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La formazione della società di massa e la rivoluzione industriale

La formazione nel 1800 e 1900 della società di massa ha creato due problemi assolutamente nuovi nella storia: (a) creazione di capitale per un volume crescente di cittadini che passavano dall'economia di sopravvivenza (lavoro in cambio di cibo) a quella industriale (lavoro in cambio di denaro); (b) creazione di garanzie per la diffusione di massa del capitale. Di fatto, la partecipazione delle masse all'economia ha avuto come risultato una crescente pressione storica per la socializzazione dell'economia stessa. A causa di questa pressione, in Europa ed America, lo Stato non ha più potuto evitare l'intervento diretto nell'economia (regolare la massa monetaria e fornire garanzie ai cittadini). Per questo motivo l'esplosione della società di massa ha creato una relazione di interdipendenza oggettiva tra Stato e Mercato ed il problema di trovare una relazione positiva ed equilibrata tra i due.

Le prime grandi imprese nacquero alla fine dell'Ottocento con la costruzione delle moderne reti di trasporti e comunicazioni, che consentirono la circolazione di merci, persone, informazioni e capitali (ferrovia e telegrafo): ciò che rese possibile in questa fase la crescita dimensionale delle imprese, il flusso costante di merci e di comunicazioni.

La rivoluzione industriale è un processo di trasformazione economica che da un sistema agricolo - artigianale - commerciale porta ad un sistema industriale moderno caratterizzato dall'uso generalizzato di macchine azionate da energia meccanica, dall'utilizzo di nuove fonti energetiche (come ad esempio il petrolio e l'elettricità) e dalla diffusione della fabbrica come principale luogo di produzione nel quale si concentrano i mezzi di produzione (forza lavoro e capitale). Ne consegue un notevole incremento, quantitativo e qualitativo, delle capacità produttive di un Paese.

La prima e la seconda rivoluzione industriale

All'interno delle varie rivoluzioni va fatta una distinzione fra prima e seconda rivoluzione industriale. La prima, iniziata alla fine del Settecento, riguarda prevalentemente il settore tessile - metallurgico e comporta l'introduzione della macchina a vapore. La seconda rivoluzione industriale, che prende avvio nel 1870, si sviluppa con l'introduzione dell'elettricità, dei prodotti chimici e del petrolio.

Le imprese integrate della seconda rivoluzione industriale, sono caratterizzate da alta intensità di capitale e alta applicazione di energia per supportare un processo produttivo continuo a “larga infornata” e sono orientate al mercato attraverso l'integrazione di produzione e distribuzione.

Figura 1. – Organizzazione di un'impresa semplice composta da una sola unità. Utilizzata a partire dall'ultimo decennio dell'Ottocento da imprese manifatturiere tecnologicamente complesse.

Si nota che cominciano a configurarsi le specializzazioni, fondamentalmente quella finanziaria, quella produttiva e quella commerciale; inoltre si vede che la produzione dipende direttamente dallo “stato maggiore” (gruppo manageriale).

La rivoluzione industriale comporta una profonda ed irreversibile trasformazione che parte dal sistema economico fino a coinvolgere il sistema produttivo nel suo insieme e l'intero sistema sociale. L'apparizione della fabbrica e della macchina modifica i rapporti fra gli attori produttivi. Nasce così la classe operaia che riceve, in cambio del proprio lavoro e del tempo messo a disposizione per il lavoro in fabbrica, un salario. Sorge anche il capitalista industriale, imprenditore proprietario della fabbrica e dei mezzi di produzione, che mira ad incrementare il profitto della propria attività.

Dal 1870 in poi, si ebbe in Europa e negli Stati Uniti uno sviluppo tecnologico senza precedenti, che assicurò ai paesi Occidentali la supremazia tecnica in tutto il mondo. La caratteristica che differenzia maggiormente la seconda rivoluzione industriale dalla precedente sta nel fatto che le innovazioni tecnologiche non sono frutto di scoperte occasionali ed individuali, bensì da ricerche specializzate in laboratori scientifici e nelle università finanziate dagli imprenditori e dallo stato per il miglioramento dell'apparato produttivo. I settori in cui si ebbero i maggiori risultati furono quello agricolo, quello manifatturiero e quello alimentare.

Innovazioni tecnologiche ed energia

L'acciaio permise nuove soluzioni nel campo della meccanica e il cemento armato, nel 1870 in quello delle costruzioni. Novità investirono anche il campo elettrico, soprattutto in Italia, con la costruzione della centrale termoelettrica a carbone per opera di Galileo Ferraris. In Italia, scarseggiando il carbone bianco, si sfruttarono i corsi d'acqua per la produzione di energia elettrica. Così facendo non si andò incontro alle esose spese per l'importazione di carbone.

