Estratto del documento

Cos'è l'arte?

Una domanda che prima o poi ogni individuo si pone, o si sente porre, è: l'arte?

Anche se questa domanda è brevissima, tanto che per porla occorrono soltanto nove lettere, non altrettanto breve può essere la risposta. Molti uomini hanno tentato di rispondere a questa domanda, ma poiché la sua estensione concettuale è così grande da inglobare qualsiasi delle attività umane, chiedersi cos'è l'arte è come chiedersi cos'è la vita.

Inoltre la definizione di arte è resa ancora più difficile dal fatto che l'arte non ha un significato prettamente culturale, bensì è proprio di ognuno di noi, proprio della nostra quotidianità, divenendo automaticamente elemento soggettivo e non oggettivo.

Generalmente possiamo definire l'arte come espressione creativa di un artista. Dunque l'arte nasce principalmente dal concetto di creatività che a sua volta include il concetto di imprevedibilità, facendo considerare arte solo ciò che stupisce, ciò che è semplice ma pieno di significati, i quali possono essere percepiti da ogni osservatore in maniera differente, individuale.

Dunque arte è tutto ciò che scaturisce dall'animo mediante la fantasia, la creatività. E dunque possiamo tutti essere artisti in quanto tutti dotati di un animo?

In teoria, probabilmente, potremmo essere tutti artisti. Ma riuscire a liberare la propria mente per dar sfogo all'animo non è capacità di tutti.

I

Ergo l'artista è un essere speciale, capace di esprimere ed emozionare.

“Life like a Work of Art” diviene il principio fondamentale della vita artistica, della vita estetica.

L'estetismo segna uno dei momenti privilegiati di una corrente artistica, nonché letteraria, sviluppatasi in Francia.

Correva l'anno 1883, quando sul periodico “Le Chat Noir”, Paul Verlaine pubblicava un sonetto dal titolo “Languore” in cui affermava di identificarsi con l'atmosfera di stanchezza che caratterizzava dell'Impero romano alla fine della decadenza.

L'artista era pervaso dalla noia e incapace di provare forti emozioni. Ma ciò che più risaltava nel sonetto, oltre al disagio interiore, era la capacità di un popolo che allo stremo si esprimeva con modi sopraffini.

Ritratto di Paul Verlaine - Frédéric Bazille.

La critica ufficiale, per designare quel gruppo di artisti ed intellettuali che seguivano il modello poeta Baudelaire, soprannominato il II maledetto, diede il nome di Decadentista in senso spregiativo.

Come avvenne per il “Cubismo”, quei gruppi intellettuali vollero assumere il termine polemicamente, rovesciandone il senso e indicare una condizione spirituale, considerata dagli stessi Decadentismo privilegiata. Di conseguenza il Decadentismo divenne una sorta di bandiera orgogliosamente esibita. Alla base del pensiero decadente vi sono le tematiche negative e l'irrazionalismo, come indica il poeta-modello di riferimento “Baudelaire”.

Dunque i decadenti rifiutano categoricamente tutto ciò che è razionale, come la scienza.

Quindi viene rifiutata anche la visione positivistica, propugnata dalla classe borghese, la quale sosteneva che attraverso la scienza si potesse arrivare alla conoscenza assoluta dell'uomo, racchiudere fra le mani dell'uomo il mondo, poiché caratterizzato da un susseguirsi di fenomeni materiali. Al contrario i decadenti affermavano che la scienza poneva dei limiti alla conoscenza del reale e dunque solo mediante l'abbandono totale, il distacco dal razionale si poteva “sperare” di attingere all'ignoto, all'assoluto.

Così, metodo privilegiato per la conoscenza, oltre alle sostanze psicotrope e stupefacenti, vi è l'arte, ossia l'estetismo. Il poeta, il pittore, il musicista non sono più dei semplici abili artefici, bensì dei veggenti capaci di spingere lo sguardo là dove l'uomo comune non vede.

Per questo l'arte appare il valore più alto.

