“…Me lo ricordo ancora quel momento… Mi sembrarono, non lo so… …Tutti così felici… Perché non potevo esserlo anch’io?....”
“…Fu in quel momento che comincia a pensare a Thomas Jefferson e alla dichiarazione di Indipendenza.. Quando parla del diritto che abbiamo alla vita, libertà e ricerca della felicità.. e ricordo di aver pensato come sapeva di dover usare la parola: Ricerca…..
..Perché la felicità è qualcosa che possiamo solo inseguire e che forse non riusciremo mai a raggiungere....... ..Qualunque cosa facciamo.. Come faceva a saperlo?..”
“……Se vuoi qualcosa, Vai e Inseguila…. Punto.”
“..Questa parte della mia vita.. Questa piccola parte.. Si può
Felicità”
chiamare:
Crescendo impari
« ....E crescendo imparerai che la felicità non è quella delle grandi cose...
..Non è quella che si insegue a vent'anni, quando, come gladiatori, si combatte il mondo per uscirne vittoriosi...
...La felicità non è quella che affannosamente si insegue credendo che l'amore sia tutto o sia niente...
......Non è quella delle emozioni forti che fanno il "botto" e che esplodono fuori con tuoni spettacolari...
....La felicità non è quella di grattacieli da scalare, di sfide da vincere mettendosi continuamente alla prova....
..............Crescendo impari che la felicità è fatta di cose piccole ma preziose.............
...E impari che il profumo del caffè al mattino è un piccolo rituale di felicità...
....che bastano le note di una canzone, le sensazioni di un libro dai colori che scaldano il cuore...
.....che bastano gli aromi di una cucina, la poesia dei pittori della felicità, che basta il muso del tuo gatto o del tuo cane per sentire una felicità lieve......
.....E impari che la felicità è fatta di emozioni in punta di piedi, di piccole esplosioni che in sordina allargano il cuore..
....che le stelle ti possono commuovere e la luna far brillare gli occhi.......
...E impari che un campo di girasoli sa illuminarti il volto, che il profumo della primavera ti sveglia dall'inverno...
.....che sederti a leggere all'ombra di un albero rilassa e libera i pensieri....
...E impari che l'amore è fatto di sensazioni delicate, di piccole scintille allo stomaco, di presenze vicine anche se lontane…
..E impari che il tempo si dilata e che quei 5 minuti sono preziosi e lunghi più di tante ore..............
.....E impari che basta chiudere gli occhi, accendere i sensi, sfornellare in cucina, leggere una poesia, scrivere su un libro o guardare una foto per annullare il tempo e le distanze....
….E imparerai che sentire una voce al telefono, ricevere un messaggio inaspettato, sono piccoli attimi felici...
..E imparerai ad avere, nel cassetto e nel cuore, sogni piccoli ma preziosi...
…E imparerai che tenere in braccio un bimbo è una deliziosa felicità...
….E imparerai che i regali più grandi sono quelli che parlano delle persone che ami...
..E imparerai che c'è felicità anche in quella urgenza di scrivere su un foglio i tuoi pensieri..
...che c'è qualcosa di amaramente felice anche nella malinconia...
...E imparerai che nonostante le tue difese, nonostante il tuo volere o il tuo destino, in ogni gabbiano che vola c'è nel cuore un piccolo-grande Jonathan Livingston..... Semplicità
........E imparerai quanto sia bella e grandiosa la ...
[....La SemplicItà Di stare serenamente con le persone che ami, potrebbe anche essere un senso della vita?....]
[....o La semplicità di dire Sempre No alle persone più care....]
Vivi intensamente ogni piccola cosa della tua vita, perché un giorno, queste piccole cose, sembreranno grandissime. (J. Morrison)
La vera felicità non è in fondo a un bicchiere, non è dentro a una siringa: la trovi solo nel cuore di chi ti ama. (J. Morrison)
E' nella rugiada delle piccole cose che il Cuore trova il suo mattino e si rinnova. (K. Gibran)
Se guardi il cielo e fissi una stella, se senti dei brividi sotto la pelle, non coprirti, non cercare calore, non è freddo ma solo Amore. (K. Gibran)
Vivere è la cosa più rara del mondo. Molta gente esiste e nulla più. (O. Wilde)
... e quando poi davanti a te si apriranno tante strade e non saprai quale prendere, non imboccarne una a caso, ma siediti e aspetta. Respira con la profondità fiduciosa con cui hai respirato il primo giorno in cui sei venuta al mondo, senza farti distrarre da nulla, aspetta e aspetta ancora. Stai ferma in silenzio e ascolta il tuo cuore... quando poi ti parla, alzati e va dove ti porta il cuore...
