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La seconda rivoluzione industriale

Il proletariato alla fine dell’800 degenerò stanco delle solite ingiustizie, violenze nel lavoro e soprattutto il non rispetto soprattutto del rispetto dei diritti, prima di tutto dell’essere umano, poi del lavoratore. Questo fu dovuto tutto a causa della seconda rivoluzione industriale, manifestatasi dalla fine dell’800, fino agli inizi del 900 in tutto il mondo, infatti con una forte trasformazione sociale ed economica, grazie alle scoperte scientifiche e al capitalismo.

La seconda metà dell’800 fu caratterizzata dal secolo dell’industrializzazione, cioè della divulgazione dell’economia industriale, diffondendosi e trasformandosi così l’industria, a causa dei ruoli che due nuovi importanti settori presero, quello siderurgico e quello della chimica, molto importante infatti dato che queste due industrie producevano merci che non venivano subito consumate, ma che prima dovevano essere trasformate prima che venissero immesse sul mercato.

Alla fine dell’800 si svilupparono anche nuove forme di energia, come il carbone che venne affiancato all’energia elettrica e al petrolio, diventando la più importante forma di energia, e poi molto importante con l’invenzione del motore a scoppio. Le innovazioni che invece permisero di utilizzare, trasportare ed accumulare energia elettrica furono la turbina, il dinamo e il generatore. Le centrali elettriche venivano così alimentate col carbone o con l’energia idraulica, in questo modo anche i paesi poveri di risorse minerarie, ma ricchi di acqua come l’Italia, poterono prendere parte a questa grande rivoluzione.

L’industria fu proprio il settore trainante dell’economia, che da agricola divenne economia industriale, infatti venne anche introdotto un nuovo modo per stabilire la ricchezza degli Stati, così iniziarono a venir suddivise tra ricchi e poveri.

I primi paesi che seguirono l’Inghilterra furono la Francia e il Belgio, poi la Germania, l’Olanda, e fuori dall’Europa furono gli Stati Uniti e il Giappone, mentre quelli che dovettero aspettare a far crescere le loro industrie furono la Russia, l’Austria e l’Italia.

Lo sviluppo politico-economico venne favorito dai miglioramenti scientifici e tecnologici che portò ad un cambiamento della visione del mondo, come la macchina a vapore di Watt e i motori a scoppio ed elettrico di una nuova idea che favorì i trasporti che il lavoro in fabbrica.

Trasporti e comunicazioni

Molto importante fu lo sviluppo dei trasporti, con la rete ferroviaria, che si sviluppò prima di tutto in Inghilterra, poi negli altri Paesi; e l’aumento delle navi a vapore; delle comunicazioni con le reti telegrafiche, modificando così il senso delle distanze, inserendo così una nuova dimensione nel commercio internazionale. Le nuove locomotive furono molto più veloci di quelle che vennero inventate da Stephenson.

Lo sviluppo dei trasporti e delle comunicazioni fu molto importante per l’industria, questo perché permise alle fabbriche di commerciare i propri prodotti in poco tempo e a grandi distanze, di ricevere le materie prime molto più velocemente, e per costruire le ferrovie c’era il bisogno d’acciaio e di ghisa, queste venivano richieste in grosse quantità alle industrie siderurgiche, le quali aumentarono la produzione e di conseguenza i guadagni.

Dopo lo sviluppo delle vie di comunicazione, nel 1870 anche i battelli a vapore sostituirono le navi a vela, vennero così costruiti dei canali navigabili, che di conseguenza ridussero anche le distanze tra i continenti, come il Canale di Suez, che venne aperto nel 1869, acconsentendo così il passaggio per passare dal Mediterraneo al Mar Rosso, senza oltrepassare l’Africa, mentre il Canale di Panama venne aperto nel 1913, collegò dall’Oceano Atlantico all’Oceano Pacifico.

Altre due invenzioni molto importanti furono le comunicazioni, cioè il telefono nel 1876 e il telegrafo nel 1851, anche la radio e il cinema, con cui d’ora in avanti si potette comunicare da ogni parte del mondo, prima però con gli impulsi, poi successivamente con la voce; è da ricordare che tutte queste invenzioni oltre che a rivoluzionare l’economia del mondo, rivoluzionarono anche la vita quotidiana delle persone.

