Estratto del documento

Indice

Premessa............................................................................

  • .................................................................... pag. 2

Italiano:

  • Contesto storico.................................................................... pag. 4
  • Il verismo........................................................................ pag. 5
  • Giovanni Verga...................................................................... pag. 10
  • I Malavoglia....................................................................... pag. 16

Scienze sociali:

  • La socializzazione.................................................................. pag. 22
  • La famiglia........................................................................ pag. 27

Inglese:

  • Charles Dickens..................................................................... pag. 32
  • Oliver Twist........................................................................ pag. 32

Storia dell’arte:

  • Van Gogh............................................................................ pag. 35
  • I mangiatori di patate............................................................... pag. 39

Diritto ed Economia:

  • Il sistema previdenziale e assistenziale............................................. pag. 41
  • La finanza e la sicurezza sociale................................................... pag. 54

Matematica:

  • Concetto di funzione................................................................. pag. 60

Premessa famiglia

Il percorso che propongo ha come interesse il tema della famiglia.

La famiglia è il nucleo fondamentale della società umana e sta oggi vivendo una fase di grave crisi. Pur restando il primo ambiente in cui inizia lo sviluppo umano, infatti, ne è oggi messa in discussione l’identità.

L’istituzione familiare si è evoluta nel corso degli anni.

Storicamente dall’iniziale famiglia patriarcale, si è passati alla famiglia nucleare costituita dai genitori con o senza figli.

Attualmente si stanno diffondendo forme familiari sempre più lontane dalla tradizione culturale.

È evidente che la famiglia non potrà più essere quella del passato, ciascuno è chiamato a realizzare la sua famiglia, costruendola giorno per giorno; ma è sempre valido il principio che è proprio a partire dalla famiglia che si programma il destino di un essere umano.

La famiglia, pur nelle sue svariate forme, è il filo conduttore che unisce autori molto diversi della tradizione. È presente in Verga, nel romanzo I Malavoglia, dove assume un significato positivo.

La famiglia è un tema presente in opere di autori espressionisti come Van Gogh.

Assume un ruolo fondamentale con Charles Dickens, nell’opera Oliver Twist.

La tutela della famiglia nella sua integrità fisica e morale costituisce una delle fondamentali finalità di qualsiasi Stato democratico contemporaneo. Al raggiungimento di tali obiettivi contribuiscono in maniera determinante la previdenza sociale, l’assistenza sanitaria e l’assistenza sociale.

Contesto storico, economico e sociale

Terminata ormai la fase delle unificazioni nazionali che riguardarono paesi come Italia e Germania, cominciò una difficile ricerca dell’equilibrio.

Dal punto di vista politico, i governi europei accentuarono la tendenza a soluzioni autoritarie utilizzate soprattutto per reprimere le spinte nazionalistiche dei popoli sottomessi. Dopo la proclamazione del Regno d’Italia (1861), il potere fu gestito dalla Destra storica che attuò una politica di rigido accentramento. Uno dei più importanti avvenimenti di fine ’800 fu la questione meridionale.

Alcune crisi agricole aggravarono ulteriormente la situazione e il divario con l’industrializzato nord-Italia. Come risposta a tale situazione si verificarono nuove rivolte contadine e tendenze separatiste, poiché gli abitanti del mezzogiorno d’Italia accusavano di “rapina” la classe dirigente del nord. Il brigantaggio fu un’ulteriore conseguenza e prese pian piano l’aspetto di una guerra civile tra esercito e contadini ribelli.

Verso la fine dell’800 venne pareggiato il bilancio statale e si verificò l’avvento al governo della Sinistra con Depretis, succeduto dopo dieci anni di governo Crispi. In questo periodo si modificò, inoltre, l’assetto della società industriale europea. In economia si passò dal liberismo al protezionismo, con cui lo Stato interveniva direttamente per regolare gli squilibri economici.

Dalla fine dell’800 all’inizio del 900, si avvertì una nuova fase di espansione economica con la diffusione di nuove tecnologie grazie alla scoperta dell’elettricità e all’uso del petrolio come fonte di energia. Le conseguenze del progresso si manifestarono per lo più nelle società occidentali dove la borghesia urbana cominciò ad accedere sempre più ai beni di consumo prodotti dall’industria; il mercato si espanse e migliorò il livello della vita; ma il progresso presentò ben presto anche il suo lato negativo dovuto soprattutto ai nuovi metodi di produzione come la catena di montaggio che portò ad un lavoro sempre più meccanizzato e ripetitivo.

Dal punto di vista sociale il fenomeno più rilevante era costituito dall’emergere delle masse nella vita civile. L’ascesa delle classi medie lavoratrici e della piccola borghesia rivelarono la ristrettezza di un sistema in cui la partecipazione era limitata a pochi cittadini, benestanti e maschi.

Nacquero pian piano organizzazioni partitiche in grado di mobilitare, attorno a programmi, le masse; nacquero cooperative e sindacati, le prime molto presenti nelle campagne.

