Estratto del documento

Dagli avvenimenti storico-culturali alla passerella

La figura di Elsa Schiaparelli

Economia mondiale dagli anni ’20 alla Seconda Guerra

Gli sciami meteorici – Arte-Moda

Giovanni Dalì Schiaparelli

Dagli avvenimenti storico-culturali alla passerella

Il dialogo tra la Morte e la Moda - Freud

Interpretazione dei sogni - Moda - Freud

Leopardi

Elsa Schiaparelli

La moda sportiva di Elsa Schiaparelli a Wimbledon

Relatività del tempo - Einstein

I limiti – dalle trasformazioni di Einstein – Lorentz a quelle di Galileo

Francesca Bonetti 5A

Ci troviamo in una società sempre più propensa all’omologazione e alle mode, una società sempre più basata sulla supremazia dell’apparire sull’essere, come già stava accadendo nel periodo nel quale viveva Leopardi, il quale aveva presentato la Moda in dialogo con sua sorella, la Morte (parlo del dialogo e con una piccola introduzione delle Operette morali) come tra l’altro Freud scriveva nel Disagio della Civiltà.

Ma oltre ad una ricerca di conformismo e di accettazione o al contrario di differenziazione, vi è una voglia di esprimere la propria personalità; vorrei provare a spiegare questo concetto mettendo in luce la figura di Elsa Schiaparelli, una stilista che nelle sue originali opere ebbe una grandissima eccentricità e personalità.

In questo mese il famoso stilista Cristian Lacroix ha voluto omaggiarla con una collezione esclusiva di quindici pezzi che sarà presentata durante la settimana della moda di Parigi; io, invece, vorrei omaggiare la stilista con questa mia tesina e questo abito.

Si tratta di una stilista che perse la sua fama, al contrario di Coco Chanel, a causa della crisi economica verificatasi durante la seconda guerra mondiale (parlo dell’economia mondiale della prima metà del XX secolo e accenno qualche momento principale della vita della stilista) (parlo di Dalì).

Venere di Milo

Il mio abito è ispirato sia ad Elsa Schiaparelli che alla Venere di Milo con i cassetti di Dalì.

Come potete notare, sull’abito, come sulla scultura, sono presenti dei cassetti che rappresentano i desideri latenti che secondo Freud possono essere esplorati solo con la psicanalisi (parlo dell’interpretazione dei sogni di Freud).

Inoltre, sull’abito è presente una chiusura-lampo, la quale, oltre che messa in atto delle innovazioni della stilista, ovvero l’utilizzo delle lampo in vestiti eleganti, rappresenta il cambiamento della concezione del tempo, che, come evidenziato da Einstein e Freud, diventa relativo; questo elemento può anche indicare l’esigenza di semplificazione e velocizzazione che cominciava a caratterizzare la società europea di inizio secolo: difatti l’abito, in base alle esigenze, può essere lungo o corto (parlo della relatività del tempo in Einstein).

Ma osservando delle vere e proprie collezioni di Elsa Schiaparelli possiamo notare lo stretto legame tra gli avvenimenti storico-culturali e le creazioni di moda, che viene evidenziato dalla presenza di una collezione ispirata all’astronomia – grazie agli insegnamenti dello zio Giovanni Schiaparelli – (parlo degli sciami meteorici) ma anche dall’attenzione alle nuove esigenze della donna, ad esempio la gonna pantalone per il tennis (parlo della moda sportiva e in generale di Wimbledon).

Il dialogo della moda e della morte

  • “Il Dialogo della moda e della morte” è contenuto all’interno delle Operette morali; capolavoro indiscusso della produzione in prosa del Leopardi, nelle quali egli esprime la summa e la quintessenza della sua visione della vita e del suo pessimismo.
  • Nel 1823, quando il poeta inizia a scrivere quest’opera, sono cadute per lui le speranze patriottiche dopo il fallimento dei moti del 20-21: è incominciata una fase di disimpegno politico e di rinuncia alla missione di poeta civile.

Ne consegue un aspro rifiuto della propria epoca, ma con una volontà, mai attuata interamente, di pacata saggezza pessimistica. Leopardi guarda così con sfiducia e irritazione ai tempi moderni, e perciò alla nascente società dei consumi e della produzione industriale.

In quest’ottica, il dialogo in questione è illuminante, seppur concentrato in pochissime pagine. La Moda, una delle risultanti della rivoluzione dei costumi della società di massa, viene detto, è sorella della Morte, in quanto entrambe figlie della caducità, ed entrambe immortali.

La Moda è, infatti, paradossalmente immortale come la Morte stessa: “l’una e l’altra tiriamo parimente a disfare e a rimutare di continuo le cose da quaggiù, benché tu vadi a questo effetto per una strada e io per un’altra”.

La Moda suggella un doppio patto con la Morte: innanzitutto, per sua stessa natura, la Moda per affermarsi ha sempre dato luogo alla pratica del morire (le mode si susseguono e muoiono continuamente, prendendo una il posto dell’altra), ma, soprattutto, la Moda si fa beffe degli uomini, in quanto dà loro l’illusione di immortalità, facendo in modo che essi la preferiscano alla vita, ma in realtà scegliendo essa contemporaneamente scelgono sua sorella Morte.

È il trionfo delle apparenze e della vanità: “La vita stessa, così per rispetto del corpo come

Il testo

Moda. Madama Morte, madama Morte.

Morte. Aspetta che sia l'ora, e verrò senza che tu mi chiami.

Moda. Madama Morte.