La ripresa economica e le alleanze

La ripresa economica avvenne solo nel 1896, in Francia, definita anche Belle Epoque, le cui dimensioni furono mondiali, a livello dei nuovi scambi e della concorrenza, che presto portò ad una rivalità tra le grandi potenze, soprattutto nell’industria bellica e dalla corsa degli armamenti, con la seguente divisione del mondo secondo l’influenza e la formazione di blocchi di alleanze che di fronte ai primi episodi che si verificarono furono entrati in guerra, e furono:

  • Nel 1879 si verificò la Triplice Alleanza, tra Germania e Austria, e poi l’Italia nel 1882;
  • Nel 1907 si verificò la Triplice Intesa, tra la Francia, l’Inghilterra e la Russia.

La nuova organizzazione industriale

Questa rivoluzione fu contraddistinta da una forte organizzazione della nuova industria:

Monopoli: cioè si tratta di unioni di prodotti della stessa merce:

  • Cartelli, si trattava di unioni orizzontali tra produttori di merci affini;
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  • Trust, e si trattava di controlli verticali dei progressi produttivi, che andava dalla materia prima fino ai prodotti finiti. Infatti fece sì che le piccole industrie o imprese non riuscirono a reggere la concorrenza delle più grandi, e finirono per essere fuse e assimilate, anche fallite.

Di conseguenza si verificò il bisogno di grandi capitali per sopravvivere, spesso finanziari, che venivano prestati dalle banche alle industrie, ma solo per poche, e queste in poco tempo puntarono alla propria gestione, acquistandone così la maggioranza delle azioni. Nacque la fusione tra banche e industrie, tra monopoli industriali e bancari, tra capitali industriali e quelli finanziari, dando luogo al capitalismo finanziario, e grazie a questa influenza delle banche che presto si determinò una nuova forma di collaborazione tra i Governi politici e le banche, anche se in certi paesi questa collaborazione non sempre favorì la produzione, diventando così terreno adatto alle manovre più speculative nel conflitto, tra il capitale industriale e quello finanziario, e di certo il passaggio dal liberalismo all’economia-banche per l’intervento e il protezionismo dell’economia non fu una soluzione al problema del momento. Infatti il liberalismo praticato dalla Destra storica era ispirato ad un modello già industrializzato e non ancora colpito dalla concorrenza di altri paesi industrializzati, poco congruente alla situazione economica italiana, dove l’industrializzazione non sarebbe potuta nascere e poi evolversi se non fosse stata sostenuta dallo Stato.

Nonostante questo intervento e protezionismo statale nell’economia, divenne terreno adatto alle manovre più speculative, o da intese sottobanco tra speculatori e politici corrotti; le sovvenzioni statali vennero destinate ad un aumento degli investimenti che poi fossero distribuite invece tra i maggiori azionisti, per incrementare il loro profitto privato.

All’intervento e al protezionismo statale nell’economia si aggiunsero le alte tariffe o dazi doganali protettivi del 1887, che avrebbero dovuto difendere le industrie nazionali dalla concorrenza contro quelle straniere.

E l’effetto negativo fu che si avvantaggiavano le zone più industrializzate, come nel Centro-Nord; mentre danneggiarono quelle meno industrializzate, come nel Sud, che furono costrette ad acquistare prodotti industriali a prezzi più alti, rispetto a quelli del mercato internazionale, e private dell’occasione di sbocchi in altri mercati internazionali, addirittura certi monopoli industriali che sfruttarono i dazi doganali continuarono a tenere in patria i prezzi alti del prodotto, anche se lo abbassarono all’estero per conquistarsi grandi fette di mercato.

Il taylorismo e l’emigrazione

A questo decollo industriale europeo corrispose una buona organizzazione del lavoro, che ne fece capo la teoria di Taylor, detta il Taylorismo, con queste pretese di pianificare ogni operazione dell’operaio, per una veloce e importante produzione, che alla fine avvantaggiava l’industria ma anche lo stesso operaio, con guadagni maggiori con un’alienante asservimento alle macchine e alle operazioni più ripetitive e meccaniche.

Oltre alla manodopera locale e a quella gratuita dei Paesi colonizzati, l’industria aggiunse anche la manodopera europea, che determinò con l’emigrazione di massa, dalle campagne alle città industrializzate e ricche di possibilità di lavoro, come il caso dell’America.

Il decollo industriale italiano

In Italia la rivoluzione industriale era caratterizzata da un forte momento del decollo industriale e fu proprio durante i tre anni di vita del ministero Zanardelli-Giolitti.