Nel campo chimico, vi furono tra le industrie, fortissime competizioni che portarono in pochissimi anni alla scoperta di nuovi prodotti come fertilizzanti, coloranti sintetici, ammoniaca, dinamite, soda e prodotti farmaceutici quali cloroformio, disinfettanti e analgesici.

Più lento fu invece lo sviluppo dell'apparato elettrico ancora in via di sperimentazione ed ebbe un deciso incremento solo dopo il 1870, quando si produssero i primi generatori (dinamo e motore elettrico, nonostante fossero già in uso da molto tempo, risultarono poco convenienti e poco versatili per i processi produttivi). I progressi in questo campo permisero la graduale diffusione della rete elettrica ad uso civile per l'illuminazione (e successivamente l'utilizzo dei primi elettrodomestici), nelle case e nei luoghi di lavoro.

Trasporti e comunicazioni

I trasporti nella seconda metà dell'Ottocento divennero assai più sviluppati e complessi. L'enorme sviluppo del trasporto ferroviario rivoluzionò in breve tempo i commerci e la possibilità di movimento delle popolazioni interessate, divenendo a sua volta un potente elemento di accelerazione e moltiplicazione dello sviluppo economico delle aree raggiunte dal servizio.

Henry Ford con la prima autovettura

Inoltre in alcune delle più importanti città Europee ed Americane, si ebbe la costruzione delle prime metropolitane, fra le quali quelle di Londra e Parigi, che permetteva di spostarsi facilmente all'interno delle aree urbane, enormemente accresciutesi già dopo la prima rivoluzione industriale.

Per quanto riguarda il sistema navale, grazie allo sviluppo della metallurgia e all'introduzione dell'elica, si poterono costruire i primi scafi in ferro e successivamente in acciaio, che permisero la costruzione dei robustissimi transatlantici. Piano piano, le navi a vela vennero soppiantate da quelle a vapore grazie anche all'avvento dei motori compound.

L'invenzione dell'automobile, negli ultimi decenni del XIX secolo, si rivelerà di straordinaria importanza, con effetti rivoluzionari sulle abitudini e lo stile di vita dei paesi industrializzati; tali conseguenze, tuttavia, si avvertiranno in modo significativo solo a partire dalla diffusione di massa dell'automobile, che inizierà successivamente, nei primi decenni del XX secolo.

Parallelamente alla medicina, anche le comunicazioni si fecero più veloci e intense. La scoperta dell'elettromagnetismo e l'invenzione del telefono permisero le prime comunicazioni intercontinentali. Questo tipo di comunicazione ebbe un ruolo decisivo per il graduale sviluppo dell'interdipendenza tra i vari stati del pianeta. Attorno agli anni quaranta del XIX secolo si svilupperà rapidamente in tutto il mondo il telegrafo elettrico Morse (vedi figura a lato), che per la prima volta nella storia permetterà la comunicazione istantanea a distanza, e che darà luogo a notevoli sviluppi, fra cui la creazione delle prime agenzie di stampa, che raccoglievano e distribuivano notizie in tempi molto più rapidi che in passato.

Sarà soprattutto la successiva invenzione del telefono (1860) e la sua diffusione su larga scala che porteranno ad una vera rivoluzione nel campo delle comunicazioni, imprimendo in poco tempo uno sviluppo totalmente nuovo nelle interrelazioni sociali e commerciali tra gruppi e individui. Nei primi anni del Novecento, quindi, l'avvento della radio, avvierà una nuova era nel campo dell'informazione che porterà notevoli conseguenze anche in campo sociale.

Medicina e progresso scientifico

Fu soprattutto nel periodo della seconda rivoluzione industriale, più che nella prima, che vennero fatte numerose e importantissime scoperte in campo medico e scientifico. Gli studi di Charles Darwin e Gregor Mendel stimolarono l'approfondimento di anatomia comparata, fisiologia, genetica, mentre le fondamentali scoperte di Louis Pasteur, e altri, in campo epidemiologico portarono nel corso del XIX secolo a trovare una difesa contro antichi flagelli come la tubercolosi, la difterite, l'antrace, la peste, la lebbra, la rabbia, la malaria.

