La pubblicità e i suoi colori
A cura di Elena Deiana V B
Anno scolastico 2009/2010
Indice
- Che cos’è?
- Quando è nata?
- Come si propaga?
- Il potere della TV e Carosello
- Produttori e consumatori
- Come soggiogare la mente umana?
- Com’è fatta un’agenzia pubblicitaria?
- Diversi modelli
- Ma la pubblicità funziona sempre?
- Pubblicità di successo
- Times Square
- Fonti
Che cos’è?
Il significato etimologico deriva dal latino “rendere pubblico”, invece il termine inglese originale advertising deriva dal verbo “to advertise” ovvero “promuovere, far conoscere”. Queste due o meglio tre definizioni sono tutte corrette in quanto la pubblicità è uno strumento unico che permette alle imprese di far conoscere i propri prodotti con lo scopo di incrementare le proprie vendite.
Ma esiste anche la pubblicità denominata progresso, che non ha una funzione economica ma esclusivamente educativa. Essa lancia un messaggio sociale ai fini di sensibilizzare le persone ad un determinato problema.
Tuttavia veritiera è la frase di Henry Ford “la pubblicità è l’anima del commercio” perché il fine monetario è quello più diffuso e presente nell’ambiente circostante e la mancata riuscita della campagna pubblicitaria rappresenta per l’industria il fallimento sicuro del prodotto reclamizzato.
Quando è nata?
Le prime forme di pubblicità hanno radici molto antiche. Insegne e scritte pubblicitarie sono state rinvenute in diversi scavi archeologici, in Italia soprattutto a Pompei (grazie all’eruzione del Vesuvio del 79). Essa consisteva principalmente in:
- Scritte murali di propaganda elettorale che invitavano i passanti a votare per un certo candidato alle elezioni politiche;
- Insegne commerciali volute dagli artigiani e dai negozianti per mettere al corrente la gente della loro presenza e dei loro servizi.
Tuttavia ci avviciniamo al concetto di pubblicità moderna a partire dal Seicento con la diffusione della stampa, quando gli annunci sono esclusivamente testuali e privi di immagini ma soprattutto gratuiti. Solo nel diciottesimo - diciannovesimo secolo diventeranno a pagamento e faranno da sostentamento per la testata giornalistica.
Uno dei più antichi comunicati commerciali in Italia è del 1691, inserito nel periodico “Protogiornale Veneto Perpetuo”, dove il messaggio presenta l’utilizzo di maiuscole per accentuare il valore della parola ed anche per conferirle un maggiore richiamo ottico.
Infatti, la pubblicità come noi la conosciamo si fa risalire allo sviluppo delle industrie e soprattutto a seguito della seconda rivoluzione industriale grazie alla quale gli annunci iniziano ad essere non più solo informativi ma commerciali, composti dalle prime immagini.
In quel periodo l’economia europea si era radicalmente trasformata. La produzione della ricchezza, non era più legata alla terra e all’agricoltura ma dipendeva principalmente dalle industrie e dai beni che esse erano in grado di immettere sul mercato.
Questo cambiamento era dovuto ai miglioramenti dei trasporti che favorirono gli scambi internazionali e resero possibile la concorrenza dei prodotti dai paesi periferici sul mercato.
Ma soprattutto furono le scoperte come l’elettricità, l’acciaio, il telefono e la radio che rivoluzionarono il modo di produrre e vendere le merci e anche quello di vivere.
Così attraverso queste innovazioni si arriva ad una distribuzione e una vendita di prodotti pianificata su larga scala. Grazie alla produzione in fabbrica si riuscì ad abbassare i costi di realizzazione degli oggetti industriali rispetto a quelli artigianali e ad aumentare il più possibile il numero delle unità prodotte.
Di conseguenza era necessario aumentare anche quello dei futuri compratori. Si comprese così, ben presto, che occorreva reclamizzare il prodotto per farlo conoscere al maggior numero di persone possibili. Per raggiungere tale obiettivo vennero utilizzati diversi metodi di propagazione.
Come si propaga?
Ormai sono diversi i canali di informazione dove è possibile trovare la pubblicità, anzi è quasi più difficile trovare dove essa non sia presente.
Infatti, si avvale del potere della stampa (cartelloni, quotidiani, insegne luminose, ecc.) e di veicoli come radio, cinema, televisione ed internet.
Tutto ciò perché il principale obiettivo che i pubblicitari si prefiggono è quello di “mostrare” il loro prodotto a più persone possibili in modo da ottenere una vendita capillare e quindi un maggior profitto economico.
Il potere della TV e Carosello
La televisione in Italia nacque il 3 gennaio 1954, quando andò in onda, con qualche anno di ritardo rispetto agli altri paesi europei, la sua prima trasmissione.
In più di mezzo secolo è riuscita ad entrare nelle case del 98% degli Italiani, a condizionare i loro costumi e i loro consumi, a divertirli e ad istruirli.
Inizialmente la TV in Italia era considerata uno strumento culturale controllato dalle istituzioni pubbliche, ma anche un mezzo di educazione e di informazione. Solo tre anni più tardi viene introdotta la pubblicità.
Comincia così l’epoca d’oro di Carosello, con i suoi spot lunghissimi (rispetto agli standard attuali) e strutturati come vere e proprie storie, nelle quali lo spettacolo prevale sul prodotto.
Carosello mostra rispetto per i gusti degli italiani per il fatto che racconta una storia e solo alla fine, negli ultimi 15-35 secondi (chiamati “codino”), viene fatta la reclame.