Le radici culturali del verismo

Il Verismo nasce in Italia nella seconda metà dell’800 come conseguenza degli influssi del Positivismo che suscitò negli intellettuali fiducia nel progresso scientifico. L’influenza del Positivismo si manifestò in vari settori, fra i quali la letteratura. Esso è un movimento filosofico che nasce in Francia attorno alla metà dell’800 e si diffonde grazie al francese A. Comte.

Il verismo

Verso la fine degli anni ’70, grazie all’impegno critico di Luigi Capuana e al genio narrativo di Giovanni Verga, si afferma il Verismo.

G. Verga e L. Capuana

Fra i principali motivi che contribuirono all’affermazione di questo movimento vi fu prima di tutto la crescente attenzione verso lo sviluppo del sapere scientifico, che sembra fornire gli strumenti più adeguati all’osservazione e alla spiegazione dei fenomeni naturali e dei comportamenti umani. Il secondo elemento determinante fu l’emergere della questione sociale in genere e in particolare, il diffondersi dell’interesse per le condizioni di vita del Meridione, un argomento che costituiva la materia privilegiata per quell’analisi oggettiva della realtà che i nuovi orientamenti della cultura consideravano un’esigenza primaria. Un ulteriore motivo di diffusione fu la volontà di favorire la crescita del livello culturale dei ceti popolari.

La dottrina del Verismo fu elaborata nel centro culturale più vivace di quel periodo, l’ambiente milanese. Colui che ne enunciò per primo i canoni teorici fu L. Capuana e il suo romanzo “Giacinta”, può essere considerato un vero e proprio manifesto programmatico della nuova poetica. Sulle sue teorie esercitarono il loro influsso i modelli del realismo inglese, ma soprattutto i romanzi del naturalista francese Emile Zola. Le idee del Capuana sul romanzo ebbero una palese influenza su tutto il gruppo della Scapigliatura lombarda e in particolare su G. Verga, che fu spinto verso il definitivo abbandono della maniera tardo romantica.

Il Verismo che si diffonde in Italia, deriva direttamente dal Naturalismo, ma è fedele alla indicazioni provenienti dalla Francia più nella teoria che nell’applicazione concreta. Verismo e Naturalismo condividono una narrativa realistica, impersonale e scientifica, che non lascia trapelare nessun intervento né giudizio da parte del narratore, mentre differiscono per quanto riguarda i contesti dove sono ambientate le vicende. Richiamandosi al naturalismo francese delle opere di Emile Zola, ma anche alla scapigliatura, il movimento tende a descrivere la vita della gente umile, dei reietti dalla società che si affannano nella lotta per la sopravvivenza, contro la fatalità del destino.

Il Naturalismo si focalizzava di norma su ambienti metropolitani e classi (dal proletariato all’alta borghesia) legate alle grandi città e al loro sviluppo; il Verismo invece, privilegiava le descrizioni di ambienti regionali e municipali e di gente della campagna. La piccola provincia e la campagna, con la miseria e l’arretratezza, gli stenti e le ingiustizie sociali divennero i luoghi e i temi prediletti da esso e contribuirono in modo decisivo a svelare aspetti profondi o addirittura sconosciuti della realtà sociale.

Si sviluppa negli anni successivi all’Unità e prosegue fino al primo decennio del Novecento, raggiungendo la piena maturità nell’ultimo trentennio dell’Ottocento. Fu elaborato nell’ambito del vivace ambiente milanese dove erano assai forti gli influssi della cultura europea ma si allargò a tutta l’Italia diffondendosi in alcune regioni più che in altre: Sicilia (de Roberto; Capuana; Verga); Campania (Serao; Di Giacomo); Sardegna (Deledda); Calabria (Misasi); Toscana (Fucini; Pratesi; Lorenzini); Piemonte (Cagna; Giacosa; De Marchi; De Amicis); Friuli e Veneto (Dall’Ongaro, Caterina Percoto).

La diversa diffusione del verismo dipende dalla posizione delle regioni in Italia, in quanto la scoperta della realtà dei veristi riguarda le due situazioni socio-geografiche estreme presenti sul piano nazionale: da un lato Firenze, capitale provvisoria fino al 1871 e centro politico italiano, dall’altro la Sicilia arretrata, semifeudale e a un livello ancora rurale. Successivamente a Firenze, dove sono nate le prime pagine dei tanti romanzi veristi, si affianca Milano, che è la città più importante dell’economia imprenditoriale nazionale.

E’ assai caratteristico che i maggiori veristi siano siciliani (Verga e Capuana) e, nel contempo, la loro formazione avvenga in ambiente settentrionale, soprattutto a Milano: nel centro culturale più attivo della penisola vengono a contatto con le proposte del naturalismo francese e prendono coscienza della loro autentica vocazione di scrittori.