Numerose altre scoperte e invenzioni (come ad esempio lo stetoscopio) consentirono enormi progressi nel campo della chirurgia e in generale delle condizioni igienico-sanitarie negli ospedali e nella vita quotidiana delle famiglie. Furono ad esempio gli studi di Ignac F. Semmelweis a dimostrare che l'alto tasso di mortalità delle donne dopo il parto era in buona misura dovuto a infezioni trasmesse dai medici stessi durante il parto. Questo complesso di scoperte e invenzioni permise nel giro di pochi decenni di migliorare le condizioni igienico-sanitarie di gran parte delle popolazioni dei paesi industrializzati, di abbattere l'alto tasso di mortalità infantile, e di innalzare notevolmente l'età media della popolazione e le aspettative di vita degli individui.

La società europea tra Ottocento e Novecento

Terminata ormai la fase delle unificazioni nazionali che riguardarono paesi come Italia e Germania, cominciò una difficile ricerca dell'equilibrio.

Dal punto di vista politico, i governi europei accentuarono la tendenza a soluzioni autoritarie utilizzate soprattutto per reprimere le spinte nazionalistiche dei diversi popoli appartenenti alla stessa nazione. Dopo la proclamazione del Regno d'Italia (1861), il potere fu gestito dalla Destra storica che attuò una politica di rigido accentramento. Uno dei più importanti avvenimenti di fine ‘800 fu la questione meridionale. Il divario dal nord fu determinato da vari fattori: assenteismo di grandi proprietari, carenza di una borghesia imprenditoriale, distaccata da campagne e città (Napoli, Palermo…).

Alcune crisi agricole aggravarono ulteriormente la situazione e il divario con l'industrializzato nord - Italia. Come risposta a tale situazione si verificarono nuove rivolte contadine e tendenze separatiste che accusavano di "rapina" la classe dirigente del nord. Il brigantaggio fu un'ulteriore conseguenza e prese pian piano l'aspetto di una guerra civile tra esercito e contadini ribelli.

Verso la fine dell'800 venne pareggiato il bilancio statale e si verificò l'avvento al governo della Sinistra con Depretis, succeduto dieci anni dopo da Crispi. In questo periodo si modificò, inoltre, l'assetto della società industriale europea. In economia si passò dal liberismo al protezionismo, in cui lo Stato interveniva direttamente per regolare gli squilibri economici.

Dalla fine dell'800 all'inizio del 900, si avvertì una nuova fase di espansione economica, con la diffusione di nuove tecnologie grazie alla scoperta dell'elettricità e all'uso del petrolio come fonte di energia. Le conseguenze del progresso si manifestarono per lo più nelle società Occidentali dove la borghesia urbana cominciò ad accedere sempre più ai beni di consumo prodotti dall'industria; il mercato si espanse e migliorò il livello della vita; ma il progresso presentò ben presto anche il suo lato negativo dovuto soprattutto ai nuovi metodi di produzione come la catena di montaggio che portò ad un lavoro sempre più meccanizzato e ripetitivo.

Dal punto di vista sociale il fenomeno più rilevante era costituito dall'emergere delle masse nella vita civile. L'ascesa delle classi medie lavoratrici e della piccola borghesia rivelarono la ristrettezza di un sistema in cui la partecipazione era limitata a pochi cittadini, benestanti e maschi. Nacquero pian piano organizzazioni partitiche in grado di mobilitare, attorno a programmi le masse; nacquero cooperative e sindacati, le prime molto presenti nelle campagne.

Il positivismo, il naturalismo e il verismo

Contraddistingue l'indirizzo generale della cultura europea ed italiana della seconda metà dell'800 dando importanza ai fatti concreti ed abbandonando quindi i problemi non reali del Romanticismo.

Il realismo assume il nome di positivismo in filosofia; naturalismo in Francia (1850-1890) con l'esponente Emile Zolà, padre fondatore di questa nuova corrente con le sue opere tra cui Assomuar, che trattava i temi di ereditarietà e ambiente; ed infine in Italia prende il nome di Verismo con gli esponenti Capuana e Verga.

Il Verismo nasce in Italia nella seconda metà dell'800 come conseguenza degli influssi del Positivismo che suscitò nell'intellettuale fiducia nel progresso scientifico. L'influenza del Positivismo si manifestò in vari settori, fra i quali la letteratura. Esso è un movimento filosofico che nasce in Francia attorno alla metà dell'800 e si diffonde grazie al francese A. Comte e all'inglese Darwin. Verso la fine degli anni ’70, grazie all'impegno critico di Luigi Capuana e al genio narrativo di Giovanni Verga, si afferma il Verismo.

