Introduzion
La società: aspetti tecnici
Tangentopoli
Che cosa è avvenuto e cosa ha provocato
La magistratura
Lo scandalo più famoso della storia
La funzione contemporanea.
giurisdizionale in Italia.
Verga
Un quadro oggettivo e
Marx critico della Dickens
La visione analisi di bilancio
società La condizione
della introduzione
Come analizzare e
contemporan della società.
società comprende re la
Nell’intraprendere la stesura di questa tesina, sono stata mossa dal desiderio di
moderna.
soddisfare la mia curiosità nei confronti di un argomento che tantissime volte ho
falsificazione di
sentito nominare da televisione e professori ma del quale non sapevo nulla.
bilancio.
Tangentopoli è un fatto accaduto negli anni in cui sono nata, ed è proprio per questo
che, fino ad oggi, non sapevo di cosa effettivamente trattasse. Sapevo che era uno
scandalo molto famoso, ma la mia conoscenza si fermava lì. Quando ho saputo che
era consigliato fare una tesina multidisciplinare per l’esame di maturità, ho colto
l’occasione per approfondire l’argomento, ampliando così la mia conoscenza generale.
Presa la decisione, ho iniziato a documentarmi, e mi sono accorta che per i primi due
anni dopo lo scoppio dello scandalo vi sono numerosi siti che trattano tale argomento,
ma che, oltre a questo periodo, non se n’è più parlato. In quest’occasione mi limiterò a
narrare i fatti principali noti a tutti, lasciando a studi futuri lo svolgimento più nascosto
della vicenda.
Partendo da questo tema centrale, ho deciso di studiarlo sotto due punti di vista: il
primo è di tipo tecnico poiché ho analizzato le parti dell’accaduto che sono la
magistratura, e le analisi di bilancio idonee a scovare gli illeciti; il secondo quello di
coloro su cui è ricaduto lo scandalo, ossia la società. Quest’ultima è stata analizzata,
nel corso della storia da diversi soggetti: io ho preso in esame Marx, Dickens e Verga.
È stata una tesina molto interessante da elaborare, e spero lo sia altrettanto per chi
avrà l’opportunità di leggerla.
Tangentopoli: il caso Mani pulite
Lo scandalo denominato tangentopoli ebbe origine il 17 febbraio 1992, data più
probabile, anche se non certa. Tale data corrisponde al giorno in cui l’imprenditore
Magni, titolare di un’impresa di pulizie, stanco di pagare tangenti
per far lavorare la sua impresa, denuncia il fatto al procuratore
Antonio Di Pietro. Il destinatario delle tangenti era il presidente
dell’ospizio Pio Alberto Trivulzio, Mario Chiesa che, grazie agli
accordi tra Magni e gli organi di polizia, fu colto in flagranza di
reato. Per l’accaduto Mario Chiesa fu arrestato con l’accusa di
concussione e dopo poco tempo di reclusione al carcere San Vittore, iniziò a
confessare, allargando “a ventaglio” l’inchiesta nei confronti d’imprenditori e politici.
Questa confessione fu la prima di una lunga serie di confessioni che portarono allo
scoppio di uno scandalo senza precedenti: ogni persona indagata o comunque
coinvolta, per paura di finire a San Vittore, a sua volta, confessava, coinvolgendo
nuove persone e portando a una caduta a domino di numerosi esponenti politici e
d’imprenditori. Erano proprio questi ultimi, stanchi di pagare, a vuotare il sacco
sapendo che, se avessero collaborato, dopo poco sarebbero tornati alla vita quotidiana
(al contrario dei politici che andavano incontro a dure conseguenze).
Per comprendere meglio la situazione creatasi, è necessario inquadrare
cronologicamente il fatto, o per meglio dire visualizzare i fatti che avvenivano nel
frattempo e rendevano il clima ancor più pesante:
- Per la prima volta i boss mafiosi erano condannati al carcere a vita, infatti è arrivato in Cassazione il maxi processo di Cosa Nostra;
- La lira, la moneta del tempo, era uscita dal sistema monetario europeo, portando dietro di sé una grande crisi;
- Sebbene dopo vent’anni le elezioni per la prima volta avvenissero in maniera regolare, e non come conseguenza a dimissioni o a crisi di governo, le elezioni del ’92 segnarono la fine dei partiti storici, che avevano segnato un equilibrio ventennale quali la DC, il PSI, PCI, con la crescita di due nuovi partiti: la Lega Nord e la Rete.
