Estratto del documento

Indice argomenti

1. Storia

  • La I rivoluzione industriale ....................................................... 3
  • La II rivoluzione industriale ........................................................ 6
  • Confronto tra I e II rivoluzione industriale ........................................ 10
  • La I guerra mondiale ................................................................. 11
  • La II guerra mondiale ................................................................. 20

2. Tecnologia

  • Il petrolio ............................................................................. 28

3. Scienze

  • La Terra ................................................................................ 31

4. Geografia

  • L’America del nord ................................................................. 39
  • L’America centrale ................................................................. 44
  • L’America meridionale ............................................................. 46

5. Francese

  • La francophonie .................................................................... 53
  • Paris et ses monuments .......................................................... 53
  • L’organisation politique de la France ......................................... 53

6. Inglese

  • The United Kingdom ................................................................. 54
  • England ................................................................................ 54
  • Scotland ................................................................................ 54
  • The United Kingdom government ................................................ 54

7. Civica 1

  • Com’è organizzata una repubblica .............................................. 55
  • Gli organi costituzionali ............................................................ 55
  • Chi punisce i trasgressori: la magistratura .................................... 56

8. Italiano

  • La poesia del 900 .................................................................. 58
  • Giovanni Pascoli .................................................................... 58
  • Gabriele D’Annunzio ................................................................. 62

9. Musica

  • L’opera lirica nell’età romantica ................................................ 66

10. Artistica

  • Il Realismo americano .............................................................. 70

11. Fisica

  • Paramorfismi e dismorfismi ....................................................... 72

Tempi e luoghi della rivoluzione industriale

La perdita delle colonie americane dispiacque molto all’Inghilterra, però questo non fermò il suo progresso infatti mentre in Francia si diffondevano le idee dell’illuminismo in Inghilterra si sviluppò un’energia potentissima più potente dello sforzo muscolare sia dell’uomo che degli animali, essa era quella del vapore che si otteneva mandando l’acqua in ebollizione. Il primo a sviluppare nel 1765 un motore a vapore fu James Watt, questo motore nel 1781 decollò perché Watt lo riuscì a collegare vicino ad una macchina tessile ed ebbe ottimi risultati, poi nel 1829 James Stephenson costruì la prima locomotiva a vapore che riuscì a tirare un intero treno. Questa si concluse nel 1780 non perché finì il progresso ma perché incominciò la parte più prodigiosa.

Perché in Inghilterra

L’Inghilterra era l’unico posto dove poteva verificarsi questa rivoluzione, anche per la decisione presa da Elisabetta 1° che volle costruire il suo regno su un’isola che all’inizio non aveva nessuna importanza e poi diventò la dominatrice dei mari e si arricchì anche con la tratta degli schiavi. La sua economia non era né determinata dal commercio oceanico né dall’artigianato ma dalla grande rivoluzione agricola che occupava i ¾ dell’economia inglese anche se c’erano presenti fonti d’oro e altri minerali preziosi.

L’Inghilterra trasforma i “campi aperti“ in “campi chiusi”

A partire dal 1700 lo stato inglese cambiò il sistema agricolo. I campi erano aperti cioè senza recinto e contadini dovevano passare da una particella all’altra e poi si coltivava con il sistema triennale che consisteva nel dividere la particella in tre parti, una veniva coltivata a cereali, l’altra a legumi e l’ultima restava a maggese cioè a riposo. Il bestiame si uccideva a Natale perché non vi era foraggio secco per mantenerlo in inverno, però adoperando questi metodi c’erano molti sprechi: lo spreco del tempo perché i contadini dovevano passare attraverso altre particelle per arrivare alle proprie, lo spreco di terreno perché tutti quei sentieri che servivano per passare da una particella all’altra non venivano coltivati e infine lo spreco di bestiame perché se lo avessero tenuto fino in primavera questo in essa si sarebbe riprodotto e quindi il bestiame sarebbe aumentato. Allora il governo inglese decise di trasformare i campi aperti in chiusi cioè recintati, questo compito venne assegnato a dei funzionari che vennero minacciati di essere messi al rogo o vennero presi a sassate perché alcuni contadini dicevano che le particelle che gli erano state date non erano fertili ed altri che i metraggi non erano quelli. Alla fine del secolo si formarono queste grandi tenute formate da campi chiusi e di proprietà dell’aristocrazia.

