Leopardi
1. Vita
Nasce nel 1789 a Recanati, figlio del conte Monaldo Leopardi e Adelaide Antici, che proveniva da una ricca famiglia romana.
Recanati era un borgo sotto il controllo dello Stato Pontificio, con una mentalità ristretta. La famiglia Leopardi si trovava in cattive condizioni patrimoniali; per conservare la dignità aristocratica era costretta ad adottare una rigida economia. La madre era tutta dedita al patrimonio famigliare e insofferente all’ambiente di Recanati. Il padre invece era un uomo colto, ma di una cultura e di una mentalità ristretta e accademica; la sua passione era la sua enorme biblioteca. Aveva ampliato la biblioteca famigliare anche con i libri che provenivano dalle biblioteche degli ordini ecclesiastici chiusi; la biblioteca era aperta alla consultazione di amici, parenti e concittadini.
Come di consuetudine, Leopardi fu istruito da precettori ecclesiastici, ma, grazie alla sua intelligenza precoce, a 10 anni non ebbe più niente da imparare da loro e continuò gli studi da solo. Così si chiuse nella biblioteca paterna per “sette anni di studio matto e disperatissimo”.
Imparò il greco, il latino e l’ebraico e si dedicò agli studi filologici: tradusse la Batracomiomachia, le odi di Orazio, alcuni libri dell’Odissea, dell’Iliade e dell’Eneide; scrisse un saggio “sopra gli errori popolari degli antichi”. Ma rimase legato per molto tempo alla cultura accademica.
Avviene ben presto la sua conversione dall’ERUDIZIONE, cioè dagli studi filologici, al BELLO, cioè alla letteratura. Si entusiasma ai grandi poeti, Dante, Petrarca e Alfieri, e ai moderni, Goethe e Foscolo. Entra a contatto con la cultura romantica grazie alla lettera di Madame de Staël, rispondendo con una lunghissima lettera mai pubblicata.
Particolarmente importante è l’amicizia con Pietro Giordani, un neoclassicista patriottico, in cui Leopardi trova sia un affetto famigliare sia una guida intellettuale. Vedendo il mondo esterno, Leopardi sente sempre di più la casa paterna e Recanati come una prigione. Nel 1819 tenta una fuga, ma viene scoperto. L’infermità agli occhi si aggrava sempre di più, impedendogli di leggere. Leopardi annega nella noia e nella solitudine, nella quale sviluppa il suo nucleo pessimistico.
Così avviene un’altra conversione dal BELLO, la letteratura, al VERO, la filosofia. Comincia così un periodo di sperimentazioni letterarie, i piccoli idilli.
Nel 1822 esce finalmente da Recanati e si reca a Roma, ospite dello zio Carlo Antici, ma Roma gli appare vuota e meschina. Quando torna a Recanati si dedica alla composizione delle “Operette morali”.
Gli viene offerto un lavoro dall’editore Stella e vive prima a Milano, poi a Bologna, infine a Firenze, dove incontra un gruppo di intellettuali cattolici della rivista Il Conciliatore. Si sposta a Pisa, dove i suoi dolori si affievoliscono e torna l’ispirazione poetica; scrive i “grandi idilli”.
Le difficoltà economiche lo costringono a tornare a Recanati, nella solitudine odiosa. Accetta un assegno mensile dagli amici fiorentini e lascia Recanati per sempre. Entra nel dibattito culturale e letterario fiorentino, anche se in polemica con i liberali. A Firenze si innamora di Fanny Targoni Tozzetti e la delusione amorosa gli ispira il Ciclo di Aspasia.
Stringe una grande amicizia con Antonio Ranieri e si stabilisce a Napoli; entra in polemica con l’ambiente cattolico di Napoli e scrive la Ginestra. A causa di un’epidemia di colera, i due si trasferiscono con alcuni amici a Torre di Greco, vicino al Vesuvio. Le malattie di Leopardi si aggravano; egli decide di tornare in città, dove si ammala di colera. Tornato a Torre del Greco, dopo un’ultima lettera al padre in cui preannuncia la sua morte, muore nel 1837.
2. L’uomo e l’autore
A. Il contesto
L’epoca: Vive nell’epoca della Restaurazione e dei moti del ’20 e ’30, età dell’affermazione della borghesia e dell’utopistico progetto del Congresso di Vienna, con i principi di legittimità ed equilibrio, con le tendenze conservatrici da una parte e, dall’altra, quelle moderate liberali e quelle radicali, socialiste e democratiche.
L’ambiente: Leopardi è ben consapevole della condizione culturale di Recanati, la percepisce come una prigione; scriverà a Pietro Giordani che tutto è morte, insensatezza, stupidità. Il tentativo di fuga nel 1817 fallisce.
A Recanati conosce nella biblioteca la civiltà antica, ma non è in grado di comprendere cosa realmente sta accadendo nell’Europa contemporanea, che reputa come l’ambiente di Recanati in modo negativo: Ad Angelo Mai; I Paralipomeni della Batracomiomachia.
Recanati diventa il punto d’osservazione privilegiato per studiare e comprendere la natura umana. Tutto ciò porta Leopardi a una sfiducia nell’uomo, nell’Italia, nel Risorgimento e nel progresso: I Paralipomeni della Batracomiomachia; Palinodia al marchese Gino Capponi.
B. La personalità
L’infanzia è abbastanza serena insieme ai fratelli. Complicato è invece il rapporto con i genitori:
- La madre: non parla mai, se non in un passo dello Zibaldone, del rapporto con sua madre. Le scrive solo quattro lettere e ci sono due sole risposte. Nello Zibaldone, diario filosofico, Leopardi traccia il ritratto di una madre, probabilmente la sua, molto fredda e distante, che gioiva vedendo i propri figli soffrire, sperava morissero presto per andare in paradiso senza peccati ed era tutta dedita al patrimonio famigliare. Il poeta è stato senz’altro influenzato da questa figura anche nella definizione di Natura, “madre di parto, di voler matrigna”.
- Il padre: scrive molte lettere al padre.
Leopardi
1. Vita
2. L’uomo e l’autore
A. Il contesto
B. La personalità
C. La formazione
D. Il pensiero
1. L’ideologia
Leopardi elabora la sua teoria in una solitudine:
2. Il pessimismo storico
3. Il pessimismo cosmico
4. L’ultimo Leopardi
E. La poetica
3. Le opere
A. I canti
Canzoni
Piccoli idilli
Grandi idilli
Il ciclo di Aspasia
La Ginestra