Data importante è quella
del 27 marzo 1992, data di nascita dell’inchiesta “Mani pulite” e soprattutto del pool di
magistrati formato da Antonio Di Pietro, Piercamillo Davigo e Gherardo Colombo.
Francesco Saverio Borrelli è il procuratore a Milano nel periodo in questione. Al
momento dello scoppio dello scandalo la figura dei magistrati è vista, agli occhi della
gente come quella di eroi poiché erano coloro che ripulivano il marcio dalla politica e
dall’imprenditoria.
Ma ben presto tale ruolo si rovesciò, e nel corso della vicenda vedremo come. Il pool
apre subito la “caccia” agli esponenti socialisti: Castellari, Pillitteri, Tognoli, Dini, Parini,
Lodigiani, Moroni, Ligresti, sono solo alcuni degli eccellenti nomi finiti sotto inchiesta.
Furono emessi mandati di cattura nei confronti di Larini e Manzi, ed emessi avvisi di
garanzia verso il tesoriere del PSI, Giovanni Balzamo.
Le conseguenze delle indagini, degli avvisi di garanzia e degli arresti furono
catastrofiche. Tra il 1992 e il 1994 vi furono numerosi suicidi, se ne contarono
addirittura trentuno. Molti personaggi famosi non hanno retto al vortice che gli si stava
creando attorno; la pubblica opinione li aveva già condannati ancor prima che la
sentenza fosse stata emessa, insultando e svergognando i coinvolti. Tale colpa va
attribuita anche ai giornali che, come spesso accade, “gonfiavano” le notizie
rendendole ancor più clamorose.
Il primo suicidio ha come data il 2 settembre 1992 e come protagonista Sergio Moroni,
tesoriere lombardo del PSI. Il tesoriere lasciò una lettera all’allora presidente del
Consiglio Giorgio Napolitano, dove accusava i magistrati di “usare strumenti da
inquisizione... strumenti coercitivi per far parlare le persone”. Anche Bettino Craxi,
segretario del PSI, affermava che i magistrati “hanno creato un clima infame”. Ancora,
altro suicida Gabriele Cagliari, presidente Eni, dichiara che i giudici “usano il carcere
come strumento di lavoro”.
Ecco il momento in cui il pool di magistrati si trasforma da eroe a carnefice senza
nemmeno avere il tempo per rendersene conto. I personaggi coinvolti nell’inchiesta,
sentendosi in un certo senso scoperti, rivolgono accuse pesanti verso i magistrati che
svolgevano il loro compito, e giudicavano i metodi adottati come fuori da ogni logica
umana. Ma il PM Davigo, controbatté a tali accuse, dicendo che per la prima volta chi
commetteva determinati reati, pagava la pena prescritta dal codice, galera compresa,
per cui le conseguenze, di chi commette i delitti, dovevano ricadere su chi li
commetteva e non su chi li scopriva, così come volevano far intendere gli inquisiti,
tentando di deviare i riflettori posti su di essi dallo scandalo.
Tra il marzo del 1992 e il febbraio del 1993, vi furono due importanti e misteriosi
suicidi: quello di Raul Gardini, indagato per un maxi tangente all’Enimont, e quello di
Sergio Castellari, ex D.G. del ministero delle Partecipazioni pubbliche.
La situazione politica dell’Italia, in questo periodo, continua a incontrare ostacoli:
- Il primo ha come protagonista Cossiga che annunciando le sue dimissioni dalla presidenza della Repubblica, portò come conseguenza ovvia le elezioni anticipate. Tali elezioni andavano nella direzione di Oscar Luigi Scalfaro, su proposta di Pannella.
- Vi furono due importantissime stragi: quella di Capaci, che costò la vita al giudice Giovanni Falcone, alla moglie e agli uomini della scorta, sconvolgendo un’Italia già scossa e dopo pochi mesi la mafia colpisce ancora e con un’autobomba tolse la vita a Paolo Borsellino.