Grazie alla gentry, i campi chiusi fruttano rendite altissime

L’aristocrazia non contenta di essere già nel lusso mise a capo degli altri contadini quelli più intelligenti finanziandoli per far apportare delle migliorie all’agricoltura. La prima miglioria fu quella di rivoluzionare il modo di lavorare i campi, dalla lavorazione triennale si passò a quella quadriennale che consisteva nel dividere la particella in quattro parti, la prima si seminava a cereali, la seconda a piante primaverili, la terza a piante autunnali e la quarta non restava a maggese ma veniva coltivata a quadrifogli e rape. Il quadrifoglio veniva usato come foraggio e la rapa veniva mangiata. La seconda miglioria fu quella di dividere a sua volta la tenuta in quattro parti:

  • I campi già suddivisi per la coltivazione quadriennale.
  • I pascoli su cui brucavano bovini e caprini da cui si ricavava: lana, carni, latticini e concime che non veniva più sparso ma ammucchiato in un unico settore e poi usato per fertilizzare i campi.
  • I boschi da cui si ricavavano le ghiande per i porci, la cacciagione e il legname.
  • Le miniere di carbone o ferro che gli intenditori modernizzarono quelle già esistenti e ne aprirono nuove.

La rivoluzione agricola non si fermò solo a queste migliorie perché dato che l’aristocrazia finanziava le persone che volevano rivoluzionare l’economia inglese molte persone andarono in Inghilterra, alcune inventarono nuovi attrezzi per facilitare la lavorazione del terreno ed altri si limitarono a fare incroci sia tra animali che tra piante. Fu proprio in questo periodo che nacquero le rose inglesi che erano a forma di pon-pon di coppa, di rosetta o di altri tipi di forme. Queste incominciarono ad addobbare le case della nobiltà e di chi le creò che le incominciarono a vendere alla gentry che veniva considerata la piccola nobiltà di campagna.

La gentry e l’aristocrazia accumulano il capitale

Le ricchezze ricavate dall’agricoltura andarono a formare il capitale che era definito denaro che porta altro denaro, perché questo non venne più sperperato per spese di lusso ma venne reinvestito in migliorie o nuove imprese e questo governo fondato sul capitale fu chiamato capitalismo. Dapprima si diffuse nella borghesia, e poi vedendo i guadagni si diffuse anche tra l’aristocrazia facendo l’economia di tutto il paese, qui chiunque avesse un gruzzoletto da parte avrebbe potuto investirlo in qualcosa e questo avveniva solo in Inghilterra, nelle altre parti del mondo solo alcuni mercanti conoscevano la parola affari che non portava sempre fortuna.

Gli inventori creano nuove macchine tessili

Il capitale originario dell’agricoltura fu investito poi nell’artigianato tessile che era il campo che si avvicinava di più all’agricoltura. Gli inventori più venivano stimolati dall’investimento, più costruivano brevetti e questo si vede dalla grande quantità di brevetti depositati da 1750 in poi, infatti i brevetti sono documenti brevi rilasciati da esperti nominati dallo stato, che garantiscono all’autore di un’invenzione l’esclusiva della sua applicazione. Venivano costruiti filatoi sempre più grandi e da quelli che potevano gestire un filo alla volta si arrivò a quelli che potevano lavorare addirittura più di cento fili e dato che venne importato il cotone, che era meno costoso e più versatile, della lana vennero costruiti in modo da poter lavorare sia il cotone più delicato che quello più duro. I filatoi erano talmente grandi che per farli funzionare non occorreva più la forza dell’uomo ma ruote di un mulino ad acqua.

James Watt brevetta la macchina rotativa a vapore: inizia la prima rivoluzione industriale

James Watt era l’assistente di un noto professore di fisica dell’università di Glasgow. Lui assistette a tutti i suoi esperimenti che faceva con altri scienziati che riuscirono a costruire delle pompe a vapore che funzionavano con motori a pistoni. Anch’egli ne costruì una, però questo voleva cambiare il movimento del motore dal moto verticale che poteva essere usato solo in poche cose, al moto rotatorio che poteva essere applicato infinitamente. Ci arrivò per la prima volta nel 1765 leggendo libri di fisica e interrogando i più grandi scienziati di quel tempo, però riuscì a costruire un motore di moto rotatorio e ad applicarlo ad una macchina tessile solo prima della sua morte nel 1781.

Nasce la fabbrica e gli operai diventano consumatori

I motori a vapore a moto rotatorio potevano essere collocati ovunque, furono collocati vicino ai filatoi liberandoli da quelle grandi ruote ad acqua, i filatoi vennero messi in grandi stanzoni che furono chiamati fabbriche e vennero costruiti nei pressi dei porti e dei commerci via terra. Dato che i terreni erano poco fertili e perdevano il lavoro di filare migrarono in città andando a lavorare nelle fabbriche anche se erano mal pagati.

