Tesina di
Italiano
(Alessandria d'Egitto, 8 febbraio 1888 – Milano, 1° giugno 1970)
Nacque nel 1888 ad Alessandria d'Egitto da genitori toscani che vi si trasferirono in cerca di lavoro negli anni in cui cominciò lo scavo del canale di Suez. Trasferitosi a Parigi, conobbe i rappresentanti più significativi del futurismo e altri artisti tra cui De Chirico, Picasso e Braque.
Fu acceso sostenitore dell'intervento nella prima guerra mondiale, a cui partecipò come soldato semplice di fanteria: assistette così al massacro assurdo della guerra, e ne espresse lo strazio in tante poesie.
Negli anni seguenti aderì al fascismo. Visse poi alcuni anni in Brasile, dove perse il figlio Antonello di nove anni. Tornato in Italia, insegnò letteratura italiana all'Università di Roma.
Prima di morire raccolse tutti i suoi versi in un unico volume intitolato Vita di un uomo, pubblicato dalla casa editrice Mondadori nel giugno 1970.
Ungaretti fu il rappresentante più significativo della poesia ermetica: una poesia dal linguaggio difficile, a volte misterioso, perché concentra in poche parole molti significati.
Veglia
Cima Quattro, il 23 dicembre 1915
Un'intera nottata
buttato vicino
a un compagno
massacrato
con la sua bocca
digrignata
volta al plenilunio
con la congestione
delle sue mani
penetrata
nel mio silenzio
ho scritto
lettere piene d'amore
Non sono mai stato
tanto
attaccato alla vita
Parafrasi
Per un'intera nottata, gettato accanto a un compagno sfigurato con la sua bocca aperta fissata in una smorfia di dolore, rivolta alla luna, con il gonfiore e il lividore delle sue mani (in cui non circola più il sangue) ha scritto lettere ricche di messaggi di pace e fraternità.
Non sono mai stato, come in questo momento, talmente legato alla vita.
Commento
Il poeta, impegnato in prima persona sul fronte, vive direttamente la tragedia della guerra, che comporta vittime e inutile spargimento di sangue; egli, all'antivigilia del Natale (siamo a pochi mesi dall'entrata in guerra dell'Italia), si trova in trincea, sul Carso, precisamente in località Cima Quattro, e rimane profondamente turbato dalla scena a cui assiste.
Vicino a lui si trova un compagno d'armi, barbaramente ucciso: Ungaretti fissa in pochi versi l'immagine del corpo straziato; attraverso il ricorso a essenziali particolari fisici riesce a trasmettere nel lettore l'agonia dell'uomo.
Particolarmente significativo è il messaggio che vuole comunicare il soldato-poeta Ungaretti: pur di fronte a un tale massacro ha scritto lettere ispirate a sentimenti di pace.
Infine conclude il breve testo poetico con una considerazione personale: mai come in un momento così tragico, in cui domina la morte, si sente legato alla vita, bene inestimabile.
Soldati
Bosco di Courton, luglio 1918
Si sta come
d'autunno
sugli alberi
le foglie
Parafrasi
In guerra i soldati vivono in una condizione simile a quella delle foglie nella stagione autunnale.
Commento
Il poeta si trova a Bosco di Courton nel luglio 1918, anno in cui la guerra sta volgendo al termine.
Il titolo è parte integrante per la comprensione del testo, infatti esso costituisce il primo paragone essenziale. I soldati vivono in una condizione di estrema precarietà e sono paragonati a delle foglie che si staccano dai rami e cadono ormai secche a terra.
Come le foglie debolissime sono soggette al vento che le strappa dai rami, così i soldati sono sottoposti al nemico che può spezzare il filo esile della loro vita.
Sono una creatura
Valloncello di Cima Quattro, il 5 agosto 1916
Come questa pietra
del S. Michele
così fredda
così dura
così prosciugata
così refrattaria
così totalmente
disanimata
Come questa pietra
è il mio pianto
che non si vede
La morte
si sconta
vivendo
Parafrasi
Come questa pietra dell'altura del San Michele che è così fredda, dura, prosciugata, resistente, del tutto priva di vita, proprio come questa pietra è il mio pianto tutto interiore. La morte si paga in vita.
Commento
Il poeta si trova a Valloncello di Cima Quattro, altra località del Carso, e imprime le emozioni provate il giorno 5 agosto 1916.
Il titolo “Sono una creatura” mette in evidenza, con la prima persona, la realtà di uomo e persona del soldato Ungaretti.
Egli instaura un paragone tra il bianco senza lacrime che lo pervade e la roccia dell'altura in cui si trova.
Le caratteristiche della roccia (freddezza, prosciugamento, resistenza, mancanza di vita) sono trasferite per descrivere quella che è la sofferenza provata dal soldato nell'esperienza tragica della guerra.
Il testo si conclude con un'affermazione lapidaria: “La morte si sconta vivendo”. Queste parole comunicano il pensiero di Ungaretti, per il quale, in una simile circostanza, la morte appare come una liberazione desiderata.
San Martino del Carso
Valloncello dell'Albero Isolato, il 27 agosto 1916
Di queste case
non è rimasto
che qualche
brandello di muro
Di tanti
che mi corrispondevano
non è rimasto
neppure tanto
Ma nel cuore
nessuna croce manca
È il mio cuore
il paese più straziato
Parafrasi
Di queste abitazioni non è rimasto in piedi niente se non qualche pezzo di muro. Di tante persone a cui ero legato da sentimenti di affetto è rimasto meno che delle case.
