Estratto del documento

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Stituto ecnico tatale ommerciale

GGB

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Indirizzo mercurio

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A potenza del capitale è tutto la borsa è

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Tutto il parlamento è invece un gioco da marionette

Alunno: ARNESE Alessandro

Classe: 5B 1

Anno scolastico: 2008/2009

Indice

Storia: La Rivoluzione russa pag: 3-12

Italiano: Giovanni Pascoli pag: 13-19

Informatica: I sistemi operativi pag: 20-25

Matematica: Massimi e minimi pag: 26-30

Inglese: The roaring Twenties and the Wall Street pag: 31-32

Economia: Contrapposizione tra la struttura aziendale nel sistema capitalista e comunista pag: 33-44 2

Diritto: Le regioni e gli enti locali pag: 45-51

Scienze delle finanze: Evoluzione delle Teorie economiche: dal neoclassicismo al monetarismo pag: 52-65

Sciopero d’avanti al palazzo d’inverno nel 1905

La rivoluzione russa

Gli avvenimenti del 1905

All’inizio del 1905 la situazione sociale ed economica della Russia era estremamente deteriorata. Le tensioni interne e internazionali a cui la Russia era sottoposta nei primi anni del XX secolo, infatti, forzarono la nascita di raggruppamenti politici in seno alle classi dell’alta borghesia e dei possidenti terrieri.

La situazione interna, quindi, era sull’orlo del precipizio: degenerò il 22 gennaio del 1905 a San Pietroburgo. Una grande folla di operai guidati da Gapon, un pope, si recò di fronte al palazzo d’inverno, residenza storica dello zar, per consegnare al sovrano una supplica.

Tuttavia, nonostante la folla fosse composta da elementi pacifici e fedeli sudditi, fu affrontata dalle truppe dello zar in modo violento: su ordine del ministro di palazzo fu ordinato di sparare contro la folla facendo uso di fucili e sciabole.

Le conseguenze di questo eccidio ebbero un effetto scatenante sul resto della popolazione; nelle campagne i contadini si ribellarono; all’interno dell’esercito alcuni reparti dichiararono completo ammutinamento.

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Quindi tra l’ottobre e il dicembre del 1905 a Mosca e in altri centri si formarono i primi soviet (consigli di operai e in poco tempo sorsero circa 40 soviet di deputati operai.

Col passare dei giorni e dei mesi la rivolta andò dilagando per tutta la Russia assumendo i connotati di una vera e propria rivoluzione. A Mosca vi fu un’insurrezione armata che durò undici giorni. La repressione fu spietata: si dichiarano, infatti, più di un migliaio di morti e altrettanti feriti.

La situazione preoccupò molto lo zar Nicola II: egli, infatti, su pressione del ministro Vitte, pubblicò quello che venne poi chiamato il Manifesto di Ottobre con cui concedeva una costituzione e proclamava basilari diritti civili per tutti i sudditi.

Il documento, inoltre, prevedeva anche l’elezione di una Duma, ossia di un parlamento anche se con poteri limitati e un sistema elettorale non del tutto equo. Il principale limite ai poteri della Duma Nicola II Romanov risiedeva nel fatto che i ministri continuavano a essere responsabili solamente di fronte allo zar.

Lo zar in questo modo riuscì a riprendere il controllo del paese avvalendosi, per altro, di continui interventi di repressione.

All’interno del paese, in seguito alla proclamazione del manifesto si formarono due schieramenti: gli ottobristi che rappresentavano gli interessi dell’alta borghesia e della parte meno conservatrice della nobiltà e il Partito Costituzionale democratico, conosciuto come il partito dei cadetti, dalla pronuncia russa della sigla KD che identificava il partito.

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In contrapposizione alle posizioni degli ottobristi i cadetti continuarono a chiedere il suffragio universale.

La prima Duma fu eletta nel marzo del 1906: tuttavia alle elezioni non parteciparono, ufficialmente, i partiti della sinistra. I cadetti vinsero le elezioni.

La prima Duma però ebbe vita breve e travagliata giacché le sue relazioni con il governo furono ostili fin dall’inizio. Lo zar, quindi, decise di sciogliere il parlamento dopo appena un anno, sperando che nuove elezioni portassero alla nascita di un consiglio migliore.

La rivoluzione russa

La rivoluzione russa è stata un evento social politico che ha influenzato la storia mondiale di tutto il XX secolo.