La crescita demografica viene incontro alla legge della domanda e dell’offerta

La compra ai beni di e dovevano aumentare anche i prodotti messi sul mercato e per far ciò ci voleva più manodopera anche perché c’erano sempre più consumatori che compravano. La popolazione dell’Inghilterra crebbe tra il 1750 e il 1800 del 61% circa, questa crescita fu determinata: dalla fine della peste, dalla diminuzione della mortalità d’alcolismo che incominciò nel 1740 quando fu emanata la legge che moderava i consumi dello gin e infine l’aumento della crescita annua delle nascite, dovuto alla maggiore produttività in agricoltura e alla crescita dei posti di lavoro, due circostanze che permisero un’nutrizione più abbondante e un abbassamento dell’età dei matrimoni.

Adam Smith inventa la “divisione del lavoro”

I protagonisti della rivoluzione industriale furono anche i figli dell’illuminismo: Galileo e Newton che tutti e due dissero che la natura è trasparente se solo venisse vista con un occhio non religioso e cercarono di far conoscere in modo semplice i fenomeni che erano rimasti oscuri solo perché le spiegazioni erano complesse, allora la prima rivoluzione industriale era caratterizzata dalla semplicità e dall’economia. Il primo che trovò il modo di adattare queste deduzioni in fabbrica fu Adam Smith che istituì la divisione del lavoro, mentre un artigiano per avere un prodotto finito doveva fare lui tutte le fasi in fabbrica queste varie fasi vennero distribuite a diversi gruppi e ogni gruppo era specializzato in una fase e non doveva preoccuparsi né della fase precedente né di quella successiva. Ormai nessun operaio poteva dire questo prodotto l’ho fatto io, e dato che fu trovato geniale si diffuse in ogni tipo di fabbrica.

La seconda rivoluzione industriale

La seconda rivoluzione industriale è il processo di sviluppo iniziato nella seconda metà dell’Ottocento; con tale definizione si intende in generale la seconda ondata di grandi mutamenti socio-economici dei paesi occidentali, e conseguenti a una nuova serie di grandi innovazioni tecnologiche e scientifiche.

Storia

La seconda rivoluzione fu la naturale conseguenza della depressione causata da una grave crisi di sovrapproduzione e da una diminuzione della domanda che costrinsero le imprese ad accumulare merci invendute per un lungo periodo. Nel nostro paese, in particolare, le cause del ritardo del decollo industriale rispetto ad altre potenze europee e non, come gli Stati Uniti, vanno ricercate tra l’altro nella scarsa disponibilità di materie prime di fondamentale importanza come ferro e carbone, nella carenza di capitali a disposizione degli imprenditori per effettuare investimenti produttivi, nella suddivisione della penisola in vari Stati autonomi gli uni dagli altri, fortemente in concorrenza fra di loro, ma soprattutto nell’applicazione di dazi doganali che rallentavano la nascita di un mercato interno efficiente. Ad aggravare questa situazione devono aggiungersi la pessima condizione delle vie di comunicazione e l’arretratezza del settore agricolo, settore in cui si operava ancora con metodi e tecniche arretrate, i cui prodotti, specialmente in Italia centrale erano destinati all’autoconsumo. Per quanto riguarda poi la nostra zona, la Versilia, la forma di organizzazione agricola prevalente era quella della mezzadria, un vero e proprio contratto fra padrone e contadino (mezzadro) con il quale quest’ultimo aveva la possibilità di lavorare con la sua famiglia nel podere, con l’obbligo però di suddividere con il proprietario il raccolto ottenuto e che vedeva così rimanere nelle sue mani una piccola parte del faticoso lavoro. Un passo importante verso l’industrializzazione fu compiuto con l’unificazione politica dell’Italia nel 1861, che permise la formazione di un mercato unitario e consentì la realizzazione di una rete ferroviaria più ampia (passata dal 1859 al 1880 da 2500 a 9300 Km). Molti problemi restarono tuttavia insoluti, soprattutto nel Sud, mentre nella parte settentrionale la situazione migliorò in quanto le imprese videro crescere le loro attività anche perché inserite in un’area economicamente ben più avanzata. Come già detto fu il fenomeno depressivo a spingere gli imprenditori verso nuove tecnologie al fine di migliorare la qualità dei prodotti. C’era in tutti i settori bisogno di nuovi procedimenti di lavorazione i nuovi macchinari che consentissero maggiore produttività con costi più bassi per ottenere i più alti profitti possibili.

Proprio per questi motivi il colonialismo, nato in particolare con la spartizione del continente africano, cominciata negli ultimi 20 anni dell’800, a scapito delle popolazioni indigene, si intensificò e consentì l’utilizzo di nuove materie portando però allo sfruttamento di tanti individui.

In quegli anni anche le fonti energetiche ebbero grande importanza per il miglioramento del sistema produttivo e fra queste sono da evidenziare l’utilizzo dell’elettricità e del petrolio, sebbene in maniera differente nelle varie zone del mondo.

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