Anche l’Italia fu soggetta alle scoperte e al decollo industriale come nel resto del mondo; e tra il 1896 e il 1913 l’economia italiana fu agricola-industriale, come negli altri paesi più avanzati.

Anche se il decollo interessò anche l’agricoltura, nelle esportazioni di ortaggi, frutta, vini, agrumi, mentre la coltivazione della barbabietola da zucchero portò un forte sviluppo delle raffinerie della pianura padana.

L’Italia come il resto del mondo conobbe la realtà della concentrazione industriale in monopoli, cartelli e trust del capitalismo finanziario, dell’intervento e del protezionismo statale, come i dazi doganali nell’economia, e nel 1905 le ferrovie diventarono statali, che già si avviò durante la Destra storica favorendo i processi di commercializzazione dell’economia.

Energia e industria elettrica

Il decollo industriale richiedeva grandi quantità di energia, e l’Italia ne era molto povera, e al fabbisogno energetico, di conseguenza ci fu l’importazione del combustibile, o dell’uso delle acque cadenti o fluenti, di cui il Nord ne era molto ricco, o si utilizzavano i motori idraulici, a vapore e successivamente a scoppio. Nacque il problema dell’allontanamento dei motori idraulici dai corsi d’acqua per avvicinarli nelle industrie, così si dovette adottare una fonte energetica, che tramite cavi conduttori, che poteva essere trasportata anche con grandi distanze si poteva facilmente convertire in altre fonti energetiche, detta energia elettrica, e ancora una volta tutta quella che veniva prodotta in Italia, ne deriva dai corsi d’acqua fluenti o cadenti, veniva utilizzata soprattutto per scopi industriali e poco per scopi civili.

Gli investimenti del settore idroelettrico si moltiplicarono, nacquero così centrali idroelettriche, divennero così molto più forti in caso di kilowatt/ore. 2

Il carbone bianco, cioè l’acqua come fonte energetica che avrebbe sostituito il carbone e il petrolio, rimase un mito, dato che l’energia idroelettrica da sola non poté far fronte ai bisogni industriali e civili.

La produzione di energia elettrica aumentò e diminuì l’importazione di carbone dall’estero, così l’industria elettrica ebbe uno sviluppo con la fondazione della Società Edison, e anche perché tutte le industrie utilizzavano metalli e macchine prodotte dall’industria pesante, come quella metallurgica e meccanica, e fu l’avvio che si sviluppò più di quella leggera, tessile o alimentare.

Industria siderurgica, tessile e automobilistica

La scelta protezionistica del 1887 rese possibile la creazione di una moderna industria siderurgica, diventando un importante trust italiano, al punto che i dirigenti ottennero un aumento dell’influenza nel ministero e nel governo, infatti tutto il settore fu dominato da poche grandi società strettamente legate ai maggiori istituti bancari di dipendenti in larga misura dalle commesse statali.

Conseguentemente nacquero le acciaierie di Terni e altri nuovi impianti per la lavorazione del ferro, come a Savona, Piombino; o delle macchine da scrivere, l’Olivetti.

Il settore tessile rimase sempre il più importante per quantità di stabilimenti e per numero di addetti, e i maggiori progressi furono nell’industria cotoniera, soprattutto quelli lombardi e napoletani, molto favorita dal protezionismo delle tariffe doganali e molto meccanizzata; e i lanifici di Biella e Prato.

Nel settore agroalimentare si assistette alla crescita dell’industria protetta dello zucchero, e anche in settori che non erano favoriti dal protezionismo delle tariffe doganali, si registrarono enormi progressi, come quello chimico, che segnava le industrie della gomma, come la Pirelli; in quello meccanico, si diede una prima dimostrazione di efficienza nella vittoria riportata da una macchina italiana nella gara automobilistica del 1907, che segnò l’industria automobilistica e il dominio della Fiat, fondata nel 1899 da Giovanni Agnelli; e dell’Alfa, fondata nel 1910; queste industrie automobilistiche si consolidarono con all’aumento di richieste di materiale ferroviario, di navi e di armamenti per lo Stato, ma soprattutto con all’aumento delle richieste di macchinari, prodotta da tutta l’industria italiana determinando presto la chiusura di altre piccole industrie automobilistiche semiartigianali.

Il sistema bancario

Il riordino del sistema bancario, attuato dopo la crisi della Banca Romana, che creò una struttura finanziaria solida ed efficiente.

