Dirigenti di Comunità
Anno V
Il primo ‘900
Contesto socio-politico e sue contraddizioni
Tesina d’esame di
Alessandro Benzoni 1
Anno scolastico 2006/2007
Indice (23 pagine)
- Storia: Contesto storico-politico
- Sociologia e Diritto: Nascita e sviluppo del movimento sindacale
- Economia: L’Unione Europea – Nascita e sviluppo
- Letteratura: Le correnti letterarie tra ‘800 e ‘900
- Italo Svevo: La coscienza di Zeno
- Inglese: James Joyce – dai “Dubliners”: The sisters
- Pedagogia: Freud e la scoperta dell’io e dell’inconscio
- Psicologia: Invecchiamento e vecchiaia. Il processo del cordoglio
- Igiene e Puericultura: Cause biologiche dell’invecchiamento. Sordità.
- Economia Domestica: Studio di una dieta speciale per una comunità di anziani
- Commento finale
- Bibliografia 2
Storia: contesto storico-politico
La seconda metà dell’800 è caratterizzata da vari elementi legati alle nuove scoperte scientifiche, al progresso tecnologico e allo sviluppo dell’industrializzazione.
Fino ai primi del ‘900 ci fu un periodo di crescita economica non solo in ambito europeo, in crescita esponenziale erano soprattutto gli Stati Uniti d’America e il Giappone, già grandi protagonisti dell’economia e della politica internazionale.
In grande crescita lo sviluppo urbano del territorio e la crescita demografica grazie soprattutto ai progressi ottenuti in campo igienico e sanitario, al miglioramento delle condizioni dei centri urbani e alle guerre che da tempo ormai evitavano il coinvolgimento delle masse popolari, limitandole al solo scontro tra gli eserciti nazionali.
Proprio grazie al progresso della civiltà un nuovo tessuto sociale andava prendendo piede, il nuovo capitalismo e l’industrializzazione si erano ormai diffuse e le differenze tra le classi sociali andavano appiattendosi sempre di più, con l’affermazione della borghesia come classe sociale popolare prevalente e l’introduzione del suffragio universale.
Questo fu causa di scontri e vide tra gli altri la nascita di nuovi partiti politici di ispirazione cattolica e socialista, la nascita del sindacalismo e dei movimenti di lavoratori nelle fabbriche volte alla richiesta di condizioni di lavoro migliori e più rispettose della condizione umana.
In ambito militare, l’imperialismo della fine dell’800 aveva coinvolto i paesi più civilizzati nella conquista di nuovi territori e quindi alla creazione di colonie in vari paesi del mondo, nell’America Latina come in Oriente, in Africa come in Medio Oriente, prima tra tutte l’Inghilterra che da sola copriva un territorio coloniale di oltre 33 milioni di chilometri quadrati.
L’inizio del secolo vede la Francia ancora frammentata in vari schieramenti politici e da governi instabili, impegnata in una serie di riforme sociali atte a placare i nuovi movimenti sindacali e le agitazioni popolari dei ceti meno abbienti.
Nell’ambito della politica estera si faceva sempre più pressante il desiderio dei governi francesi di rivalsa contro la Germania per i territori che pochi anni prima erano stati costretti a cedere.
Nacque così nel 1907 un trattato di alleanza con Russia e Inghilterra: la Triplice Intesa.
In Germania, sotto l’Imperatore Guglielmo I (1888-1918), andava prendendo piede una politica aggressiva che aveva come obiettivo l’unificazione di tutti i popoli di lingua tedesca, il cosiddetto Pangermanismo, che aveva tra gli altri anche lo scopo di strappare all’Inghilterra la supremazia sui mari, fino alla prima guerra mondiale.
In Gran Bretagna, dopo il regno della regina Vittoria prima e di Edoardo VII e Giorgio V poi, si assistette nel 1906 alla nascita del partito laburista di orientamento socialista, che in alternanza con le altre forze politiche avviò una serie di riforme sociali.
Grave fu la condotta inglese nei confronti della questione irlandese, avendo sedato nel sangue le insurrezioni di Dublino del 1916, periodo che ha visto la nascita del partito indipendentista Sinn Fein, fino all’indipendenza del 1922.
