Μνῆμα
Tra arti figurative e produzione letteraria il ricordo dei morti attraverso i secoli
Nello stupore dei loro occhi spalancati si possa riflettere l'infinito al di là di noi"
“ (Julius Schlosser) 1
Liceo Classico Statale "Giacomo Leopardi" Macerata
Cristina Morettini IIIC
A.S. 2013-2014
.
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Indice
Prefazione 3
Introduzione 4
Testimonianze figurative e produzione letteraria
- Antica Grecia
5 + Dall’epigrafe all’epigramma 6
- Etruschi
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- Antica Roma
9 + Marziale: l’epigramma in morte della piccola Erotion 12
- Ilaria del Carretto: il monumento funebre medioevale 14
- La fotografia “post mortem” in età vittoriana. 16
The Spoon River Anthology by Edgar Lee Masters 18
+
Conclusione 20 3
Prefazione
“Dis Manibus
Faustinae
Q. Rammi Mar
Tialis. Servia. Felix
Fecit Nomine Suo
Et Prisciani
Fratris matris
Pientissimae
Sit Tibi Terra Levis. Dicunt”
L’idea per affrontare questo argomento è nata in seguito alla lettura del testo “Storia di Treja: dalle origini al 1900” a cura di Alberto Meriggi e alla recente visita al Museo Civico Archeologico della città di Treia.
In particolare mi ha colpito l’iscrizione sopra citata che fa parte di una serie di rinvenimenti di lapidi sepolcrali scoperte nei primi anni del 1800 lungo la strada per S. Severino Marche.
Nei pressi della lastra di pietra sulla quale era posta l’epigrafe fu ritrovato anche “il cadavere di Faustina affatto spolpato, ma tutto disteso in giacitura piana orizzontale, senza il minimo scompaginamento di ossa, e colle mani allungate sopra il petto,
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ed il ventre.” come ci testimonia Fortunato Benigni nella “Lettera sugli scavi fatti nel circondario dell'antica Treja”.
Introduzione
Fortunato Benigni Treia 1756-1831 si dedicò agli studi di filosofia, teologia e giurisprudenza e
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diede nuovo impulso al ruolo dell'Accademia Georgica rinnovandone la politica agraria e legandola ad un movimento culturale di ampiezza europea. Nel 1789 scrive un libello sulla necessità di riformare le costituzioni di Treia del 1739 che rappresenta un attacco violento ai privilegi della nobiltà locale. Gli va anche il merito di aver riportato Montecchio all'antico nome di Treia grazie ad una bolla di Pio VI del 1790 e di aver avviato la ricerca storico-archeologica sulle origini della città che ha dato i natali anche a Luigi Lanzi. 4
“L'arte e la letteratura sono l'emanazione morale della civiltà, la spirituale irradiazione dei popoli.”
(G. Carducci)
Non potendo dedicare in questa sede il dovuto spazio all’ampia questione del rapporto tra letteratura e immagini, mi limiterò a presentare una rapida comparazione tra fonti iconografiche e letterarie offerte dai reperti storici che ci sono pervenuti attraverso i secoli sul particolare legame tra l’immagine e la morte.
Esso affonda le sue origini nel “culto dei crani” del Neolitico e presenta una continuità, dal punto di vista figurativo, dalla produzione statuaria greca, alle imagines maiorum dei romani fino al monumento funebre medioevale e alla fotografia post mortem in età vittoriana. I testi citati costituiscono il parallelo letterario alle opere figurative e ci forniscono importanti notizie in merito all’uso che si faceva delle stesse, quale l’usanza delle imagines nel rituale funerario romano
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riferita dallo storico Polibio. Attraverso indagini e studi archeologici, fonti iconografiche, come i rilievi sui sarcofagi, ci è giunta conferma di quanto riferito dai testi e attraverso la comparazione tra opere artistiche e letterarie si sono potuti ricostruire alcuni quadri di vita sociale, religiosa e culturale fino a quel momento soltanto intuibili.
L’esigenza di ricordare e di essere ricordati ha poi arricchito il significato di ogni singola raffigurazione fino a giungere all’età moderna, perpetuando l’ancestrale intimità con i cari defunti mediante l’uso della tecnica fotografica.