Nel mio cuore, tuttavia, non viene meno il ricordo delle persone care che la guerra mi ha portato via. Proprio il mio cuore è il paese più desolato.
Commento
Il poeta, impegnato sempre in guerra, sente come la guerra sia portatrice di morte e desolazione. Egli si guarda attorno e vede soltanto qualche maceria che sopravvive.
Le persone care, invece, non sopravvivono, sono completamente annientate. Esse comunque continuano a vivere nel ricordo del poeta, per il quale, appunto, proprio il suo cuore è il paese che conserva più croci.
Fratelli
Di che reggimento siete
fratelli?
Parola tremante
nella notte
Foglia appena nata
Nell'aria spasimante
involontaria rivolta
dell'uomo presente alla sua
fragilità
Fratelli
Parafrasi
A quale reggimento appartenete, fratelli? La parola fratelli vibra nel silenzio della notte. È tenera come una fogliolina appena spuntata in cui risuonano le grida del dolore dei feriti; vi è la ribellione innata degli uomini che sono coscienti della propria precarietà e fragilità. “Fratelli!”
Commento
Il breve componimento è stato scritto a Mariano il 15 luglio 1916. Il titolo riassume con una parola il contenuto fondamentale del testo, che unisce tutti gli uomini impegnati in guerra.
La stessa parola ritorna al secondo verso come complemento di vocazione e all'ultimo verso.
Nella seconda parte della poesia, Ungaretti si sofferma sull'umana condizione di fragilità che accomuna gli esseri viventi e che porta a un'involontaria rivolta per affermare la propria vita.
È una parola tremante, perché è pronunciata con timore nell'oscurità della notte; è una timida proposta d'amore fra i massacri della guerra.
Tesina di
Storia
La Prima Guerra Mondiale fu originata da cause politiche, militari, economiche e culturali.
Per quanto riguarda le cause politiche, vi erano i contrasti fra gli Stati; infatti in Europa esistevano molti territori contesi da diversi Stati:
- La Francia voleva sottrarre alla Germania l'Alsazia e la Lorena.
- L'Italia voleva liberare Trento e Trieste dal dominio dell'Impero austro-ungarico.
- Austria, Russia e Italia volevano espandersi nella zona dei Balcani.
Alla vigilia della guerra l'Europa era divisa in due schieramenti:
- La Triplice Alleanza, che comprendeva Germania, Austria e Italia.
- La Triplice Intesa, costituita da Francia, Gran Bretagna e Russia.
Per le cause militari ci fu la corsa al riarmo; infatti la Germania da anni si preparava dotandosi di grandi armamenti.
La causa economica era tra le potenze industriali; infatti si era scatenata una gara economica e commerciale sempre più dura. I grandi gruppi industriali ricavavano enormi profitti dalla costruzione di armamenti e navi; per loro la guerra era fonte di grandi guadagni.
Per quanto riguarda, invece, le cause culturali, si diffuse un giudizio positivo sulla guerra, cioè parte dell'opinione pubblica vedeva nella guerra l'unica possibilità di cambiamenti della situazione sociale e politica.
A determinare lo scoppio della prima guerra mondiale fu un grave fatto di sangue, l'attentato di Sarajevo, avvenuto il 28 giugno del 1914. Infatti l'arciduca Francesco Ferdinando, erede al trono dell'Impero d'Austria e Ungheria, fu ucciso con la moglie da un nazionalista serbo.
L'Austria dichiarò guerra alla Serbia il 28 luglio del 1914. Da una parte vi erano gli Imperi centrali, cioè l'Austria-Ungheria e la Germania, cui si unirono poi l'Impero turco e la Bulgaria; dall'altra le potenze della Triplice Intesa, cioè l'Inghilterra, la Francia e la Russia, più la Serbia e gli altri Stati.
Allo scoppio della guerra l'Italia si dichiarò neutrale, in quanto la maggioranza voleva che l'Italia restasse neutrale; però essa si divise in neutralisti e interventisti.
Fra la maggioranza ricordiamo i socialisti, la maggioranza dei cattolici e la Chiesa, il cui papa era Benedetto XV, molti parlamentari liberali guidati da Giolitti, i quali erano convinti che l'Austria avrebbe ricompensato con dei territori la neutralità dell'Italia e che perciò l'intervento era inutile.
Invece gli interventisti erano favorevoli a entrare in guerra e ne facevano parte i nazionalisti, fra cui ricordiamo Gabriele D'Annunzio, l'esercito e l'ambiente della corte, i grandi gruppi industriali, alcuni tra i socialisti e i democratici, i quali sostenevano che l'Italia doveva schierarsi con le nazioni democratiche, cioè l'Inghilterra e la Francia, contro gli Stati autoritari, Germania e Austria.
Su posizioni simili a quelle dei nazionalisti si trovava l'ex socialista Benito Mussolini; egli fu espulso dal Partito Socialista proprio perché favorevole alla guerra.
Il 26 aprile del 1915 il governo italiano firmò a Londra un patto segreto con la Francia e l'Inghilterra. L'Italia si impegnava a intervenire nel conflitto al loro fianco in cambio della promessa di notevoli acquisizioni territoriali.
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