È il 30 luglio 1992 quando Bettino Craxi prende parola a Montecitorio
per pronunciare un discorso che sarà destinato a essere ricordato per i
suoi contenuti clamorosi. Il discorso si può riassumere con una frase
“chi non ha peccato scagli la prima pietra”. L’intenzione era proprio
quella di sminuire gli accaduti affermando che ciò per cui molte
persone erano accusate, era una procedura frequente, alla quale
nessuno si era sottratto. Per questo, a suo dire, non era giusto
condannare e considerare i fatti come comportamenti criminali, in
quanto, se così fosse stato, allora tutto il sistema politico sarebbe da considerare un
sistema criminale. Dicendo questo, chiedeva in un qual modo di “insabbiare” il caso,
altrimenti, prima o poi, tutti i membri di Parlamento e Governo, avrebbero avuto una
pena da pagare. La richiesta era quindi quella di intervenire, con i mezzi a loro
disposizione (decreti, leggi e provvedimenti vari) tali da rendere i reati in questione
“legali”.
Ma il discorso pronunciato, che si può considerare molto discutibile, non modificò gli
eventi, che continuarono il loro corso, tanto che il 12 dicembre 1992 lo stesso Craxi fu
raggiunto da un avviso di garanzia. Nello stesso tempo, il presidente del Consiglio
Amato, tentò nell’impresa proposta da Craxi, emanando due decreti che, di fatto,
depenalizzavano il reato d’illecito ai partiti. Inevitabilmente tale tentativo portò con sé
l’indignazione e lo sgomento dei cittadini davanti ad una politica che non voleva
pagare. Il neo eletto presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro, però, si rifiuta di
firmare i decreti.
A febbraio del 1993 il declino del leader Bettino Craxi era ormai scontato. Dopo ben
sedici anni lascia la segreteria del PSI, e qualche mese dopo fuggì a Hammamet, dove
la sua latitanza si trasformò in esilio che lo portò alla morte il 19 gennaio del 2000,
stroncato da un infarto.
Lo stesso anno si apre con la manovra da 100000 miliardi decisa dal governo Amato, e
va avanti il processo di privatizzazione avviato da qualche anno.
L’elemento innovativo che cambiò gli scenari del tempo fu la discesa in campo del
presidente di Fininvest, Silvio Berlusconi, che, il 16 gennaio, mandò in onda una
cassetta su tutti i canali con la dichiarazione di voler intervenire in politica. Le elezioni
del marzo seguente gli diedero pieno appoggio. Inizia così il cosiddetto periodo della
restaurazione.
Vi furono altri episodi a comporre questa sorta di telefilm a puntate, ma i fatti
principali sono quelli sopra riportati. Certo è che una verità assoluta non si è avuta e
non si avrà mai, colpa anche dei giornalisti, che raccontavano storie a volte un po’
ricamate.
Una cosa, però, va detta: di questa storia interessante e ricca di colpi di scena manca
la cosa che tutti si aspettavano, ossia il finale. Gli eventi, con il passare del tempo,
andarono scemando. Lo scalpore innalzato dai giornali diminuì con il passare dei mesi,
dando spazio ad altri scandali e ad altre notizie. E anche l’inchiesta fu, se così si può
dire, insabbiata. Ma soprattutto si può affermare che non vi è un finale poiché tutt’oggi
avvengono tali fatti di concussione, finanziamenti illeciti ai partiti e tutti quei reati
attinenti alla questione Mani pulite. La differenza sta nell’indifferenza che prima non
c’era, mentre oggi c’è.
Diritto: Parte attiva dello scandalo di tangentopoli è proprio la magistratura, la così
detta accusa che portò a galla i fatti accaduti. Qui di seguito vi è riportata
l’organizzazione e i compiti della magistratura e lo svolgimento del processo penale,
quello a cui sono stati sottoposti numerosi esponenti della politica degli anni ’90.