Una delle cause principali della Prima Guerra Mondiale fu la questione dell’Impero Austro-Ungarico, che dopo l’annessione forzata dei paesi slavi, Bosnia Erzegovina e Cecoslovacchia, andava diventando sempre più instabile a causa delle agitazioni ungheresi e la pressione dell’impero ottomano, fino all’assassinio dell’Arciduca Francesco Ferdinando a Sarajevo nel 1914 per mano del bosniaco Gavrilo Princip, suddito dell’Impero Austro-Ungarico. 3
In fase di grossa trasformazione anche la nazione Russa che nel periodo del primo ‘900 vide la crescita del movimento rivoluzionario di matrice socialista-marxista, la formazione di nuovi movimenti politici in contrasto con la politica dello Zar Nicola II, fino alla sua capitolazione nel 1917.
In Italia infine si era nel periodo della politica di governo di Giovanni Giolitti (nella foto), il quale mise in atto una serie di riforme in ambito sociale e nel mondo del lavoro, ci fu quindi una crescita della politica liberale con apertura verso i partiti di ispirazione socialista.
Proprio a seguito di queste riforme, in forte crescita era il movimento sindacale, che costrinsero il governo alla liberalizzazione dei rapporti di lavoro e alla libertà di sciopero, con la nascita nel 1906 della Confederazione Generale del lavoro (di cui parleremo in seguito).
Le cause dello scoppio della Prima Guerra Mondiale furono in primo luogo il contrasto tra Germania e Inghilterra in ambito economico e imperialista nei confronti dell’asse franco-britannico e della Russia, con il potenziamento della flotta navale tedesca per insidiare l’egemonia inglese sui mari.
Altra causa scatenante fu il contrasto franco-tedesco per il possesso di territori strappati dai tedeschi alla Francia nei precedenti conflitti, oltre alla questione coloniale del Marocco.
Tra le altre cause ci furono il già citato Pangermanismo tedesco che ambiva alla creazione di un unico stato di lingua tedesca con l’annessione dell’Austria, che già era in tensione con l’Italia per il Trentino, Trieste e il controllo dell’Adriatico.
Altra causa importante fu la questione Austro-Russa, che vide la Russia farsi protettore dei paesi balcanici contro le mire espansionistiche dell’Austria, dopo il ritiro dell’impero ottomano.
Nel 1914 l’inizio della guerra con la dichiarazione di guerra alla Serbia da parte dell’Austria.
L’Italia all’inizio si dichiarò neutrale. 4
Sociologia e Diritto: nascita e sviluppo del movimento sindacale
Storia
Per meglio comprendere i principi che stanno alla base del movimento sindacale, è necessario fare un salto indietro nel tempo fino al ‘700, nell’epoca dell’Illuminismo e della rivoluzione industriale, principalmente in Inghilterra, poi in Francia e a seguire in tutti i paesi del vecchio continente.
Grazie alle nuove scoperte in campo scientifico e tecnologico, con la nascita delle prime industrie e con la borghesia che si apprestava a diventare la classe sociale dominante, cominciò a crearsi una questione sociale dovuta alla disparità di condizioni di vita tra i lavoratori delle prime aziende e la classe dirigente, a causa dell’intenso sfruttamento e dell’assenza di qualsiasi tipo di tutela legislativa del lavoratore.
È in questo difficile contesto che tra i lavoratori iniziò a diffondersi una sorta di presa di coscienza generale sulla loro condizione, che si diffuse rapidamente di azienda in azienda e portò ai primi scioperi organizzati sfociati in scontri di piazza duramente repressi dalle autorità.
La questione cominciò a farsi preponderante nel secolo successivo, in quanto, se da un lato lo sviluppo industriale apportò benefici economici ai vari paesi e ad un progresso tecnologico, dall’altro favorì il proliferare delle prime organizzazioni di lavoratori delle varie industrie, uniti per combattere lo strapotere della classe dirigente, la cosiddetta “Lotta di Classe”.
I governi, che fino ad allora erano rimasti un po’ “alla finestra”, sentirono presto il bisogno di dare una svolta democratica in ambito legislativo per evitare l’acuirsi delle tensioni sociali, questo grazie anche all’ingresso sulla scena politica dei primi movimenti di ispirazione socialista che si fecero paladini della giustizia sociale, nonostante l’opposizione della classe dirigente.
Si formarono così le prime organizzazioni a carattere nazionale, non riconosciute a livello istituzionale ma capaci, grazie all’arma dello sciopero organizzato, di costringere i “padroni” a scendere a patti con le rappresentanze dei lavoratori e quindi riconoscere loro i più elementari e fondamentali diritti.
In Italia la prima grande organizzazione Sindacale (dal verbo sindacare = contrattare) nata a fine ‘800 è stata la Confederazione Generale dei Lavoratori (CGDL), che incorporava tutti i movimenti di lavoratori presenti nella realtà italiana dopo l’unificazione del paese, sono nate così le prime camere del lavoro territoriali.
