesto economico inizia la malattia mentale della moglie, che degenera più tardi in forme di follia persecutoria nei confronti del marito. Intanto Pirandello è costretto ad impartire lezioni private e a chiedere un compenso per le collaborazioni alle riviste.
Pirandello raggiunse notorietà con il romanzo “Il fu Mattia Pascal” e con un seguito di novelle; mentre prosegue la sua attività di narratore, inizia nel 1910 il suo interesse specifico per il teatro, che lo porterà al successo anche in campo internazionale.
Nel 1924 aderisce al partito fascista con un telegramma a Mussolini però vi partecipò in modo molto riottoso. Per lui la lotta politica è solo l’aspetto di un male più vasto, infatti se l’infelicità non è dovuta alla struttura sociale, ma alla natura umana, tentare di cambiare la classe è inutile; l’anno seguente, con i finanziamenti del fascismo, fonda la Compagnia del Teatro d’Arte di Roma, i cui componenti porteranno in trionfo i suoi testi per tre anni in tutti i maggiori teatri europei e dell’America meridionale.
Nel 1934 gli viene conferito il premio Nobel e nel ’36, durante le riprese di una riduzione per il cinema de “Il fu Mattia Pascal”, si ammala di polmonite e muore il 10 dicembre; vengono rispettate le clausole del suo testamento: essere avvolto nudo in un lenzuolo e messo in una cassa sul carro dei poveri, per un funerale senza fiori, senza discorsi, senza essere accompagnato da nessuno, nemmeno dai figli.
La poetica
Dopo essersi laureato a Bonn, Pirandello fece ritorno a Roma dove non fu sedotto dal fascino di D’Annunzio, ma conobbe Luigi Capuana e fondamentale fu il suo incontro con il verismo. Il rifiuto della lezione verista si accompagnò al rifiuto della concezione positivista della realtà.
Pirandello avvertiva la condizione disperata dell’uomo moderno che dopo aver perduto ogni fede nei valori certi e oggettivi si sentiva solo di fronte ai grandi interrogativi dell’esistenza e aveva smarrito ogni possibilità di recuperare una verità assoluta.
La realtà non ci è data e non c’è e né ci sarà per tutti, ma sarà continua e mutabile all’infinito, pertanto le creature di Pirandello si somigliano un po’ tutte per la comune esperienza come naufraghi battuti dalla furia del mare, insabbiati dal deserto della vita.
I suoi grandi romanzi: L’esclusa (1901) - Il fu Mattia Pascal (1904) - I vecchi e i giovani (1913).
L’esclusa
L’esclusa parla di una donna respinta dal marito che le attribuisce un amante e ripresa dal marito quando si è data al presunto amante.
Il fu Mattia Pascal
È la storia di un uomo che ritenuto morto si lascia ritenere tale e ricostruisce un’altra vita. Soffocato dalle convenzioni ritorna nel suo paese e nessuno lo riconosce e chiunque gli chiede chi è lui risponde “il fu Mattia Pascal”.
I vecchi e i giovani
Un vasto affresco dell’800 evidenziando la vecchia e la nuova generazione.
Non è la vita che lo interessa quale cronista, ma la reazione nella coscienza di chi la vive.
Le anime diventano autori della loro parte, infatti queste indossano una maschera a seconda delle circostanze a cui vanno incontro e quale luogo migliore se non il teatro da sfondo a questa ideologia, poiché il teatro vive sulla finzione e sulla recitazione.
Pirandello vede la vita come una vicenda scenica e spettacolare in cui ciascun individuo si rappresenta.
Ogni individuo può avere una reazione:
- Passiva.
- Umoristica.
- Drammatica.
La reazione passiva è quella dei più deboli che si rassegnano alla maschera come Mattia Pascal nell’ultima parte del romanzo, cioè vive la vita fra quella che vorrebbe vivere e quella che è costretta a vivere.
La reazione ironica-umoristica coinvolge chi non si rassegna alla maschera e sta al gioco delle parti con atteggiamento ironico.
La reazione drammatica è chi non si rassegna e non riesce a sorridere alla vita e si chiude in una solitudine disperata che lo porta al suicidio o alla pazzia.
L’uomo di “Uno, nessuno e centomila”:
Uno perché quello che di volta in volta crede di essere.
