Estratto del documento

Il sogno attraverso il sonno

Giulia Albanese

5A

Tematica

Il tema del sogno

Materie

Latino, Storia dell’arte, Filosofia.

Perché la scelta del sogno

La mia scelta è stata determinata dal fatto che mi affascina molto lo studio dell’uomo non solo come persona fisica, ma anche il suo comportamento e la psiche. Nei sogni, infatti, si trovano i lati nascosti che caratterizzano la psicologia umana e saperli comprendere ed interpretare può essere un aiuto per poter risolvere eventuali disturbi fisici e psichici.

Lavoro svolto in relazione alle materie

Le discipline coinvolte nella mia tesina sono tre, nel seguente ordine: Latino, Filosofia e Storia dell’Arte.

Partendo dalla prima, sono stati messi a confronto lessicale e tematico alcuni passi da opere diverse di Ovidio e poche righe da una lettera di Seneca a Lucilio che trattano sia del sonno che dei sogni. Il sogno di Biblide di Ovidio in particolare mi permetterà di collegarmi per il contenuto alle teorie di Freud sul sogno sottolineando alcune parole chiave di filosofia.

Il lavoro si concluderà con la presentazione di quadri di pittori che appartengono a diversi movimenti che hanno per tema sogni ed incubi.

  • Latino: sono stati messi a confronto lessicale e tematico alcuni passi da opere diverse di Ovidio e poche righe da una lettera di Seneca a Lucilio che trattano sia del sonno che dei sogni.
  • Filosofia: trattazione del sogno secondo Freud attraverso la psicoanalisi.
  • Storia dell’arte: la visione del sogno nel mondo dell’arte attraverso i surrealisti, Dalì e Magritte e i neoclassici Fussli e Goya.

Introduzione

Illustrazione del sogno, come “protagonista” del sonno, attraverso un breve e personale passaggio nell’arte, nella filosofia, nella letteratura latina. Per svolgere al meglio la tematica scelta ho svolto una ricerca mirata sugli autori che ho ritenuto più interessanti durante l’anno per rilevare eventuali collegamenti o dichiarazioni personali riguardo al sogno.

Definizione: un’esperienza che si fa nel sonno1

Il sogno può essere definito come.

Esso è caratterizzato da emozioni, percezioni e pensieri relativi a persone, situazioni o oggetti vissuti dal sognatore come reali e solo raramente accompagnati dalla consapevolezza della loro irrealtà. Il più delle volte sono strani, impossibili, inverosimili, ignorano le norme logiche e sociali. Lo spazio e il tempo sono irreali, cioè il soggetto si può facilmente spostare da un posto all’altro lontanissimo oppure, addirittura, trovarsi in posti diversi contemporaneamente. Tali immagini, poi, sembra vengano vissute proprio in quel momento e con un’intensità che non ha pari nella vita quotidiana: esse, infatti, sono così reali che vengono definite “allucinazioni”.

Le immagini del sogno sono così strane che viene spontaneo chiedersi quali origini possano avere.

Psicologia e vita, come conoscere se stessi e gli altri. Guida pratica alla comprensione dei comportamenti umani. 1986, selezione dal Reader’s Digest, Milano.

Latino

Ovidio – Metamorphoseon libri

Contestualizzazione dei passi

Storia di Biblide, libro IX, v. 418-665. Nella mitologia Biblide è figlia di Mileto e pronipote di Minosse. La madre è ora Cianea, figlia del dio-fiume Meandro, ora Idonea, figlia del re Eurito. Biblide aveva un fratello gemello di nome Cauno, per il quale nutrì una passione colpevole come si vedrà dalla parte selezionata. Inorridito per questo, Cauno fuggì a Mileto, sua patria, e andò in Caria, dove fondò la città che da lui ebbe nome. Biblide per il dolore impazzì e prese a errare per tutta l’Asia Minore. Nel momento in cui stava per precipitarsi dall’alto di una rupe, le Ninfe, impietosite, la trasformarono in una sorgente inesauribile come le sue lacrime. Secondo un’altra tradizione, Cauno avrebbe concepito un amore colpevole per la sorella; per questa ragione sarebbe fuggito dalla casa paterna, e Biblide si sarebbe impiccata2.