A questo fecero seguito, nel periodo a cavallo tra i due secoli, una serie di riforme sociali dei governi di Francesco Crispi e Giovanni Giolitti, che diedero maggiore impulso al movimento sindacale e che gettarono le basi del Diritto del lavoro, che fu approvato e rafforzato dopo la Seconda Guerra con norme costituzionali.
Dalla legalizzazione del diritto di sciopero, all’istituzione della previdenza sociale, la cassa malattie e l’assistenza sanitaria obbligatoria.
Il sindacalismo diffuso ebbe però una brusca battuta d’arresto con l’avvento del fascismo, Mussolini infatti decretò lo scioglimento della CGDL, sostituendola con dei sindacati virtuali formati da uomini di estrema destra che sovvertirono la politica sociale dell’epoca e le conquiste dei lavoratori.
Solo al termine della seconda guerra mondiale il movimento sindacale prese nuovo slancio, con la nascita della repubblica italiana e una nuova costituzione che liberalizzò l’esercizio della libertà di associazione sindacale e ufficializzazione del diritto di sciopero, così dalle ceneri della CGDL nacque il più grande sindacato italiano: la Confederazione
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Generale Italiana de Lavoro (CGIL) che da allora ai giorni nostri rappresenta la più importante realtà sindacale italiana.
Gli imprenditori dal canto loro, non restarono a guardare, seguì quindi la nascita delle confederazioni degli industriali (Confindustria), e in seguito di tutte le altre confederazioni rapportate ai nuovi settori del mondo del lavoro.
Principi del sindacalismo e sviluppo
Fin dalla nascita dei movimenti sindacali, il principio cardine su cui si fonda tutto è il rispetto della dignità dei lavoratori, a tutti i livelli, e il riconoscimento dei diritti primari e fondamentali.
All’inizio infatti, con la nascita della figura dell’imprenditore/padrone e le prime industrie di produzione di serie, al lavoratore non era riconosciuto alcun diritto, tutto era affidato alla benevolenza del padrone, il quale a sua volta non riconosceva nulla se non il proprio profitto.
Il lavoratore era quindi soggetto a qualsiasi tipo di sfruttamento.
Dagli orari di lavoro che spesso superavano le 12 ore giornaliere, nessuna assistenza per i giorni di malattia, ambienti di lavoro insalubri e igienicamente non idonei, stipendio basso e con il rischio costante di rimanere senza un posto di lavoro se le condizioni economiche dell’azienda fossero peggiorate.
In queste condizioni insopportabili, in una società in fase di profonda trasformazione, era tutto sommato ovvio che prima o poi tutto sarebbe sfociato in una protesta di massa, tuttavia i governi dei singoli stati con un certo ritardo cominciarono a riconoscere questa richiesta di riforme da parte del popolo e solo successivamente con l’avvento del socialismo/marxismo si poté attuare una vera politica di riforma sul piano sociale.
Nell’immediato dopoguerra, con la riorganizzazione dei movimenti sindacali, le condizioni andarono migliorando, per mezzo dell’azione delle camere del lavoro territoriali che grazie alla tutela costituzionale cominciarono ad imporre alla classe dirigente una serie di regole scritte, di diritti e di doveri per entrambe le parti.
Nacquero così i primi contratti nazionali di categoria, che oltre ad imporre alle aziende il pagamento di un salario commisurato al costo della vita, introduceva delle norme di tutela delle condizioni di lavoro più a misura d’uomo, che permetteranno al lavoratore di condurre una propria vita maggiormente rivolta verso la famiglia; soprattutto per le donne fu istituita la tutela della maternità.
Si assistette così negli anni del dopoguerra al periodo del boom economico che portò ad un incredibile sviluppo industriale e finanziario, che portò l’Italia ad assumere un ruolo importante tra le grandi economie dei paesi più industrializzati, dove Stati Uniti e Giappone, oltre ad Inghilterra, Francia e Germania la facevano da padrone, fino alla nascita della Comunità Economica Europea nel 1957.
Da questo periodo il mondo del lavoro andò così assumendo una forma sempre più variegata, con la creazione di nuovi settori differenti e quindi di nuove sigle sindacali, come la CISL e la UIL, che al contrario della CGIL erano di ispirazione più prettamente democratico-cristiana, e che si dedicarono principalmente al settore del terziario, della sanità e del pubblico impiego.