Morte. Vattene col diavolo. Verrò quando tu non vorrai.

Moda. Come se io non fossi immortale.

Morte. Immortale? Passato è già più che 'lmillesim'anno che sono finiti i tempi degl'immortali.

Moda. Anche Madama petrarcheggia come fosse un lirico italiano del cinque o dell'ottocento?

Morte. Ho care le rime del Petrarca, perché vi trovo il mio Trionfo, e perché parlano di me quasi da per tutto. Ma in somma levamiti d'attorno.

Moda. Via, per l'amore che tu porti ai sette vizi capitali, fermati tanto o quanto, e guardami.

Morte. Ti guardo.

Moda. Non mi conosci?

Morte. Dovresti sapere che ho mala vista, e che non posso usare occhiali, perché gl'Inglesi non ne fanno che mi valgano, e quando ne facessero, io non avrei dove me gl'incavalcassi.

Moda. Io sono la Moda, tua sorella.

Morte. Mia sorella?

Moda. Sì: non ti ricordi che tutte e due siamo nate dalla Caducità?

Morte. Che m'ho a ricordare io che sono nemica capitale della memoria.

Moda. Ma io me ne ricordo bene; e so che l'una e l'altra tiriamo parimente a disfare e a rimutare di continuo le cose di quaggiù, benché tu vadi a questo effetto per una

Moda. Benché sia contrario alla costumatezza, e in Francia non si usi di parlare per essere uditi, pure perché siamo sorelle, e tra noi possiamo fare senza troppi rispetti, parlerò come tu vuoi.

Dico che la nostra natura e usanza comune è di rinnovare continuamente il mondo, ma tu fino da principio ti gittasti alle persone e al sangue; io mi contento per lo più delle barbe, dei capelli, degli abiti, delle masserizie, dei palazzi e di cose tali.

Ben è vero che io non sono però mancata e non manco di fare parecchi giuochi da paragonare ai tuoi, come verbigrazia sforacchiare quando orecchi, quando labbra e nasi, e stracciarli colle bazzecole che io v'appicco per li fori; abbruciacchiare le carni degli uomini con istampe roventi che io fo che essi v'improntino per bellezza; sformare le teste dei bambini con fasciature e altri ingegni, mettendo per costume che tutti gli uomini del paese abbiano a portare il capo di una figura, come ho fatto in America e in Asia; storpiare la gente colle calzature snelle; chiuderle il fiato e fare che gli occhi le scoppino dalla strettura dei bustini; e cento altre cose di questo andare.

Anzi generalmente parlando, io persuado e costringo tutti gli uomini gentili a sopportare ogni giorno mille fatiche e mille disagi, e spesso dolori e strazi, e qualcuno a morire gloriosamente, per l'amore che mi portano.

Io non vo' dire nulla dei mali di capo, delle infreddature, delle flussioni di ogni sorta, delle febbri quotidiane, terzane, quartane, che gli uomini si guadagnano per ubbidirmi, consentendo di tremare dal freddo o affogare dal caldo secondo che io voglio, difendersi le spalle coi panni lani e il petto con quei di tela, e fare di ogni cosa a mio modo ancorché sia con loro danno.

Morte. In conclusione io ti credo che mi sii sorella e, se tu vuoi, l'ho per più certo della morte, senza che tu me ne cavi la fede del parrocchiano.' Ma stando così ferma, io svengo; e però, se ti dà l'animo di corrermi allato, fa di non vi crepare, perch'io fuggo assai, e correndo mi potrai dire il tuo bisogno; se no, a contemplazione della parentela, ti prometto, quando io muoia, di lasciarti tutta la mia roba, e rimanti col buon anno.

Moda. Se noi avessimo a correre insieme il palio, non so chi delle due si vincesse la prova, perché se tu corri, io vo meglio che di galoppo; e a stare in un luogo, se tu ne svieni, io me ne struggo. Sicché ripigliamo a correre, e correndo, come tu dici, parleremo dei casi nostri.

Morte. Sia con buon'ora. Dunque poiché tu sei nata dal corpo di mia madre, saria conveniente che tu mi giovassi in qualche modo a fare le mie faccende.

Moda. Io l'ho fatto già per l'addietro più che non pensi. Primieramente io che annullo o stravolgo per lo continuo tutte le altre usanze, non ho mai lasciato smettere in nessun luogo la pratica di morire, e per questo vedi che ella dura universalmente insino a oggi dal principio del mondo.

Morte. Gran miracolo, che tu non abbi fatto quello che non hai potuto!

Moda. Come non ho potuto? Tu mostri di non conoscere la potenza della moda.

Morte. Ben bene: di cotesto saremo a tempo a discorrere quando sarà venuta l'usanza che non si muoia. Ma in questo mezzo io vorrei che tu da buona sorella, m'aiutassi a ottenere il contrario più facilmente e più presto che non ho fatto finora.

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Sintesi
  • Italiano - Il dialogo della moda e della morte di Leopardi
  • Storia dell'Arte - Il rapporto Arte-Moda Dalì
  • Fisica - La relatività del tempo di Einstein
  • Matematica - I limiti – dalle trasformazioni di Einstein – Lorentz a quelle di Galileo
  • Geografia Astronomica - Gli sciami meteorici – Giovanni Schiaparelli
  • Filosofia - Interpretazione dei sogni - Freud
  • Storia - Economia mondiale dagli anni ’20 alla Seconda Guerra Mondiale
  • Educazione Fisica - La moda sportiva di Elsa Schiaparelli a Wimbledon
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