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La società massificata

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Liceo Scientifico Statale “E. Majorana”

Classe 5°A

Anno scolastico 2007/2008

Alunno: Gogean Ovidiu Ionut

Tesina maturità:

“La società massificata”

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La nascita della società di massa

Nel quarantennio 1870–1910 l’Europa industriale conobbe una profonda trasformazione sociale. Con l’avvento della seconda rivoluzione industriale, si verifica un massiccio esodo di popolazione dalle campagne verso le città industrializzate.

La maggior parte dei cittadini vive in grandi e medi agglomerati urbani: gli uomini entrano in rapporto tra loro con maggior frequenza. Il grosso della popolazione è entrato nel circolo dell’economia di mercato come produttore o come consumatore di beni e di servizi.

In questo periodo l’indice della produzione industriale e quello del commercio mondiale raddoppiarono. Crebbe in misura ancor più consistente anche il livello medio dei salari dei paesi industrializzati nonostante il cospicuo aumento della popolazione.

Di conseguenza si determinò l’allargamento del mercato. Cominciarono i beni più richiesti ad essere prodotti in serie ed essere venduti attraverso una rete commerciale sempre più estesa e ramificata (nel 1913 Ford a Detroit la prima catena di montaggio). Tutto ciò rendeva il lavoro ripetitivo e spersonalizzato.

La categoria dei dipendenti pubblici si allargava di pari passo con l’aumento delle competenze dello Stato e ancora più rapidamente cresceva la massa degli addetti al settore privato che svolgevano mansioni non manuali (colletti bianchi).

Scuola, esercito e partecipazione politica

Un ruolo fondamentale nel plasmare i lineamenti della nuova società fu svolto dalla scuola che costituiva in quel tempo un’opportunità da cui nessuno doveva essere escluso, un servizio reso alla collettività. Vi fu in quasi tutta l’Europa, in forme e in risultati diversi per ciascun paese, obbligo scolastico e calo dell’analfabetismo.

Legato ai progressi dell’istruzione ci fu l’incremento della diffusione della stampa.

Vi furono riforme degli ordinamenti militari: servizio militare obbligatorio, creazione di eserciti di massa (imposta dall’evoluzione delle strategie e delle tecniche militari, e la produzione in serie di armi).

Nonostante esso portasse ad addestrare masse che sarebbero potute diventare rivoluzionarie e che le risorse finanziarie degli Stati non erano sufficienti a mantenere tutti gli uomini giudicati abili sotto la leva, essi si crearono poiché gli eserciti di massa servivano anche ad estendere la capacità di controllo dei poteri statali sulla società civile e i grandi industriali interessati alle forniture militari fecero grandi pressioni sui governi.

Il cammino verso la società di massa si accompagnò alla tendenza costante verso una più larga partecipazione alla vita politica. Questo deriva dal fatto che in vari paesi, in diversi momenti, vi fu un’estensione del diritto di voto.

Di conseguenza si affermò un nuovo modello di partito, proposto dai socialisti, basato sull’inquadramento di larghi strati della popolazione attraverso una struttura permanente ed articolata in organizzazioni locali (sezioni e federazioni) e facente capo ad un unico centro dirigente.

In Europa occidentale la vita politica non era più considerata un terreno riservato a un gruppo ristretto di notabili in forza della loro posizione sociale.

Ci fu anche una rapida crescita dell’organizzazione sindacale che ebbe una grande adesione. Per quanto riguarda la legislazione sociale furono istituiti sistemi di assicurazione contro gli infortuni e di previdenza per la vecchiaia e anche sistemi di sussidi per i disoccupati.

I partiti socialisti e la questione sociale

Alla fine dell’800 sorsero nei principali paesi europei dei partiti socialisti, che si ispiravano per lo più al modello della socialdemocrazia tedesca e facevano capo alla Seconda Internazionale fondata nel 1889, nella quale fu fissato come obiettivo la giornata lavorativa di otto ore e il 1° maggio.