Le caratteristiche

  • Accettazione delle leggi scientifiche che regolano la vita associata e i comportamenti: lo scrittore cerca di scoprire le leggi che regolano la società umana, muovendo dalle forme sociali più basse verso quelle più alte, come fa lo scienziato in laboratorio quando cerca di scoprire le leggi fisiche che stanno dietro ad un fenomeno.
  • Attenzione alla realtà nella dimensione del quotidiano: lo scrittore predilige una narrazione realistica e scientifica degli ambienti e dei soggetti della narrazione;
  • Piuttosto che raccontare emozioni, lo scrittore presenta la situazione quotidiana come una indagine scientifica, ricercando le cause del suo evolversi, che sono sempre naturali e determinate (determinismo o darwinismo sociale); anche la vita interiore dell’uomo, spiegabile in termini psico-fisiologici, può essere oggetto di uno studio scientifico o sociale:

... l’oggetto sono i “documenti umani”, cioè fatti veri, storici; e l’analisi di tali documenti deve essere condotta con “scrupolo scientifico” ... (G. Verga)

  • L’artista deve ispirarsi unicamente al vero cioè desumere la materia della propria opera da avvenimenti realmente accaduti e preferibilmente contemporanei, limitandosi a ricostruirli obiettivamente ovvero rispecchiando la realtà in tutti i suoi aspetti e a tutti i livelli sociali.
  • Necessità di una riproduzione obiettiva ed integrale della realtà, secondo quel canone dell’impersonalità che è l’applicazione in letteratura del principio scientifico della non interferenza dell’osservatore sugli oggetti osservati (deriva dal Positivismo);
  • A causa delle diversità regionali rappresentate dagli scrittori anche il modo di scrivere cambia nel verismo dando spazio ai dialetti, eliminando tutte le forme di raffinatezza retorica e accademica e introducendo la mimesi linguistica.

Le regole

L’artista deve ispirarsi unicamente al vero, cioè deve desumere la materia della propria opera da avvenimenti realmente accaduti e preferibilmente contemporanei, limitandosi a ricostruirli obiettivamente rispecchiando la realtà in tutti i suoi aspetti e a tutti i livelli sociali; è la teoria verghiana dell’impersonalità: il narratore entra pienamente nei suoi personaggi per raccontare documenti umani.

Il narratore è colui che raccoglie il fremito delle passioni, delle sofferenze e lo rivela, impassibile, senza biasimi o esaltazioni, mettendosi da parte per lasciar parlare l’evidenza dei fatti, la logica delle cose.

L’autore deve mettersi nella pelle dei suoi personaggi, vedere le cose con i loro occhi ed esprimerle con le loro parole. In tal modo la sua mano «rimarrà assolutamente invisibile» nell’opera. Il lettore avrà così l’impressione non di sentire un racconto di fatti, ma di assistere a fatti che si svolgono sotto i suoi occhi.

Il narratore, nel far parlare i suoi personaggi, usa il loro linguaggio: uno stile stringato, una sintassi semplice e disadorna, una lingua paesana e viva, continuamente intercalata da espressioni popolaresche e proverbiali che mettono in luce l’oggettività della narrazione (senza intrusioni autobiografiche).

La lingua e lo stile devono essere aderenti ai personaggi, agli ambienti, attingendo possibilmente alle risorse dei dialetti regionali. Il linguaggio è liberato da ogni raffinatezza teorica e accademica.

Al riguardo si parla di mimesi linguistica dell’autore (mimetizzazione = nascondersi nell’ambiente circostante in modo da risultare non-visibile).

Capuana respinge la subordinazione della letteratura a scopi estrinsechi quale la dimostrazione “sperimentale” di tesi scientifiche e l’impegno politico e sociale. La “scientificità” non deve consistere nel trasformare la narrazione in esperimento per dimostrare le tesi scientifiche, ma nella tecnica con cui lo scrittore rappresenta, che è simile al metodo dell’osservazione scientifica. La scientificità insomma si manifesta solo nella forma artistica, nella maniera con cui l’artista crea le sue figure e organizza i suoi materiali espressivi.

Secondo Verga, la rappresentazione artistica deve possedere “l’efficacia dell’esser stato”, deve conferire al racconto l’impronta di cosa realmente avvenuta; per far questo deve riportare “documenti umani”. Neppure basta che ciò che viene raccontato sia reale e documentato, deve anche essere raccontato in modo da porre il lettore faccia a faccia col fatto nudo e schietto, in modo che non abbia l’impressione di vederlo attraverso la “lente dello scrittore”. Per questo lo scrittore deve “eclissarsi”, cioè non deve comparire nel narrato con le sue reazioni soggettive e con le sue riflessioni.

I temi e i soggetti

Lo scrittore verista:

  • Si occupa di situazioni quotidiane reali, vissute cioè nella scottante realtà nazionale: le plebi meridionali, il lavoro minorile, l’emigrazione;
  • Cerca il vero attraverso l’analisi delle classi subalterne, però la verità non porta al progresso ma svela una condanna a morte;
  • Predilige gli ambienti delle plebi rurali perché non ancora contaminate dai pregiudizi della convenzione sociale;
  • Predilige gli ambienti regionali e gli strati sociali piccolo-borghesi;
  • Gli ambienti sociali sono in maggioranza cittadine di provincia, di campagna, miniere.
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