L’impero russo, stremato dalla prima guerra mondiale, era guidato da un impero autocratico e assolutistico imperniato sulla figura dello zar ed era attraversato, inoltre, da profonde contraddizioni sociali.

Il paese, quindi, era in preda ad una forte tensione sociale, causata dall’andamento della guerra. Le condizioni di vita erano difficili sia per i soldati, in guerra, sia per la popolazione civile. La situazione interna era davvero delicata e bastava poco per degenerare.

La prima scintilla fu l’anniversario della domenica di sangue che ricordò alla popolazione la tragica domenica del 1905, quando la polizia sparò sulla folla uccidendo gran parte dei manifestanti.

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Fu riaperta la Duma ma la cosa non riuscì a ripristinare la situazione che si era creata: dal 14 al 18 febbraio iniziarono una serie di scioperi a catena nelle principali fabbriche di Pietrogrado.

Iniziò a nascere una vera e propria sommossa dove i rivoltosi iniziarono a occupare i principali luoghi di controllo. A Mosca, invece, scoppiò la rivolta che portò in breve la città a cadere in mano degli insorti.

Comizio tenuto da Lenin davanti una folla di operai

Nonostante lo zar decise di concedere ampie riforme i Soviet si accordarono per la deposizione dello zar e l’istituzione di un governo provvisorio: il nuovo governo era formato da rappresentanti dei cadetti, menscevichi e socialisti rivoluzionari.

L’intera famiglia imperiale venne tratta in arresto ponendo fine alla dinastia dei Romanov.

Lenin, il capo del partito dei Bolscevichi, non appena ebbe notizia dei fatti accaduti decise di tornare in Russia. Al suo ritorno espose quelle che sarebbero diventate le linee guida del nuovo partito: le famose Tesi d’Aprile.

Lenin

Il proletariato doveva porre fine al dualismo dei poteri, abbattere il governo provvisorio, di ispirazione borghese, trasferendo tutto il potere al soviet; i contadini dovevano occupare le terre dei grandi latifondisti.

La guerra doveva essere immediatamente fermata per giungere ad una pace senza profitti per alcuna delle parti. Nelle stesse tesi Lenin propose al partito anche di cambiare nome assumendo quello di Partito Comunista Russo.

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Le giornate di luglio

Le contraddizioni insite nella complessa situazione della Russia dopo il febbraio 1917 si facevano sempre più evidenti. Un moto spontaneo di operai che chiedevano migliori condizioni di vita, la fine della guerra e contadini che rivendicavano il possesso della terra. Le lotte intense portate avanti dai bolscevichi si trasformarono in una vera e propria rotta.

La situazione nelle città peggiorava di giorno in giorno: i rifornimenti di viveri scarseggiavano ed i prezzi di quei pochi disponibili crescevano a vista d’occhio provocando una pesante inflazione sulla moneta.

Nelle campagne le occupazioni di terra aumentavano. Tutta questa situazione portò sempre più lavoratori e soldati a prestare attenzione alla propaganda dei bolscevichi che affermavano, senza mezzi termini, la necessità di abbattere il governo e di trasferire tutto il potere ai soviet, ossia ai consigli delegati degli operai, dei soldati e dei contadini.

Logo della repubblica sovietica russa

In ottobre, i capi bolscevichi Lenin e Trotskij conquistarono la maggioranza nel Soviet di Pietrogrado; a questo punto, essi decisero di agire senza attendere che la situazione si aggravasse maggiormente.

Nella notte tra il 6 e il 7 novembre reparti armati di marinai, soldati e operai bolscevichi attaccarono a Pietrogrado il <palazzo d’inverno>, lo conquistarono e deposero il governo.

Nel gennaio del 1918 fu proclamata la Repubblica sovietica russa. Il programma del nuovo governo era concentrato in pochi punti: pace immediata; passaggio delle fabbriche dalla proprietà privata a quella pubblica, di stato, e gestione delle fabbriche stesse da parte dei comitati operai; confisca delle terre ai

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nobili latifondisti e la loro distribuzione ai contadini poveri. Sul piano internazionale, il programma consisteva nell’incoraggiare la rivoluzione in tutto il mondo.

Nel marzo del 1918 Lenin firmava la pace con la Germania. Un anno dopo si costituiva a Mosca la III internazionale. La nuova organizzazione si proponeva di lanciare ovunque un’offensiva rivoluzionaria degli operai, sull’esempio della Russia sovietica.

Nella primavera del ’18 forze delle grandi potenze sbarcarono nei principali porti russi, tuttavia, le potenze europee non attaccarono in grande stile la Russia, i loro soldati non avrebbero ubbidito agli ordini, sia perché stanchi della guerra, sia perché simpatizzanti per la rivoluzione sovietica.

In questa situazione, il governo rivoluzionario dovette organizzare rapidamente un esercito, l’Armata Rossa: a questo compito si dedicò Trotskij.

Per rendere efficiente l’Armata Rossa si dovettero arruolare ufficiali dell’esercito zarista. Il programma leninista di abolire l’esercito doveva così venire rinviato.

Grazie all’entusiasmo rivoluzionario gli eserciti “bianchi” vennero sconfitti alla fine del ’19, ma nella primavera del 1920 la Polonia attaccò la Russia invadendo l’Ucraina.

Soldati dell’armata rossa

Anche questa volta, l’Armata Rossa riuscì a parare la minaccia: sconfisse i polacchi e li inseguì fino alle porte di Varsavia. I tre terribili anni di lotta, dal ’18 al ’20, avevano creato, difficoltà molto più gravi di quelle incontrate sul campo di battaglia.

La produzione industriale era crollata, erano venuti meno i capitali stranieri e i rifornimenti dall’estero, i comitati operai che gestivano le fabbriche non riuscivano ad organizzare il lavoro per mancanza di esperienza e coordinamento.

I contadini non vendevano gli scarsi raccolti sui mercati cittadini: preferivano conservarli e

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accumularli nei loro villaggi. Nel 1920 il paese era vicino al crollo economico, milioni di persone morivano per la fame e il freddo.

Le misure prese furono eccezionalmente energiche, il governo assunse tutti i poteri, si colpì in modo spietato qualsiasi opposizione. Fu abolito il controllo operaio sulle fabbriche, inefficiente e caotico, l’industria passò sotto il controllo diretto del governo.

Il problema principale era quello di procurarsi il grano per alimentare la popolazione delle città e i soldati dell’Armata Rossa. I contadini ricchi (detti kulaki) non lo volevano consegnare spontaneamente ai mercati, si ricorse alla forza.

Nel ’21, i marinai della base di Kronstadt insorsero chiedendo più democrazia, la rivolta fu soffocata con la forza, ma essa fece grande impressione nel paese.

Il governo di Lenin si rese conto che era necessaria una svolta. Essa arrivò in modo deciso nel ’21 e durò fino al 1927, venne chiamata “nuova politica economica”.

Furono sospese le requisizioni del grano, i contadini potevano nuovamente portare al mercato la produzione dei loro campi e venderla al prezzo migliore. Si sperava così di incoraggiare i contadini e di avere dunque più pane e più carne a disposizione per i lavoratori della città.

Ora, se c’era più disponibilità di pane e carne, questo costava di più: il che significava diminuire il livello di vita degli operai delle città.

Intanto chi si arricchiva nelle campagne erano i kulaki che disponevano di una produzione abbastanza grande da mettere in vendita sul mercato ricavandone crescenti guadagni.

Lo stato intanto aveva bisogno di accumulare grandi somme per i piani di sviluppo industriale del paese. Esso si comportava allora da capitalista (capitalismo di stato): tendeva a realizzare il massimo profitto dalle sue industrie tenendo intanto bassi i salari degli operai stessi.

Rafforzato così il potere sovietico divenne possibile definire l’ordinamento costituzionale di questo potere.

Nel ’22 veniva proclamata l’URSS, ogni Repubblica che ne faceva parte aveva un suo governo, godeva di autonomia interna e aveva il

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Josef Stalin

diritto di vedere protetta la propria cultura e le proprie tradizioni. L’URSS si costituiva così come uno stato federativo.

Il governo rispondeva ad un’assemblea parlamentare, il soviet supremo, eletto in tutte le regioni dell’unione. Esso serviva come luogo di scambio di informazioni e anche come strumento propagandistico, per dare pubblica risonanza, di fronte a tutto il paese, alle maggiori decisioni politiche.

Il vero centro del potere in realtà era l’ufficio politico (politburo) del partito.

Trotskij

L’ascesa al potere di Stalin

Nel ’22 venne nominato segretario del partito comunista Josef Stalin, un bolscevico compagno di lotta di Lenin. Le tendenze di Stalin all’accentramento di tutto il potere nelle mani della segreteria e dell’apparato del partito preoccupano Lenin.

Quando Lenin muore all’inizio del 1924, il partito si divide fra la maggioranza guidata da Stalin e una forte opposizione di cui è a capo Trotskij.

Quel che divide i due gruppi è la tendenza di Stalin a stabilire un incontrastato potere personale sul partito e sul paese. Ma c’è anche una questione di importanza fondamentale ovvero quella del rapporto tra rivoluzione Russa e rivoluzione mondiale.

Secondo Trotskij non è possibile costruire la società socialista in un solo paese mentre Stalin e la maggioranza del partito, al contrario, pensavano che la rivoluzione mondiale fosse impossibile nel prossimo futuro. Occorreva allora, rafforzare prima di tutto l’Unione Sovietica.

Per far questo occorreva, secondo Stalin, non eliminare progressivamente lo Stato, ma anzi rafforzarlo al massimo.

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La lotta fra Stalin e Trotskij durò fino al 1928 e Stalin ne uscì vincitore, grazie soprattutto all’appoggio dell’organizzazione del partito che egli aveva enormemente potenziata.

Nel ’29 Trotskij fu espulso dall’Unione Sovietica. Dopo la sua sconfitta ogni opposizione interna venne distrutta e Stalin lanciò il massimo sforzo per la rapida trasformazione dell’URSS in un potente Stato industriale.

Questo progetto comportava due aspetti distinti ma strettamente legati: la collettivizzazione dell’agricoltura e la pianificazione industriale.

La nuova politica economica aveva favorito, come si è visto, la crescita di una classe di contadini ricchi (kulaki). Nel 1927-28 Stalin e il partito decisero di distruggere l’esistenza, economica e fisica, della classe dei kulaki.

Per assicurare il regolare afflusso a buon mercato dei beni agricoli sui mercati cittadini la produzione delle campagne doveva essere organizzata in modo collettivo, attraverso grandi cooperative (i kolchoz).

Alla fine di questo tremendo periodo, per la prima volta nella storia, l’agricoltura di un grande Paese era stata radicalmente trasformata.

Poteva così prendere il via l’impresa più importante e più ambiziosa di Stalin: la pianificazione della produzione e la trasformazione dell’URSS in una grande potenza industriale.

Nel ’29 fu dunque lanciato il primo piano quinquennale: esso regolava minutamente tutto lo sviluppo della produzione sovietica fino al 1933. La realizzazione di questo piano mobilitò tutte le energie del Paese.

Alla fine le enormi difficoltà furono superate e il piano venne portato a termine con successo. La produzione industriale era raddoppiata, erano sorte grandi centrali elettriche, enormi fabbriche per la produzione di acciaio e impianti industriali; l’Unione Sovietica si era dotata di quell’industria pesante che avrebbe servito da base per i suoi futuri sviluppi.

Il successo del piano quinquennale, proprio mentre il mondo capitalistico era scosso da una profonda crisi economica, aumentò all’interno e all’estero il prestigio sovietico e consolidò la dittatura di Stalin.

Egli era ora l’unico e assoluto

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capo della Russia. Ai suoi ordini, il partito e lo Stato lavoravano duramente per portare avanti la trasformazione dell’Unione Sovietica in una grande potenza industriale e militare.

In vent’anni, dal 1917 al 1937, la Russia aveva compiuto una trasformazione che in altre circostanze avrebbe richiesto secoli. Non esisteva più la proprietà privata della terra, delle fabbriche e degli altri mezzi di produzione.

L’utile che lo Stato ricavava dalle sue industrie erano destinati in parte a coprire le spese di funzionamento dello Stato stesso e nuovamente investiti nello sviluppo industriale, in parte divisi fra i lavoratori sotto forma di stipendi e servizi sociali.

Il livello della società sovietica era ancora basso, ma erano spariti fame, miseria e analfabetismo. Il rovescio della medaglia era costituito dalla limitazione delle libertà politiche e sindacali.

La dittatura di Stalin veniva esercitata in nome degli interessi dei lavoratori e del popolo russo, ma i lavoratori e il popolo non avevano nessun mezzo per influire sulle sue decisioni politiche.

Alla fine del secondo conflitto mondiale, il popolo russo era comunque deciso a difendere fino in fondo sia la patria minacciata di aggressione, sia le conquiste sociali nate dalla rivoluzione: da questo punto di vista, esso era davvero stretto intorno a Stalin e al partito comunista.

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Giovanni Pascoli

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