Molto importante fu la costruzione, nel 1894 con l’incoraggiamento dello Stato e l’ausilio di certi capitali tedeschi, di due nuovi istituti di credito, cioè la Banca Commerciale e il Credito Italiano, e queste svolsero una funzione molto importante nel facilitare l’afflusso del risparmio privato e negli investimenti industriali.

Gli effetti sulla società italiana

Gli effetti del decollo industriale furono nelle cifre del reddito e nella qualità della vita, infatti il reddito nazionale crebbe almeno del 50%, invece quello individuale medio solo del 30%, anche se queste innovazioni avvennero con maggiore ritardo, in confronto agli altri paesi più avanzati, e questo consentì un miglioramento della qualità di vita italiana, soprattutto nelle grandi città, dove buona parte dei bilanci familiari venne destinata alle spese ordinarie per l’alimentazione e per la casa, ma soprattutto per i beni di consumo durevoli, come gli utensili, le biciclette o altri prodotti della moderna tecnologia, che iniziarono ad affacciarsi nel mercato nazionale.

Servizi pubblici, come l’illuminazione, i trasporti urbani, il gas domestico e l’acqua corrente s’intensificarono.

La mortalità infantile fu l’indicatore dell’arretratezza civile ed economica di un paese, che registrò un grosso calo, nonostante che le condizioni abitative dei cittadini fossero ancora precarie, nonostante l’inaugurazione delle prime organizzazioni di edilizia popolare, da parte di Governi e delle amministrazioni locali.

È certo che la diffusione dell’acqua corrente e il miglioramento delle reti fognarie formarono un progresso importante, con forti diminuzioni della mortalità, causate dalle malattie infettive del periodo. Da ricordare che le case operaie e rurali erano comunque sia affollate e malsane, e raramente con servizi igienici autonomi e di riscaldamento centralizzato. Infatti l’analfabetismo in Italia era ancora molto diffuso, mentre nell’Europa del Nord iniziò a scomparire.

La popolazione attiva nelle campagne era ancora medio-alta, a causa della capacità produttiva dell’agricoltura italiana e dell’immigrazione, mentre la diminuzione con il decollo industriale aumentò in modo spaventoso.

Dal punto di vista economico, l’emigrazione ebbe effetti positivi per la pressione demografica, per allentare le tensioni sociali e creare un rapporto equo favorevole tra popolazione e risorse, e per alleviare il disagio di certe zone tramite le rimesse degli emigrati.

Da un punto di vista produttivo e culturale, un’emigrazione così compatta rappresentò un impoverimento per la comunità nazionale, in termini di forza lavoro e di energia intellettuale, tanto meno dei suoi elementi più giovani e intraprendenti.

Il divario tra Nord e Sud

Durante il governo triennale Zanardelli-Giolitti, la questione meridionale rimase aperta, come anche il divario tra decollo industriale europeo ed italiano e così tra Nord e Sud. Il divario più evidenziato nelle industrie, del cui sembrava che ne beneficiassero solo le città settentrionali fu il famoso Triangolo: Milano, Torino e Genova. 3

Anche l’agricoltura conobbe i suoi progressi soprattutto nel Nord, grazie all’attività delle aziende capitalistiche della Valle Padana, che furono capaci di approfittare del punto d’unione favorevole, e dell’alta protezione doganale sui cereali per il miglioramento delle tecniche di coltivazione.

Al Sud, l’agricoltura fu sfavorita a causa delle condizioni climatiche e ideologiche, dalla povertà dei terreni di montagna o dalla permanenza di gerarchismi sociali obsoleti e dalle mentalità diffuse, che ostacolarono il mutamento economico e sociale.

Da questa situazione e dallo sviluppo industriale ne derivò la stabilità dei mali tipici del Sud, soprattutto quelli antichi che erano ancor più gravi, da che contrastarono con il decollo economico-sociale dell’Italia:

  • Con l’analfabetismo che si diffuse sempre di più.
  • Con l’assenza di una classe dirigente moderna.
  • Con la disgregazione sociale.
  • E con la subordinazione della piccola e media borghesia verso gli interessi della grande proprietà terriera.

Con il carattere personalistico e clientelare della lotta politica, che per molti giovani fu la conquista di un impiego pubblico, e l’unico modo per evitare la disoccupazione e l’emigrazione, sembrò possibile solo tramite i favori del deputato o del notabile locale.

Con l’obbligo dell’emigrazione, e con il contributo quasi del tutto esclusivo, fu dovuto dal fenomeno migratorio settentrionale, che risultò temporaneo e indirizzato a Paesi Europei.

Socialismo europeo

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