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Scuola media statale

“Dante Alighieri”

Anno scolastico

2012/2013

D’Atri Oscar

III D

La seconda guerra mondiale nucleare

Pop art Ermetismo:

Salvatore Quasimodo Stati Uniti

Les nouvelles

technologies

Basket Jazz e blues

Poesia ermetica

La poesia ermetica fu così chiamata nel 1936 dal critico F. Flora che, con l’aggettivo ermetico, volle definire un tipo di poesia caratterizzata da un linguaggio difficile, a volte ambiguo e misterioso. L’inquinamento

Le tematiche principali di questo movimento letterario erano: il profondo mistero dell’esistenza, la verità nascosta dietro le apparenze, la solitudine e la sofferenza che accompagnano la realtà umana.

Questi temi sono dovuti maggiormente alla prima e alla seconda guerra mondiale, in cui l’uomo si sente angosciato, isolato e smarrito in un mondo ostile; nasce così nei poeti un sentimento di disperazione per l’impossibilità di stabilire un colloquio con gli altri, poiché, secondo gli ermetici, i sensi della ragione sono incapaci di farci intendere la realtà: essi esaltano, infatti, il senso dell’inconscio (cioè tutto ciò che sfugge al controllo della ragione) che si trova nella profondità dell’animo umano.

Il linguaggio poetico viene rinnovato profondamente, la vera poesia è soltanto la lirica (la lirica è la poesia che esprime sentimenti dell’animo e del poeta) che rivela la realtà dell’artista.

Tale poesia deve essere “pura”, cioè libera da preoccupazioni didascaliche e descrittive, ed il suo linguaggio è essenziale, cioè contenente parole che vengono scelte con estrema cura per i loro effetti di suono e per la capacità di evocare significati simbolici.

Sono presenti analogie, metafore e sinestesie (la sinestesia è una figura retorica che prevede l’accostamento di due termini appartenenti a sfere sensoriali diverse).

Gli ermetici si ritrovano simili a Leopardi e la loro vuole essere più una confessione a se stessi per comunicare con gli altri.

Il loro linguaggio è spoglio, incisivo, denso di significato, fino a diventare oscuro, detto appunto ermetico.

Salvatore Quasimodo

Salvatore Quasimodo nacque a Modica (Ragusa) il 20 agosto 1901 e trascorse gli anni dell’infanzia in piccoli paesi della Sicilia, seguendo il padre capostazione delle Ferrovie dello Stato.

Dopo il terremoto del 1908 andò a vivere a Messina dove la prima dimora della famiglia, come per tanti altri superstiti, furono i vagoni ferroviari.

Nella città dello stretto, Quasimodo si diplomò all’Istituto Tecnico “A.M. Jaci”, sezione fisico-matematica, ed è qui che risale evento di fondamentale importanza per la sua formazione umana e artistica: l’inizio del sodalizio con Salvatore Pugliatti e Giorgio La Pira, che sarebbe poi durato tutta la vita.

In questi anni cominciò a scrivere versi, che pubblicava su riviste locali.

Nel 1919, appena diciottenne, lasciò la Sicilia con cui avrebbe mantenuto un legame di figlio verso la madre, e si stabilì a Roma, ove si iscrisse alla facoltà di ingegneria, ma non poté concludere gli studi a causa dei problemi economici della famiglia.

Muore nel 1968, a Napoli, a causa di un ictus.

Le sue raccolte più importanti sono:

  • “Acque e terre”, in cui parla delle difficoltà che è costretto ad affrontare il Sud, compresa la sua Sicilia e si sofferma sul costretto esilio dove racconta la sofferenza che prova a non poter tornare nella sua terra;
  • “Ed è subito sera”, in cui, il poeta si sofferma molto sul ricordo della sua terra natale, ma si avverte un’inquietudine nuova e la voglia di uscire dalla sua solitudine e confrontarsi con le persone della vita attuale.
  • “Il falso e vero verde”, dove è sempre citata la sua Sicilia, ma si sofferma particolarmente sulla desolazione portata dai campi di concentramento e la mancanza dell’affetto della madre e del padre ormai defunti.
  • “Giorno dopo giorno”, ove, Quasimodo, racconta il suo forte impegno civile e politico che gli viene sollecitato dalla tragedia della guerra; abbandona definitivamente una poesia più rarefatta per utilizzare un linguaggio più comprensibile.