Un punto di svolta fondamentale per il mondo del lavoro fu l’approvazione il 20 maggio del 1970 della legge n° 300, il cosiddetto Statuto dei Lavoratori per opera del docente universitario Gino Giugni, presidente della Commissione Nazionale per lo Statuto dei Lavoratori, che ancora oggi stabilisce una serie di norme che regolano i rapporti di lavoro e che introduce finalmente una norma fondamentale contenuta nell’art. 18 che obbliga le aziende alla riassunzione di un lavoratore nel caso di licenziamento illegittimo.
Grande importanza ha avuto nel corso del ’900 la lotta sindacale dei lavoratori, un vero esempio di come grazie all’unione delle forze è stata decretata la fine dello sfruttamento dei lavoratori, un grande e moderno atto di democrazia guadagnato con la sofferenza e con lo spirito di seguire un ideale di vita più propriamente a misura d’uomo, contro l’arroganza e lo strapotere della classe imprenditoriale. 6
Economia: l’Unione Europea – nascita e sviluppo
Con il declino dei regimi totalitari che contraddistinguono il nuovo secolo, i primi sintomi di una crescente aspirazione ad una ipotesi di una unione tra le nazioni vincitrici della prima guerra mondiale, si ebbe in ambito politico ed economico già durante la conferenza di Parigi nel 1919 con la creazione della Società delle Nazioni.
I principi su cui si fondava questa nuova creatura furono la garanzia della libertà e sicurezza dei popoli senza l’uso delle armi, ma questa prima istituzione non ebbe grande rilevanza e col tempo perse di importanza.
L’epoca delle unioni tra le nazioni europee però era solo al prologo, nel 1949 infatti si gettarono le basi per una futura unione economica europea con la nascita del primo Consiglio d’Europa, il quale aveva però solo funzioni consultive.
La nascita di una Europa Unita si fonda su sette date precise.
9 maggio 1950: nasce l’Europa Unita
Si cerca di trovare un equilibrio tra i due paesi nemici Francia e Germania, per evitare gli errori del passato.
Da un’intuizione del ministro francese Robert Schuman venne creata in questa data la CECA (Comunità Economica per il Carbone e l’Acciaio) per dare vita un mercato unitario delle nazione europee.
Accolta con entusiasmo dalla Germania, unitamente a: Belgio, Francia, Italia, Olanda, Lussemburgo, la prima Comunità Europea firma il trattato istitutivo nell’Aprile del 1951.
25 marzo 1957: la Comunità Economica Europea
Il Piano Schuman era però limitato a due settori, così i sei paesi membri della CECA scelsero quindi un nuovo terreno di lancio, in campo economico: la creazione di un mercato comune liberalizzato e indipendente.
Con il Trattato di Roma del 25 marzo 1957, che istituisce la CEE, crea delle istituzioni e dei meccanismi decisionali che sono espressione sia degli interessi nazionali sia di una visione comunitaria.
Da allora fino al 1970 si ebbe quindi una incredibile fase di crescita dovuta alla soppressione dei dazi doganali e all’apertura delle frontiere, alla pari dei grandi mercati continentali.
Le ultime restrizioni furono abolite nel 1986 con la firma dell’Atto Unico, che favorì il mercato interno, totalmente unificato.
20 luglio 1963: il debutto dell’Europa sulla scena internazionale
Primo atto: firma una convenzione con le ex-colonie africane, garantendo vantaggi commerciali e aiuti finanziari.
Seguiranno una serie di accordi di cooperazione con i paesi del Mediterraneo che consentiranno alla CEE di diventare uno dei più importanti partner nel commercio mondiale tra i quali l’Organizzazione Mondiale per il Commercio e l’ONU.
1 gennaio 1973: primo ampliamento della Comunità Europea
Entrarono nell’unione: Gran Bretagna, Danimarca e Irlanda, con il preciso impegno di rispettare gli impegni previsti dai trattati e proseguire obiettivi fondamentali comuni.
7-10 giugno 1979: le prime elezioni dirette a suffragio universale del Parlamento europeo
Il Parlamento Europeo svolge un ruolo fondamentale nell’equilibrio istituzionale della comunità, in quanto rappresenta i popoli ed è simbolo della natura democratica del progetto europeo.
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- Storia: Contesto storico-politico
- Sociologia e Diritto: Nascita e sviluppo del movimento sindacale
- Economia: L’unione Europea – Nascita e sviluppo
- Letteratura: Le correnti letterarie tra ‘800 e ‘900
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- Inglese: James Joyce – dai “Dubliners”: The sisters
- Pedagogia: Freud e la scoperta dell’io e dell’inconscio
- Psicologia: Invecchiamento e vecchiaia. Il processo del cordoglio
- Igiene e Puericultura: Cause biologiche dell’invecchiamento. Sordità.
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