(Susanna Tamaro)
Il tuo cuore è un gabbiano che vola libero nei cieli della vita.
Lascialo andare senza paura ti saprà condurre alla felicità.
Finché ascolti il tuo cuore fai di tutto per essere felice, sei tu a condurre il gioco con le regole che tu stesso ti sei dato.
Credi alla forza dei tuoi sogni e loro diventeranno realtà.
-S. Bambarèn-
La felicità non è uno stato a cui arrivare, ma un modo di viaggiare. (Happiness)
La felicità non va ricercata nel cielo sempre sereno, ma nelle piccole cose con le quali costruiamo la vita. (Carmen Sylva)
Istanti
Se io potessi vivere un'altra volta la mia vita nella prossima cercherei di fare più errori non cercherei di essere tanto perfetto, mi negherei di più, sarei meno serio di quanto sono stato, difatti prenderei pochissime cose sul serio.
Sarei meno igienico, correrei più rischi, farei più viaggi, guarderei più tramonti, salirei più montagne, nuoterei più fiumi, andrei in posti dove mai sono andato, mangerei più gelati e meno fave, avrei più problemi reali e meno immaginari.
Io sono stato una di quelle persone che ha vissuto sensatamente e precisamente ogni minuto della sua vita; certo che ho avuto momenti di gioia ma se potessi tornare indietro cercherei di avere soltanto buoni momenti.
Nel caso non lo sappiate, di quello è fatta la vita, solo di momenti, non ti perdere l'oggi.
Io ero uno di quelli che mai andava in nessun posto senza un termometro, una borsa d'acqua calda, un ombrello e un paracadute; se potessi vivere di nuovo comincerei ad andare scalzo all'inizio della primavera e continuerei così fino alla fine dell'autunno.
Farei più giri nella carrozzella, guarderei più albe e giocherei di più con i bambini, se avessi un'altra volta la vita davanti.
Ma guardate, ho 85 anni e so che sto morendo.
(Jorge Luis Borges )
Quando sei nato, stavi piangendo e tutti intorno a te sorridevano.
Vivi la tua vita in modo che quando morirai, tu sia l'unico che sorride e ognuno intorno a te piange (Paulo Coelho)
Scienze
Le stelle
“..e imparerai che per morire ti basterà un tramonto…”
..Ma come nasce una stella? globuli di Bok,
È probabile che le stelle nascano dai cosiddetti veri addensamenti di grande quantità di polveri e gas.
All’interno dei globuli possono innescarsi dei moti turbolenti (per esempio, per l’onda d’urto provocata dall’esplosione di una stella vicina), che frammentano i globuli in ammassi più piccoli, all’interno dei quali l’attrazione gravitazionale tra le particelle della nebulosa, costrette ad avvicinarsi, dà inizio a un processo di aggregazione.
L’energia gravitazionale si trasforma in energia cinetica e di conseguenza aumenta la temperatura del corpo gassoso, che si trasforma in energia cinetica e di conseguenza aumenta la temperatura del corpo protostella gassoso, che si trasforma in una, da cui partono gran quantità di radiazioni infrarosse.
A causa della forza di gravità il nucleo della protostella si riscalda e se la massa è sufficiente, continua a scaldarsi, fino a raggiungere 15 milioni di K, sufficienti a far innescare il processo termonucleare di trasformazione dell’idrogeno in elio.
Il calore liberato da tale reazione fa aumentare la pressione dei gas verso l’esterno, fino a compensare la forza di gravità. Si giunge così a una fase di stabilità.
La permanenza di una stella nella sequenza principale dipende dalla massa della nebulosa da cui è originata: stelle nate con grande massa diventano più calde, blu, e consumano l’idrogeno più rapidamente; stelle con massa più piccola rimangono meno calde, rosse, e sono più longeve.
