Valentina Blasi Classe 5°D
Liceo Scientifico “Galileo Galilei”
Sfaccettature ed aspetti della pedofilia
Dall’antichità ai giorni nostri
Anno 2009-2010
Indice
Introduzione
Cos’è la pedofilia
Cosa si intende per abuso
- Le forme dell’abuso
I vari tipi di abuso sessuale
Chi è il pedofilo
Pedofilia femminile
Fattori psicologici che condizionano la pedofilia
Conseguenze della pedofilia sulla vittima
La cultura della pedofilia nella storia
- Grecia classica
- Mondo romano
- Paganesimo e cristianesimo
- Medioevo
- Ottocento – Novecento
Statistiche generali
La Chiesa e la pedofilia
Preti e pedofilia: fra realtà e mistificazione
Pedofilia nelle fiabe, nei miti e nella musica
Pedofilia in rete
Pedopornografia
Sigmund Freud
Bibliografia
Introduzione
Per affrontare il fenomeno della pedofilia è necessario innanzi tutto collocarlo come fenomeno sociale, clinico e criminologico, senza trascurare al tempo stesso le diverse mutazioni che la pedofilia ha subito negli ultimi decenni, come la pedofilia in rete, in famiglia, nella chiesa e nella scuola.
La pedofilia è uno dei mali che maggiormente si sono diffusi nell’era moderna, un male in attesa di vittime che ha già tristemente raggiunto fin troppa “notorietà”, nella nostra società, inoltre mi sembra che stia prevalendo un atteggiamento atto a ripudiare il problema e in parte ad eliminarlo dai nostri discorsi o riflessioni quotidiane.
Di certo chi vi scrive non ha la soluzione al problema, né tanto meno vuole avere l’ambizione di esserlo, ma posso almeno cercare di far riflettere in veste sociale, umana su questo dramma. Questa non vuole essere l’ennesima manifestazione retorica, seppur su un problema “nobile”, atta a schierarsi contro la pedopornografia, come fine a stessa, ma una presa di posizione chiara, netta e concreta sul contenimento del problema o perlomeno ad una riduzione dello stesso.
Cos’è la pedofilia
Il termine pedofilia deriva dal greco pais che significa fanciullo, e philìa amore, e rappresenta una tendenza naturale dell’adulto verso il fanciullo espressa sotto forma educativa o pedagogica. In realtà però da quando il termine pedofilia è entrato nella lingua italiana, nel 1935 essa è considerata come attrazione sessuale dell’adulto verso i bambini in età pubere o in età pre-pubere (generalmente inferiore ai 13 anni).
Gli abusi sessuali sui minori sono sempre esistiti, in qualunque società umana e in ogni epoca, non è un fenomeno imputabile alla cosiddetta “società complessa” e soprattutto non è frutto della modernità. Quello che c’è di diverso rispetto al passato è che oggi è di pubblico dominio, sia dal lato della denuncia che della consapevolezza delle violenze sessuali sui minori, anche se nonostante ciò esiste ancora molta reticenza e omertà sul problema, basta solo pensare alle violenze perpetrate tra le mura domestiche che non vengono (o poco) mai denunciate.
Per comprendere la pedofilia dobbiamo inscriverla all’interno della cultura e della società di riferimento, notando in questo modo, come tale comportamento assuma un diverso significato a seconda dei luoghi e dei periodo storici.
Nonostante che il problema avesse radici ben più remote, è solo negli anni settanta che troviamo una prima definizione di pedofilia.
Il comportamento pedofilo fu definito come la risposta dell’adulto all’amore che rivolgeva ad un “oggetto” esclusivo, preferenziale oppure occasionale come poteva essere considerato l’amore rivolto ai bambini, ai soggetti sessualmente immaturi, giovanissimi, prepuberi o appena puberi, o ancora come “persone proprie o dell’altro sesso non ancora genitalmente mature”.
Il primo a collegare la pedofilia alla patologia fu lo psichiatra svizzero Auguste Forel che, nel 1905, parlò, a riguardo, di “passione sessuale”, e pur essendo un comportamento noto fin dall’antichità, è in questo momento storico che assume il significato di malattia.
La pedofilia è un tratto multifattoriale in cui entrano in gioco aspetti mentali, istituzionali, di attività, di educazione sessuale, di violenza, di controllo delle pulsioni, esistono però fattori che potremmo definire facilitanti, senza però essere determinanti:
- L’essere stati violentati oppure trattati con crudeltà durante l’infanzia, in particolare dai propri genitori (per vincere l’angoscia di essere in balia di una persona che umilia e abusa, un bambino può prendere a modello il proprio oppressore e desiderare di avere il suo potere; questa “identificazione con l’aggressore” lo porterà in seguito ad adottare lo stesso tipo di comportamenti questa volta, però, da una posizione di forza).
