Tra satira e filosofia…
Liceo Ginnasio Statale “G. Verga”
Adrano (CT)
Sezione Classica
Imbrosciano Maria Natascia
Classe III sez. E
Era il lontano 1 ottobre del 1991, quando per la prima volta su Canale 5 andò in onda la prima puntata di una sitcom animata creata dal fumettista Matt Groening, che già spopolava in America… erano i Simpson, che con la loro carica avrebbero cambiato il modo di vedere la società americana e non solo.
Infatti è indubbio il peso che la strana famiglia americana ha apportato in ogni settore, basti pensare alle tante rivisitazioni di quadri famosi (vedi fig. 1-2-3) o a tutte le volte che i 5 componenti della famiglia hanno prestato il volto alle grandi griffe. Il merchandising ha raggiunto un giro d’affari di migliaia di dollari, i personaggi principali sono stati rappresentati in T-shirt, poster, pupazzi e molti sono stati i nuovi giochi ispirati dalla fortunata serie.
Per non parlare poi della forte influenza che si è avuta a livello linguistico, nuove espressioni, come il famoso “D’oh” di Homer, sono entrate tra le voci dell’Oxford English Dictionary.
I Simpson sono stati a lungo lodati da vari critici americani come “lo spettacolo televisivo più irriverente e impenitente mai andato in onda”.
Entertainment Weekly
Nel 1990 la rivista americana lo definì come la rappresentazione “della famiglia americana più complessa, disegnata come semplice cartone animato. È questo fantastico paradosso a portare via milioni di telespettatori dai tre principali network per concentrarsi sui Simpson”. Ken Tucker, autore dell’articolo, aggiunse in seguito che lo show è “un fenomeno pop-culturale, un prime time cartone da che attira l’intera famiglia”. Ma accanto alle critiche “buone” ci sono quelle cattive, infatti per anni lo show è stato aspramente criticato per la sua “volgarità”, per la mancanza di rispetto nei confronti dei valori tradizionali e per i sottili doppi-sensi; e proprio per questa dimensione ironica e grottesca, ben lontana dalla linearità e positività di un modello educativo per piccoli, il cartone animato è seguito perlopiù da un pubblico adulto.
Ma andiamo nel dettaglio.
La strana famiglia
La strana famiglia è composta da 5 elementi:
- Homer Simpson: capofamiglia (anche se spesso non è lui che porta i “pantaloni”!!!), pigro e pantofolaio, ricerca sempre la baldoria e il divertimento, e non perde occasione per ubriacarsi insieme agli amici nella taverna di Boe;
- Marge Simpson: moglie di Homer, perfetta padrona di casa dai comportamenti talvolta imprevedibili (sarà l’influenza di Homer?!?);
- Bart: figlio maggiore della coppia, turbolento e combina guai, lo vediamo spesso costretto a restare a scuola scrivendo, per punizione, alla lavagna migliaia di volte ciò che non deve fare;
- Lisa: romantica e sognatrice, è l’intellettuale della famiglia che trova sempre la soluzione di ogni problema;
- Maggie: ancora neonata, perennemente col ciuccio in bocca.
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Tutti personaggi “normali” apparentemente, ma il “genio e la sregolatezza” di William Irwin, Mark T. Conrad e Aeon J. Skoble, hanno visto in questi 5 personaggi l’incarnazione dei valori filosofici… da Aristotele a Nietzsche, da Kant ad Heidegger… ci sono veramente tutti!!!
È proprio da questo saggio che io ho preso ispirazione, perché se i Simpson possono sembrare troppo banali e la filosofia troppo obsoleta messi insieme sono davvero un’accoppiata vincente per capire con gli occhi degli “antichi” la società dei “moderni”.
In particolare io vorrei soffermare la mia attenzione su due aspetti fondamentali:
- I rapporti tra la satira moderna e quella antica;
- La personalità di Bart, che, malgrado l’apparenza, è quella filosoficamente più interessante per i suoi rapporti con Friedrich Nietzsche e Martin Heidegger.
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I Simpson e la satira…
Agirò come l’America meglio agisce... unilateralmente!
All’alcol! La causa di, e la soluzione a, tutti i problemi della vita.
Bart, con 10.000 dollari saremmo milionari! Potremmo comprare ogni tipo di cose utili come... l’amore!
La politica fortemente autoritaria degli Stati Uniti d’America, il dilagante uso di alcol come “soluzione”, il materialismo e la grande importanza data ai soldi sono solo alcuni temi di cui si occupano i Simpson, che in America, e non solo, hanno dato il via a una nuova satira sociale e di costume.
Anche se la satira può sembrare un genere nato da poco, non è così, infatti ha origini più lontane.
Già nel V secolo a.C. nelle commedie di Aristofane vediamo attacchi agli uomini politici e al loro operato (tanto che agli esordi della sua carriera, il commediografo non usò il suo nome, ma un prestanome!), ma è con i Romani che il genere si consolida e l’assoluta originalità del genere nell’ottica romana è estrinsecata da Quintiliano che dice: 4
“Satura quidem tota nostra est, in qua primus insignem laudem adeptus Lucilius quosdam ita deditos sibi adhuc habet amatores ut eum non eiusdem modo operis auctoribus sed omnibus poetis praeferre non dubitent. Ego quantum ab illis, tantum ab Horatio dissentio, qui Lucilium "fluere lutulentum" et esse aliquid quod tollere possis putat. Nam et eruditio in eo mira et libertas atque inde acerbitas et abunde salis. Multum est tersior ac purus magis Horatius et, nisi labor eius amore, praecipuus. Multum et verae gloriae quamvis uno libro Persius meruit. Sunt clari hodieque et qui olim nominabuntur. Alterum illud etiam prius saturae genus, sed non sola carminum varietate mixtum condidit Terentius Varro, vir Romanorum eruditissimus.”
"Certamente tutta nostra è la satira, in cui Lucilio, che per primo vi acquistò rinomanza, ha tuttora degli estimatori così devoti, che non esitano a preferirlo non solo agli scrittori di satire, ma a tutti i poeti. Per conto mio, quanto da costoro, tanto dissento da Orazio, il quale crede che Lucilio scorra <<limaccioso>> e che <<c'è qualcosa che si potrebbe toglierne>>. Infatti egli