Quando quasi tutto l’idrogeno è ormai consumato, il nucleo di elio che si è formato, molto più denso del nucleo originario, finisce per collassare, cioè per contrarsi su se stesso; in tale processo si riscalda progressivamente fino a temperature di 100 milioni di K, sufficienti ad innescare nuove reazioni termonucleari, che trasformano l’elio in carbonio.
Per l’alta temperatura l’involucro gassoso esterno della stella si espande enormemente: la superficie si dilata e si raffredda, finché la forza di gravità ferma l’espansione e si raggiunge un nuovo equilibrio. La stella è entrata in una nuova fase e appare come una gigante rossa.
Dopo la fase di gigante rossa l’evoluzione di una stella segue vie diverse a seconda della massa iniziale della stella.
1) Stelle con massa iniziale poco inferiore o uguale a quella del Sole
Arrivate allo stadio di giganti rosse, finiscono per espellere i loro strati più esterni che, trascinati via da un imponente vento stellare, danno origine a nubi sferiche di gas in espansione.
Tali involucri gassosi vengono chiamati nebulose planetarie.
Con la perdita dell’involucro esterno, la gigante rossa si trasforma in un nucleo rovente, che si contrae e si riscalda ulteriormente, fino a diventare una nana bianca.
In alcuni casi si osservano invece vere e proprie esplosioni stellari, che si manifestano con un improvviso aumento di luminosità. Tali stelle sono dette novae.
2) Se la massa della stella supera di almeno una decina di volte quella del Sole
Gli studi indicano che le temperature interne arrivano gradualmente a miliardi di gradi, facendo innescare via via nuove reazioni termonucleari, fino alla formazione di un nucleo di ferro, in cui prosegue la combustione nucleare di fosforo, silicio, neon ecc.
A questo punto il collasso si fa così violento da liberare un enorme quantità di energia, che provoca un’immane esplosione: gran parte della stella, definita supernova, si disintegra e viene lanciata nello spazio.
Il materiale che rimane dopo l’esplosione deve collassare per gravità, ma la massa della stella è ancora così grande che la contrazione fa assumere alla materia una densità fino a un milione di volte maggiore di una nana bianca.
In tali condizioni elettroni e protoni si fondono per formare neutroni: nasce una stella di neutroni.
3) Se la massa originaria della stella è qualche decina di volte quella del Sole
Dopo la fase di supernova il collasso gravitazionale non trova più forze sufficienti a contrastarlo: la densità continua ad aumentare e si forma un corpo sempre più piccolo, circondato da un campo gravitazionale immenso.
Una porzione di spazio, in grado di attirare dentro di sé e di far scomparire qualunque corpo o particella entri nel suo raggio di azione: neanche le radiazioni, compresa la luce, potrebbero uscirne, per cui è molto appropriato il nome di buco nero con cui viene indicato.
Storia dell'arte
Fregio di Beethoven – Gustav Klimt
«Prima parete di fronte all'ingresso: il desiderio della felicità. Le sofferenze del debole genere umano: le suppliche costituiscono la forza esterna, la compassione e l'ambizione le forze interne, che muovono l'uomo forte e ben armato alla lotta per la felicità.
Parete più corta: le forze ostili. Il gigante Tifeo contro il quale perfino gli dei combatterono inutilmente; le sue figlie, le tre Gorgoni. La malattia, la follia, la morte. La voluttà, la lussuria, l'eccesso. L'angoscia che rode.
In alto le affezioni e i desideri degli uomini volano via.
Seconda parete lunga: il desiderio di felicità si placa nella poesia. Le arti ci conducono nel regno ideale, dove possiamo trovare la pace assoluta, la felicità assoluta, l'amore assoluto.
Coro degli angeli del paradiso. ‘Gioia, meravigliosa scintilla divina’. ‘Questo bacio a tutto il mondo’».
Con queste parole Gustav Klimt illustrava, nel catalogo della XIV mostra secessionista, il suo Fregio di Beethoven che decorava una delle tre aule “sacre” allestite da Hoffmann nell'edificio della Secessione, trasformato da 16 aprile a 27 giugno 1902 in una sorta di tempio dell'arte.
Bisogna ricordare che la mostra era dedicata, appunto, a Beethoven.
