Elisa Tadini
Nome e cognome: 5CT
Classe:
Il pane
Tesina per il liceo scientifico tecnologico
Maturità anno 2009-2010
Materie trattate: italiano, biologia, chimica
Italiano
Romanzo “Vino e Pane” di Ignazio Silone, capitoli 11-12 de “I Promessi Sposi” di Alessandro Manzoni.
Biologia
La segale cornuta e l’ergotismo, i lieviti.
Chimica
La fermentazione.
Presentazione
Le principali qualità che rendono il pane tanto appetibile sono la sua freschezza e la sua fragranza.
La prima cosa che si sente, entrando in una panetteria, è proprio il caratteristico odore del pane.
Lo si gusta con tutti i sensi, infatti, dall’olfatto si passa poi al tatto, lo tocchiamo per saggiarne la croccantezza e, spesso, anche la temperatura (quando è caldo è impossibile resistergli!).
Infine, una volta acquistato, lo si può finalmente gustare in tutta la sua bontà, da solo o con altri cibi, magari mediante la “scarpetta” (il pane bagnato nel ragù e
Introduzione
Nella storia dell’uomo il pane ha sempre avuto un ruolo di primo piano ed è diventato sinonimo di cibo, vita e benessere, dalla nascita fino alla morte.
Ha un posto fondamentale nelle tradizioni occidentali e orientali come componente primario dell’alimentazione, in quanto è il principale fornitore di carboidrati necessari per il nostro organismo.
Nel Medioevo non era considerato però solo un alimento, ma anche un servizio da portata: sulle tavole del tempo, infatti, non era insolito utilizzarne dei dischi raffermi, al posto dei tradizionali piatti.
Al termine del pasto, il “piatto” poteva
Per molte generazioni il pane bianco è stato considerato il cibo delle persone benestanti, mentre le meno abbienti dovevano accontentarsi di quello nero, ma, verso la fine del XX secolo, la scoperta dell’alto valore nutrizionale del pane integrale invertì la tendenza.
Pagnottelle all’olio
Italiano
Proprio per la sua importanza viene citato spesso in letteratura, per esempio, nel romanzo “Vino e Pane”, scritto da Ignazio Silone, dove l’autore lo mette in evidenza come simbolo di pace e condivisione, rappresenta un alimento umile, semplice da preparare, non averlo significava avere fame ed essere in gravi difficoltà.
L’autore ha sempre avuto ammirazione per i “cafoni”: persone povere che parlavano poco, modeste, sagge più per l’esperienza vissuta, che per l’istruzione avuta, senza traccia di paure e di servilismo.
Continuavano ad accudire personalmente a impegni assai gravosi, conducevano i carri, guidavano l’aratro, dirigevano la trebbiatura senza riguardo all’età e all’agiatezza familiare.
Il bisogno di lavorare era per loro una necessità fisica, erano quindi caratterizzati dalla semplicità, ecco perché trovavano soddisfazione nel sapore delle cose vere, semplici, come il pane intinto nel vino:
Cap. 6 – pag. 68
Il vecchio Magascià era seduto sulla soglia dell’albergo, aveva già mangiato la minestra, e stava bagnando il pane nel vino.
Cap. 7 – pag. 79
Don Paolo non era mai stato un ghiottone e a Pietrasecca, d’altronde, non c’era molto da scegliere per alimentarsi.
Il pane bagnato nel vino era la cosa che ancora gradiva di più.
Cap. 25 – pag. 259
Sul tavolo la donna aveva messo un tovagliolo pulito e una bottiglia di vino.
I due uomini cenarono in silenzio.
Il vino era dell’anno precedente e il pane di quindici giorni prima.
I due uomini ammollarono il pane nel vino.
La gente si accontentava di poco e il pane veniva considerato simbolo di fraternità:
Cap. 4 – pag. 46
Da quel giorno il malato ricevette regolarmente a colazione due filoni di pane e una doppia quantità di vino.
Cap. 29 – pag. 290
Scese in cucina, prese un filone di pane, una pezza di formaggio e una bottiglia di vino e li introdusse nel fagotto.
Le persone provavano un gusto diverso se lo potevano mangiare in compagnia, sia nei momenti di lavoro che d’allegria:
Cap. 11 – pag. 123
Il frate spezzò il pane e ne diede una parte a Don Paolo.
«Il pane di grano bagnato nel vino rosso, non c’è nulla di meglio», disse il frate.
«Ma bisogna avere il cuore in pace», aggiunse sorridendo.
Cap. 12 – pag. 132
Il giovane cafone tagliò alcune fette di pane di granoturco, sminuzzò due pomodori e una cipolla e offrì al prete un pezzo di pane con condimento.
Cap. 15 – pag. 157
Davanti alla sua casa sostava un gruppo di muratori seduti per terra, con la pagnotta, il coltello e peperoni rossi e verdi come companatico.
Cap. 25 – pag. 250
A mezzogiorno, come solo nutrimento, prendevo un caffè e latte con pane, la sera una minestra.
Il pane veniva paragonato, dagli stessi contadini, alle vicende che accompagnavano la loro vita, la loro memoria e la loro terra, facevano dei paragoni molto semplici ma chiari:
Cap. 15 – pag. 164
«Arriva sempre un’età», egli disse, «in cui i giovani trovano insipido il pane e il vino della propria casa. Essi cercano altrove il loro nutrimento. Il pane e il vino delle osterie che si trovano nei crocicchi delle grandi strade, possono solo calmare la loro fame e la loro sete. Ma l’uomo non può vivere tutta la sua vita nelle osterie».
La panificazione era un rituale che veniva eseguito con regole precise:
Cap. 25 – pag. 248
A Pietrasecca il pane veniva cotto ogni quindici giorni, in un forno collettivo.
La panificazione era un rito con regole severe.
La donna teneva avvolti i capelli con un tovagliolo, come un velo monacale, e passava la farina al setaccio, nella madia aperta.
Separava così la farina bianca dalla crusca e il fiore dalla farina ordinaria.
La crusca serviva per le galline e il maiale, la farina ordinaria per il pane, il fiore per la pasta.
In questo romanzo Silone tratta delle cose che veramente contano, il pane assume un significato simbolico doppio: dopo essere stato seminato, il chicco di grano resta sotto terra per ben nove mesi, il medesimo tempo impiegato per generare un uomo.
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