Nessuno perché è incapace di fissarsi in una personalità nettamente definita.
Centomila perché ciascuno di quelli che lo avvicinano lo vede a suo modo ed egli assume tante forme quante sono quelle che gli altri gli attribuiscono.
Tra il Mattia Pascal e Uno, nessuno e centomila c’è questa differenza:
- Nel primo il relativismo psicologico si svolge prevalentemente in senso orizzontale, perché è centrato sul rapporto di Mattia sdoppiato con la società.
- In “Uno, nessuno e centomila” il relativismo psicologico si svolge prevalentemente in senso verticale, centrato sul ripiegamento in se stesso che vede frantumarsi in centomila aspetti la propria personalità fino all’autodistruzione.
In comune i due drammi hanno il senso della solitudine dell’uomo in un mondo mutevole, incomprensibile, assurdo.
La teoria dell’umorismo
Dualismo fra la vita e la forma
Pirandello ha una visione tragica e pessimistica della vita e del mondo, legata in sostanza alle grandi correnti del decadentismo europeo.
Egli crede in un fondamentale dualismo fra la vita e la forma: la vita (passioni, istinti, fantasia) è un flusso mobile e caotico; mentre la forma (ragione, morale comune, convenzioni sociali) si risolve in un rigore immortale.
La vita vorrebbe scorrere nella sua libertà, ma se vuole avere consistenza, deve fissarsi in una forma, che la soffoca e la uccide, non permettendole di liberarsi. Gli uomini che tentano di evadere dalle forme che un destino irrazionale ha loro imposto (marito tradito, impiegato licenziato) si sentiranno frustrati, e quando non esploderanno nella pazzia si dovranno “accontentare” di un’amara delusione, legata ai vincoli delle convenzioni sociali e della morale tradizionale, nonché dalla forma.
Solo l’amore, nel grande vuoto e nel gelo dell’esistenza, fa ritornare per un attimo l’umanità alla sua vera vita di un tempo; per cui l’amore deve essere sempre considerato come un’esperienza positiva.
Assurdità della condizione dell’uomo
L’uomo è soggetto al caso che lo rende una marionetta, e gli impedisce di darsi una personalità. Nulla può aiutare l’uomo; né la ragione che gli può mostrare solo la limitatezza del suo potenziale conoscitivo, né lo spirito, né la scienza. Egli può solo sentirsi vivere, che è la dolorosa conseguenza del vedersi vivere.
La teoria dell’umorismo
Per Pirandello nell’opera d’arte, che è creata in “forma armoniosa”, la riflessione si nasconde, mentre nell’opera umoristica la riflessione, man mano che l’opera si fa, critica l’opera stessa, assumendo quasi un ruolo eversivo.
Pirandello definisce l’opera umoristica attraverso due immagini:
- Uno specchio d’acqua gelata, in cui il sentimento si tuffa e spegne i suoi ardori;
- Un demonietto che smonta ogni immagine e i suoi congegni per svelarne il meccanismo.
Dalla riflessione nasce “il sentimento del contrario”, ben diverso e distinto “dall’avvertimento del contrario”: il primo è proprio dell’umorismo, il secondo della semplice comicità.
Esercitare il sentimento del contrario significa allora:
- Cogliere il doppio volto della realtà;
- Individuare sotto il riso il pianto.
L’umorismo perciò è un fenomeno di sdoppiamento; ha la funzione di togliere la maschera, di scoprire il gioco, l’inganno, le contraddizioni, di fare riemergere la realtà nascosta.
Il teatro
Durante la Prima guerra mondiale, con la pazzia della moglie e la prigionia del figlio, Pirandello sentì il bisogno di dedicarsi al teatro e scrisse 9 commedie in un anno.
Il teatro di Pirandello è definito come negazione di quello naturalista, anche se per molti anni i suoi schemi parvero essere gli stessi.
Storie contemporanee prese da personaggi della media e piccola borghesia, problemi di famiglia.
Il personaggio pirandelliano proprio perché col sentimento del contrario, vede le cose, gli uomini, le passioni con un raziocinio lucidissimo.
Questo teatro assume toni e valori quasi didattici: deve aprire gli occhi e mettere gli uomini di fronte alla realtà, strapparla alle loro menzogne e alle loro convenzioni.