III

L'esteta è colui che assume come principio della sua vita non più la morale o le leggi bensì il criterio del bello. Così qualsiasi suo giudizio, azione, sono motivati e filtrati dal criterio di bellezza. Arte e vita per l'esteta si fondono nel senso che la seconda è assorbita interamente dalla prima: “La Mia Vita come un'opera d'Arte”.

La figura tipica dell'esteta è riconoscibile nell'ambiente italiano dal poeta-patriota Gabriele D'Annunzio, che ispirò la sua prima opera “Il Piacere” alla poetica dell'inglese Oscar Wilde, del quale tratteremo in seguito.

“Difendete la bellezza! E' questo il vostro unico officio. Difendete il sogno che è in voi!” (D'Annunzio, Le Vergini delle Rocce).

IV

Gabriele D'Annunzio

La vita





Gabriele D'Annunzio nacque a Pescara nel 1863. Sin da giovane mostrò la sua grande capacità letteraria, difatti a soli 18 anni faceva già parte di alcuni circoli più in voga nella capitale del tempo. Collaborò con importanti giornali tra cui “La Tribuna e la Cronaca Bizantina”. Da queste collaborazioni iniziò la sua grande ascesa letteraria che lo fece avvicinare a uno dei movimenti più provocatori del tempo: il dandismo, basato sull'ideale dell'estetismo.

In questo periodo collochiamo la pubblicazione de Il Piacere, romanzo in cui viene sottolineato il principio esteta del fare la propria vita come un'opera d'arte.

Questo periodo estetizzante D'Annunzio lo visse da vero esteta immerso tra i viaggi e gli amori, tra intrighi, suppellettili preziosi e polemica per plagi veri o presunti nelle sue opere.

V

D'Annunzio scoprì poi la filosofia di Nietzsche che muterà in parte la sua ideologia. D'Annunzio fu attivo anche politicamente ricercando il consenso delle masse come poeta tribuno esponendo tesi nazionaliste.

Ma la fase più importante della vita è considerata la seconda, all'epoca della prima guerra mondiale. Difatti l'artista partecipò ad alcuni eventi che rimasero impressi nella storia, come ad esempio il volo su Vienna con il lancio dei biglietti tricolore.

Ma l'avvenimento che sicuramente lega di più D'Annunzio ad un'intera generazione è l'annessione di Fiume all'Italia. Così con una spedizione di volontari il poeta dichiarò la reggenza di Fiume ma dovette abbandonarla in seguito ad un patto italo-iugoslavo.

Questa fu l'ultima avventura politica del poeta che venne esonerato dall'attività politica. Nonostante ciò negli anni successivi venne sempre lodato dal partito fascista al quale diede anche delle espressioni enfatiche come il saluto “eja eja alalà”.

VI

La sua vita si spense nel 1938 nella villa a Gardone Riviera,§ tra il lusso di oggetti preziosi, tra il protagonismo e l'estetismo.

Il Piacere e la crisi dell'estetismo

…”Bisogna fare la propria vita come si fa un'opera d'arte. Bisogna che la vita d'un uomo d'intelletto sia opera di lui. La superiorità vera è tutta qui”..

[Secondo capitolo de “Il Piacere” v19-21 “le massime dal padre”]

La prima opera di D'Annunzio è “Il Piacere” in cui il protagonista ANDREA SPERELLI incarna una specie di doppio dell'autore. Al centro della storia vi è la crisi attraversata dall'autore nei confronti della borghesia del suo tempo: Gabriele si rende conto della debolezza dell'esteta di fronte alla classe emergente borghese soggetta ad un repentino progresso industriale.

…”Nel tumulto delle inclinazioni contraddittorie egli aveva smarrito ogni volontà ed ogni moralità. La volontà, abdicando, aveva ceduto lo scettro agli istinti; il senso Estetico aveva sostituito il senso morale”… [Secondo capitolo de “Il Piacere” v46-48]

VII

Così in un personaggio debole come Andrea, artista figlio di artisti, il concetto di fare la propria vita come una opera d'arte tende a svuotarlo di tutti i principi morali.