Il ritratto
Storie, 6, 53, 5 e 10
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Cosa significa ritrarre una persona? Il ritratto è un’opera d’arte, una fotografia che rappresenta la fisionomia di una persona ma propriamente sta a significare, dal latino Re-trahere, “tirare fuori” come a dire scavare la personalità, portarne alla luce l’anima, la storia, catturare la vitalità del soggetto e imprimerla nella materia. Una vitalità che nel caso del ritratto funerario desidera essere perpetuata affinché i vivi possano trarne consolazione e sentire i propri cari ancora presenti in mezzo a loro.
Testimonianze figurative e produzione letteraria
I primi esempi di ritratto (10.000-9.000 a. C.) sono i cosiddetti Teschi di Gerico, in cui la lavorazione scultorea è stata eseguita direttamente sul teschio umano. Sono di fondamentale importanza poiché rappresentano il più antico tentativo di voler ricostruire le fattezze di una persona defunta facendo ad esempio uso di conchiglie, (poste all’interno delle orbite per ricreare gli occhi), capigliatura e a volte anche baffi dipinti. Queste teste si collocano alle base delle sculture successive ed in particolare di quelle del Medio Oriente.
Antica Grecia
L’ambito religioso e rituale, tipico delle civiltà orientali, è presente nelle prime manifestazioni ritrattistiche greche; nella scultura arcaica è caratteristico il ritratto tipologico con le statue in marmo o terracotta di κούροι ed i κόραι che servivano a rappresentare il dedicante delle offerte presso un santuario o il defunto presso la sua tomba. Erano tuttavia raffigurazioni generiche, simboliche, come quelle poste sulle stele funerarie per tutto il periodo arcaico (fino al 480 a.C.). A partire dal periodo classico ed in seguito in periodo ellenistico con lo scultore Lisippo, tra i secoli VI e III a.C., si ebbe uno sviluppo amplissimo del ritratto fisiognomico greco che non riguardò più solo i sovrani e gli uomini particolarmente illustri (es. busti di Socrate o Alessandro Magno), ma anche i semplici privati: in età ellenistica infatti l'arte si pone ormai a disposizione del singolo e non più esclusivamente della comunità. 6
Si passò così a raffigurare i soggetti in pose più varie e realistiche: spesso la figurazione scolpita sulle stele funerarie era il ritratto del defunto, da solo o nell'atto di congedarsi dai suoi cari, al quale seguivano iscrizioni volte a far conoscere il nome e la discendenza a chi leggesse la stele.
Dall’epigrafe all’epigramma
Si assiste con l’uso delle iscrizioni ad un affievolimento del rapporto tra immagine e persona raffigurata, facendo emergere il concetto di raffigurazione individuale come opera d'arte: dai nomi delle persone o dalle loro parole in prima persona, si passò in seguito ad aggiungere i nomi degli scultori per poi arrivare alla frase più distaccata "statua di, immagine di, μνεμα (ricordo) di, ecc.".
Nel 1972 a sud di Maratona fu portata alla luce una statua funeraria risalente al VI a.C di una giovane donna, Phrasikleia, alla base della quale un’ epigrafe recitava così:
Devo esser chiamata
sempre fanciulla.
Poiché ho ricevuto
questo nome dagli dei
al posto delle nozze
La statua della Kore Phrasikleia, come suggerisce l'iscrizione, raffigura una giovane donna che morì nubile e quindi dovrebbe essere conosciuta per sempre come una ragazza. È in posizione eretta e indossa un lungo chitone, decorato con fiori e intrecci geometrici, legato con una cintura. Il braccio sinistro è piegato davanti al corpo e in mano tiene un fior di loto ancora chiuso. Il particolare allude ad una volontà universale: il kleos di Phrasikleia attende il giorno del riconoscimento quando, grazie alla lettura ad alta voce dei posteri, potrà finalmente vivere. 7
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Latino
Marziale. L'epigramma in morte della piccola Erotion.
Petronio-Satyricon (accenno alla cena di Trimalcione).
Greco
Dall'epigrafe all'epigramma: Anite di Tegea.
Inglese
The Spoon River Anthology by Edgar Lee Masters.
Storia dell'arte
Dai teschi di Gerico, alle statue di kopoi e kopai greche, ai sarcofagi etruschi, la ritrattistica romana e i monumenti funebri, il monumento funebre medievale (Ilaria del Carretto) fino alla fotografia post mortem in età vittoriana.