La magistratura
“Tutti possono agire in giudizio per la tutela dei propri diritti e interessi legittimi. La
difesa è un diritto inviolabile in ogni stato e grado del procedimento. Sono assicurati ai
non abbienti, con appositi istituti, i mezzi per agire e difendersi davanti ad ogni
giurisdizione. “La legge determina le condizioni e i modi per la riparazione degli errori
giudiziari”. Art. 24 Cost.
I poteri posseduti dallo Stato italiano sono tre: il potere legislativo, che è nelle mani del
Parlamento, il potere esecutivo, che è nelle mani del Governo e il potere
giurisdizionale, che è nelle mani della magistratura. Il compito di quest’ultima sta nel
giudicare fatti e comportamenti che sono ritenuti lesivi e che quindi sono tutelati dalla
legge, e tale compito è affidato esclusivamente a essa.
Vi sono, essenzialmente, tre aspetti fondamentali che caratterizzano la funzione
giurisdizionale:
- Presupposto: esistenza di una controversia tra almeno due soggetti che vengono definiti parti del processo. Dovere del giudice: risolvere la controversia assumendo una decisione che prende il nome di sentenza. In alcuni casi è chiamata volontaria giurisdizione, ossia quando è necessario prendere delle decisioni importanti che richiedono imparzialità (interdizione, fallimento, morte presunta ecc.)
- Il giudice si deve basare solo sulla legge, ed è quindi fondamentale l’interpretazione corretta di essa.
- La figura del giudice deve essere imparziale, per non falsificare il risultato delle sentenze.
Vi sono tre tipi di controversie che possono essere sottoposte al giudice: vi è la
giurisdizione civile, penale e amministrativa.
La giurisdizione civile consiste nel giudizio di controversie sorte tra soggetti privati.
L’inizio del processo avviene quando un soggetto, chiamato attore, chiama in giudizio
un altro soggetto, detto convenuto, poiché ritiene esso responsabile per
comportamenti giudicati lesivi di diritto. Una volta accertata la reale colpa del
convenuto, il giudice stabilisce la giusta sanzione. Se la parte punita non ottempera
alla sanzione, quest’ultima può essere fatta rispettare anche con l’aiuto della forza
pubblica.
Quando si parla di giurisdizione penale, s’intende quella situazione in cui una persona
è accusata di aver commesso un reato, ossia un fatto che non lede solo la parte che
subisce, ma colpisce un interesse essenziale per la sopravvivenza della società stessa.
Le parti in questione sono sempre due: il pubblico ministero che, in nome dello Stato,
fa parte dell’accusa e l’imputato che è nella parte della difesa. In questo caso la
sanzione s’identifica con la pena che può essere pecuniaria, se è richiesto un
risarcimento in denaro, o detentiva, se prevede la reclusione o comunque l’arresto
della persona in causa.
Infine con la giurisdizione amministrativa sono giudicate le controversie sorte tra la
pubblica amministrazione e un soggetto che ritiene che un atto o un fatto compiuto
dalla prima sia lesivo nei propri confronti. Avviene, quindi, tra la pubblica
amministrazione, che è la parte resistente, e il cittadino, che è la parte ricorrente. La
pena in questione è l’annullamento dell’atto in questione.
Nonostante la diversa natura delle tre giurisdizioni, che danno
origine ai tre processi, vi sono alcuni principi generali e
costituzionali, che sono comuni a tutti e tre i tipi di
giurisdizione. “Nessuno può essere distolto
L’art. 25 della Cost. stabilisce che
dal giudice naturale precostituito per legge”, volendo intendere
che il giudice competente a pronunciarsi su un certo fatto, va
individuato con criteri oggettivi, stabiliti dalla legge, prima che
il fatto stesso avvenga, eliminando così l’ipotesi di giudici straordinari, creati al di fuori
della magistratura, salvo alcune eccezioni che affronteremo a breve.
“La giurisdizione si attua mediante il giusto
Con l’art. 111 della Cost. si afferma che
processo regolato dalla legge”, e si ritiene giusto il processo che si presenta con tali
caratteristiche:
- Si svolga nel contraddittorio delle parti, in condizioni di parità;
- Si svolga davanti ad un giudice terzo e imparziale;
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