- L’essere stati bambini isolati che si sono sentiti esclusi dagli altri bambini e adolescenti che hanno invidiato la vitalità dei loro coetanei (da adulti possono tentare di possedere e di catturare quegli stessi bambini di cui hanno ammirato e invidiato la vitalità).
- L’aver vissuto in ambienti familiari disgregati; l’aver assistito ad azioni violente e distruttive su familiari senza aver avuto la possibilità di intervenire a migliorare la situazione.
Secondo molti psicologi e psichiatri i pedofili avrebbero una personalità immatura, problemi di relazione o sensi di inferiorità che non consentono loro di reggere un rapporto amoroso adulto, “alla pari”: individui con disturbi narcisistici e fragile stima di sé si focalizzano sui bambini perché possono controllarli e dominarli e con loro non provano sentimenti di inadeguatezza.
Ma ci sono anche altre componenti, come il gusto della trasgressione e della sfida alla morale, il piacere del superamento dei confini del lecito, questo è presente in chi frequenta siti pedofili o si procura cassette porno-sadiche, o anche la curiosità per esperienze estreme, intese come diritto di cui godere, una forma di libertà individuale da perseguire.
Cosa si intende per abuso
Il termine abuso, inizialmente usato per indicare le percosse subite dal bambino, si è ampliato al punto da poter essere usato per definire un comportamento volontario o involontario da parte degli adulti siano essi genitori, fratelli, tutori o estranei, che danneggiano in modo grave le potenzialità evolutive del bambino.
Le forme dell’abuso
Sono quattro le forme in cui si presenta l’abuso infantile:
- La trascuratezza
- Il maltrattamento fisico
- Il maltrattamento psicologico
- L’abuso sessuale
Cos’è l’abuso sessuale
L’abuso sessuale è un atto sessuale compiuto dall’adulto nei confronti di un bambino (ma anche di un adolescente) che, a causa del grado di sviluppo fisico e mentale che gli è proprio, non è ancora in condizione di acconsentire con cognizione di causa e liberamente all’atto stesso.
L’adulto approfitta della grossa differenza nei rapporti di forza esistenti tra lui e il bambino per persuadere o costringere il bambino alla partecipazione.
Il punto centrale sta nella costrizione alla segretezza che condanna il bambino al silenzio, mettendolo così nell’impossibilità di difendersi e di chiedere aiuto.
In sintesi si può dire che l’abuso sessuale su minori è:
- Il coinvolgimento di un bambino in relazioni sessuali da parte di un genitore (incesto).
- Lo sfruttamento a scopo di gratificazione sessuale da parte di individui legati al bambino da parentela o conoscenza (ad es. membri della famiglia estesa).
- La violenza sessuale da parte di individui estranei.
- La prostituzione.
- Lo sfruttamento di minori nella produzione di materiale pornografico.
I vari tipi di abuso sessuale
L’abuso sessuale può essere:
Intrafamiliare: abuso attuato da membri del nucleo familiare, quali genitori (compresi quelli adottivi e affidatari), patrigni, matrigne, fratelli), o da membri della famiglia allargata quali nonni, zii, cugini o amici stretti della famiglia.
Extrafamiliare: abuso attuato da persone conosciute dal minore, quali vicini di casa, conoscenti, etc.
Istituzionale: abuso attuato da persone ai quali i minori vengono affidati per ragioni di cura, custodia, educazione, gestione del tempo libero, all’interno di diverse istituzioni ed organizzazioni (insegnanti, medici, assistenti di comunità, allenatori, etc.)
Di strada: abuso attuato da parte di persone sconosciute.
Ai fini di lucro: commesso da parte di singoli o gruppi criminali organizzati, quali le organizzazioni per la produzione di materiale pornografico, per lo sfruttamento della prostituzione, agenzie per il turismo sessuale, etc.
Da parte di gruppi organizzati: (sette, gruppi di pedofili, etc.), esterni al nucleo familiare.
Abuso intrafamiliare o incesto
Per indicare gli abusi che avvengono all’interno dalla famiglia, si adotta il termine “incesto”.
Viene considerato incesto, qualunque tipo di relazione sessuale tra un bambino ed un adulto che svolge nei suoi confronti una funzione parentale. In pratica, anche la relazione sessuale tra un bambino e il patrigno, la matrigna o sostituti parentali permanenti si può considerare incesto, come pure gli atti compiuti in ogni tipo di relazione, etero od omosessuale, non soltanto se si arriva all’accoppiamento, ma anche quando si verificano pratiche oro-genitali, anali e masturbatorie, e determinati comportamenti parentali caratterizzati da un’intimità fisica eccessiva e dall’imposizione al bambino di atti voyeuristici ed esibizionistici.