Fra i principali motivi che contribuirono all'affermazione di questo movimento vi fu prima di tutto la crescente attenzione verso lo sviluppo del sapere scientifico, che sembra fornire gli strumenti più adeguati all'osservazione e alla spiegazione dei fenomeni naturali e dei comportamenti umani. Il secondo elemento determinante fu l'emergere della questione sociale in genere e in particolare, il diffondersi dell'interesse per le condizioni di vita del Meridione, un argomento che costituiva la materia privilegiata per quell'analisi oggettiva della realtà che i nuovi orientamenti della cultura consideravano un'esigenza primaria. Un ulteriore motivo di diffusione fu la volontà di favorire la crescita del livello culturale dei ceti popolari.

La dottrina del Verismo fu elaborata nel centro culturale più vivace di quel periodo, l'ambiente milanese. Colui che ne enunciò per primo i canoni teorici fu L. Capuana e il suo romanzo "Giacinta", può essere considerato un vero e proprio manifesto programmatico della nuova poetica. Sulle sue teorie esercitarono il loro influsso i modelli del realismo inglese, ma soprattutto i romanzi del naturalista francese Emile Zola. Le idee del Capuana sul romanzo, ebbero una palese influenza su tutto il gruppo della Scapigliatura lombarda e in particolare su G. Verga, che fu spinto verso il definitivo abbandono della maniera tarda romantica.

Il Verismo che si diffonde in Italia, deriva direttamente dal Naturalismo, ma è fedele alle indicazioni provenienti dalla Francia più nella teoria che nell'applicazione concreta. Verismo e Naturalismo condividono una narrativa realistica, impersonale e scientifica, che non lascia trapelare nessun intervento né giudizio da parte del narratore, mentre differiscono per quanto riguarda i contesti dove sono ambientate le vicende. Il Naturalismo si focalizzava di norma su ambienti metropolitani e classi (dal proletariato all'alta borghesia) legate alle grandi città e al loro sviluppo; il Verismo invece, privilegiava le descrizioni di ambienti regionali e municipali e di gente della campagna. La piccola provincia e la campagna, con la miseria e l'arretratezza, gli stenti e le ingiustizie sociali divennero i luoghi e i temi prediletti de esso e contribuirono in modo decisivo a svelare aspetti profondi o addirittura sconosciuti della realtà sociale.

  • L'impersonalità; cioè, i personaggi si presentano da se mentre il romanzo si racconta da se, va via quindi il narratore onnisciente;
  • Il documento umano che diventa documento scentifico;
  • Il linguaggio, ovvero, l'abbassamento del livello della lingua con uso di terminologie popolari di ambientazione contadina;
  • Discorso indiretto libero.

Giovanni Verga

Giovanni Verga nasce a Catania il 2 settembre 1840. Il nonno paterno era stato capo della carboneria Vizzinese. Il padre, di Vizzini, discendeva dal ramo cadetto di una famiglia alla quale appartenevano i baroni di Fontabianca. La madre apparteneva ad una famiglia della borghesia Catanese.

Compiuti gli studi primari e medi, frequenta la scuola di Antonio Abate, mediocre letterato, ma di ingegno vulcanico. In questi dieci anni alla scuola dell'Abate, Verga legge Dante, Petrarca, Ariosto, Tasso, Manzoni.

Per un'epidemia di colera, la famiglia si trasferì a Tebidi e in questa circostanza Verga incontra una fanciulla di una bellezza pallida e bruna che nel ricordo, suggerirà tratti e vicende della protagonista del romanzo “Storia di una Capinera”. Nel 1857 porta a compimento il suo primo romanzo “Amore e patria” ambientato all'epoca della rivoluzione americana. Il romanzo rimase ed è tuttora inedito.

Il Verga adolescente non fa ancora un uso appropriato della grammatica e dell'ortografia, eppure riesce già ad immaginare e a tessere una vastissima tela sul tema della guerra rivoluzionaria degli Americani del nord contro la Gran Bretagna. Nel 1858 si iscrive alla facoltà di legge all'università di Catania, senza dimostrare tuttavia propensione alcuna per gli studi giuridici, abbandonati nel 1861. Nel 1860 si arruola nella guardia nazionale istituita dopo lo sbarco di Garibaldi. Ottiene poi l'esonero militare.

Nel 1861 inizia la pubblicazione in quattro tomi del romanzo “i carbonari della montagna”, portata a termine l'anno seguente, nel quale descrive la lotta del popolo calabrese, sotto la guida carbonara, contro gli invasori francesi di Murat.

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