La crisi trova poi il suo banco di prova nel rapporto con le donne. Andrea Sperelli, un giovane nobile romano, il quale rifiutava “il grigio diluvio democratico odierno”, si trova fra due donne: Elena Muti, che incarna il piacere sessuale e dunque la lussuria, Maria Ferrès, la donna pura che agli occhi del protagonista appare come un possibile riscatto spirituale. Ma in realtà la Ferrès è per Andrea una sostituzione al gioco che avrebbe avuto con Elena che continua a rifiutarlo. Così alla fine Andrea verrà abbandonato anche da Maria e si troverà solo con un grande vuoto interiore.

Nel romanzo troviamo un atteggiamento molto critico da parte dell'autore nei confronti del personaggio, troviamo molteplici giudizi. Ma nonostante ciò è evidente il fascino che Andrea esercita sullo scrittore, chiara dimostrazione che D'Annunzio non è ancora pronto a tralasciare la figura dell'esteta. I caratteri principali dell'opera sono che l'autore pone molta importanza all'aspetto psicologico dei personaggi e poi una trama di allusioni simboliche nascoste sotto la storia.

Fase della “Bontà”

Dopo Il Piacere D'Annunzio attraversa una fase di sperimentazione in cui si trova molto attratto dal romanzo russo, in particolar modo dallo scrittore Dostoievskij.

Sull'imitazione di quest'ultimo “Giovanili Episcopo”, troviamo la storia di un uomo che arriva alla degradazione totale con l'omicidio, “Innocente”, poi la storia di uomo che cerca di riscattarsi riprendendo i rapporti con la coniuge ma anche qui si attinge ad una psicologia omicida e poi il quale esprime l'esigenza di un ritorno all'infanzia, al nucleo familiare, alla semplicità con dei caratteri decadenti come il rifugio in un passato perduto o ambientazioni che richiamano la morte.

VIII

“Poema Paradisiaco”

Tale fase di sperimentazione viene denominata fase della “Bontà”.

D'Annunzio dalla filosofia di Nietzsche prende alcuni aspetti del pensiero forzandoli all'interno di un suo schema ideologico: dal filosofo prese il rifiuto del conformismo borghese, l'esaltazione del dio Dionisio (dio greco dell'ebbrezza), rifiuto del concetto di pietà e altruismo, quindi l'antimoralismo, prelevati dalla tradizione cristiana e che agli occhi del poeta non sono nient'altro che una maschera nei confronti dell'impossibilità dell'uomo di provare gioia per i piaceri della vita, l'esaltazione dell'io e delle azioni aggressive ed eroiche e dunque la formazione di un nuovo individuo dominante: il “Superuomo”.

La nuova figura del Superuomo però non va a scardinare la figura precedente dell'esteta, ma anzi la ingloba in sé: l'estetismo prima consisteva in un rifiuto ripugnante della realtà, ora nel Superuomo l'estetismo è fondamentale perché rappresenta il mezzo per dominare la realtà.

Così se prima l'esteta si trovava anche al di fuori della società in quanto la rifiutava, la figura del superuomo si trova concordante con la società del tempo, con il militarismo aggressivo e con l'età dell'imperialismo. Dunque l'artista non ha più un solo compito ma diventa come un “vate”, colui che guida in questo nuovo mondo e ha quindi anche una funzione politica.

IX

Ben consapevole del declassamento a cui l'intellettuale è soggetto nella società, D'Annunzio si ribella a questa condizione e decide di prendersi di prepotenza il suo ruolo autodelegandosi come il profeta di un nuovo ordine: l'intellettuale attraverso la propria capacità deve aprire la strada al nuovo dominio che deve scardinare il caos tipico della borghesia, della democrazia e dell'egualitarismo.

Dunque il riscatto per il declassamento non sarà più immaginario, bensì reale.

Trionfo della Morte

Il quarto romanzo di D'Annunzio è “Il Trionfo della Morte”, il quale rappresenta una fase di transizione e la ricerca esasperata di soluzioni.