Le conseguenze dell’incesto
Raramente l’incesto si esaurisce in un singolo episodio; la durata della relazione è mediamente di due anni, ma può protrarsi anche per più di cinque.
Inoltre le attenzioni sessuali del genitore (specialmente nel caso dell’incesto padre figlia) sono frequentemente rivolte a più soggetti, quando vi sono più figli. Nella maggior parte dei casi, gli abusi sessuali colpiscono bambini di 10-11 anni, ma le vittime possono essere molestate molto prima, già all’età di 4-5 anni.
Tra gli autori vi è una larga concordanza nel ritenere che l’incesto provochi conseguenze negative e che queste siano spesso gravi soprattutto sul piano psicologico. Oltre alle reazioni immediate l’abuso determina nei minori effetti a lungo termine, tanto che questo tipo di violenza è stato definito “una bomba ad orologeria psicologica”, infatti, anche a distanza di anni le vittime presentano:
- Stati ansiosi
- Depressione
- Insicurezza
- Aumento dell’aggressività
- Difficoltà scolastiche e nei rapporti interpersonali
- Complessi di colpa
- Problemi sessuali
- Disturbi dell’alimentazione
- Fuga dal sociale
- Abuso di droghe o alcool
- Tentativi di suicidio
Chi è il pedofilo
Il pedofilo è colui che riesce ad avere una relazione o una esperienza sessuale soddisfacente e gratificante con i bambini. Sono i bambini l’oggetto primario dei suoi interessi erotici.
Il bambino, però, per il suo particolare stadio evolutivo, non è in grado di dare un consenso responsabile e non è nemmeno in grado di rifiutare la proposta dell’adulto, soprattutto se questi appartiene all’area dei conviventi.
Il pedofilo è un individuo immaturo ed infantile, incapace ad instaurare relazioni stabili e solide. A volte, può essere guidato dal bisogno patologico di ferire e di dominare l’altro o da un’antica ferita mai sanata o da violenze mai dimenticate.
Solitamente, il pedofilo si presenta gentile ed affettuoso, generoso di regali e compagnia, appare senz’altro come una persona normale. Le proposte sessuali avvengono dopo aver creato una dipendenza affettiva, ottenuta attraverso strategie specifiche.
Egli studia e conosce la vittima, attende pazientemente che si creino la stima, la considerazione e l’affetto necessari. Approfitta delle fragilità del bambino, del suo bisogno di affetto, di affermazione, di rassicurazione. E ricatta la vittima.
Occorrerebbe fare alcune distinzioni tra:
- “Pedofilo” è l’adulto che rivolge la sua attenzione ai bambini prepuberi.
- “Pederasta” è chi rivolge le sue attenzioni sessuali ai maschi tra gli undici e i sedici anni.
- “Corefilo” chi invece si rivolge alle bambine.
Classificazione delle personalità pedofile
Tale classificazione va da una scarsa pericolosità fino ad una pericolosità estrema:
- Pedofilo latente (nutre fantasie erotiche, ma non arriva ad attuarle).
- Pedofilo occasionale (ha esperienze sessuali trasgressive, occasionali, solo in alcuni ambienti per lui inconsueti, per esempio in paesi esteri.
- Pedofilo dalla personalità immatura (non riesce ad instaurare un normale rapporto di coppia tra adulti e quindi ripiega il suo interesse sui bambini per sentirsi padrone della situazione).
- Pedofilo regressivo (anche se ha inizialmente stabilito un normale rapporto affettivo, per vicissitudini della sua vita cade in vizi come l’alcoolismo, pertanto viene emarginato dalla società e il suo interesse sessuale si rivolge allora all’innocente debolezza infantile).
- Pedofilo omosex (spesso sono soggetti che lamentano una storia personale infantile di carenza affettiva genitoriale specie materna ed allora attraverso un processo di identificazione col fanciullo, su cui fissano la propria attenzione, attraverso l’abuso in qualche modo dicono di trovare sollievo alla loro angoscia esistenziale).
- Pedofilo aggressivo (è il vero sadico misogino, alla ricerca convinta del comportamento antisociale e della sofferenza altrui, reitera il male fatto e può giungere ad efferati delitti).
Pedofilia femminile
La pedofilia è, anche, al femminile, secondo le stime, in cinque casi su cento, ad abusare sono madri incestuose, ambigue zie, maestre e baby sitter, fino alle “regine per una notte” che, sulle spiagge del Terzo mondo, vanno a caccia di beach boys giovanissimi e indifesi.
Le cause scatenanti sembrano essere:
- La separazione
- L’abbandono
- La perdita
Alcune donne che hanno subito abusi da bambine attraverso l’attività sessuale pedofilia si vendicano degli uomini.
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