Il fregio klimtiano -concepito come parafrasi pittorica del testo musicale di Beethoven- si ispirava quasi certamente all'interpretazione che ne aveva dato nel 1846 Richard Wagner.
Lo scritto di Wagner metteva in risalto appunto «la lotta dell’anima in cerca di gioia contro quella forza ostile che si interpone fra noi e la felicità terrena».
Come ‘motto’ Klimt scelse infatti una frase da lì tratta, che esaltava, di Beethoven, il distacco dal mondo empirico: «Il mio regno non è di questa terra».
Così anche le citazioni dall’Inno alla gioia di Schiller su cui si articola il coro conclusivo della IX Sinfonia. (‘Gioia, meravigliosa scintilla divina’ ‘Questo bacio al mondo intero’) sottolineavano l’autonomia dell’arte.
La suggestione provocata dall’opera, non è solo frutto della stranezza delle raffigurazioni, ma scaturisce da precise scelte formali.
Vi prevale, soprattutto, un’accentuata tendenza all’astrazione cui contribuisce l’inclusione nelle scene del materiale portante (l’intonaco) che isola gli elementi in modo paratattico.
Così l’idea della redenzione per mezzo dell’arte è espressa più che dal racconto, da puri rimandi allegorici, con impliciti riferimenti al ruolo dell’artista redentore in lotta contro le forze avverse –il caos e la corruzione- imposte dalla società che ostacolano la libertà dello spirito e la creazione artistica.
Il fregio segue all’inizio una specie di ornamento continuo, una sequenza ritmica di forme flessuose di membra e di teste umane, stilizzate e protese in atteggiamento struggente verso l’infinito.
Questa ondata di desiderio di felicità si arresta contro l’imponente figura di un cavaliere dall’armatura dorata il quale, appoggiato sulla spada, ascolta le suppliche di creature emaciate e angustiate.
A quella splendente figura si contrappone, sulla parete di fronte, la luminosa apparizione, dai colori floreali, della poesia consolatrice.
Ma prima che i desideri possano raggiungerla dovranno superare nemici agguerriti, il gigante Tifeo e la consorteria di vizi e peccati: quel gruppo posto sulla parete trasversale, raccoglie «come un ricettacolo i flussi colorati dell’immaginazione klimtiana» (Hevesi).
Il pittore aveva calcolato perfettamente l’effetto scioccante delle scene rispetto alla distribuzione dello spazio.
Il mostro scimmiesco dagli occhi di madreperla e le figure femminili che risplendono nell’oscuro ambiente ornamentale fissavano il visitatore non appena egli superava la soglia della sala: quel brulichio di strane forme e sfumature nella parte più ombrosa «eccitavano il nervo ottico provocando un godimento inquietante i cui agenti provocatori si distinguevano solo a una visione più approfondita» (Hevesi); mentre accanto le forme nitide, evidenziate drasticamente di esseri vampireschi –volti femminili il cui diabolico pallore è segnato di sangue- emanavano una luce malefica.
L’eroe klimtiano sembra sostenere prima di tutto una prova individuale di esistenza e compiere un lungo viaggio attraverso cui cercare dolorosamente la propria identità.
Infatti, dall’insieme di quelle composizioni, che pur dovevano rappresentare il desiderio di felicità, la condizione esistenziale dell’uomo appare disperata, costretta ad esprimersi in lotte ed inutili sofferenze.
Nel quadro finale con il coro degli angeli della redenzione –la sola parte veramente fedele al testo di Schiller- Hoffmann scorge nella scena dell’abbraccio, una certa enigmaticità: «Per Klimt non è facile armonizzare il gioioso pathos dell’umanità, con quello che è il suo motivo preferito: un erotismo che non si svela ma si scherma.
L’uomo e la donna si compenetrano sotto una preziosa campana protettiva.
Il bacio interessa il mondo intero o solo gli eletti che si abbandonano alla religione estetica?».
Tuttavia è proprio allontanandosi da una traduzione letterale che Klimt perviene a fondere mirabilmente musica e pittura.
La tecnica decorativa si basa su uno straordinario ‘melange’.
Per ottenere effetti particolari erano inseriti frammenti di specchio, bottoni, chiodi da tappezziere, bigiotteria in vetro colorato e sfaccettato, applicazioni d’oro.
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