…“egli sentiva d'esser legato appunto alla qualità reale di quella carne e non solo a quanto eravi di più bello, ma specialmente a quanto eravi di men bello in lei. La scoperta di una bruttura non rallentava il vincolo, non diminuiva il fascino. I lineamenti più volgari esercitavano su di lui un'attrazione irritante.”…

X

Il giovane nobile esteta Giorgio Aurispa si trova vittima della passione violenta e carnale, cara a D'Annunzio, da parte dell'amante Ippolita Sanzio. La donna rappresenta ai suoi occhi l'incapacità dell'uomo di governare il potere sessuale (ossessione carnale). Giorgio sente di odiarla perché è la personificazione della Nemica, di una forza malefica che svela la sua debolezza interiore e il suo fallimento esistenziale.

La storia si conclude con il suicidio del protagonista, il quale trascina con sé anche Ippolita.

Il suicidio di Giorgio Aurispa è una sorta di liberazione, per l'autore, da tutte quelle tematiche negative che impediscono l'evoluzione alla condizione di Superuomo, è come se morisse la parte malata dello scrittore per dare spazio allo sviluppo.

Vergini delle Rocce

Infatti nel romanzo successivo, “Vergini delle Rocce”, D'Annunzio non vuole più parlare di personaggi deboli bensì di eroi. Così l'eroe Claudio Cantelmo, sdegnoso della realtà contemporanea borghese, decide di intraprendere il suo cammino per realizzare il suo ideale e procreare un superuomo. Ma le tematiche della morte e dell'angoscia non hanno abbandonato l'autore il quale, per non andare contro il proposito di scrivere una storia su un personaggio eroico, decide di capovolgere la funzione delle tematiche nella storia che diventano alimento della volontà del protagonista di seguire i suoi ideali.

XI

Così l'eroe va alla ricerca della sua amata e si trova a dover scegliere fra tre principesse.

All'inizio viene incantato dalla giovane Anatolia, donna dall'animo regale, adatta per il ruolo di madre per il Superuomo. Ma la fanciulla non poté seguire Cantelmo in quanto legata alla condizione difficoltosa della famiglia. Così Claudio cade fra le grinfie affascinanti di Violante, la tipica donna cupa fatale, simbolo non della procreazione, bensì di un Eros Fatale, una donna mortale. Violante così può essere paragonata come Ippolita, la “Nemica” ne “Il Trionfo della Morte”.

Dunque i protagonisti dannunziani alla fine rimangono sempre sconfitti, incapaci di arrivare ai loro obiettivi. È pur vero che Vergini delle Rocce doveva essere il primo romanzo di un ciclo, in cui, nei successivi romanzi, gli eroi sarebbero arrivati alla loro meta, ma è significativo il fatto che i due romanzi successivi non furono mai scritti.

D'Annunzio, dunque, partecipò attivamente alla vita politica, in importanti episodi che lo legheranno ad un'intera generazione. Più importante fra questi, già menzionato, fu l'annessione di Fiume all'Italia, in seguito alla vittoria definita “mutilata” dal popolo italiano.

XII

Prima Guerra Mondiale

1912-1913

I primi focolai di guerra furono alcuni conflitti nati all'interno della regione dei Balcani.

Nel 1912 la Russia si mise a capo di una Lega balcanica, alla quale aderirono Grecia, Serbia, Bulgaria e Montenegro i quali dichiararono guerra alla Turchia.

Anteprima
Vedrai una selezione di 13 pagine su 58
Arte: questione di anima Pag. 1 Arte: questione di anima Pag. 2
Anteprima di 13 pagg. su 58.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Arte: questione di anima Pag. 6
Anteprima di 13 pagg. su 58.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Arte: questione di anima Pag. 11
Anteprima di 13 pagg. su 58.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Arte: questione di anima Pag. 16
Anteprima di 13 pagg. su 58.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Arte: questione di anima Pag. 21
Anteprima di 13 pagg. su 58.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Arte: questione di anima Pag. 26
Anteprima di 13 pagg. su 58.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Arte: questione di anima Pag. 31
Anteprima di 13 pagg. su 58.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Arte: questione di anima Pag. 36
Anteprima di 13 pagg. su 58.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Arte: questione di anima Pag. 41
Anteprima di 13 pagg. su 58.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Arte: questione di anima Pag. 46
Anteprima di 13 pagg. su 58.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Arte: questione di anima Pag. 51
Anteprima di 13 pagg. su 58.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Arte: questione di anima Pag. 56
1 su 58
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi