La pena di morte
(In una stampa dell'epoca, l'esecuzione di Maria Antonietta, regina di Francia.)
Samantha Farinatti 5 A A.S. 2007/2008
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Tecnico della Gestione Aziendale
Indice
- Premessa pag. 2
- Mappa concettuale pag. 3
- Introduzione pag. 4
- Storia – La pena di morte ai giorni nostri. pagg. 5-8
- Diritto – La risoluzione sulla moratoria della pena di morte. pagg. 9-10
- Bibliografia pag. 11
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Premessa
Premetto che, come argomento, ho deciso di portare la pena di morte perché, nonostante esista da secoli, l'usanza di utilizzare la pena capitale come punizione di ogni genere di reato, tuttora è usata da moltissimi Paesi.
Inoltre, recentemente, più precisamente il 18 dicembre 2007, è stata approvata dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite una moratoria sulla pena di morte, grazie a una decisiva insistenza da parte della Delegazione Italiana.
Questo dimostra il forte impegno che la nostra Nazione ha verso le questioni umanitarie.
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Mappa concettuale
La pena di morte
Diritto: La risoluzione sulla pena di morte.
Storia: La storia della pena di morte.
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Introduzione
Per molti secoli non ci si è mai posto se condannare a morte un detenuto fosse un atto lecito.
Grazie all'avvento dell'illuminismo è iniziato un dibattito sulla questione, con la pubblicazione dell'opera di C. Beccaria “Dei delitti e delle pene”, dove sostiene che la pena di morte non è necessaria, in quanto non occorre che le pene, per essere deterrenti, siano crudeli, ma certe.
Solo dall'ultimo dopoguerra la pena di morte è stata presa in considerazione come violazione dei diritti umani.
Il documento per eccellenza, che attesta che la questione “Pena di Morte” sta a cuore a molti Paesi è la Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo, adottata dall'Assemblea delle Nazioni Unite il 10 dicembre 1948, dove, tra i 30 articoli presenti nel documento, il più rilevante è l'articolo 3 “Diritto alla vita”: Ogni individuo ha diritto alla vita, alla libertà e alla sicurezza della propria persona; un altro, da non trascurare, è l'articolo 5 “Nessuna tortura”: nessun individuo potrà essere sottoposto a tortura o a trattamento o a punizioni crudeli, inumane o degradanti; quest'ultimo di notevole importanza, visto che la pena di morte viene considerata da molti abolizionisti come un'estrema aggressione, fisica e mentale, ad una persona già resa indifesa dalle autorità governative.
Ma la tesi abolizionista verrebbe meno se si potesse dimostrare che la pena capitale, in determinati momenti e circostanze, ha un potere dissuasivo; ma a questo proposito viene fatto riferimento al problema dei recidivi: è indiscutibile il fatto che l'esecuzione impedisca al condannato di commettere altri crimini.
Piuttosto, si deve valutare, in che misura si è in grado di stabilire se un detenuto commetterà ancora lo stesso reato.
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