“Alle fronde dei salici”

E come potevamo noi cantare

Con il piede straniero sopra il cuore,

fra i morti abbandonati nelle piazze

sull’erba dura di ghiaccio, al lamento

d’agnello dei fanciulli, all’urlo nero

della madre che andava incontro al figlio

crocifisso sul palo del telegrafo?

Alle fronde dei salici, per voto,

anche le nostre cetre erano appese,

oscillavano lievi al triste vento.

Schema metrico: endecasillabi sciolti, versi liberi.

In questa poesia sono presenti le seguenti figure retoriche:

  1. Metafora, “piede straniero sopra il cuore”; “erba dura di ghiaccio”; “lamento d’agnello dei fanciulli”;
  2. Sinestesia, “urlo nero”;
  3. Analogia, cioè una relazione tra due immagini “crocifisso” che dà particolare significato al martirio e alla morte del partigiano;
  4. Numerosi enjambement (al lamento/d’agnello); (all’urlo nero/della madre); (al figlio/crocifisso).

Parafrasi

E come potevamo noi, poeti, continuare a scrivere poesie durante l’oppressione tedesca, con i morti sparsi sui prati gelati nelle piazze, con il pianto innocente dei fanciulli, con l’urlo disperato delle madri che cercavano i figli uccisi e impiccati al palo del telegrafo?

Per un voto di silenzio le nostre cetre erano appese ai rami dei salici, oscillavano inerti al triste vento della guerra.

La Pop Art

Pop Art (abbreviazione di Popular Art) è il nome di una delle più importanti correnti artistiche del dopoguerra.

Nasce in Gran Bretagna alla fine degli anni cinquanta, ma si sviluppa soprattutto negli USA a partire dagli anni sessanta, estendendo la sua influenza in tutto il mondo occidentale.

Questa nuova forma d’arte popolare rivolge la propria attenzione agli oggetti, ai miti e ai linguaggi della società dei consumi.

L’appellativo “popolare” deve essere inteso, però, in modo corretto; non come arte del popolo o per il popolo ma, più precisamente, come arte di massa, cioè prodotta in serie e poiché la massa non ha volto, l’arte che la esprime deve essere il più possibile anonima: solo così potrà essere compresa dal maggior numero possibile di persone.

La critica alla società dei consumi (agli hamburger, alle auto, ai fumetti) si trasforma presto in merce, in oggetto che si pone sul mercato (dell’arte) completamente calato nella logica mercantile.

Ciò nonostante, gli artisti che hanno fatto parte di questo movimento hanno avuto un ruolo rivoluzionario, introducendo nella loro produzione l’uso di strumenti e mezzi non tradizionali della pittura, come il collage, la fotografia, il cinema, il video.

La sfrontata mercificazione dell’uomo moderno, l’ossessivo martellamento pubblicitario, il consumismo eletto a sistema di vita, il fumetto come unico residuo veicolo di comunicazione scritta, sono i fenomeni dai quali gli artisti Pop attingono le loro motivazioni.

Quindi, la Pop Art attinge i propri soggetti dall’universo quotidiano – in specie della società americana – e fonda la propria comprensibilità sul fatto che quei soggetti sono per tutti assolutamente noti e riconoscibili.

Con sfumature diverse, gli artisti riprendono le immagini dei mezzi di comunicazione di massa, del mondo del cinema, dell’intrattenimento e della pubblicità.

La Pop Art infatti usa il medesimo linguaggio della pubblicità e risulta dunque perfettamente omogenea alla società dei consumi che l’ha prodotta.

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Sintesi

Argomenti

  • Ermetismo, Salvatore Quasimodo
  • Pop art
  • La seconda guerra mondiale
  • Energia nucleare
  • L’inquinamento
  • Barack Obama
  • Stati Uniti
  • Basket
  • Les nouvelles technologies
  • Jazz e blues
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