Essa non era altro che una federazione di partiti nazionali autonomi e sovrani. Nella maggioranza di questi partiti il marxismo fu assunto come dottrina ufficiale.

Si affacciarono presto tuttavia contrasti tra il revisionismo riformista di Bernstein, gli esponenti dell’ortodossia marxista e le nuove correnti rivoluzionarie, tra le quali va ricordata quella “sindacalista rivoluzionaria” che aveva il suo maggiore ispiratore in Sorel.

Con Leone XIII la Chiesa favorì l’impegno dei cattolici in campo sociale stimolato soprattutto dall’enciclica Rerum Novarum.

Il protagonismo delle masse

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Questo protagonismo improvviso delle masse segna profondamente l’immaginazione, minando la sicurezza e la tranquillità del mondo borghese e ponendo il ceto intellettuale di fronte all’esigenza di prendere una posizione di rifiuto o di adesione nei confronti di un movimento che si pone l’obiettivo di un nuovo assetto complessivo della società.

Da una parte si cerca di fare in modo che le masse siano sfruttate il più possibile per conseguire gli interessi di pochi, come nel caso di D’Annunzio in Italia e dei due regimi totalitari, fascismo e nazismo, mentre dall’altra ci si schiera con le masse e si cerca di renderle consapevoli del loro importantissimo ruolo nella società, come nel caso di Marx.

Gabriele D’Annunzio e la società di massa

Gabriele D’Annunzio cercò di diventare e ci riuscì brillantemente un vero e proprio idolo delle masse, guardandosi però sempre bene di non avvicinarsi a loro.

Uomo di politica passò dalla Destra alla Sinistra, appoggiò il fascismo e non disdegnò di concedersi altre “libertà”. Scandali alimentati dallo stesso poeta e intrepide avventure amorose lo fecero un idolo del decadentismo europeo.

Tutta la vita di D’Annunzio può essere però ricollegata ad un unico comune denominatore, avere una vita inimitabile; al di là della morale e dell’ideologia la sua filosofia di vita era l’apparire ed essere innalzato a uomo eletto.

Questa sorta di ideologia, al di là delle ideologie, fu alimentata con azioni spettacolari, partecipò attivamente alla guerra perdendo l’occhio destro in una folle azione aerea, occupò la città croata di Fiume dopo la fine della guerra e passò una vita autocelebrativa e lussuosa.

Il successo di D’Annunzio sta quindi nel suo essersi saputo imporre come modello inimitabile, troppo distante e quindi irraggiungibile dalla borghesia italiana, legata al perbenismo e alle regole economiche.

È stato il primo a capire che la società di massa poteva essere benissimo sfruttata, usando i sempre più influenti mezzi di comunicazione.

D’Annunzio, invece di parlare dell’oggettiva degradazione del ruolo del poeta nella società di massa, tema caro a Baudelaire e alle avanguardie, i quali si opponevano alla mercificazione dell’arte, ribadisce in modo ostinato la superiorità del poeta, ma al tempo stesso non solo tratta l’arte come una merce, ma la compone esclusivamente per questo fine.

La volontà di stupire cambiando registro e temi in molte pubblicazioni, la scelta teatrale perché vista più economicamente vantaggiosa, farà di D’Annunzio un vero caso letterario di massa.

Il poeta vate e il superuomo

In pratica un personaggio fuori dal comune che riunì dal punto di vista letterario molti generi diversi, raffinato esteta compose romanzi.

Ammiratore di Carducci ne voleva essere il continuatore perseguendo così un modo di imporsi come il poeta vate, immerso in temi e sensualità tipiche delle avanguardie.

Fu definito l’ultimo degli umanisti ma anche moderno esteta di massa. L’esaltazione della sua figura è uno dei temi più ricorrenti del poeta.

Dopo una parziale e forzata lettura di Nietzsche fu colpito dalla figura del superuomo che, secondo il poeta, egli stesso incarnava.

I valori che questo uomo eccezionale doveva avere secondo il poeta erano centrati sulla forza intellettuale, che portava inevitabilmente ad una aggressività e superbia senza paragoni.

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