Pirandello scardina anche la lingua che è tesa, cruda, violenta e il tono è quello di un riso amaro.
Il vero uomo per Pirandello è quello che può evolversi liberamente, privo di legami, libero dalla catena sociale.
Pirandello è anarchico anche per quanto riguarda l’arte tradizionale basata su belle pagine, su belle regole, l’estetica: l’arte di Pirandello è incurante dell’estetica e delle regole, ma rappresenta la realtà con le sue incongruenze.
Pirandello è decadente perché, subendo l’influsso di Freud, si compiace di analizzare il cosciente e il subcosciente perché spezzetta l’io.
Pirandello è decadente perché vi è in lui la mancanza di ogni certezza, la mancanza di fiducia del passato.
“Pirandello è un autore che ti costringe a pensare, a riflettere su te stesso.”
In queste riflessioni la mente umana si perde nel contrasto con se stessa e con gli altri e ne deriva un senso di angoscia, una disperata solitudine che ti può indurre alla disperazione, al suicidio e raramente ad un impeto di ribellione.
Infatti, Pirandello ha scavato nella cupa e sotterranea malinconia della vita: anche se la Seconda guerra mondiale è arrivata a due anni dalla sua morte, Pirandello con le sue opere era già andato a colpire quella che era, ed è, la falsità di ogni struttura sociale, una falsità che è sfociata in un conflitto mondiale distruttivo e crudele.
Seconda guerra mondiale
Il risentimento tedesco nei confronti del trattamento subito dopo la fine della Prima guerra mondiale, e le susseguenti difficoltà economiche, permisero ad Adolf Hitler e al suo movimento estremista nazionalista (NSDAP) di prendere il potere in Germania e assumere il controllo totale della nazione, allestendo un fortissimo esercito e passando all’azione nel 1938.
Principalmente costrinse il cancelliere austriaco a dimettersi per nominarne il capo dei nazionalsocialisti austriaci; quest’ultimo invitò Hitler a occupare l’Austria.
Il 12 marzo l’esercito tedesco entrò in Austria senza incontrare resistenza, accolto da grande folla, fino ad ottenere l’annessione dell’Austria.
Dopo l’annessione, Hitler si pose l’obiettivo della conquista dei Sudeti, una regione della Cecoslovacchia dove i cittadini di lingua tedesca decisero di riunirsi alla madrepatria.
Per evitare un conflitto Hitler il 29 e 30 settembre del 1938 riunì a Monaco una conferenza dove parteciparono oltre la Germania anche la Gran Bretagna, Francia e Italia, in quanto questi diedero il loro consenso all’occupazione dei Sudeti da parte dell’esercito tedesco.
Il 2 ottobre le truppe polacche e ungheresi invasero gran parte della Cecoslovacchia; Hitler non poteva permettere un’eccessiva espansione, in quanto non conquistò solo i Sudeti ma successivamente anche la Boemia e la Moravia.
Nel maggio del 1939 Hitler strinse con Mussolini il Patto d’acciaio e decise di risolvere la questione dell’isolamento della Prussia orientale, separata dal resto della Germania da una striscia di terra polacca, dove sorgeva la città di Danzica.
Nella primavera del 1939 Hitler decise di impadronirsi di Danzica, ma per evitare ulteriori aggressioni in Europa, propose alla Polonia due condizioni: la prima è che si doveva creare un’iniziativa comune, cui avrebbe dovuto essere associata anche l’Unione Sovietica, mentre la seconda condizione era quella di far costruire un’autostrada e una ferrovia che permettesse gli scambi con la Prussia.
In entrambe le condizioni il governo polacco non accettò, tanto che il 3 aprile Hitler ordinò alle forze armate tedesche di prepararsi segretamente a un attacco alla frontiera polacca, anche se conosceva la conseguenza, cioè rischiare un conflitto contro Gran Bretagna e Francia associata all’Unione Sovietica.
Le relazioni che c’erano tra Germania e URSS erano state molto tese. Il commissario agli affari esteri sovietico era favorevole a creare una collettività con le potenze occidentali.
Stalin temeva di essere trascinato in una guerra non voluta contro la Germania e quindi allontanò il commissario.
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