Sonno di Biblide

Biblide, abbandonata a un calmo riposo, spesso sogna di unire il suo corpo a quello dell’amato fratello Cauno e ne prova vergogna. Tuttavia, quando il sogno svanisce, ella cerca di richiamare la visione di ciò che ha sognato, perché è solo nel sogno che può riuscire ad avere colui che ardentemente desidera senza colpevolezza.

Dummodo tale nihil uigilans committere temptem, saepe licet simili redeat sub imagine somnus. Testis abest somno […] (Ov. Met., IX, 479-481)

«Purchè nulla di simile io cerchi di commettere da sveglia, ben mi ritorni spesso il sonno sotto una simile visione. Non ha testimoni il sonno […]»

La realtà del sonno è talmente comune che investe il Sonno stesso: se Biblide si abbandona ad un calmo riposo per sognare l’amato, il Sonno si addormenta su un soffice letto attorniato da tanti sogni.

Il Sonno, libro XI, v. 592-748

Presso i Cimmeri si trova una profonda caverna, segreta dimora del sonno, dove i raggi del sole non possono mai penetrare e dove vi abita il silenzio. L’unico mormorio che si sente è lo scorrere dell’acqua del Lete, che invita al sonno. All’ingresso dell’antro non vi è alcuna porta e nessun custode, ma al centro si trova un letto di ebano, soffice di piume, su cui dorme il Sonno. Intorno a lui, imitandolo, giacciono tanti sogni.

Appena entrò Iride3, inviata da Giunone, la caverna si illuminò per i colori della sua veste. A quel punto il Sonno si destò e le chiese il motivo della sua venuta ed ella gli disse che era stata inviata dalla dea Giunone perché egli comandasse ai sogni di recarsi presso Alcione, assumendo l’aspetto del re, e creare la visione di un naufragio. Non riuscendo a resistere al sopore che emanava il luogo, Iride fuggì volando.

Tutte le parti relative alla mitologia sono state prese da: L’Universale. La grande enciclopedia tematica, Garzanti libri, 2003, Milano.

Nella mitologia è figlia di Tarmante ed Elettra; discende dalla stirpe di Oceano ed è sorella delle Arpie. Simboleggia l’arcobaleno e il tramite fra la Terra e il Cielo, tra gli dei e gli uomini, che l’arcobaleno rende percepibile. Iride è incaricata, come Ermes, di portare messaggi degli dei.

Collegamento lessicale

Si propone un’analisi lessicale tra i libri IX e XI in cui si riportano i termini al nominativo, senza dare rilevanza al caso specifico latino in cui compaiono nel testo originale.

  • La differenza sostanziale dei due passi consiste nel fatto che il sonno nel libro XI è inteso come personificazione, diversamente dal libro IX in cui non è raffigurato.

Libro IX

v. 480 somnus (sonno)

Libro XI

v. 593 ignavi Somni (pigro Sonno)

Libro IX

v. 469 placida quies (calmo riposo)

Libro XI

v. 602 muta quies habitat (muta vi abita la quiete)
v. 623 quies rerum (riposo di ogni cosa)

Nel v. 469, la quiete è intesa come il sonno in sé, ossia non personificato, mentre nel v. 602 è la quiete che abita nella caverna e, quindi, distinta dal Sonno. Sempre nel libro XI, al v. 623 la quiete rappresenta proprio il Sonno, riposo di ogni cosa.

  • La presentazione del sonno è distinta nei due passi proposti.

Nel v. 469 del libro IX, Biblide si abbandona ad un calmo riposo da cui il lettore può dedurre un’accezione positiva del sonno. Ciò però non è del tutto tale in quanto al risveglio, il contenuto del sogno disorienta la fanciulla. Nel libro XI, la concezione del sonno è nettamente positiva: al verso 424, è definito come “Pax animi” (pace dello spirito) e lo stesso l’ambiente in cui vive è idilliaco: “fioriscono papaveri fecondi, erbe innumeri dalla cui ninfa attinge il sopore la Notte […]”.

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